Vivere all'estero

Emozioni lunghe un anno, parte 1

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Written by Federica Italia

Chi mi segue anche sul mio blog personale sa che tengo una rubrica dove, settimanalmente, segnalo i post che più mi sono piaciuti dal mondo expat. In questo primo appuntamento di gennaio, ho pensato allora di trasformare il mio post mensile per Amiche di Fuso in una selezione dei contenuti che più ho amato fra quelli che vi abbiamo proposto.
Dico subito che è stato un lavoro abbastanza impegnativo perché, non senza orgoglio, ho avuto conferma che in questo anno abbiamo pubblicato contenuti veramente belli e di spessore, cosa non facile in un mondo dove si tende di più a fare numero e proporre argomenti mordi e fuggi.

Siete dunque pronte ad emozionarvi con me? Ed anche un po’ a sorridere ovviamente.

L’anno appena trascorso è stato un anno di cambiamenti e momenti difficili per molte di noi e, inevitabilmente, i nostri post ne sono stati influenzati.

La prima a spostarsi è stata Valentina, dalla sua amata Varsavia a Houston in Texas. I primi mesi sono stati molto duri per lei che proprio non riusciva ad adattarsi alla sua nuova vita. Dopo alcuni mesi ha pero’ capito che stava a lei porsi in un altro modo. Nel suo post “Se vivere all’estero non è un miglioramento” ci racconta di essere riuscita mentalmente ad andare avanti. Soprattutto grazie alla consapevolezza che niente di quello che aveva prima è andato perduto. Scrive:

“Ritornare. Ritornare in Italia dai miei, ritornare a Varsavia da me, dopo 10 settimane di cuore infranto, mi ha messo davanti alla prova provata che tutto quello che mi dannavo d’aver perduto, era ancora lì ad aspettarmi, e sempre lo sarà. Ho costruito legami forti, basi solide, per questo mi mancano così tanto. Ed è per questo che sono ancora lì e lì saranno finché non tornerò. Nulla di ciò che ho seminato e a cui mi sono dedicata anima e core in questi anni a zonzo per l’Europa è perso o distrutto.”

Un altro grande cambiamento è avvenuto nella vita di Drusilla e della sua famiglia. Dopo un anno di pausa in Italia, da sola con i suoi bimbi, ha finalmente raggiunto il marito nella sua nuova destinazione: l’Arabia Saudita. Sicuramente una delle destinazioni più temute dalle donne expat. Non per motivi di salute o disagio, ma perché lì una donna vale molto meno di un uomo. Cosa non così facile da digerire per una persona come Drusilla. Eppure ha dimostrato ancora una volta di essere coraggiosa e di mettere l’unione della sua famiglia davanti a tutto. Anche se questo ha voluto dire rinunciare a libertà ovvie nella nostra società moderna. Ecco cosa scriveva prima di partire nel suo post “Prossima destinazione Arabia Saudita”:

“Vivere in un paese islamico come l’Arabia Saudita non significa annullarsi, perdere la propria dignità di donna, condividere le regole del paese. Significa semplicemente attenersi a queste regole, seguirle, rispettarle.
La parola rispetto è la base di ogni espatrio.
Indossare un abaya per andare a fare la spesa o qualsiasi cosa al di fuori del compound significa attenersi ad una legge poiché esiste la polizia religiosa che gira per la città per far rispettare le regole. Il giorno in cui indosserò quel camicione nero lungo fino a piedi non potrò di certo dirmi d’accordo con quel mondo, non condividerò il modo in cui viene trattata la donna, ma semplicemente seguirò le leggi del paese che mi ospita, belle o brutte che siano.”

Anche Serena ha affrontato un grande cambiamento, il secondo dopo solo un anno dall’arrivo nel suo paese sogno. Dell’Australia nel suo post “Sei dove vorresti essere?” scriveva:

“Vorrei farvi vedere l’Australia come la vedo io perché forse vi sarebbe più facile capire che per me questa è Casa.
Casa è il luogo dove vuoi vivere e a cui senti di appartenere.
Dove vuoi lasciare le tue cose.
Ed io ne ho tante di cose che aspettano di ritrovare il proprio posto.
Casa è dove ti senti di edificare.
Di costruire.
Ed io lo voglio così tanto e lo voglio qui.”

