Desperate! We♥Expats

Il rientro. Lettera aperta da Simona

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Written by Nadja Perù

Una delle questioni più discusse tra gli expat: il rientro in patria. Può andare bene o può andare male, ma tutti noi abbiamo sognato almeno una volta di provarci. Ma chi lo ha fatto veramente? Chi ha avuto questo coraggio?

Ho conosciuto Simona prima virtualmente, qualche anno fa. Doveva venire a Riyadh per lavoro, ed io ero li. Le ho dato vari consigli, ci sentivamo spesso, finché il suo arrivo non è coinciso con la mia partenza. Non ci siamo viste ma abbiamo continuato a tenerci in contatto via facebook e via whatsapp. Poi i casi della vita: lei viene trasferita a Lima per lavoro e finalmente, dopo tanto tempo e un’amicizia virtuale, ci incontriamo nella capitale peruviana! Lei è una super donna. Giovane ma con le idee ben chiare, un bel lavoro e un carattere forte e deciso! Bella come solo le italiane sanno essere (vabbè scusate ma me la tiro un po’ eh, ma smentitemi!) e simpatica, sempre con il sorriso sulle labbra nonostante la difficoltà di essere sola in terra straniera!

Dopo qualche mese a Lima, il bivio in cui tutti nei nostri sogni (o incubi) ci troviamo: una proposta di lavoro in terra italica. Che fare? Sofferenza e gioia, dubbi e perplessità. Ci ha provato e ha accettato. Ecco il suo racconto con il cuore in mano dalla sua “nuova” casa (e vita) a Milano:

Care Amiche di Fuso,

Oggi voglio introdurre un nuovo topic, che per me è diventato importante da qualche mese, a voi non so se augurarvelo o no!  Il ritorno in madrepatria.

Che dire? Dopo 8 anni all’estero con un’esperienza che varia dalla Cina, all’Arabia Saudita, passando per la Tanzania e finendo con il Perù (solo per nominarne alcune), decidere, in pura coscienza, di riprendere le proprie cose , tendenzialmente stiparle in una valigia da 23kg una e 8kg l’altra, per ritornare nella tanto agognata Terra Promessa, non è così facile come si pensa.

Sono un caso un po’ particolare, non sono andata via dall’Italia perché non c’era lavoro ma perché esterofila lo sono sempre stata e avevo voglia di scoprire il mondo quando ne avevo le forze e la voglia. Laurea triennale in Italia e poi ciao mondo, here I am, surprise me! E ragazze, ma quante sorprese… di belle e di brutte ma probabilmente, come sempre, le brutte non si ricordano mai, così come i momenti di difficoltà.

La mia scelta di tornare é accaduta per una concomitanza di cose, avete presente quando dici “é un segno!”… ecco diciamo che negli ultimi mesi sembrava che tutti i segni portassero a questo tanto agognato ritorno, sicuramente dai miei cari, ma nel fondo anche da me… a Milano. La conoscevo da studentessa e ci torno da lavoratrice con esperienza. “Non sarà cosi male pensavo… alla fine sono a casa mia, la mia lingua, la mia cultura”, beh, anche su questo la vita ha deciso di giocarci un po’ su perché dopo tanti anni fuori non basta la lingua comune per farti sentire a casa.

Io mi sono sempre ritenuta un’italiana cittadina del mondo. Quanto era bello mangiarsi la pizza fatta col pane arabo a Riyadh nei compound con i propri connazionali, o vedersi i mondiali di calcio a Dar Es Salaam nei posti più sgangherati perché no matter what… siamo italiani, di dove, quanti anni, non importava… era la comunità che dava senso alle cose.

