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L’amicizia ai tempi dell’espatrio di Monica

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Written by Guest

Avevamo già ospitato Monica quando stava rientrando in India dagli States raccontandoci del suo ennesimo trasloco. Oggi invece condivide con noi la sua esperienza sull’amicizia e come ha deciso di viverla in questa sua vita da espatriata. 

Come mamma di bimbi che hanno cambiato almeno già cinque volte scuola nella loro giovane vita, la nostra priorità quando arriviamo in un nuovo Paese è sempre il loro inserimento: che sia naturale, non forzato, ma il più veloce possibile. E devo dire che, finora, è sempre andato tutto molto bene!

È quasi un lavoro il mio ormai… sono un “family settler” seriale!
E quando sono tutti “felici e contenti”, sia a scuola che al lavoro, ecco che allora inizio a pensare anche alla mia … di vita interpersonale!
Quello su cui sto riflettendo sempre più ultimamente è che se i meccanismi di adattamento dei miei figli sono sempre piuttosto simili, i miei invece sono radicalmente cambiati.
Dieci anni fa sono partita con una scarsissima padronanza dell’inglese e il nostro primo espatrio è stato proprio a Londra!
Gli Inglesi mi parevano degli alieni, così diversi da noi in tutto.
All’epoca, ero sicuramente molto più attenta alle differenze più che alle similitudini fra le culture.
Ricercavo contesti familiari, tradizioni e persone in qualche modo simili a noi e avevo quasi fretta di trovarle subito, per fissare i primi paletti di riferimento.
Oggi mi rendo conto che sono quasi l’opposto.
Non fraintendetemi: non sono diventata un’eremita munita di barba, anzi chi mi incontra probabilmente giurerebbe l’assoluto contrario! La nostra casa è sempre piena di gente e per principio di tutte le culture e nazionalità possibili. Rifuggo totalmente il “rinchiudermi e circondarmi” solo di persone della mia stessa cultura ormai.
La verità è che sapere di vivere in ogni posto per pochi mesi o pochi anni, l’essere sempre di passaggio, mi fa vivere le relazioni sociali in modo ormai sempre piu “controllato”.
Penso sempre che tanto non resterò ed è inutile far partire tutta la macchina dei sentimenti, della fiducia e dell’attaccamento per poi ritrovarsi agli inevitabili saluti”
Quindi ho una vita sociale molto intensa, ma pochi amici.
Sono diventata estremamente selettiva: ho sviluppato delle antenne con cui individuo e seleziono, secondo poi chissà quale misterioso algoritmo emozionale, le persone con cui posso avere una reale o ipotetica affinità.
Mentre il resto è contorno.
Lo chiudo fuori, forse sento di non avere il tempo per intraprendere vie che non mi convincono davvero.

Si contano sulle dita di una mano le vere amicizie sviluppate in questi anni: decine e decine le conoscenze, con cui si resta in contatto anche grazie ai social media, ma rarissime e pochissime le amicizie.
Ma ci sono quelle perché nascono ugualmente.
Le amicizie che iniziano prepotenti, quelle che, nonostante il “freno a mano tirato” diventano profondissime in pochissimo tempo e si rafforzano grazie e  nonostante il tempo dei saluti si avvicini inesorabile e che per fortuna poi rimangono anche se ci si sposta dall’altra parte del mondo.
Ma sono sempre meno. Me le concedo sempre meno.
Ad essere nomadi forse si sviluppa l’animo del lupo selvatico…
Si sta bene in gruppo, ma anche da soli!
Molto si attinge anche dal microcosmo della propria famiglia: abituata a contare primariamente su se stessa quando tutto il resto cambia perché si sviluppano legami fortissimi in questo girovagare insieme per il mondo.
L’amicizia ai tempi dell’espatrio è strana. Molto più rara e intensa, non vissuta fino infondo e a tratti vacua, ma sempre stretta tra l’incudine ed il martello del qui ed ora e dell’inevitabile arrivederci.
Monica, India.
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