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Francesca Cabaletti, storia di una immigrata allo sbaraglio

IMMIGRATA ALLO SBARAGLIO
Written by Serena Scozia

Mi ricordo benissimo quella notte, l’ho passata attaccata al Kindle, leggendo un libro che ero sicura mi avrebbe cambiato la vita.
Ho scritto all’autrice quella notte stessa per dirle che non riuscivo a fermarmi e che all’indomani sarei crollata addormentata, aspettando il mio turno all’INPS, seduta su una di quelle sediacce scomode che spero di non dover vedere mai più.
Il giorno successivo ho costretto ( 😀 ) mio marito a leggere quel libro e l’ha finito anche lui, tutto d’un fiato, perché così si legge “La storia di un’Immigrata allo Sbaraglio” di Francesca Cabaletti, un volume emozionante nel quale perdersi e ritrovarsi, appassionandosi al viaggio dell’autrice e del suo Mister Big, alla ricerca del posto giusto nel mondo per loro.
L’Australia.

“Mentre sfrecciamo sull’asfalto posso vedere tutte le persone che mi hanno fatta soffrire, i ricordi tristi, il dolore, le false speranze, le illusioni, l’ipocrisia, la superficialità, tutte le brutte cose che nei miei 28 anni di vita ho accumulato in profondità nel cuore.
Le sento salire in superficie, sulla mia pelle.
Si staccano una ad una, rotolano e rimangono indietro, alle mie spalle.
Non possono seguirmi dove sto andando perché quello che ho davanti é una nuova vita e non c’é posto per loro.”

Vi emozionerete leggendo della loro vita in Italia, dall’inizio della loro storia d’amore fino al matrimonio poco prima della partenza, vi sorprenderete accorgendovi che quei due sono sempre stati legati da un sottile filo rosso, come nelle favole.
Francesca non lesinerà nel farvi entrare in quella che era la sua vita, descrivendo anche i momenti più brutti, privati e difficili da raccontare a chi non ci conosce.
Rimarrete incollati a quelle pagine durante la descrizione del loro viaggio in macchina fino all’arrivo a Perth, dove tutto inizierà ad incastrarsi perfettamente.
Farete il tifo per questi due Italiani che ricominciano, dal basso, in un paese straniero, senza mai dimenticare di tenere il viso bello alto e di mirare alle stelle.
Per ricominciare da capo, per davvero e meglio di prima.
Un lungo percorso fatto di professioni nuove e di attenzione verso ciò che si desidera veramente, lasciando indietro il superfluo e con gli occhi puntati verso l’obiettivo finale, visto dopo visto, esame dopo esame.

“Prendi una decisione, la porti avanti e devi essere pronto ad accettarne tutte le conseguenze. Non sai se ne avrai le forze o se si rivelerà essere la decisione giusta.
Ma sei tu che hai in mano la tua vita.
Tu che decidi.
Tu che porti avanti quello in cui sei convinto.
Tu che credi nei tuoi sogni e nella possibilità di poterli realizzare.
Tu che senti che c’é molto di più.
Tu che hai il libero arbitrio.
Allungo la mano, prendo la pillola e ingoio il mio destino.
Il bivio é alle spalle. Indietro non si torna.”

Francesca é una di quelle che ce l’hanno fatta.
Lei e suo marito sono partiti consapevoli che mai sarebbero tornati in Italia e sono stati di parola, é infatti con emozione che vi informo che nel mese di Maggio, Francesca ha superato il test per diventare cittadina Australiana e potrà finalmente richiedere l’ambito passaporto con il canguro.
Un sogno per tutti coloro che, come me, si innamorano di questo paese pieno di opportunità e con una storia ancora da scrivere.

Era luglio 2013 quando mio marito mi mandò un sms con scritto “ma invece l’Australia?” ed io corsi immediatamente al computer a fare le mie ricerche.
Volevamo andar via da mesi e ci stavamo concentrando sull’America.
Poi quel sms e tutto cambiò fino a diventare certezza.
Quella notte lo aspettai con due bicchieri di vino rosso e gli saltai in braccio urlando solamente “siiiii!”.
A volte certe decisioni le capisci di pancia.
Io quella sera ho capito che stavamo veramente per lasciare l’Italia e non stavo più nella pelle.

