Desperate! Work&Study

Beata te che sei una mamma che non lavora!

Una mamma che non lavora - Amiche di fuso
Written by Federica Italia

Scrivere post polemici non è nel mio stile, ma ultimamente c’è una cosa che mi viene spesso ripetuta che mi inizia a stare piuttosto stretta. Supportata da queste frasi:

“Beata te che sei una mamma che non lavora!”, “Pensa se dovevi anche lavorare!”, “Tu che non lavori hai un sacco di tempo libero!, “Tu sei una privilegiata!”.

Ora, premetto che da un certo punto di vista sono davvero una privilegiata. Perché ho la possibilità di scegliere se godermi l’infanzia dei miei figli e non sono obbligata a stare fuori casa 8 ore mentre qualcun altro cresce i miei bimbi. Perché ho un marito con un lavoro che può mantenere tutta la famiglia senza bisogno che lavori anch’io. E questo è sicuramente un privilegio grandissimo che non tutti hanno. Anche se bisogna tenere presente che, dietro ad un marito che mantiene da solo la famiglia, c’è un lavoro molto impegnativo che lascia ben poco spazio per essere di altro supporto alla moglie ed ai figli.

Detto questo, sentirsi però ripetere spesso “Tanto tu non lavori!” a lungo andare è fastidioso. È vero, io non lavoro. Ma non lavoro nel senso che io non guadagno. Perché credetemi che le mie giornate sono tutto tranne che inattive o di solo svago.

Il lavoro di una donna, o più nello specifico di una mamma, è quindi solo quello retribuito? No, anche le mamme che non lavorano, lavorano.

Una mamma che non lavora si occupa dei figli 24 ore su 24 finché non vanno all’asilo/scuola. Una mamma che lavora ha necessariamente qualcun altro che si occupa di loro: nido, baby sitter, nonni o marito quando lavora per turni.

Ora che vanno a scuola mi occupo quasi sempre io di portare i miei figli a scuola e riprenderli. Noi abbiamo scelto una scuola lontana da casa per dare loro il meglio, soprattutto nel passaggio scuola inglese/scuola italiana.  Poco importa se sono 2 ore e mezza da passare in macchina ogni giorno e mio marito lavora vicino alla scuola, tanto io non lavoro quindi posso portarli io. Per fortuna ogni tanto ci sono qui i nonni che mi risparmiano qualche viaggio e qualche volta mio marito decide che può tardare un po’ al lavoro. Allo stesso modo sono soprattutto io che li porto alle attività sportive pomeridiane.

Una mamma che non lavora si occupa quasi sempre in prima persona della casa. Noi ci concediamo una signora che mi aiuta 6/7 ore alla settimana, metà delle quali sono dedicate a stirare.
Ancora una volta non nego di essere fortunata. Questo non vuol dire che io sia sollevata da tutte le incombenze casalinghe. Mi rimane un bel po’ da fare ogni giorno. Abbiamo una casa impegnativa su 3 piani, una grande terrazza ed un giardino di cui mi occupo personalmente. Faccio almeno 4 lavatrici alla settimana. I miei figli si sporcano molto e sono di indole disordinata. Ci stiamo lavorando, ma c’è ancora molto da fare.

Una mamma che lavora ha invece spesso chi si occupa della casa al posto suo e, arrivando spesso a casa tutti di sera, la casa si mantiene più in ordine. Ode invece a chi lavora e non ha nessun aiuto in casa. Qui si parla di vero eroismo.

Una mamma che non lavora si occupa dei compiti dei bimbi e, credetemi, nel mio caso andrei a zappare la terra piuttosto. Non perché non mi piaccia (sono anche diplomata maestra), ma perché i bimbi non sono tutti uguali. Ci sono quelli che si siedono spontaneamente a fare i compiti e quelli che ogni pomeriggio il momento dei compiti si trasforma in una vera e propria battaglia. Di cui si farebbe volentieri a meno.
Una mamma che lavora ha spesso chi si occupa dei compiti al posto suo. O controlla solo alla sera che tutto sia a posto.

Una mamma che non lavora va sempre personalmente a tutte le riunioni scolastiche, colloqui con gli insegnanti, feste ed avvenimenti scolastici. Accompagna i figli dal medico ed ai vaccini. Perché il marito lavora ed è quindi esonerato.