Nonostante questa forte sintonia, con coraggio, determinazione e tanto dolore nel cuore, ha lasciato l’Australia ed è partita con il marito per la grigia Aberdeen in Scozia. Quanto di più lontano dal luogo in cui avrebbe voluto vivere, ma che poteva offrire ad entrambi una chance per imparare, studiando, una nuova professione e volare di nuovo in Australia dopo 4 anni. E’ arrivata lì con lo sguardo rivolto a ciò che aveva perso, ma in poco tempo è riuscita a guardare avanti e rendersi conto di ciò che poteva esserci di positivo. Nel suo post “Sopravvivere all’expat blues” scrive:

“Scrivo a ridosso di Ottobre e la mia vita è completamente cambiata, sì, questo è vero.
Per tanti aspetti è cambiata in meglio e per i restanti sarà solo un gioco di pazienza e tenacia, ve lo assicuro.
E’ finito il momento di piangersi addosso, è stato archiviato lo shock culturale e sono ancora qui.
Motivata, arricchita da questa nuova esperienza che sta cominciando e decisamente più forte, orgogliosa e consapevole.”

Quasi in contemporanea è toccato a me, Federica, tornare in Italia, dopo essere stati incerti fino all’ultimo. Pur nella gioia di riabbracciare tutti gli affetti dopo quasi tre anni nella lontana Thailandia, ci siamo trovati ad affrontare problemi che non avevamo minimamente messo in preventivo e che ci hanno fatto sentire in colpa come genitori per aver strappato il nostro figlio più piccolo a quella che per lui era casa. Nel mio post “Sono tornata a vivere in Italia” scrivo:

“Ciò a cui non ero assolutamente preparata è la tristezza degli occhi del piccolo, i suoi imbarazzi, le sue regressioni, il capire che la sua testolina che dovrebbe essere leggera è invece piena di pensieri.
La verità è che solo quando lui sarà di nuovo il bimbo sereno e felice di prima potrò dire di essere davvero contenta di essere tornata in Italia.”

In quest’anno c’è stato un avvenimento molto importante anche per Sabina che è tornata per la prima volta in Italia per trovare la sua famiglia dopo due anni a San Francisco. Un ritorno reso ancora più speciale dal fatto di essere partita da figlia e tornata da mamma. Portando ovviamente suo figlio a conoscere per la prima volta i nonni. Così scriveva nel suo post “Ritorno in Italia” alla vigilia della sua partenza:

“E poi, poi ci sarà il fatidico primo incontro con i nonni, quei nonni che per ora mio figlio conosce solo attraverso lo schermo del computer. Sono curiosa di vedere se li riconoscerà, se mostrerà un po’ di timidezza iniziale o si butterà tra le loro braccia come se li conoscesse da sempre.
E sono curiosa di vedere anche che effetto farà a me incontrare la mia famiglia di origine dopo così tanto tempo e dopo così tanta acqua passata sotto ai ponti.
Li vedrò per la prima volta come dei nonni in attesa del loro primo (ed unico) nipotino e, per la prima volta dal vivo, interagirò con loro, non solo come figlia, ma anche come mamma di mio figlio.”

Anna non ha subito cambiamenti, ma si è trovata a vivere un momento suo malgrado molto difficile. Sto parlando dei recenti fatti di Parigi che hanno sconvolto tutti noi, figurarsi lei che in quella città ci vive. Posso solo immaginare cosa sia stato il primo giorno e quelli a seguire lasciare le sue bimbe a scuola, salire sulla metro per raggiungere il lavoro. Ha raccolto tutte le sue sensazioni nel post “Parigi, 13 novembre e seguenti” dove scrive:

“Quel silenzio nel vagone in cui tutti guardano tutti gli altri, e pensano, e dubitano, e si vergognano di dubitare, tutto sovrapposto e frenetico in millesimi di secondo. Se qualcuno lo sapesse raccontare ci sarebbero poesie e romanzi negli scambi di sguardi che si vedono nei vagoni, io che guardo l’arabo in fronte a me, lui che apre gli occhi in segno di comprensione e tristezza, io che provo in un battito di ciglia a scusarmi delle mie paure, lui che con le sopracciglia dice capisco, ho paura anche io. Questo per decine e cento incontri.”

Le emozioni da ripercorrere sono ancora tante ed il post è già abbastanza lungo, quindi domani troverete qui la seconda parte di questo bellissimo viaggio nel 2015 delle Amiche di Fuso!

Federica, Italia

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Federica Italia

Sei anni vissuti fra Cina e Thailandia al seguito di mio marito. Con noi i nostri due bimbi dei quali uno è nato in Cina, luogo che rimarrà per questo sempre a noi caro. Il mio amore per l'Oriente continua, ma ora stiamo affrontando con energia la nostra nuova vita italiana. Appena posso continuo a guardare il mondo con occhi curiosi, di solito dietro all’obbiettivo della mia Canon. Adoro leggere, scrivere e condividere il mio mondo attraverso il mio blog personale mammainoriente.com e le mie fotografie.

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