Expat life

Così lontane così vicine

coffetime

Capita. Oh sì che capita. Paese nuovo, nuova città, probabilmente nuova lingua. Un po’ di spaesamento. Un po’ di stanchezza. Ma soprattutto niente amiche. Che se sei sola davvero puoi bighellonare per la città, scoprire nuovi luoghi da rendere ogni giorno un po’ più tuoi, posti del cuore e dei ricordi, negozietti, localini o musei. O frequentare qualche corso in cui unirai le utilità di imparar qualcosa di nuovo e prender del tempo per te stessa a quella di socializzare.

Ma se sei con prole ancora piccola, è più probabile che ti troverai in casa tra una pappa e un febbrone, tra una emergenza e una (una?) lavatrice. E se vivi in un posto freddo, magari le temperature sono molto sotto allo zero e fuori non c’è nulla di nulla. E allora la passeggiata liberatoria non è una soluzione tanto plausibile.

Cosi’ capita che la clausura generi tensioni e dubbi  che, come un circolo vizioso, ricadono sempre sulla coppia, perché alla fine siamo io e te, tu e me. Non ho manco la mamma con cui prendermela e l’amica con cui sfogarmi. Siamo tutti un po’ stanchi e il nostro partner, un po’ a torto, un po’ a ragione (no, dai, non è vero!) diventa il nostro punching ball preferito.

E allora vorresti tanto urlare “me ne vado” molto scenograficamente, infilar la porta e magari sbatterla (a seconda del tuo temperamento).

Eh già e ora ‘ndo vado? So di donne che hanno preso l’auto e girato a zonzo a vuoto con la fastidiosa impressione di sentirsi delle perfette idiote, ma mica si poteva tornar sui proprio passi, no? Ovviamente per rientrar a casa dopo un paio d’ore con la coda tra le gambe, meno incavolate, forse, ma non proprio rigenerate, ecco. Io ho fatto delle passeggiate al buio in paesini o vie deserte: sapete che allegria! Da quando ho i figli manco quello, ormai lo so: ‘ndo vado? Fossi almeno in un posto che mi consente una massiccia dose di shopping terapeutico! Mi è capitato di chiudermi in bagno, lo giuro e un po’ me ne vergogno anche!

Santa tecnologia, allora, e l’avvento delle chat, di whatsapp, google talk, skype, i dispositivi mobili e quant’altro. Io grazie a wa ho pure scritto i miei libri: scattavo foto col cellulare, le inviavo alla mia illustratrice, lei mi rispondeva ma che è?? o: fantastico! si faceva chiarire eventuali dubbi, disegnava, fotografava le sue illustrazioni, me le spediva e così via! Incredibile pensarlo solo pochi anni fa, non vi pare?!

Ma più di questo. Le amiche. Le amiche sparse in tutto il mondo. Sotto ogni fuso. Da qui la nascita e il nome di questo blog, ormai l’avrete capito. Loro sono quelle che quando sei giù e vorresti solo dar delle gran testate al muro, quando hai un dubbio pratico, quando vuoi farti due crasse risate o un pianterello, ci sono. A portata di dito. E ti senti subito meno sola. E ti sfoghi magari un po’ prima che lo sfortunato (mica tanto) congiunto rientri in casa e ti fermi prima di vomitargli addosso tutta la frustazione accumulata nella giornata.

E poi dicono che le amicizie virtuali non siano reali. Ci son quelle nate e cresciute in Rete. Che poi quando finalmente riesci ad abbracciarle ti sembra così strana l’idea che sia la prima volta che vi vedete, perché quel legame è lì, è esistente, è tangibile, è vero. Non ha nulla di virtuale. C’è quella (o quelle) che ancora non sei riuscita a incontrare mai, ma vi sentite un po’ come gemelle separate alla nascita, e lo sapete, che prima o poi, vi (ri)abbraccerete. Ci son quelle che magari non vedrai davvero mai, ma che comunque ti arricchiscono, ti stimolano e percorrono dei tratti di strada con te. E poi ci son le amicizie costruite negli anni, in Italia o in precedenti espatri, che ora puoi tener vive, e con cui puoi ritrovarti a whatsappare di massimi sistemi e di scelte di vita (o anche dello smalto, per dire) di primo mattino, come se foste al bar, davanti a un buon caffè (magari eh…che nostalgia!). A tutte, una per una, vanno la mia gratitudine e il mio affetto, perché così lontane, son sempre così vicine, così presenti, così reali. Vi abbraccio, amiche mie, di fuso e non.

 

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Author

Valentina Svizzera

Mamma di due bimbi scatenati, un’indole girovaga e curiosa e l’amore mi hanno portata a rimbalzare come la pallina di un flipper tra città e nazioni diverse, con un comune denominatore, il tedesco, nelle sue varianti e dialetti… e io che sognavo il mare, il caldo e idiomi più dolci! Tra le altre cose, autrice di libri per bambini, blogger, craftomane e pinnatrice compulsiva.

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