In Francesca mi sono imbattuta appena 2 o 3 giorni dopo, capitando nel suo sito e leggendo il racconto della sua vita nel suo blog.
Credo di non aver mai sognato tanto ad occhi aperti.
Ogni post era un crescendo di emozioni e pensavo, pensavo, che forse presto anche io avrei potuto vivere le stesse situazioni.
Ricominciare da capo, dal basso, fino a salire la montagna e vedere il mondo da un’altezza mai vista prima.

“Chiudo gli occhi, percepisco il sapore del vino sul palato.
Come riesci ad assaporare meglio le cose quando sei felice e quando ti sono mancate.
Sento il suono metallico delle padelle e il profumo del cibo nell’aria.
I passi di mio marito avvicinarsi.
Un bacio caldo.
Il peso del suo corpo sul divano, accanto a me.
Un sospiro.
Sorrisi silenziosi. Siamo io e te.
Siamo a casa.”

Non per niente uno dei motti della nostra Immigrata allo Sbaraglio é proprio “Vola solo chi osa farlo“, che é anche un capitolo del libro, tra i più belli.
Libro che potete trovare qui, spesso in offerta speciale assieme agli altri due scritti da Francesca per il suo pubblico, per chi vuole conoscere meglio la realtà dei Working Holday Visa e per chi necessita di una bussola per iniziare ad orientarsi tra i primi, possibili, visti Australiani.

Questa che segue è la sua intervista per Amiche di Fuso.

– Cara Francesca, hai aperto il blog “Vivere in Australia” nel 2011 ed oggi sei un punto di riferimento per tutti coloro che si imbattono nel racconto della tua scalata verso la cittadinanza.
Ti aspettavi questo successo?

Grazie per le stupende parole innanzitutto!
Quando ho letto la parola “successo” ho un attimo scosso la testa sorpresa perché ai miei occhi tutto questo non appare come successo. Quello che mi sprona ad andare avanti con il progetto del sito “Vivere in Australia” e di “Immigrata allo Sbaraglio” sono i messaggi, i commenti, le email che ricevo da persone come te, Serena, che mi confidano i loro sogni, che mi raccontano dell’effetto che le mie parole, la mia storia o semplicemente alcune pagine informative del sito hanno avuto su di loro. Alcune mi scrivono chiedendomi consigli prima di affidarsi a qualche agenzia che aiuta nel percorso verso l’Australia, perché dicono che si fidano e che ispiro fiducia. Sapere di contribuire anche in una minima parte nel cambiamento della vita di qualcuno, essere avvisata quando si mette piede in Australia per la prima volta, rimanere aggiornata sui progressi di ciascuno, è quello che forse per me si avvicina alla parola successo. E’ un successo personale, intimo e privato, di una persona che crede nel karma e che ha sempre sperato di aiutare gli altri nel modo giusto, senza scendere a compromessi e mettendo la propria integrità personale, l’onestà e la trasparenza davanti a tutto. Qualcosa che nella mia vita passata (ovvero in Italia) non ha mai funzionato e che mi ha sempre e solo portato dei guai. Ecco, se la guardo da questo punto di vista allora lo posso definire come un grande successo che, per rispondere alla tua domanda, non mi aspettavo per nulla!

– In Italia hai preso una laurea tostissima ed hai rinunciato alla carriera da manager per una importante catena di abbigliamento. Puoi invece raccontare ai nostri lettori come hai deciso di reinventarti a Perth e cosa fai ora?

Uh, questa è una storia lunga…Come sai dopo pochi mesi dal nostro arrivo in Australia, mio marito si è iscritto ad un corso di due anni in ingegneria civile e strutturale. Entrambi eravamo sotto un visto studente e una delle regole è che è possibile lavorare solo part time (o 40 ore bisettimanalmente). I lavori che puoi trovare naturalmente non sono granché, ho fatto un paio di colloqui e distribuito innumerevoli curriculum a negozi di abbigliamento, perché era quello che avevo ereditato dall’Italia. La cosa non è andata, davanti a me passavano persone australiane, indiani con visto permanente o simili. Ho trovato alla fine un lavoro come donna delle pulizie, anche se preferisco chiamarlo “omina delle pulizie” perché mi fa sorridere un po’ di più e sdrammatizza un lavoro che, personalmente, non avrei mai pensato di fare e che, sempre personalmente, non ritengo tra i più gratificanti. Ho trascinato dentro anche mio marito e pulivamo insieme alcune case quando non aveva lezioni a scuola. Eravamo gli omini delle pulizie ed è stata davvero molto, molto dura. La cosa importante e fondamentale era che il lavoro era ben pagato e ci permetteva di coprire le spese quotidiane e il costo della scuola, non bruscoletti ma parecchie migliaia di dollari ad ogni rata.

