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Dal Belgio: Margherita

Written by Guest

C’è chi è nato per essere expat, per vivere ogni patria come se fosse la propria senza trovarsi mai fuori posto, calandosi perfettamente nella parte senza sentirsi a disagio ed è il caso del guest che ospitiamo oggi, Margherita.
Margherita ha aperto il blog Henna Night con un’altra Margherita, amica storica, per raccontare un po’ quello che gli capita e il loro punto di vista su tante piccole e grandi cose che affrontano ogni giorno. 

In Belgio, in Italia, in Egitto, in giro per il mondo. Spesso ci scontriamo con “l’italiano medio”, sentendoci un po’ strane e disadattate. O forse normali. O forse expats in mezzo ai connazionali.

“Allora, come sono andate le vacanze?”
“Bene grazie!”
“Ovviamente sei stata in Italia!”
“Ehm ecco… io veramente no!”

Occhi strabuzzati e scandalizzate richieste di spiegazioni.

Vivo a Bruxelles, a un’ora e un quarto di volo dalla mia città natale, o punto di origine (dove vive la famiglia), come lo chiamano qua. Quindi ci vado quando voglio, anche dal venerdì sera al lunedì mattina. Le vacanze le faccio altrove, se riesco.
Sono un’expat, ma non mi considero nemmeno tale. Come dice mio marito, siamo sempre in Europa e se tutto va bene nel 2017 ci tolgono pure il roaming. Vivo qua da sei anni e non ho sperimentato particolari clash culturali. Se ci penso, in realtà, non ho sofferto particolarmente nemmeno quando sono migrata dall’altra parte del Mediterraneo, per vivere prima in Tunisia e poi in Egitto. Anche se devo confessare che dall’Egitto non vedevo l’ora di andarmene perché la comunità italiana, che mio malgrado ero costretta a frequentare, mi stava trasmettendo una negatività insostenibile.

Amo la mia famiglia e anche le mie origini, ma mi sono sempre considerata cittadina del mondo, oltre che avidamente curiosa e attratta da ciò che è altro, diverso. Oppure, come amo spesso sintetizzare voli pindarici e ragionamenti aulici, dove mi metti sto.

Mi viene spesso chiesto:”Ma resterai là per sempre?” e io mi trovo sempre in imbarazzo. Come faccio a rispondere? Non so cosa c’è dietro l’angolo, i progetti a lungo termine non fanno per me e non siamo a un colloquio di lavoro dove devo seriamente immedesimarmi in situazioni tipo “dove ti vedi tra cinque anni?”.

Ripeto, non mi sento particolarmente straniera in terra straniera, a parte per la mancanza dei bar-come-li-intendiamo-noi  e altre quisquilie tipo:

-gli champignons non sono funghi;
-la tartine non è un pasto;
-lo spritz non può avere il prezzo di un cocktail.

E voilà il cliché, sono caduta nel culinario, come ogni expat italiana che si rispetti.

In realtà c’è molto altro di bizzarro, tipo il luogo che ho trovato per avere a che fare con autentici belgi (è come scovare un ago in un pagliaio), o autentiche belghe. E’ stato al corso di danza teatrale egiziana in un garage del mio quartiere. Anche questa è Bruxelles.

E, se è vero che spesso il cielo è grigio, è anche vero che altrettanto spesso di sera il cielo regala questi spettacoli.

Bruxelles amichedifuso

Bruxelles amichedifuso

Margherita, Belgio.

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Guest

Se anche tu sei come noi una #adieffina per il mondo, alle prese con nuove abitudini, costumi, lingua e fusi sei la persona che fa per noi. Raccontaci la tua storia, chiacchiera con noi, allarga i nostri orizzonti. Questo spazio è tutto per te .

2 Comments

  • Ciao Margherita!
    Grazie. Io ormai settantenne, sono andata indietro nel tempo, molto indietro; quando venticinquenne o giù di lì, vissi a Bruxelles per sei mesi in quanto stagista al Palais Charlemagne, per lavorare in quella che allora si chiamava Comunità Economica Europea.
    Ricordo bene quel periodo, il mio essere turista qua e là. Ho conosciuto poco i belgi però perché purtroppo trascorrevo diverse ore in ufficio ed era un ambiente molto internazionale. Tanti giovani, stagisti come me, europei come me. È’ stato un bel periodo. E poi c’era anche la gioventù che non guasta. Ciao.

  • Anche a noi facevano le stesse domande, quando eravamo in Cina: tornate in Italia per le vacanze? e quando la risposta era no, perchè volevamo approfittare della nostra presenza in Asia per visitare quel continente, ecco che anche per noi arrivava lo sguardo inquisitore e con gli occhi strabuzzati.
    Io sono molto come te, “dove mi metti, sto”, mia moglie molto meno. Per cui io sarei un cittadino del mondo “spinto”. Complimenti per il corso di danza teatrale egiziana, tanta roba!

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