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Da Riga: Silvia

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Written by Guest

Oggi ospitiamo Silvia dai Paesi Baltici che si racconta nel suo blog  Estonian Adventure: ha scelto Riga per il suo espatrio e si sente tutto il suo amore per questa città. 

Da che ho memoria, ho sempre avuto un’immagine di me proiettata al di fuori dei confini italiani. Costruire una vita in un Paese che non fosse l’Italia è sempre stato il desiderio verso cui tendevo dalla più giovane età.

A 14 anni, nel 2005, mi sono iscritta al liceo linguistico, uno dei pochi in Italia ad offrire il russo come una delle tre lingue straniere obbligatorie. Volevo iniziare a studiarlo già dal primo anno, ma non abbastanza ragazzini a quell’età erano della stessa opinione. Fui costretta ad iniziarlo solo a 16 anni.

In quel periodo fiorì in me il seme di un amore per la Russia, ineguagliabile alla generale attrazione e curiosità per l’ignoto che provavo verso qualsiasi altro Paese. A 18 anni una vacanza studio mi concesse di scoprire per la prima volta San Pietroburgo e una concezione della vita completamente diversa da come la si immagina in un Paese dell’Occidente. E finalmente uno shock culturale duraturo, di quelli che ti fanno pensare e congetturare. E più la lingua, la cultura e le tradizioni mi entravano dentro, più questo amore cresceva, e la mia biblioteca per diversi anni non ha visto nient’altro che Tolstoj e Dostoevskij, mentre il mio iPod si arricchiva di autori dai nomi in cirillico.

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Come meta Erasmus scelgo l’Estonia, un puntino d’Europa all’estremo Nord di cui molti ignorano la presenza, con l’illusione di poter parlare il russo con chiunque incontrassi. Il mio status di studentessa Erasmus mi ha fatto vivere in una situazione senza coordinate spaziali o temporali, in un limbo internazionale che mi ha risucchiato per 10 mesi, senza permettermi di capire più a fondo la cultura estone: un mondo comunque diverso da quello dell’immaginario collettivo. L’Estonia, diversamente da quello che si potrebbe pensare, è uno Stato scandinavo ed è fatta di strade perfettamente cementate e persone ligie all’ordine e alla compostezza. Niente negli elementi architettonici delle città più grandi, Tallinn e Tartu, può creare reminiscenze pietroburghesi o moscovite.

Gli Stati Baltici sono così piccoli che saranno tutti uguali, si potrebbe pensare. A circa 400 km da Tartu, la città dove vivevo in Estonia, si trova Riga, capitale della Lettonia, la città dove mi sono trasferita un anno e mezzo fa.

Riga ha una Città Vecchia che è un borgo medievale dalle vie in pietrisco, circondato da cinte murarie che hanno visto battaglie e bombardamenti, palazzi ricostruiti in stile rinascimentale da architetti italiani, un distretto completamente in Art Nouveau, Chiese Ortodosse, Protestanti e Cattoliche, grattacieli in stile moderno vicino a palazzi in stile sovietico.

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Riga ha una Città Nuova, reticolata su vie parallele e perpendicolari ampie come boulevard, attraversate da linee di tram, trolleybus, autobus e furgoncini; le vie maggiori sfociano in bellissimi ponti che continuano dalla parte opposta del fiume, il Daugava. I tram stessi sono stati parzialmente sostituiti l’anno scorso, alcuni sono ancora tram sovietici.

Riga può essere Russia, Europa Occidentale, Europa Orientale o Scandinavia. Quando ho nostalgia di San Pietroburgo, so in che angoli di Riga andarla a cercare: al mercato, nelle stazioni o nei sottopassaggi pedonali. Se ho voglia di sentirmi in un posto fancy, salgo al 26esimo del Radisson, dress code obbligatorio, bevo un cocktail con vista sulla città e sono a Londra. Se ho voglia di ordine e concentrazione, vado a scrivere o leggere nella biblioteca nazionale, spazi e colori sanno come rendere produttiva e norvegese la mia mente. Se ho voglia di sentirmi a Venezia, una passeggiata romantica sulle rive del Daugava me la fanno ricordare.

A Riga si può toccare, vedere e sentire il crocevia di culture. Tanto nella città e nei suoi abitanti, così multiculturali, indefiniti e sfumati, incrocio fra vichinghi e slavi: lettoni sulla carta ma russi di sangue o svedesi di mente, che parlano almeno tre lingue straniere, lettone, russo e inglese. La loro identità è rispecchiata in alcune scelte, dall’abbigliamento, alla macchina da comprare, al tipo di cibo che si sceglie di mangiare.

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La cosa più bella che ho scoperto è che i lettoni sono come mi sono sempre sentita io, un po’ italiana e un po’ chissà, mischiata, indefinita. E’ curioso come in un Paese così piccolo e assolutamente snobbato dal mondo del turismo possa trovarsi così tanta ricchezza in termini culturali e così poca speculazione: Riga è una capitale europea che non si atteggia a tale, che non esagera nell’apparire e che non soffoca chi la vive quotidianamente. Riga è così, può scioccare e disgustare, può far innamorare o sedurre, ma di certo non fa rimanere indifferenti né può annoiare.

E io ho trovato la mia casa, dalla parte opposta d’Europa, emigrando controcorrente.

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Silvia, Riga.

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