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Clinton v Trump: in attesa del nuovo Presidente

Written by Amiche di fuso

Clinton v Trump? Chi vincerà il prossimo voto dell’8 novembre  per diventare Presidente degli Stati Uniti sarà una figura determinante per i prossimi quattro anni, a livello nazionale e globale. I candidati sono due persone completamente opposte per idee, formazione, cultura, e background professionale. La vittoria dell’uno o dell’altro come nuovo Presidente, porterà a politiche, leggi, decisioni decisamente polarizzanti: ora più che mai di fronte a due candidati del genere, non è possibile dire “o uno o l’altro, per me pari sono”

Ho seguito le primarie repubblicane e democratiche con attenzione mentre ero a Houston, ma da fine maggio, traslocando a Londra, il fuso orario mi gioca contro. Fortunatamente, conosco Federica Gentile, una delle fondatrici di Ladynomics, attualmente a Springfield, Missouri: grazie a lei rimango informata sui fatti centrali di questa campagna elettorale senza rimanere travolta dalla quantità mostruosa dei feeds falsi o dagli articoli semplicemente approssimativi che circolano in Rete.

Vi riassumo brevemente come siamo arrivati a Clinton vs Trump e lascio poi la parola a Federica per ricapitolare le posizioni dei due candidati e quali maggiori conseguenze si possono prevedere nel caso di vittoria di uno o dell’altra.

La primaria democratica è stata sorprendente: Hillary Clinton ha iniziato la campagna come candidato unico e nessuno sembrava osasse sfidarla.  L’attuale vicepresidente Joe Biden, molto amato, si è tirato fuori dai giochi subito perché sta soffrendo il lutto della perdita del figlio. I detrattori della Clinton più che battere il chiodo dell’esser donna, puntavano il dito sulla sua età anagrafica ed ad un certo punto, nello stupore collettivo, si è presentato uno sfidante persino più vecchio di lei, ma con le idee capaci di catturare l’attenzione dei democratici più giovani. Il confronto continuo e serratissimo di opinioni, risultati ottenuti e piani per il futuro tra Sanders e Clinton ha portato a precisare in dettaglio le intenzioni dei due candidati in tantissimi settori, nonché nel corso del tempo a spostare l’agenda di Clinton più a sinistra, per recuperare il sostegno degli elettori di Sanders. (Nota Bene: Sanders è definito un socialista, fortemente a sinistra negli Stati Uniti, ma le sue idee e azioni politiche nel contesto europeo lo posizionerebbero come un centrista laico). Clinton era partita favorita, sia per la capienza del borsellino  con cui spendere e spandere nella campagna,  sia come staff preparatissimo su come utilizzare i media, ma se l’è sudata fino all’ultimo, questa nomination.

La primaria repubblicana è stata dominata da personaggi radicali ognuno a modo suo: Cruz, conservatore duro  e puro, preciso nello spiegare le proprie politiche e mai disposto a riconsiderare le sue posizioni, anche se impopolari: talmente conservatore che persino i conservatori non lo sopportano. Carson, un neurochirurgo sostenuto dagli evangelici, i cui piani si basavano principalmente sull’idea che volendoci bene e stringendoci tutti insieme Dio ci aiuterà. Trump, il personaggio di rottura pronto a raccogliere il voto di protesta di chi si sente repubblicano ma non si ritrova né nell’inflessibilità di Cruz, né nel volemosebbene di Carson, né nell’hodettocosimaorahocambiatoidea di Rubio. Tralasciando Jeb Bush, che con quel cognome lì non aveva nessuna speranza in partenza,  Rubio era il candidato repubblicano da cui ci si aspettava di più: giovane, latino, moderato, normalmente capace di lavorare su progetti legislativi bipartisan. Insomma, per gli ultimi quattro anni, i media e la gioventù conservatrice se l’erano coccolato come il futuro “’Obama Repubblicano” che avrebbe riconquistato la Casa Bianca dopo che il partito si era alienato gli elettori moderati a causa della presenza disturbante del Tea Party. Invece no, forse mal consigliato dal suo team, forse preso alla sprovvista dalla macchina mediatica, Rubio ha iniziato la strada della rinnegazione per dimostrarsi più conservatore possibile ed alla fine non ha convinto né i repubblicani decisamente conservatori che gli hanno preferito Cruz, né i moderati che si son sentiti a disagio di fronte ai suoi rimpasti di idee continui. Il voto di protesta ha fatto emergere Trump, che conoscendo benissimo la macchina mediatica, ha saputo sfruttarla fino a guadagnare la maggioranza relativa del favore popolare nelle votazioni primarie ed obbligare i maggior enti del partito a sceglierlo come candidato, pur tappandosi il naso.

Grazie Federica per questa intervista, puoi descrivere il progetto Ladynomics alle nostre lettrici e ai nostri lettori? 

