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Il mio parto in acqua in Svizzera

Parto in Acqua

Ho pensato a lungo a dove far nascere la mia terza figlia: se a Milano, dove avevo un ginecologo di superfiducia, oltre che la famiglia e gli amici, o in Svizzera, a Basilea, dove avevo per caso già partorito il mio primo figlio, con un’esperienza devo dire non delle migliori, nonostante la struttura ospedaliera fosse stupenda.

Alla fine ha vinto la presenza di mio marito e ho deciso per Basel, cambiando ospedale rispetto alla prima volta e scegliendo l’ospedale universitario, dove nelle diverse visite mi hanno garantito dei precisi protocolli medici di cui volevo esser certa, nonché per la presenza della pediatria neonatale. I dubbi li ho avuto fino all’ultimo, durante le visite piuttosto frettolose e superficiali rispetto a quelle italiane, avevo trovato l’ambiente freddo, a dire il vero, e non essendo seguita da un ginecologo fisso mi sentivo un po’ in balia del caso. Devo dire che alla fine ho avuto fortuna: le ostetriche e la dottoressa che hanno condiviso con me questo momento sono state tutte carinissime e professionali, tanto che posso dire che indubbiamente questo terzo parto è stato il migliore…

Non poteva essere una bambina della neve, come i fratelli, essendo nata a giugno. Ma il tempo non era ugualmente dei migliori quel giorno: faceva ancora freddino, da maglione e giacchetta e tirava vento, quel giorno. Ed io mi son alzata coi soliti doloretti che mi accompagnavano da qualche giorno e una sensazione di pancia che spingeva verso il basso. Ma essendo giorni che andavo avanti così me li son tenuti, pur restando in allerta: del genere che mio marito voleva fare una gita in auto non so dove, e io gli ho detto “facciamo che ci limitiamo al parco giochi qui vicino, per oggi? Che non si sa mai…”

Difatti ero ancora al parco verso le 18.30 – nonostante la sensazione strana e l’impazienza di chi pensa “se devi iniziare inizia e facciamola finita e perlomeno non sto sveglia tutta notte” –, un’ora dopo cenavo e durante la cena è arrivata, inequivocabile, la prima vera contrazione. Avendo avuto un parto veloce già con il mio secondo figlio, non volevo star a calcolare il tempo tra una contrazione e l’altra, volevo solo andar in ospedale, nonostante le rimostranze dell’ostetrica addetta alla reception al telefono. Ma anche se forse non ha capito il senso esatto delle mie parole in italiano (dille che sono al terzo parto e arrivo ADESSO!), deve aver intuito il tono della mia voce mentre lo intimavo a mio marito che al telefono rispondeva a una serie infinita di domande di routine previste dall’ospedale svizzero…

Come temevo, dopo la visita (in cui mi hanno gentilmente detto che la bimba non era ancora bene incanalata) mi hanno spedita direttamente in sala parto: una bella sala grande, nuova, con lettino, vasca, a disposizione cuscini riscaldati, palla su cui sedersi e non mi ricordo cos’altro… (forse la mia visione è un attimo influenzata dalla sala parto dove ho partorito in Italia, che era a dir poco paurosa).

Il travaglio andava veloce, fin troppo a dire il vero, e quando mi hanno proposto di entrare in vasca per lenire i dolori (mi avevano già accennato alla possibilità del parto in acqua una delle ultime visite, facendomi fare degli esami aggiuntivi nel caso avessi voluto farlo) ho detto sì. Ero dilatata 5 centimetri ma avevo già contrazioni intensissime ogni minuto e, avendomi detto che non essendo incanalata bene poteva esser un parto più lungo, temevo davvero di andar avanti così molto a lungo. Invece son entrata in acqua, dove mi si son subito rotte le acqua e Bianca è nata in 10 minuti… ovviamente nel bel mezzo del cambio del turno, tanto che nella concitazione non capivo chi fosse quella signora tanto dolce che, spuntata dal nulla, mi stringeva la mano e mi faceva coraggio (n.d.r. la ginecologa) mentre io sostenevo che no, non ce l’avrei fatta stavolta (ammetto che lo dico – o lo grido, credendoci – a ogni parto!). Onestamente, ricordo solo la concitazione, poi loro che mi dicono senti la testa della tua bambina e io che dopo un momento di esitazione la tocco e mi dico ok Vale, ci siamo: spingi, ma non troppo forte… e dopo un attimo ce l’ho tra le braccia, e non vorrei quasi uscire dall’acqua per tenerla così ancora un po’, ancora incredula, felice di quell’incredibile euforia che arriva dopo tanto dolore, mista allo stupore estasiato che ho provato dopo ogni parto, nel momento esatto in cui ho visto, toccato e annusato i miei figli per la prima volta…

La reazione di chi sa che ho fatto un parto in acqua in Svizzera è sempre di stupore e curiosità, in genere mi chiedono se è stato rilassante… Ecco, con un parto così rapido,“rilassante” non è certamente il termine che userei, ma forse il dolore in fase espulsiva è stato meno forte? Onestamente non lo so quantificare, di certo è stata una bella esperienza (con il mio primo avevo fatto parte del travaglio in acqua, ma appena ero entrata anche lì mi si erano rotte le acque e non riuscivo a trovare nessuna posizione comoda, quindi mi avevano fatto uscire… quindi nella mia testa non pensavo che stavolta avrei partorito addirittura nell’acqua), certo anche aiutata dalle persone che erano con me, tutte molto carine… Se vi interessa e volete cominciare a saperne un po’ di più questo articolo sul parto in acqua vi comincerà a dar qualche informazione. Se avete domande chiedete pure (sempre che sappia rispondere) se invece volete condividere con noi la vostra esperienza ne saremmo felici!

Valentina, Svizzera

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Author

Valentina Svizzera

Mamma di due bimbi scatenati, un’indole girovaga e curiosa e l’amore mi hanno portata a rimbalzare come la pallina di un flipper tra città e nazioni diverse, con un comune denominatore, il tedesco, nelle sue varianti e dialetti… e io che sognavo il mare, il caldo e idiomi più dolci! Tra le altre cose, autrice di libri per bambini, blogger, craftomane e pinnatrice compulsiva.

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