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Da Barcellona: Giulia

Written by Guest

A volte viviamo e/o chiudiamo situazioni che ci spingono ad allontanarci da tutto e tutti: espatriare potrebbe essere l’estremizzazione di questo sentimento di rifiuto ma a volte sempre l’unica via d’uscita, altre volte non si ha più niente da perdere e si sfoga finalmente questo desiderio che militava nell’animo da tempo. Oggi ospitiamo Giulia che è partita da sola e ha scelto come meta Barcellona, una città viva, ricca e colorata che l’ha accolta con tutto il suo calore. Giulia si racconta sul suo blog Trent’Anni e Qualcosa.

Mi chiamo Giulia, ho da poco compiuto 33 anni e negli ultimi 3 ho vissuto a Barcellona, dopo aver lasciato la Sardegna a 23 anni, e aver vissuto a Siena, Strasburgo e Milano.
Tre anni fa ho lasciato l’Italia in un momento della mia vita in cui avevo bisogno di chiudere per un po’ con il Belpaese e (pensavo) magari pure con gli italiani. Uno di quei momenti in cui si chiude con una persona e automaticamente tutto sembra avere una colpa, tutto fa male e va dimenticato. Ho comprato un biglietto sola andata per Barcellona senza avere idea di che cosa sarei andata a fare dall’altra parte del Mediterraneo, ma con un obiettivo ben preciso: dopo anni di lavoro sotto ai neon di uffici milanesi, volevo tornare a vivere in una città in cui i giorni di sole vincessero su quelli nuvolosi e in cui fosse facile raggiungere il mare. Volevo riavvicinarmi all’ideale di vita isolana, che da buona sarda rimane sempre nel cuore anche dopo tanti anni di emigrazione. Barcellona mi era sembrata la città ideale per riappropriarmi dell’equilibrio, e così è stato. Qui ho avuto l’opportunità di farmi una nuova vita, sanare le ferite, ritornare a prendermi cura di me stessa e dei miei sogni. 

I primi mesi a Barcellona sono stati un po’ schizofrenici, altalena di sentimenti fra l’entusiasmo per la nuova avventura, la scoperta di una nuova città, un cerchio di amicizie tutto da costruire e una nuova lingua da imparare. I momenti di down erano invece un’ombra che passava e mi ricordava quello che avevo lasciato in Italia, la mia famiglia, uno stile di vita “sicuro” e supportato dalle amiche e gli affetti di una vita.

Si dice spesso che gli spagnoli siano molto simili agli italiani e che la nostra cuginanza renda più facile ambientarsi in Spagna che in altri paesi europei. Partivo con la testa piena di questi “sentito dire”, da cui mi ripromettevo di allontanarmi. Volevo costruirmi una comfort zone lontana dall’italianità, volevo amicizie internazionali e imparare a crescere in una nuova cultura. Non avevo tenuto conto di quanto sia ingente la presenza italiana nella Ciudad Comtal

Barcellona è probabilmente la città estera più aperta e internazionale che noi italiani abbiamo vicino. Le coste catalane sono meta preferita di tantissimi giovani che vengono qui per passare le vacanze, fare turismo in città e organizzare gli addii al nubilato/celibato. Non pensavo però che tanti italiani decidessero, come me, di rimanere a vivere qui, ma ora che conosco meglio Barcellona capisco perché sia così.

Per non tradire i miei buoni propositi iniziali, quando finalmente trovai un lavoro cercai subito un appartamento tutto per me vicino al mare. Mi ritrovo quindi ad abitare nel barriodella Barceloneta, in un appartamento scatola-di-fiammiferi, come mi piace chiamarlo, di 35 metri quadri. Quattro piani di scale senza ascensore e un mini balcone la cui vista mi convinse a scegliere questo posto, anche se un po’ più caro di quanto preventivato: ogni giorno apro la finestra e vedo il mare. 

La scoperta del mio barrio è stato un innamoramento lento. Le strade sono quelle tipiche di un quartiere portuale, si sente il rumore delle onde, l’odore di pesce fritto dei ristoranti nel lungomare e le voci delle famiglie che abitano nei bajos, gli appartamenti con entrata diretta dal marciapiede. Non si tratta di un quartiere tirato a lucido come quelli della zona alta di Barcellona (anzi, qui siamo decisamente in basso), ma sarà che mi ricordano quelle di due città amate – Cagliari e Genova – e sono contenta così. Allo stesso modo devono aver pensato le decine di italiani che vivono in questo quartiere. I parrucchieri del quartiere sono italiani, le pizzerie sono italiane, alcuni proprietari dei bar sulla piazza del mercato sono italiani. A questi abitanti stabili, aggiungete poi tutti gli italiani che passano di qua durante la bella stagione e che affittano un appartamento a due passi dal mare. Insomma, sono in buona compagnia! 