Ecco adesso mi ritrovo qui, eppure mi sento straniera nel mio Paese.  E non é bello. Perché gli amici ci sono, ma sono cambiati loro, così come sono cambiata io. Mi sono imposta di non pensare alla mia vita da expat perché, ne sono cosciente, dopo un po’ diventa noiosa da ascoltare per gli altri che alla fine ti diranno… “Ma se stavi così bene in Medio Oriente perché sei tornata?” “Perché voglio dare una possibilità a me stessa, alle mie relazioni, alla vita vera, al mio Paese” è la mia risposta ormai elaborata dopo giorni, settimana e perché no, mesi di pianti e di rimpianti ma con la nota finale dolce amara “ne vale la pena”… ma quello che loro non capiscono é che se nel tuo cuore questa coscienza c’é, non ti senti capita da i più e la mattina quando ti svegli e vai al bar dici “Si però  il caffè in Italia é buono dappertutto” ma qualcosa ti manca… ti manca quell’internazionalità, e perché no, il tuo status di expat.

E ribadiamo un po’ a tutti che lo status di expat non ci è stato regalato, ma ce lo siamo guadagnato con le nostre scelte, con le nostre solitudini non sbandierate su Facebook… e non c’è niente di male per questo. Non ho intenzione di sentirmi in colpa perché ho vissuto una vita diversa da chi, al momento, mi circonda. Perché l’ho cercata, voluta e guadagnata e ci guardo dentro nei giorni bui per strapparmi un sorriso e farmi forza pensando che ho superato di peggio, come la stagione delle piogge in Tanzania!

Mi manca sapere che la prima lingua non é la mia di nascita, mi manca far parte di essere una minoranza e saperne apprezzare molto più i pregi, mi manca di essere considerata, come donna, completamente alla pari degli uomini, in parecchi ambiti, sorprendentemente. Riguardando al mio periodo in Medio Oriente, mi manca sentire il Muezzin chiamare la preghiera 5 volte al giorno e anche il “che palle, mi hanno chiuso al supermercato e ora devo aspettare che riapra” che palle sì, ma un po’ col sorriso sotto i baffi perché alla fine faceva ridere, mi manca quell’aria di “tutto é possibile”.

Sono tornata da veramente pochissimo e non voglio fare gli errori che ho sempre fatto, anche come expat, quindi mi alzerò e cercherò i lati positivi del mio nuovo Paese di accoglienza che guarda caso corrisponde a quello di nascita. Il caffè, il cibo, la cultura, le passeggiate, i milioni di paesaggi diversi, gli affetti vicini che sì, forse non mi capiscono fino in fondo, ma forse nemmeno io capisco loro. Essere expat te lo porti per tutta la vita, l’unica cosa che vorrei dire é che non é mai così semplice come ci aspetta, né per un verso né per un altro.

Amiche di fuso, io vi penso (e vi aspetto) dall’Italia con una bella tazzulella e caffè! … e poi never say never… tornare expat è un attimo… basta un biglietto aereo solo andata! Massalama!

Simona

Che ne dite? Qualcuna con la stessa esperienza?

Nadja, Peru

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Author

Nadja Perù

Espatriata per lavoro ormai più di 10 anni fa, con mio marito abbiamo vissuto in Serbia, Romania, Bulgaria, Arabia Saudita e adesso siamo approdati in Perù! Nel frattempo si sono uniti al gruppo due bimbi globetrotter che ci accompagnano nella nostra pazza vita girovaga!Il nostro mantra? Home is not a place, it's a feeling! Con la Sardegna nel cuore, vivamo dove ci porta il lavoro e ci godiamo ogni piccola cosa che i paesi ospitanti ci offrono con l'entusiasmo della prima volta!

16 Comments

  • Noi siamo una famiglia expat diversa, noi siamo una famiglia di un militare che mi ha portato a traslocare 9 volte in undici anni, che dal Nord Italia mi ha fatto vivere al Sud e poi di nuovo al Nord, ma d’altra parte e in Spagna e ora in Francia. Siamo quindi degli expat a tempo, ma siamo un po’ expat anche in patria perché non siamo mai comunque a casa nostra.
    Italia per noi è sì patria con caffè, pizza e lingua madre, ma non proprio casa con amici e parenti, quindi sempre una scoperta e questo aiuta non poco. Perché rientrare in patria dopo due anni in Spagna è stato difficile, soprattutto per me che ci ho lasciato un pezzetto di cuore flamenco e ora l’idea di rientrare in Italia dopo 4 anni in Francia in un clima super internazionale con tre figli in età scolare…bè mi pare quasi impossibile!
    Amo l’Italia, la nostra cultura, il nostro cibo, ma quello che si guadagna a vivere fuori, l’aria di internazionalità, il vivere sempre esperienze nuove, il poter essere sè stessi e ricevere non critiche, ma semplicemente sguardi curiosi da “ah, questa è straniera”…
    Insomma il rientro è ogni volta un gran casino!

