Vivere all'estero

Tempo di trasferirci: la gestione delle emozioni

emozioni trasloco - amiche di fuso
Written by Valentina Svizzera

Praticamente è solo nell’ultima settimana che mi sono realmente accorta che è davvero arrivato il tempo di trasferirci, di impacchettare tutto (oddio quello lo sto facendo da un po’, anzi, vi dirò: la casa e gli armadi, così, molto più vuoti, risultano quasi ordinati!) e spacchettare le nostre vite in un nuovo mondo. Sarà stato davvero il tempo che è sempre troppo poco, così imbottito di piccole e grandi cose da fare che non ci lascia nemmeno il tempo di vivere i cambiamenti fino in fondo (due bimbi e un numero imprecisato di influenze, una terza in pancia, il marito via, la gestione quotidiana più quella organizzativa da trasloco lasciano davvero ben poco spazio ad altro) o sarò stata io che per gestire la malinconia e quel pizzico d’ansia ho un po’ rimosso la cosa?

La verità è che non lo so. O meglio credo che sia un mix delle due cose. Mi sono accorta proprio pochi giorni fa, ciacolando on line con le amiche (che da dire è meglio di chattando, no? Fa più incontro al bar), che proprio nel momento del cambiamento, mi stavo concentrando su aspetti piccoli e anche un po’ insignificanti, come il parrucchiere. E mi son chiesta: ma com’è che mi preoccupo di questo e non di questioni ben più rilevanti? Anche se, voglio dire, i parrucchieri svizzeri li avete presenti? A me essere in balia o della ricrescita o loro non lascia del tutto indifferente, lo ammetto… Ma, scherzi a parte, capita anche a voi? Davvero non riesco a darmi risposta, non capisco se è un modo di rimuovere l’ansia e non vivere fino in fondo la malinconia del distacco, o una strategia di sopravvivenza, per restare più tranquilla, per affrontare le cose a piccoli pezzi e  quindi renderle molto più affrontabili. Insomma una sorta di strategia che inconsciamente ho sviluppato negli anni e che mi rende più leggeri i distacchi…

In fondo una frase che mi è stata detta ormai più di un anno fa e che è diventata un po’ il mio mantra è: Come si mangia un elefante? A pezzetti. Come a dire che non c’è boccone troppo grosso da digerire, cambiamento troppo grande da affrontare: anche i compiti e le difficoltà che ci sembrano più grandi di noi, se affrontate un pezzetto alla volta, diventano gestibili.

La verità è che davvero non lo so, non so se è meglio lasciarsi andare anche a qualche bel pianterello (di certo sì, ma so che c’è ancora tempo per le lacrime) o mantenere l’equilibrio visto che anche i bimbi sentono e assorbono timore e tristezza. Il seienne ad esempio mi sembra molto consapevole per la sua età: mi dice che è eccitato e emozionato per il trasferimento, ma che è anche un po’ triste e preoccupato di non riuscire a farsi nuovi amici, soprattutto per via della lingua: “mamma, ma come faccio se trovo un bambino che è simpatico, ma parla in svizzero e non lo capisco? Come riuscirò a farmi degli amici?

 Davanti alla sua tristezza, anche la mia malinconia non ha scampo e devo ricacciare indietro le lacrime per spiegargli che è normale essere tristi e un po’ spaventati, che ci vorrà tempo e pazienza, magari, ma che troveremo nuovi amici…  Il piccolo pare più preoccupato dalla lontananza dai nonni e dopo avergli chiesto se si compreranno una casa a Basel (e aver ottenuto un no come risposta) si fa assicurare di continuo che verranno spesso a trovarci, ogni volta che lui li inviterà…

Alla fine credo che in fondo la malinconia e la tristezza siano più che lecite e che sia meglio viverle fino in fondo senza sensi di colpa o inutili dimostrazioni di forza, e forse son stati proprio i miei bimbi (e anche le reazioni degli altri, come le lacrime di una maestra, la commozione degli amici, e un po’ di ormoni anche dai…) a farmelo vedere con più chiarezza. Non è mai troppo tardi (o troppo presto, nel caso dei bambini) per imparare a dar spazio alle proprie emozioni, anche quelle che ci spaventano un po’ (che poi la verità è che la sottoscritta è una superemotiva eh, però forse per progettermi/ci mi stavo trattenendo un po’ troppo) … proprio perché voglio che i miei bambini siano i primi a vivere le proprie emozioni senza sentirsi sbagliati o in colpa, per poi affrontare con entusiasmo anche la gioia per la nuova avventura che li aspetta…

E voi come vivete i cambiamenti e le emozioni legate ad essi?

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Author

Valentina Svizzera

Mamma di due bimbi scatenati, un’indole girovaga e curiosa e l’amore mi hanno portata a rimbalzare come la pallina di un flipper tra città e nazioni diverse, con un comune denominatore, il tedesco, nelle sue varianti e dialetti… e io che sognavo il mare, il caldo e idiomi più dolci! Tra le altre cose, autrice di libri per bambini, blogger, craftomane e pinnatrice compulsiva.