Ladynomics è nata via Skype sull’asse Lancaster – Genova. Con la mia ex collega e amica economista Giovanna Badalassi ci lamentavamo del fatto che si parlasse in modo troppo accademico e pesante di  donne ed economia. Volevamo scriverne in modo divulgativo e leggero perché per noi è un tema importante e ci piacerebbe che uscisse dall’ambito ristretto dell’Accademia. Il progetto quindi prosegue ora allegramente sull’asse Genova- Springfield, sempre su Skype, con chiamate interrotte dai figli, la pasta da buttare e lavoro da fare. Ci potete leggere sul nostro sito, dirci che vi piacciamo su Facebook, ritwittarci qui, e leggere i nostri magazine qui.  Se proprio non volete perdervi nulla, mandiamo anche una newsletter mensile.

Federica, questo articolo sarà pubblicato pochi giorni prima delle votazioni. Ci puoi raccontare in modo schietto quali sono, a tuo parere, gli argomenti che attirano gli elettori verso Clinton e verso Trump?

Dopo il patetico fuggi fuggi di fior di repubblicani che apparentemente son caduti dal pero scoprendo solo ora che Trump è un molestatore e un razzista fuori controllo, quello che attira di Trump non sono tanto gli argomenti – sui contenuti è piuttosto scarno – ma la promessa di restaurare “legge ed ordine”, di rendere il paese il più omogeneo possibile – per esempio, (ed usando parole del candidato, ndr) sbattendo fuori gli immigrati e proponendo (cosa che poi ha ritrattato) un bando per impedire l’ingresso di persone di fede mussulmana negli USA.  

Dalla Clinton sono attratti, mi verrebbe da dire, tutti e tutte coloro che hanno un minimo di buon senso. O meglio coloro che credono in un messaggio più positivo: infatti la Clinton propone sostanzialmente di migliorare ciò che di buono c’è nel paese, al contrario di Trump che in un momento di ripresa dell’economia USA, bolla tutto come “disaster”. Penso anche che molti siano attratti dalla promessa di un’economia che produca meno disuguaglianza e naturalmente, il fatto stesso di essere donna e femminista dichiarata esercita un appeal notevole su parte dell’elettorato femminile, specie alla luce delle molteplici rivelazioni di donne che hanno subito molestie ed aggressioni da parte di Trump.

Secondo te perché secondo alcuni sondaggi,  Hillary Clinton fatica a vincere il voto degli indecisi?

Dato l’andazzo di questa campagna elettorale, un’eventuale scarsa propensione da parte degli indecisi a votare Hillary Clinton ha probabilmente anche a che fare con il suo essere donna: si sono sprecate critiche alla sua voce, alla sua scarsa affabilità, alla sua “secchionaggine”…  tutte critiche che raramente sono mosse agli uomini. La classica osservazione è: “eh, non è una con cui vorresti farti una birra”. Francamente, chi se ne importa.

Mi hai ricordato che anche Cruz durante le primarie repubblicane, essendo stato definito “non uno con cui vorresti farti una birra” tentò di rivendersi come “quello che però non bevendo al ritorno riporta tutti in auto sani e salvi a casa”. I partecipanti alle primarie repubblicane hanno preferito comunque prendersi la birra con Trump: a tuo parere, perché un personaggio come Trump ha avuto tanto successo da vincere la nomination repubblicana?

Al punto in cui siamo, la campagna elettorale non è più una questione politica, ma una questione morale. Si stanno affrontando due diverse visioni della società USA e di coloro che ne fanno parte, e del futuro del paese.  Trump rappresenta la speranza di rivincita per tutti coloro – principalmente maschi, conservatori, misogini, razzisti e spesso fondamentalisti cristiani – che si sentono minacciati dalla direzione in cui sta andando l’attuale società statunitense. E’ la crisi della mascolinità che cerca di rifarsi eleggendo un maschio “virile” e di successo che si vanta delle sue conquiste e che disprezza donne, musulmani e migranti.

Proprio contro la retorica della “virilità vincente” di Trump, si è’ espressa Michelle Obama nel suo discorso in New Hampshire, concludendo “gli uomini forti, uomini che sono veri esempi, non hanno bisogno di sminuire le donne per sentirsi potenti.  Le persone che sono veramente forti, valorizzano le altre”. Come pensi che influenzerà la condizione socioeconomica delle donne americane, la vittoria di uno o dell’altro candidato?

Trump non si interessa particolarmente delle donne americane, a meno che le voglia aggredire sessualmente o rendere oggetto di commenti spinti, quindi tra lui e il suo vicepresidente Pence penso si impegnerebbero per rendere la vita difficile alle donne, con limitatissima libertà di diritti riproduttivi, qualche concessione sul fronte childcare, ma per il resto, si salvi chi può.  Se vincesse la Clinton, la condizione socioeconomica delle donne americane ne beneficerebbe: una sua amministrazione potrebbe finalmente concedere il congedo parentale pagato (gli Usa, ormai lo sanno anche i sassi, sono l’unico paese avanzato a non prevederlo), una bella tregua alla guerra senza quartiere che è stata fatta al diritto all’aborto, e un aumento del salario minimo che consentirebbe a molte americane di uscire da una condizione di povertà.