Una mamma che non lavora si occupa di tutta la burocrazia di casa. Pagamenti, pratiche, iscrizioni a scuola, alle attività sportive etc. Perché lei non lavora ed il marito sì. Se poi il marito ha un lavoro molto impegnativo, le toccheranno anche le sue cose personali: scarichi all’assicurazione sanitaria, richieste, prenotazioni visite mediche, ritiro ricette dal dottore etc…

Una mamma che non lavora spesso fa e disfa le valigie per tutta la famiglia, marito compreso. Si occupa di organizzare vacanze, viaggi e spostamenti. Si occupa di tutti i regali di compleanno e Natale per tutta la famiglia e pure quella allargata.

Una mamma che non lavora gestisce i rapporti sia con la sua famiglia d’origine sia con quella del marito. Mail, messaggi, invio foto, lunghe telefonate.

Una mamma che non lavora si occupa dei traslochi. Di buttare, fare scatoloni e dirigere i facchini.

Sicuramente ci sono tante donne che lavorano e si occupano lo stesso di tante di queste cose, ma proprio tutte non credo. O comunque le dovranno fare in maniera più rapida e meno accurata. Senza mirare alla perfezione. Che purtroppo, noi donne che non lavoriamo, cerchiamo di perseguire.

Una mamma che non lavora ha tanto tempo a disposizione e può quindi dedicarsi a tante cose. Perché il marito lavora e lei no.

Nessuno però si ferma mai a pensare che quel tempo libero mentre i figli sono a scuola è già stato riempito con tante cose. Che anche il tempo di una mamma che non lavora trascorre in fretta e, soprattutto, finisce.

Nessuno riflette sul fatto che spesso le occupazioni di una mamma che non lavora sono davvero noiose. Io, pur avendo sempre lavorato prima di sposarmi e trasferirmi all’estero, non disdegno idealmente nemmeno la vita da casalinga. Nel senso che sono convinta che un giorno sarò felice di aver vissuto tanti dei momenti dell’infanzia dei miei figli. Proprio perché non torneranno.

Mi piace organizzare la casa, fare la spesa e cucinare. Ma dubito che si possa dichiarare di amare smacchiare centinaia di macchie, ordinare ogni giorno la casa per ritrovarla al mattino come se fosse scoppiata una bomba. Riordinarla ancora e ritrovare di nuovo il caos il giorno dopo. Giorno dopo giorno, sempre uguale.
Dubito che qualcuno ami passare il tempo a pulire bagni e pavimenti. A perdere ore a fare pratiche burocratiche.
Senza che nessuno ti dica spesso grazie. Perché il lavoro di una donna a casa è scontato.

E, come se non bastasse, è spesso suscettibile di critiche. Il jeans che ci si voleva mettere proprio quel mattino non è ancora stato lavato o per cena c’è qualcosa che non piace a tutti. C’è spesso qualcosa che non va. Che viene sottolineato. Mentre tutto ciò che funziona non è degno di nota o di un grazie.

In pochi si fermano a riflettere sul fatto che stare tutto il giorno con un bambino può essere psicologicamente snervante e molto faticoso. Perché, se tutte le mamme sanno che i bimbi portano gioia e amore infiniti, ma anche grandi sacrifici e fatiche che crescono con il crescere del numero di figli, un uomo spesso fatica a comprenderlo. E purtroppo, a volte, anche alcune mamme.

Io ho la fortuna di avere amiche molto oneste che mi dicono che loro non potrebbero mai rinunciare a lavorare per stare sempre con i figli. Che non reggerebbero. Che hanno bisogno del loro lavoro fuori casa. E che mi fanno sentire capita.

Ma quanti invece non riflettono sul fatto che per una mamma che non lavora non c’è mai uno stacco fra giornate lavorative e weekend, fra lavoro e vacanze? Una mamma che non lavora, lavora sempre e fa sempre le stesse cose. Finché non dormono tutti. E spesso anche oltre perché non lavorando, è sempre lei che si alza di notte quando i figli chiamano. Mio figlio piccolo non fa quasi mai una notte intera da quando è nato ed ha già 5 anni. “Tanto tu ti puoi riposare durante il giorno!” Io personalmente credo di non avere mai fatto un pisolino in 5 anni perché avevo sempre altro da fare. E molto difficilmente faccio una pausa pranzo che vada oltre i 10 minuti. Perché mangiare da sole non è tutto questo gran piacere.

E, come se tutto ciò non bastasse, il “lavoro” di mamma e casalinga a tempo pieno non è retribuito. Vi sembra una cosa da poco?

Io sono ancora una volta fortunata perché ho un marito generoso che quasi mai ha detto no ad una mia richiesta o esigenza. Ma non è comunque la stessa cosa che se fossi io a guadagnare dei soldi. Perché ci penso sempre a lungo prima di acquistare una cosa e, se si tratta di una cosa costosa, chiedo sempre a lui cosa ne pensi. Perché la libertà di spendere dei soldi per te è molto diversa se i soldi li hai guadagnati tu o tuo marito. O almeno io sono fatta così.