Quando finivo di pulire tornavo a casa e mi mettevo a studiare web design e grafica. Nelle prime settimane in Australia infatti mi ero accorta di come non esistesse un sito fatto decentemente, dove fosse possibile trovare tutto quello che serviva e che non cercasse di convincermi ad affidarmi ai loro servizi di consulenza o ad iscrivermi a scuola. Così avevo deciso che ne avrei fatto uno io. Naturalmente non avevo la più pallida idea di come funzionassero le cose, di cosa fosse html, di come stesse in piedi un sito, di come usare Photoshop. Occupare il tempo studiando da sola qualcosa di nuovo che mi piaceva molto e che coniugava due dei miei lati caratteriali, la creatività e la razionalità, mi ha aiutato moltissimo in quei due lunghi anni di student visa. Ho imparato molto sul codice del web e ad usare software di grafica. Dalla prima versione del sito “Vivere in Australia” ne sono passate almeno altre 3, sempre per migliorare un luogo virtuale che avevo creato e che speravo potesse aiutare chiunque vi capitasse dentro.

Nel contempo è nato anche il personaggio di Immigrata allo Sbaraglio e con lei, successivamente, il primo libro, quello di cui hai parlato. Pubblicare da sola un libro digitale, con tutto quello che comporta, è stata un’altra grande prova tramite la quale ho imparato parecchio. Nell’arco dell’anno successivo ho scritto anche i due manuali, perché è proprio così che li considero: dei libri che possono essere usati come riferimento e punto di appoggio per i lettori. Al momento attuale mi occupo di mantenere in piedi tutto questo: i due blog, la vendita e promozione dei libri, la revisione degli stessi per migliorarli, i social network…insomma in realtà non saprei neppure come spiegare di cosa mi occupo. Web designer, website manager, content editor, blogger, autrice di libri auto-pubblicati e tutto ciò che li circonda!

Ho alcuni nuovi progetti virtuali che spero di avviare nei prossimi mesi. Mi piacerebbe riprendere in mano il primo libro e aggiungere i capitoli finali, perché da quel giorno in cui ho digitato la mia firma sull’ultima pagina e ho posato le mani accanto alla tastiera, sono successe molte cose. Vorrei arrivare al giorno in cui farò il giuramento per la cittadinanza australiana, perché quello per me segna la chiusura di un cerchio e l’inizio di un nuovo percorso. Mi sembra la cosa più naturale quella di terminare il libro proprio con quel momento. Un altro progetto che ho in testa non riguarda direttamente l’Australia e l’idea mi entusiasma parecchio. Tranquilla, Immigrata allo Sbaraglio continuerà ad esistere!

– In cosa pensi che sia diversa l’Australia, per quanto riguarda l’approccio verso il mondo del lavoro e dei giovani?

Quello che a me salta subito all’occhio è il modo in cui le persone, e con persone intendo anche i datori di lavoro, si rivolgono a te. Difficilmente troverai un capo che ti metta in soggezione, non importano le qualifiche o il livello di esperienza che hai, qui siamo tutti alla pari. C’è molta meritocrazia, se dimostri che ci sai fare, che ti impegni, che ti spingi sempre più avanti per migliorare, se ne accorgono e ti mostrano che apprezzano quello che fai. Ribaltando la posizione, tutto questo permette a chi cerca un lavoro in Australia di farlo senza eccessiva ansia o paura. I colloqui di lavoro non sono degli interrogatori intimidatori e quindi riesci a tirare fuori il meglio di te più facilmente. Per questo quello che consiglio agli italiani che cercano lavoro qui è di non sforzarsi troppo, di non pompare come farebbero in Italia ma di essere sé stessi, di non aver paura di mostrare e raccontare il proprio percorso.