Cosa ti ha colpito in particolare dei tre dibattiti tra i candidati?

Mi hanno colpito il disprezzo e l’aggressività di Trump nei confronti di Hillary Clinton e delle donne in generale. Ha negato le accuse di molestie che gli sono state mosse da dieci donne, ha insultato la Clinton a più riprese definendola  “arrabbiata” e “disgustosa”. Il fatto che un uomo di questo genere sia arrivato a concorrere per la presidenza degli USA fa capire quanto il sessismo sia pervasivo e accettato come “normale” ancora da troppe persone. Mi ha anche colpito la paradossale poca discussione di temi legati alle donne: di aborto, per esempio, si è parlato solo nell’ultimo dibattito, e mi sarebbe piaciuto vedere approfondito il tema delle madri lavoratrici e del congedo parentale. Inspiegabile l’assenza nei tre dibattiti di domande sul riscaldamento globale.

Quali sono a tuo parere i cambiamenti legislativi/riforme che saranno prioritari, nel caso di vittoria di uno o dell’altro candidato?

Al momento i sondaggi dicono che la Clinton molto probabilmente  – pare che le sue chances di diventare presidente siano pari all’89% – sarà la prossima presidente degli USA e quindi spero che l’incubo di un Trump presidente non si materializzi.  Nella nefasta ipotesi di una sua elezione, la riforma del sistema sanitario è sicuramente una delle sue priorità e consiste principalmente nello smantellare l’Obamacare. La sua riforma dell’immigrazione prevede invece la costruzione di un muro al confine con il Messico – facendo pagare al Messico le spese… buona fortuna, eh! Anche la riforma fiscale è nella lista delle cose da fare di Trump, il che dovrebbe preoccupare molto gli americani considerato che si è vantato di non pagare tutte le tasse dovute e continua a rifiutarsi di rendere pubblica la sua dichiarazione dei redditi.

Per quanto riguarda la più probabile elezione della Clinton, tra le priorità ci sarà anche per lei l’Obamacare da riformare per abbassarne i costi. Anche se a sentire Trump la Clinton e i democratici praticamente svaligeranno le case dei ricchi, tipo Banda Bassotti, il piano di riforma fiscale della Clinton  prevede tra le altre cose una sovrattassa “ di equità”  del 4%  per chi guadagna più di 5 milioni di dollari, e si impegna a  contrastare elusione ed evasione fiscale delle multinazionali.  Infine, sicuramente si lavorerà sulla riforma dell’immigrazione: la Clinton ha dichiarato che nei primi 100 giorni realizzerà un percorso facilitato verso la cittadinanza per gli immigrati.

Nel caso di vittoria di uno o dell’altro candidato, come cambieranno a grandi linee i rapporti tra gli Usa e la Ue? E nell’ambito internazionale?

Se fossi in Putin (e nei suoi hackers) e vincesse la Clinton, mi darei una bella regolata. Gli Stati Uniti hanno infatti formalmente dichiarato che hackers collegati al governo russo hanno rubato email e documenti del DNC (Democratic National Committee) e alla Clinton la cosa non è piaciuta. Penso che in generale si discosterà abbastanza dalla “dottrina Obama” che ha limitato l’intervento degli Usa nel Medio Oriente e in Siria; per quanto riguarda la guerra in Siria la Clinton è a favore di un maggiore intervento degli USA. Infine, la Clinton è da sempre a favore di una stretta cooperazione UE-USA e si è espressa contro l’uscita della Gran Bretagna dall’UE. Per quanto riguarda Trump le sue dichiarazioni sulla NATO non sono molto tranquillizzanti, e ha sostenuto che l’Unione Europea è nata come consorzio per competere con gli USA; ça va sans dire, è a favore di Brexit.

Grazie Federica, come sai io ero per Bernie Sanders, ma confrontarmi con te sui vari candidati durante questo anno e mezzo di campagna elettorale è stato davvero costruttivo anche per capire meglio la società americana. Ti ringrazio  per il tuo tempo e continuerò a seguirti su Ladynomics! 

Grazie Valentina e Amiche di Fuso per l’intervista! E soprattutto: Go Hillary gooooo!

Non ci resta che attendere l’8 novembre per sapere come andrà a finire Clinton v Trump!

Valentina Inghilterra

Ha collaborato con Amiche di Fuso da luglio 2014 a giugno 2018

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Amiche di fuso

Amiche di fuso è un progetto editoriale nato per dare voce alle storie di diverse donne, e non solo, alle prese con la vita all'estero. Vengono messi in luce gli aspetti pratici, reali ed emotivi che questa esperienza comporta e nei quali è facile identificarsi. I comuni denominatori sono la curiosità, l'amicizia e l'appoggio reciproco.

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