È vero, se vuoi puoi decidere di dedicarti ad un hobby, vedere persone, ma anche questo dovrà essere fatto sempre mentre i figli sono a scuola perché non sembra avere senso ricavarsi del tempo per sé quando la famiglia è a casa al completo. Peccato che al mattino le amiche lavorino, i corsi sportivi siano limitati ed altri introvabili perché tutti serali.

Per me l’hobby, ed il mio sfogo mentale, è stato avere un mio blog e partecipare al progetto Amiche di Fuso. Senza i quali forse sarei impazzita psicologicamente. Però, almeno nel mio caso, trovare anche il tempo per uno sport o un hobby vuol dire correre ancora di più nelle ore rimanenti. E sentirsi in colpa perché magari per dedicare tempo a noi stesse abbiamo tralasciato qualcos’altro. A volte sono proprio gli altri a farti sentire in colpa, senza pensare che ognuno ha diritto ad un po’ di tempo per sé. Per me può essere qualche ora settimanale dedicata a scrivere e fotografare, per un uomo può essere guardare la TV o leggere mentre la mamma si occupa di preparare e mettere a letto i bimbi.

Nel mio caso l’essere una mamma che non lavora è stata sia una scelta che un obbligo. Siamo andati a vivere all’estero due volte e cambiato due volte casa e città anche in Italia. Sono dovuta essere il palo portante e la presenza costante fisica e psicologica per i miei figli. Occupandomi di tutto il lato pratico ad ogni trasferimento. Ho scelto di non avere un ulteriore stress lavorando fuori casa, ma anche e soprattutto, di esserci per i miei figli.
Ora sono 9 anni che sono una mamma che non lavora ed inizio a sentirne il peso.

In parte è sicuramente colpa mia perché anche la mia mentalità non è poi così diversa da quella degli altri. Ho sempre pensato che se non lavoravo, dovevo per forza occuparmi io di casa e bambini. Che ne sarei stata perfettamente in grado.
Senza pensare che non si trattava solo di saperlo fare a livello pratico ed averne il tempo. Si trattava di fare prevalentemente cose noiose e ripetitive, di subire spesso malumori e difficoltà con i figli, di riassettare continuamente il proprio equilibrio psicologico. Di non avere molte soddisfazioni morali che passassero attraverso un grazie o un complimento, né soddisfazioni economiche. E di sentire che il tuo lavoro non è molto considerato.

Pochi riflettono sul fatto che una donna che sta a casa non guadagna denaro, ma ne fa risparmiare. Niente soldi per baby sitter, nido, donna delle pulizie, giardiniere. Forse noi mamme che non lavoriamo vorremmo che questo venisse sottolineato, almeno ogni tanto. Che ci venisse riconosciuto un ruolo altrettanto importante nella famiglia, anche se non portiamo soldi a casa. Che non venissimo liquidate spesso con un “Tanto tu non lavori!”.

Non dimentichiamo che, quasi sempre, accanto ad un uomo, padre, con una carriera brillante, certamente ottenuta tramite grandi capacità e impegno, c’è una mamma che non lavora. Che gli permette di dedicarsi di più al suo lavoro certo che a casa c’è comunque una persona che si occupa della famiglia e della casa. Che lo sgrava delle responsabilità extra lavoro.

So di essere più fortunata di tante altre mamme che lavorano e fanno quasi tutto senza aiuti, anche se credo che siano davvero poche quelle che lo fanno completamente senza supporto di nonni, baby sitter o marito. Con cui condividere oneri ed impegni, pratici e psicologici.
Se fra voi che leggete c’è qualcuna che fa davvero tutto da sola sappiate che avete tutta la mia stima ed il diritto alla santità!

Io a breve vorrei tentare di cambiare questo mio status in cui mi sento un po’ stretta, ma la mia famiglia ha ancora molto bisogno di me. Dovrò cercare di trovare la famosa via di mezzo…

Federica, Italia

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Federica Italia

Sei anni vissuti fra Cina e Thailandia al seguito di mio marito. Con noi i nostri due bimbi dei quali uno è nato in Cina, luogo che rimarrà per questo sempre a noi caro. Il mio amore per l'Oriente continua, ma ora stiamo affrontando con energia la nostra nuova vita italiana. Appena posso continuo a guardare il mondo con occhi curiosi, di solito dietro all’obbiettivo della mia Canon. Adoro leggere, scrivere e condividere il mio mondo attraverso il mio blog personale mammainoriente.com e le mie fotografie.