Per il mondo dei giovani: qui si sente che i giovani sono considerati come il futuro della nazione, viene data loro importanza. Il sistema scolastico trovo sia eccellente. Gli studenti non vengono caricati di compiti da svolgere appena rientrati a casa dopo una giornata passata a scuola. Viene dato loro il tempo per essere giovani e per creare le proprie passioni. C’è molta attenzione alle attività all’aperto, sia durante la settimana che nei weekend. Vengono insegnati l’importanza e il rispetto per la natura e per il loro paese. Vengono coinvolti in eventi nazionali e crescono in un paese che offre loro molto, per questo ne sono orgogliosi e riconoscenti. Se osserviamo una fascia di età più alta, non è raro vedere ragazzi che finiscono le superiori (qui a 17 anni), si iscrivono all’università, dopo 4 anni di studio riescono ad entrare nel mondo del lavoro e, dopo un altro paio d’anni, hanno abbastanza soldi per mettere il deposito per l’acquisto di una casa. Parliamo di 23-24 anni di età. I giovani qui si staccano prima dalla famiglia, ci sono più possibilità di riuscire a farcela nonostante ci sia comunque crisi e le cose non stiano andando bene come una volta.

Una cosa che interseca sia il mondo del lavoro che quello dei giovani è la possibilità di carriera, ma una carriera vera non 10 anni allo stesso livello come in Italia. Un’altra cosa è la facilità nel poter cambiare lavoro una volta che hai un po’ di esperienza alle spalle. Non ci si aggrappa ad una posizione lavorativa per sempre, c’è molta dinamicità e più di una volta ho sentito storie di giovani che, dopo aver lavorato un po’ di anni, lasciano il lavoro, partono in giro per il mondo e poi tornano tranquilli e riprendono a lavorare.

Specifico che parlo in generale, ci sono sempre le eccezioni. Ci sarà sempre quel capo al quale piace urlare e farti sentire una cacchetta, ci sarà sempre un tot numero di giovani che non trova lavoro dopo gli studi, sia che essi siano studi universitari che in un istituto tecnico. In alcuni settori c’è discriminazione, razzismo e zero meritocrazia. E poi è sempre tutto soggettivo, altri sicuramente non la pensano come me.

– Sei arrivata in Australia nel 2010, dopo tanti anni cosa ti manca dell’Italia? Avete mai pensato di tornare, anche solo per un momento?

Questa è una domanda che mi mette sempre in difficoltà. Perché non voglio sembrare un’insensibile ed egoista. Ma a me non manca nulla dell’Italia.
Già da ragazzina immaginavo di vivere in paesi lontani, non mi sono mai sentita bene in Italia, non per il paese in sé perché è magnifico, ma per la mentalità e l’atteggiamento della maggior parte degli italiani. Inoltre l’Italia la associo alla mia prima vita, e nella mia prima vita le cose non sono andate molto bene. C’è molta nebbia, tristezza, frustrazione, monotonia, disagio, voglia di cambiare.

E’ strano ma in questi 4 anni e mezzo non ho mai avuto un istante di malinconia, davvero mai. Sono convinta che il fatto di avere accanto l’amore della mia vita faccia una differenza abissale, perché ovunque c’è lui c’è la mia casa. E’ naturale, a volte vorrei vedere i miei genitori per una chiacchierata o un caffè, dare qualche consiglio ai miei fratelli, mangiare una bella mozzarella di bufala fresca ma tutto questo non mi innesca nessuna sensazione di tristezza o lontananza. I miei genitori hanno sempre saputo che sono una tipetta indipendente, che sogno in grande, che mi piace viaggiare, che ho bisogno dei miei spazi. Da quando sono partita il nostro rapporto è cambiato molto e in meglio. Li apprezzo molto di più di quanto non facessi prima, quando ci vediamo è sempre super speciale e assaporiamo ogni istante, anche se poi ti penti sempre di non aver dato quell’abbraccio, quel bacio o quella parola in più quando potevi. Sono felicissimi per me, anzi…per noi, sono orgogliosi della vita che abbiamo costruito in Australia e sanno benissimo quanto siamo felici adesso, rispetto a prima. Sono fortunata, non mi hanno mai fatto sentire il peso della nostra decisione e questo sono convinta mi abbia aiutata ad affrontare la distanza in modo positivo, non negativo. Immagino non sia facile per un genitore accettare la lontananza dai propri figli però se c’è un vantaggio che è derivato da tutto questo è che finalmente hanno iniziato a viaggiare e a scoprire diversi paesi e culture. Sono venuti a trovarci in Australia nel 2012 e lo scorso natale ci siamo trovati in Tailandia assieme ai genitori del mio compagno. Mi piace pensare che dopo tutto quello che loro hanno dato e insegnato a me, ora sono io che sto facendo scoprire loro nuove cose.

