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Da Montreal (quasi New York): Anna

Written by Guest

Molti dicono che i traslochi siano tra gli eventi più stressanti della vita, subito dopo a lutti e separazioni. La verità è che quando sei una itinerant expat, a farti paura non sono più tanto scatoloni e spostamenti fisici, ma gli addii, il lasciare gli amici che ci rendono più dolce e bella la vita in giro per il mondo. Ci parla proprio di questo Anna del blog Quitaipei: grazie Anna per aver condiviso la tua esperienza e goditi la grande Mela!

 

“Au revoir, my friend!”

Uno dei momenti più difficili per me è la fase di transizione fra un posto che ormai considero come “casa” ed una nuova destinazione. Lo è ancora di più del primo distacco da Milano, la mia città, quando ho iniziato questa “carriera” da nomade perenne o, come fa più chic dire, da expat.

In questi giorni mi proietto ufficialmente nel terzo spostamento nel giro di quattro anni, l’età di mio figlio Matteo, nato a Milano, ma trasferito a Taipei, Taiwan, quando aveva appena 4 mesi. A Taipei è poi nato Tommaso che a quattro mesi, invece, è stato spostato a Montréal. Ed ora, ad appena due anni, si prepara ad andare a New York City dove non penso però di far nascere nessun altro.

La parte più impegnativa e difficile non sono tanto gli scatoloni da riempire quanto gli “arrivederci” da dire a quegli amici, soprattutto donne e mamme, molte viaggiatrici come me, incontrate all’asilo, per strada, in un caffè, con cui è scattato un rapporto di quella che io chiamo “amicizia sprint”. Un raro livello di complicità e confidenza che io non ho ancora sviluppato con amici italiani di lunga data.

Diverse ed intuibili le ragioni. Sole in terra straniera con, nella maggior parte dei casi, pargoli al seguito, viene spontaneo trovarsi per darsi una mano reciprocamente quando si sfiora la crisi di nervi o anche per scambiare impressioni sul luogo che ci ospita e sulla sua gente.

Succede anche che ci s’incontri e non ci sia chimica. In questo caso preferisco lasciar perdere da subito perché le amicizie, come il mio guardaroba, devono essere ridotte all’essenziale per poterle inserire facilmente in valigia alla prossima partenza.

E così da Taipei ho “impacchettato” Yenu, la mia amica americana di origine etiope che sognava di rientrare negli Stati Uniti ma è ancora lì. Insieme ci siamo sciroppate pazientemente, e senza capire un tubo, ore di riunioni in mandarino all’asilo dove avevamo avuto la grande idea d’iscrivere i nostri figli. E Teresa, autrice del blog Asiamonamour che, innamorata dell’Asia, è approdata a Taiwan con suo marito una calda ed umida estate di quasi tre anni fa. Amiche virtuali, attraverso i nostri blog per qualche tempo, ci siamo incontrate finalmente a Taipei quando ormai conoscevano tutto l’una dell’altra.

E last but not least Polly, la mia amica taiwanese, che non solo mi ha tirato fuori dai pasticci diverse volte in cui ero davvero “lost in translation”, ma mi ha introdotto ad aspetti e tradizioni della vita locale interessanti e bizzarri.

A Montréal, dove sono stata per un periodo decisamente più breve, metterò invece in valigia la mia omonima amica Anna, americana ma sposata ad un irlandese, con cui organizziamo dei pomeriggi di gioco per i nostri figli solo per trovarci a bere dei bicchieri di vino caldo alla cannella. Poi Bea, ex bancaria svizzera ora ottima pittrice, sempre indaffarata fra mostre e figli, una coppia di adorabili ma iper cinetici gemelli con gli occhi blu come lei. E Bidi, l’unica oriunda con i capelli rossi, che mi sta passando un sacco di contatti a New York e che mi chiama spesso solo per sapere come sto. Per non parlare di Leng, il nostro angelo custode, che si dedica a noi come se fossimo la sua vera famiglia, che lei non vede da quasi otto anni quando, dalle Filippine, è arrivata in Canada per lavorare.

A tutte loro, mie future “amiche di fuso” dico GRAZIE per essere entrate nella mia vita e averla resa più colorata ed interessante. New York City, here I come!

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