40 Comments

    • Ps: cmque anche io mi sono messa a tenere il comto dei soldi risparmiati tra babysitter prima e dopo scuola, lezioni di italiano e cibo da asporto/ristorante e cerco di considerarlo il mio stipendio 😉 Ovviamente quando lavoravo guadagnavo di più, però penso che al momento sia più importante la mia presenza a casa.
      Certo, quando ho beccato una multa di 400 dollari perché ho toccato il cellulare al semaforo rosso, il mio bilancio ha pianto amaramente…ma pian piano sto tornando in pari 😉

  • Mammarch, immagino che colpo i 400 dollari :O però direi che gli australiani sono educativi!

    Sono molto d’accordo con te Federica. Il lavoro di casalinga è pesante proprio perché non è retribuito né riconosciuto. Se mai dovesse toccare a me, ricevere commenti simili mi peserebbe un (bel) po’, più che altro perché mi infastidisce il fatto che l’erba del vicino sia sempre più verde. E beata te che non lavori, e beata te che non hai figli, e beata te che viaggi spesso… quando alla fine ogni medaglia ha il suo risvolto, e bisognerebbe cercare di far sentire gli altri capiti, non in colpa.

    Sarei curiosa di sapere che scuola frequentate, vivo nelle tue zone e non sono molto soddisfatta della International School di Bologna, non tanto per il programma ma per certi problemi e atteggiamenti negativi italiani che non si riescono a sradicare nemmeno lì. Mi piacerebbe sapere se ci sono alternative di qualità!

    Se non vuoi scriverla qui per privacy, Greta ha la mia mail 🙂
    Un abbraccio

    • Infatti io non mi sognerei mai di criticare una mamma che lavora. Sia che lavori per necessità, sia che lo faccia per realizzazione personale. Immagino quanti sacrifici ci siano dietro ad entrambe le situazioni. Però vorrei che nessuno continuasse a svalutare il lavoro di chi sta a casa.
      Noi non abbiamo scelto la scuola internazionale a Bologna sia perché la retta ci è sembrata esagerata considerando che abbiamo 2 figli, sia perché ci tengo che i miei figli conoscano bene anche l’italiano. Ed anche l’ambiente non mi convinceva…
      Chiedo a Greta allora!

  • Federica, mi hai fatto commuovere con le tue parole…davvero! Hai scritto quello che io non sono mai riuscita a spiegare senza arrabbiarmi prima di finire oppure dicendole nel modo sbagliato. Hai spiegato benissimo tutto e sono d’accordo al 100%. Soprattutto quando dici “E, come se non bastasse, è spesso suscettibile di critiche. Il jeans che ci si voleva mettere proprio quel mattino non è ancora stato lavato o per cena c’è qualcosa che non piace a tutti. C’è spesso qualcosa che non va. Che viene sottolineato. Mentre tutto ciò che funziona non è degno di nota o di un grazie”… e’ la cosa piu’ snervante. Basterebbero due giorni di “sciopero” per far comprendere meglio cosa facciamo davvero… io lo dico spesso ma poi non lo faccio mai… grazie per le tue parole! Le terro’ pronte per la prossima persona che mi dira’ “tanto tu non lavori”… un abbraccio, Alessandra

    • Anche a me piacerebbe ogni tanto fare a cambio con il marito per fargli capire certe frustrazioni. Per carità lui ha un lavoro davvero impegnativo, ma credo sia difficile capire per lui quanto possa essere faticoso occuparsi di una casa e dei figli a 360 gradi. Non parlo tanto di fatica fisica che non mi costa, ma mentale sì. Solo che solo chi ci si trova a farlo quotidianamente può capire.

  • Hai scritto per tutte noi. Non trovo niente da aggiungere perché sei riuscita a dire tutto. Brava, è proprio così.
    Ora i miei figli sono grandi e, finalmente, dedico del tempo ai miei interessi. Ma per tanti anni era un continuo cercare di fare qualcosa che funzionasse nei ritagli di tempo – cosa molto improbabile.
    Vero che questi miei tentativi di fare qualcosa online venivano visti come fallimentari perché non rendevano. Così come sentivo la mancanza dei grazie e del semplice riconoscimento per quello che facevo. Ma ora devo dire che non ne ho più bisogno. Vedere i miei figli grandi e non aver rimpianti di non averli seguiti o goduti mi basta. Anche se mi sono sentita spesso, come te, stretta, senza lavorare e seguendo la famiglia con tutte le cose che hai ben elencato, dalle cose burocratiche alla macchia sui vestitini, ora sono soddisfatta.