Pensato di tornare a vivere in Italia anche solo per un momento? No, zero, nulla, nada. Solo come turisti. Stiamo già pensando ai prossimi paesi dove ci piacerebbe andare a vivere, sempre con l’Australia come nostra base di partenza. Il mondo è grande, perché vivere in un solo posto?

– Pensi che emigrare in coppia possa essere un valore aggiunto o un rischio per la relazione stessa?

Bella domanda…nel nostro caso partire e affrontare tutto il percorso in Australia insieme ci ha decisamente uniti, il legame che abbiamo ora non avrei mai creduto possibile potesse esistere. Condividere certe situazioni, difficoltà, momenti speciali, sdrammatizzare insieme, riderci sopra, cambiare e migliorare…ha davvero reso il nostro rapporto più forte e stabile. Mio marito ha studiato due anni ma mi ha confessato che se fosse venuto da solo non pensa che avrebbe trovato il coraggio, la voglia e la motivazione per affrontare un corso di studi. Dato che quel corso di studi poi ci ha permesso di ottenere il visto permanente e ha permesso a lui di trovare un ottimo lavoro del quale è soddisfatto e felice…allora anche per questo penso proprio che partire insieme sia stato un valore aggiunto.

Credo anche che molto dipenda da come è la coppia, dai motivi per cui si parte, dalle aspirazioni che il singolo individuo ha. Lui ed io siamo molto simili in questo, il nostro modo di vedere le cose e sognare è sulla stessa lunghezza d’onda. Nelle coppie dove invece ci sono differenze su questi principi base, potrebbe non essere affatto facile emigrare insieme. Supponiamo che lui sogni in grande, sia un avventuriero e non gli dispiaccia lasciare amici e famiglia, mentre lei sia un po’ più chiusa, molto legata al suo circolo di persone di fiducia e lo segua giusto per seguirlo. Mmmm…non la vedo molto bene e non so quanto tutto ciò potrebbe funzionare. O si spacca immediatamente o procede ma, alla lunga, quelle differenze diventeranno macigni che graveranno sul rapporto. Se si parte insieme bisogna volerlo al 100%. Anzi, al 1000%.

– Cosa consiglieresti a chi vuole quel dannatissimo canguro sul passaporto? 🙂

Semplicemente di crederci. Di trovare il proprio percorso per ottenere la permanenza e successivamente poter arrivare alla cittadinanza e, una volta trovato, percorrerlo e calpestarlo senza pietà. Passo dopo passo, senza dubbi, senza togliere lo sguardo dall’obiettivo finale e facendo tesoro di tutto quello che capiterà lungo la strada. Sia da soli che in coppia. Se lo vuoi e ci credi davvero lo puoi ottenere, tutto dipende da te. Beh, anche dall’immigrazione australiana 😉

– Ti lascio con una domanda e forse già conosco la risposta. Lo rifaresti?

Ogni.
Singolo.
Istante.

Ringrazio Francesca Cabaletti per il tempo dedicatomi e vi ricordo che potete trovarla nei vari social networks e anche nella sua pagina Facebook.

Serena, Australia

(Fonte Fotografia : https://www.facebook.com/ImmigrataAlloSbaraglio)

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Author

Serena Scozia

Trentenne, expat per sfinimento, un po’ sfigata ma anche determinata e forte. Dopo aver letto troppi libri di Fabio Volo ha deciso di partire alla ricerca del Suo Posto nel Mondo. Poi Fabio Volo ha iniziato a stufarla ma lei ha continuato a viaggiare ed e’ arrivata a Melbourne assieme alla sua Metà. Una sola certezza: questo è solo l’Inizio!
Infatti ora e' in Scozia.

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