7 Comments

  • Valentina, ma si…pensa al parrucchiere e alla ricrescita! A questo punto immagino che tutte le cose “serie” legate al trasferimento siano state già valutate e discusse con tuo marito e tira il fiato per infondere sicurezza ai bambini. “Sponsorizza” il trasferimento come una figata, si, ma soprattutto che per voi famiglia itinerante, questo tipo di vita “è normale”.
    A mio figlio, che ha 5 anni ed è espatriato da 2, racconto sempre l’emozione che avevamo io e il suo papà quando i nostri genitori ci annunciavano che avremmo cambiato Paese per l’ennesima volta. Lui ha capito che trasferirsi per noi è la normalità, anche se poi quando torniamo in Italia rimane sconvolto nell’apprendere che gli altri bambini non hanno mai vissuto a Parigi…
    In bocca al lupo!

    • ciao Chiara, anche tu qui a commentare la mia amica Vale?

      ehehehe, e’ piccolo il mondo.
      Vale, Chiara e’ mia vicina di casa e “compagna di scuola”.

      Poi vuoi mettere, non per mininizzare, ma Milano – Basel sono dietro l’angolo. Per me essere a Parigi e’ un po’ come essere a casa dopo New York.

      Per me la fatica non e’ nello spostarti e ripartire, anche perche’ ormai siamo qui da 10 (!!!!) anni, e’ nel fatto di sapere di avere pezzeti di te sparsi un po’ ovunque e che non potranno mai esistere simultaneamente tutti insieme.
      Ma se non ti muovi mai quante esperienze perdi?
      State dando ai bambini la possibilita’ di vedere il mondo (ok, la Svizzera, d’accordo…) e questo vale di piu’ della tristezza passeggera di un amichetto rimasto a Milano.

  • Cara Valentina, mai post poteva cadere in un momento migliore: ti appoggio in pieno e ti mando un abbraccio di incoraggiamento perché anche io sono alle prese con un prossimo trasloco internazionale. Senza bambini, ma da sola. In questi momenti mi rendo conto dell’importanza delle relazioni che si possono instaurare nella vita all’estero, gli amici che si offrono di aiutare, i vicini di casa che mi regalano scatole per impacchettare le mie cose…una rete di solidarietà che mi fa tanto bene e affonda un poco la tristezza del lasciare Barcellona, città che tanto ho amato e che ha rappresentato così tanto per me.
    In bocca al lupo a tutta la tua famiglia, sono sicura che andrà tutto benissimo e che il seienne farà prevalere l’entusiasmo per il cambiamento, facendosi presto nuovi amici 🙂

  • In bocca al lupo! Sarà comunque un successone, i bambini non noteranno (quasi) la differenza, basta farli concentrare su un aspetto che li possa distrarre attirando molto la loro attenzione… per banale che sia, la mia grande era più eccitata per il letto a castello che per Parigi in sè (ovvio, per un bambino è decisamente più concreto l’ uno che l’ altra). Per l’ adulto… beh… anche il parrucchiere aiuta ( a distrarsi dal dettaglio del trasloco-cartoni-caos-per-settimane per concentrarsi sulla messa in piega di due ore), quasi quanto un piantino….In Austria dal parrucchiere si aveva (al tempo) prezzo ridotto se ti lavavi i capelli da sola e – dopo il taglio – te li asciugavi tu arrangiandoti con la messa in piega…;-) proposte indecenti, insomma!

  • Ciao Valentina. Anche io sono una expat, ho una bambina di tre anni e mezzo, e dopo 6 anni vissuti qui in Spagna, vicino a Barcelona, per lavoro dobbiamo trasferirci prima in Svezia, dove trascorreremo un anno, e poi a Madrid. Mio marito si trasferirá a breve, e io sono qui, attaccata come una zecca a questo posto meraviglioso, il Montseny, per godermi fino all’ultimo la natura e permettere a mia figlia di giocare, andare in bici in tutta tranquillita’, raccogliere fiori…
    So gia’ che i prossimi due anni saranno un po’ movimentati, in Svezia saremo sólo di passaggio, e finira’ che quando ci stiamo abituando dovremo ripartire per Madrid, citta’ che adoro ma che finora ho conosciuto sólo da turista. Mi manchera’ Barcelona, le montagne del Montseny, pero’ sara’ tutta una nuova esperienza da vivere passo per passo.
    In bocca al lupo!

  • Ciao Valentina, forse arrivo tardi. Io, come te, ho cercato di essere la forte, quella che trasmette equilibrio e positivita` in ogni trasloco, ma ho poi capito che forse dare un po` di spazio anche ai sentimenti negtivi o tristi non e` male. Come possono pensare che e` ok sentirsi tristi di lasciare un posto se io faccio pollyanna? Non voglio che pensino che provare emozioni di paura o tristezza e` sbagliato…e allora cerco di sentirmi piu` libera ad essere un po’ piu` triste con loro, se capita. Condividendo questo sentimento, poi lo superiamo meglio e ci concentriamo sul positivo. Sempre tenendo presente che gli adulti siamo noi, e dobbiamo anche essere da argine ed esempio. Insomma, come sempre non e` semplice, ma io sto cercando di diventare un po’ piu` morbida.

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