    • Hai ragione. Ogni spostamento è un piccolo espatrio, un allontanamento dalla propria confort zone! Facci sapere!

  • Simona, non sai cos’ho provato leggendo la tua lettera. Anch’io come te sono andata via per scelta e non per necessità (anzi, nel mio caso particolare la partenza è stato un consapevole suicidio professionale), anch’io ho sempre pensato che lo status di expat “non ci è stato regalato, ma ce lo siamo guadagnato con le nostre scelte, con le nostre solitudini non sbandierate su Facebook”.

    Sono tornata anch’io in Italia dopo otto anni, ma non l’ho vissuto come un ritorno a casa. Per seguire il ragazzo di cui mi ero innamorata mentre ero all’estero sono andata a vivere nella sua città… ed è stata una catastrofe.

    Un po’ perchè è un contesto molto diverso dalle città in cui ho sempre vissuto (molto più piccola, molto più provinciale e pure in collina, con le salite da fare ogni volta che esci di casa!) ma soprattutto perchè solo una volta arrivata qui ho capito che non mi bastava “andare in Italia”… volevo tornare vicina alla famiglia e agli amici di vecchia data. Qui mi sento ancora “expat”, sola, incompresa (nel senso che dici tu: gli altri non capiscono me ma nemmeno io capisco gli altri) e senza quell’entusiasmo per la scoperta che mi dava energia mentre ero all’estero.

    Ormai sono molti mesi e ancora qui non mi sento per niente a casa. Cerco di tenere duro perchè amo il mio ragazzo e per andare avanti mi ripeto continuamente le cose positive che pur ci son state in quest’anno tanto triste.

    Leggere le esperienze altrui mi ha sempre aiutata, sia prima di partire, sia mentre ero via e adesso che sono non-tornata. Se ti va di sentirci, mi farebbe molto piacere. Magari ci si può aiutare.

    ps ah, non ho Whatsapp! è una mia mania, odio gli smartphone. Però mi trovi online, ho un mio blog e pagina Facebook.

    Un abbraccio,
    Arianna – La ragazza con la valigia

  • Tanta solidarietà a Simona!
    Secondo me Milano è anche una città particolarmente difficile in cui fare il ritorno da expat. Ma forse sono scottata dalla mia esperienza di vita milanese e non faccio testo.
    Io ho fatto la stessa scelta di ritorno circa sei mesi fa: non per lavoro, perché lavorando da casa ho proprio la possibilità di lavorare ovunque voglia, ma più per amore/circostanze “temporanee” (come mi piace chiamarle). Potevamo scegliere una qualsiasi città di Italia in cui tornare, abbiamo scelto Genova perché sia io che il mio compagno amiamo le città portuali, il mare, e il clima che si respira. E per il momento devo dire che ci è andata bene.
    All’inizio non è stato facile, io ero moooolto restia al rientro in Italia (se vi ricordate anche l’incipit del mio articolo per Amiche di Fuso di qualche tempo fa…).
    Ma mi sono dovuta ricredere. Genova mi sta piacendo molto, l’ambiente della città mi ricorda un pochino quello della mia amata Barcellona.
    Nel mio caso ha contribuito molto anche il fatto di non dover rientrare in un ambiente-ufficio, quindi tutte le persone che sto conoscendo a Genova e che decido di frequentare sono persone con cui condivido una visione molto simile alla mia. Persone soprattutto che hanno fatto un’esperienza all’estero, o che amano viaggiare da sola come me.
    E forse mi sta aiutando molto anche il fatto di essere tornata qui con il mio compagno, che è Messicano, ed è innamorato dell’Italia: mi aiuta a concentrarmi sulle cose belle e a vivere questo rientro quasi come un’expat in terra italica.
    In tutta onestà, comunque, se domani mi dicessero “trasferitevi in un altro Paese” lo farei molto volentieri comunque 😉

  • Anche io, come Arianna, Simona e Giulia, sono rientrata. Me ne sono andata in Francia dopo il liceo, convinta di volere un’istruzione diversa e una vita più equa. Sono tornata perché quella vita e quell’istruzione mi avevano illusa di poter cambiare qualcosa in Italia. Atterrare a Roma è stato uno shock, non venire pagata per mesi dai clienti è stato uno shock, essere circondata da sporcizia e disprezzo per il prossimo è stato uno shock.

