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Espatriare in Svizzera: così vicina e diversa

svizzera amiche di fuso
Written by Guest

Cinzia sognava un’altra meta ma l’offerta è arrivata per una nazione che non aveva considerato ed espatria con suo marito in Svizzera. Vicina eppure così diversa dal nostro Bel Paese: ci sono regole rigide che vanno rispettate. Sono rispettate. Ma com’è la Svizzera secondo Cinzia? Eccola che ci racconta qualcosa qui e poi potrete continuare a seguirla sul suo blog Swisscilla.

L’idea dell’estero c’era già da un po’.

Avevamo visto case e mandato CV in varie zone dell’Inghilterra e sognavamo la classica casa con il giardino sul retro.

Poi qualcosa nella mia vita è andato storto. Molto storto. Il mondo così come lo conoscevo si è disintegrato. Tutto era nuovo e più difficile.

Abbiamo così messo da parte l’idea, avviato i lavori per ristrutturare una casetta in mio possesso e incominciato a pianificare la nostra convivenza in Italia.

Avevamo entrambi un lavoro, un piccolo mutuo, eravamo spalleggiati dalla mia famiglia e avevamo tanta voglia di iniziare questa avventura insieme: in definitiva potevamo ritenerci fortunati.

Poi una sera Lui torna a casa con una notizia.

Lo hanno chiamato dalla Svizzera con una proposta di lavoro difficile da rifiutare. Che si fa?

Iniziano i conti, le ricerche, i consigli richiesti o meno. Si ragiona sui lavori della casa ancora in alto mare, sul fatto che lui dovrebbe partire entro un mese e sulla Svizzera stessa che non avevamo MAI preso in considerazione. Ci scopriamo praticamente ignoranti su quello Stato fatto, secondo noi, di banche, cioccolata, orologi a cucu’, formaggio e caprette sui monti che fanno “ciao ciao”.

La famiglia, quella che conta, ci ha incoraggiato. Triste, ma orgogliosa di una nostra possibile partenza. Qualcuno ha cercato di affondarci con frasi davvero fuori luogo, caricandoci sulle spalle una colpa che non avremmo dovuto sentire. Incapaci, forse, di rallegrarsi delle gioie altrui.

Noi decidiamo per il sì.

In fondo siamo ancora giovani, ci diciamo, Zurigo è a solo un’ora e mezza di aereo, si può usare anche l’auto per arrivarci, nessuna quarantena per il cane e l’italiano è una delle lingue ufficiali.

A luglio il primo viaggio. Carichiamo la macchina fino all’inverosimile e partiamo.

Lui si ferma lì mentre io rientro dopo una settimana. Primo volo in aereo da sola con partenza da un aeroporto sconosciuto. Primo arrivo a Fiumicino da sola, in cui mi perdo.

Un altro viaggio ad agosto: è duro vedere il tuo compagno per una settimana al mese quando sei abituata da 7 anni a vederlo tutti i giorni.

Poi a settembre mi sposto anche io.

La difficoltà è stata grande.

Stare sola è stata difficile.

Una città in cui conosci tutti, dove hai le tue amiche che frequenti da quando avevi dieci anni; dove  il tuo barista ti prende in giro e ti da il cornetto che quella mattina ha deciso di metterti da parte perchè sa cosa ti piace; dove incontri le tue maestre delle elementari e il tuo medico ti ha in cura da quando avevi due anni e ti timbravi la lingua con i suoi timbri d’ambulatorio. Passare da tutto questo ad un paese con settemila abitanti, distante sedici minuti di treno da Zurigo (puoi cronometrarli, sono sedici), dove nessuno parla la tua lingua e tu non sai nemmeno dove andare se vuoi vedere il “centro”. Un paese con un nome per il quale impieghi un mese ad imparare a scriverlo correttamente, un altro per ricordarti con quante H si scrive la via di casa tua. Dove le regole ci sono e si rispettano, non ci sono eccezioni. Se devi girare a sinistra e non sei nella corsia giusta, non puoi mettere la freccia e girare, vai avanti e aspetti una rotonda. Dove c’è l’arancione anche tra il rosso e il verde e gli autovelox non solo non sono segnalati ma sono mobili e non sbagliano un colpo! Dove il cartone si butta una volta al mese, la plastica per smaltirla devi portarla in un supermercato, il sacchetto della spazzatura è diverso per ogni città e quando firmi il contratto di casa ti danno quindici pagine scritte fitte, in tedesco ovviamente, di regolamento condominiale.