Qui sono stata accolta con il sorriso e una gioia che in Italia (perlomeno a Milano e a Cagliari – città che conosco più da vicino) a volte sembrano essersi affievoliti, lasciando più spazio alla diffidenza e al malcontento. Arrivare da sole in una città nuova non è mai facile, ma per rincuorarmi mi bastava andare a prendere un gelato sotto casa o fare colazione al forno la mattina, e l’accoglienza delle persone era sempre speciale. Anche sul lavoro è stato molto facile trovare nuove amiche: per tre anni ho lavorato in una clinica di riproduzione assistita e lavoravo in un gruppo di ragazze sui 30 anni e qualcosa provenienti dai più disparati Paesi europei. Fra loro non mancavano certo le italiane. È curioso notare come anche le altre colleghe italiane siano arrivate qui a Barcellona in circostanze simili alle mie: nei nostri racconti c’è sempre un momento di strappo, che può essere dovuto alla fine di una relazione importante, a una famiglia poco aperta a riconoscere le proprie scelte sessuali o a un paese di provincia che ci marchia come “diverse”, troppo anti-conformiste. Noto poi che tutte siamo arrivate qui da sole, non per seguire un compagno o un’amicizia. 

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L’iniziale voglia di distanziarmi dai miei connazionali si è con il tempo mitigata: l’italianità qui si mescola con nonchalance all’estroversione spagnola, alle voci alte dei catalani, alla passione dei latinoamericani… Il mix risultante è un connubio di nazionalità e modi di fare che spesso prescindono dalla nazionalità e lasciano spazio solo alle persone e a quello che hanno da dire. Questa è una delle cose più importanti che ho imparato dalla mia vita a Barcellona: non ha senso fuggire da un Paese e cercare di evitarlo, quello che importa è adattarsi al nuovo contesto e lasciare che le persone si avvicinino e raccontino la loro storia, a prescindere dalla loro provenienza.

Giulia, Barcellona.

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Se anche tu sei come noi una #adieffina per il mondo, alle prese con nuove abitudini, costumi, lingua e fusi sei la persona che fa per noi. Raccontaci la tua storia, chiacchiera con noi, allarga i nostri orizzonti. Questo spazio è tutto per te .

7 Comments

  • ciao Giulia! Bell’articolo! mi hai fatto venir voglia di fare un giro a Barcellona!
    Ci sono stata una volta (per un ultimo dell’anno) e sinceramente della città ho visto poco.
    Mi ricordo tanta microcriminalità: è ancora così?

    Ti capisco, non è semplice espatriare da sola, ma ce l’hai fatta! A volte mi guardo indietro a tutto quello che ho attraversato durante questo anno (e qualcosa) in UK, che mi viene da darmi una pacca sulla spalla e dirmi “brava Katia”.
    Anch’io ho fatto come te: all’inizio ho evitato del tutto gli italiani, del resto volevo imparare l’inglese, quindi avevo bisogno di pratica. Adesso ho qualche contatto italiano, a volte fa bene prendere un caffè e parlare liberamente senza pensare troppo!
    Ora vado a farmi un giro nel tuo blog!
    A presto
    Katia

    • Ciao Katia, grazie per il tuo commento! 🙂
      L’ultimo dell’anno forse non è il momento ideale per godersi Barcellona, troppa gente e anche microcriminalità, probabile!
      Ma nel complesso la città è pittosto sicura, io per esempio mi trovo molto più a mio agio qui che non a Milano, quando ci vivevo. Tornare a casa da sola a qualsiasi ora della sera è una cosa che faccio tranquillamente, mentre a Milano mi venivano i brividi (e vivevo in zona Navigli).
      Complimenti anche a te allora per il tuo espatrio in solitaria in UK! 🙂

  • Bello il tuo post. Mi piace la tua scelta dettata anche dalla ricerca del mare, dei sapori, gli odori e i colori che ti hanno accompagnata nella tua crescita in Italia. Ma per partire da sola ci vuole coraggio e tu hai dimostrato di avere coraggio e determinazione!

    • Ciao Laura, si il mio espatrio è stato prima di tutto una ricerca di nuove buone vibrazioni positive…ne avevo bisogno! Forse ogni tanto fare queste cose affidandoci ai sensi è la cosa giusta 🙂

  • Ciao Giulia,
    sono Simona, una mamma con 2 bambini. Posso chiederti cortesemente un indirizzo email al quale scriverti x chiederti 2 cosine?

    Ti ringrazio molto,
    Simona

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