    Ma questa sveglia ci voleva.

    Ho cambiato città e obiettivi. Io non mollo, ma se dovesse capitarmi l’occasione di ritrasferirmi non ci penserei due volte. E questa volta non sarei così naif da credere di potermi ritagliare uno spazio in un Paese che non mi apprezza.

    È bello conoscere altre persone che ci stanno passando!

  • Io e mio marito ci troviamo proprio in questo momento nel mezzo della complicatissima, molto più del previsto, scelta se accettare un’offerta dall’Italia, da Milano, casa, o restare a Dubai.. non siamo scappati dall’Italia ma abbiamo scelto di lanciarci nell’avventura di una nuova vita perché “se non ora quando?”ma in fondo abbiamo sempre sperato che arrivare un’opportunità dall’Italia..e ora che è arrivata che si fa? L’Italia mostra sempre i soliti limiti: stipendi bassi e spese alte,soprattutto a Milano, e per quanto la struttura che ha proposto l’offerta a mio marito sia veramente prestiosa lo è anche quella per cui lavora qui ma qui guadagna il doppio e con la metà delle spese perché Dubai ti vizia..casa e bollette pagate, assicurazione sanitaria, sole tutto l’anno, ecc.. e quindi si segue il cuore e ci si riavvicina alla famiglia o si pensa che il cuore non ti paga le bollette, e forse aspettare può aiutare a mettere via qualcosa per un rientro futuro con un paracadute più grande? E se non capitasse più una buona occasione per tornare? Spero di non essere l’unica a cui i bivi della vita mettono un po’ in crisi..

    • Penso che chiunque si trovi a dovre prendere una decisione importante si senta in crisi: è umano. Ogni cambiamento è un salto nel buio: si sa ciò che si lascia, ma non si sa esattamente ciò che si trova.

      Non posso darti un consiglio, è una scelta troppo personale, solo volevo dirti di essere indulgente con te stessa: è OK non sapere cosa fare.

      Poi si prende fiato, si valutano pro e contro, insieme, e si decide. E una volta deciso, comunque vada, non guardarti indietro. Se l’hai fatto è perchè in quel momento era la cosa migliore da fare.

      Io come ho scritto sopra non sono felice di vivere in Italia, soprattutto perchè non sono a casa mia ma in una città a cui sento di non appartenere, ma non mi sono pentita della mia scelta. Anzi, il giorno in cui ho lasciato l’Irlanda è un ricordo dolcissimo che mi porterò sempre nel cuore, insieme agli otto stupendi anni (nonostante le difficoltà) che ho vissuto lì.

      Un abbraccio.

      • Ti ringrazio Arianna per questo tuo messaggio.. l’indecisione regna sovrana in questi giorni e rende meno serena l’aria natalizia che si dovrebbe respirare ma anche se a casa tutti sembrano già aspettarsi una decisione di ritorno, noi siamo più ostili a propendere per una strada dove il motto sulla bocca di tutti è “sacrificio”! Non per avidità ma per la serenità, che l’Italia purtroppo troppo spesso nega.. speriamo, qualsiasi sia, di prendere la decisione giusta.. grazie

  • Io sono rientrata dall’Australia in Italia, qualche anno fa. Nel più brutto dei modi: quando il tuo visto non è rinnovato e sei costretta ad andartene. Ah, che periodo difficile in Italia, quanti pianti e lacrime guardando Bondi rescue . Oggi sono residente in australia, alla fine ce l’ho fatta a tornare, ma come tutte le cose, da vicino non sono mai perfette come sono da lontano! Ciononostante, il coraggio di tornare in Italia di nuovo non c’è l’ho!

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