E’ stata dura perchè abbiamo imparato tutto da soli, a nostre spese.

Abbiamo visitato qualcosa come quaranta (!!!) case prima di riuscire ad affittarne una.

Poi, infine, ci siamo ambientati.

Alla neve (che nel 2012 è stata tanta, abbiamo toccato i -11 gradi all’ora di pranzo. Da dove vengo io, scendere sotto lo 0 è raro.), alle temperature tropicali in casa, anche quando fuori infuria la bufera, ai costi altissimi di una cena fuori. Ai parcheggi quasi inesistenti e costosi, al corriere che consegna i pacchi il sabato mattina alle 8 e pure all’odore di concime, che non raccomando appena dopo la colazione.

svizzera amiche di fuso

Abbiamo imparato che il weekend non è per le spese, la domenica tutto è chiuso, la domenica si va al lago in bici o a sciare. Si va nelle piscine comunali che sono magnifiche e tenute in maniera meravigliosa, oppure si va a pattinare sul ghiaccio. Si raggiunge Zurigo in treno, si visitano i mercatini a Natale o ci si tuffa nel lago o nel fiume in estate.

Si lavora per vivere. 

Tutto è caro ma è anche rapportato.

E si stringono amicizie con le nazionalità più disparate: si fa conversazione mischiando italiano, inglese, spagnolo, portoghese e tedesco.

Siamo arrivati in Svizzera pensando di guadagnare, mettere da parte e fuggire altrove. Poi abbiamo deciso di restare, imparare come funziona la sanità privata e le molteplici assicurazioni. Nostro malgrado ci siamo insvizzeriti. Una volta abituati alle regole è difficile farne a meno.

Certo, non è tutto rosa e fiori.

Anche qui hanno i loro bei problemi.

Però ad oggi, dopo tre anni, questo Stato mi calza ancora.

Domani chissà, ma per oggi, va ancora bene.

Cinzia, Svizzera.

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Se anche tu sei come noi una #adieffina per il mondo, alle prese con nuove abitudini, costumi, lingua e fusi sei la persona che fa per noi. Raccontaci la tua storia, chiacchiera con noi, allarga i nostri orizzonti. Questo spazio è tutto per te .

5 Comments

  • Mi è piaciuto molto leggerti, io che la Svizzera la frequento spesso per poter stare accanto un po’ all’unico cugino che ho, che dal profondo nord della Germania si è spostato prima a Viel e poi nei dintorni di Zurigo, che nella sua multiculturalità è uno spasso, avendo sposato una giapponese prima ed una cinese poi, passando per un’afghana. E questo paese a me piace moltissimo, sarà perché vivo nella austroungarica Trieste, sarà perché per noi le regole sono regole e non si sgarra, ma amo la “tua” bellissima Svizzera (anche se onestamente il franco-tedesco è un po’ complesso per chi parla il tedesco puro). Le mie visite sono costellate da un reticolo di tedesco, inglese, giapponese, cinese e dialetto della mia città, ma ce la facciamo, rendendo questo meraviglioso paese un po’ meno rigido e molto melting pot… ora però passo anche dal tuo blog perché mi hai incuriosita!
    Ciao 🙂

  • la Svizzera è proprio cosi. io lavoro a Samedan, canton GR.
    è vero quell che dici Cinzia. quando ci si abitua a queste regole…poi si fa molta fatica…
    in Italia…
    un saluto a tutte
    Sabrina

  • La Svizzera mi piace per cui ho cliccato su Swisscilla, come suggeriscono le amiche di fuso di seguirti, ma il blog non è più aggiornato, ricominci a scrivere? Ti spettiamo :-).

  • Mio marito lavora in Svizzera ormai da due anni ma fa il pendolare della settimana, poiché io ed il bambino siamo rimasti in Italia. La voglia di seguirlo un po’ c’è perché vivere distanti e’ davvero difficile, ma il mio lavoro e’ un grosso ostacolo. Fate bene, voi, a vivere questa avventura! Aspetto altri tuoi racconti!

  • Ciao mi chiamo Elena e anche io vivo vicino a Zurigo da circa 4 anni.
    Che fatica ma anche che bello!!
    Se avete voglia di incontrarci per fare un pò network non solo virtuale io son disponibile!!

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