    • Grazie del tuo commento e di avermi raccontato la tua esperienza. Anch’io so che i momenti più duri sono questi, poi loro cresceranno e chissà, magari un giorno rimpiangerò questo periodo.

  • ti capisco perfettamente, anche se la mia esperienza è completamente diversa dalla tua. Non ho figli e ho sempre lavorato, cercando di recuperare la domenica il tempo per stirare e per pulire più a fondo la casa. Non ho mai avuto un aiuto domestico, perché quando ero giovane mi sembrava brutto chiedere a una persona più grande di me di fare lavori pesanti al posto mio e man mano che invecchiavo pensavo di sentirmi una schiavista se avessi obbligato una ragazza giovane a lavorare per me. Adesso sono in pensione, ma il mio compagno lavora ancora, quindi la sveglia al mattino continua a suonare anche per me, non perché lui lo pretenda, ma perché mi fa piacere far colazione con lui e mi fa piacere lavargli la mela e dargliela già detorsolata per il suo spuntino sano. Nelle giornate come ieri in cui lui non torna a casa per la pausa pranzo se io traffico dalla mattina alla sera e non dedico nemmeno un’ora ai miei hobby creativi, arrivo a sera non solo stanca, ma anche svuotata di entusiasmo e di energie. Il tuo impegno è lodevole e merita un grande rispetto. Le donne che lavorano (soprattutto se si devono occupare anche della casa) dovrebbero essere le prime a considerarsi fortunate, perché le soddisfazioni che ti dà il lavoro non te le danno certo i vetri senza macchie e le camicie inamidate e sono proprio queste soddisfazioni a darti l’energia per fare tutto in fretta e in modo accettabile e si ha pure l’alibi se non tutto è perfetto!

    • Grazie per avermi raccontato la tua esperienza Claudia.
      Io sono uscita di casa a 22 anni trasferendomi in un’altra città per lavoro e da quel giorno mi sono mantenuta da sola con il mio lavoro. All’inizio è stata dura, sono partita affittando un posto letto e, a suon di sacrifici, sono riuscita a comprarmi un piccolo appartamento, grazie ad un contributo dei miei genitori, risparmi miei sudati ed un bel mutuo che ancora pago. Questo per dirti che so cosa vuol dire lavorare anche 14/15 ore al giorno e fare sacrifici. Però era un lavoro che mi piaceva e mi dava soddisfazioni (insieme anche ad una gastrite perché allo stress si paga pegno). Quando mi sono trovata a dover fare la mamma a casa per i continui trasferimenti esteri, l’ho fatto con piacere come ho scritto. Riconosco che mi sono liberata dallo stress però psicologicamente è stato molto pesante. Sicuramente è stato anche il tipo di vita girovaga, in paesi non facili come la Cina e la Thailandia, però credimi che dopo 9 anni è sempre più difficile capire che non ti venga riconosciuto il giusto valore. E spesso penso che se lavorassi fuori casa o comunque guadagnassi certe valutazioni altrui sarebbero diverse.

  • E’ anche vero che poter scegliere se lavorare o stare a casa per la famiglia mi rende particolarmente fortunata. Io sono contenta di non lavorare… Basterebbe un po’ di considerazione e gratitudine in piu’.

    • Infatti anch’io mi sento una privilegiata a poter scegliere, ma appunto mi piacerebbe che venisse riconosciuto anche a me un ruolo altrettanto importante, se non economico almeno morale, all’interno della famiglia.

  • Amen sorella!
    Io ho lasciato il lavoro prima di avere figli, per iniziare la prima nostra avventura all’estero, ho smesso di lavorare e guadagnare fuori casa per poter essere di supporto a mio marito prima, ai miei figli poi. All’inizio è stato difficilissimo, dopo che fin da piccola mia madre, da brava sessantottina, mi aveva inculcato l’importanza del lavoro per una donna. Sai cosa mi ha fatto stare meglio? Mio marito che mi ha fatto notare quanto abbiamo guadagnato negli anni, soprattutto con i due espatri, che altrimenti non avremmo fatto; se io avessi lavorato non ci saremmo riusciti mai!

  • La tua e’ una riflessione molto bella e molto giusta.
    Ti rispondo pero’ in modo un po’ provocatorio: e I mariti, in tutto questo? Perche’ si parla sempre di mamme che stanno a casa, e non di papa’? E’ giusto che un padre sia “esonerato” dalla vita dei figli perche’ lavora?
    Non lo chiedo per criticare, ma perche’ leggo troppe storie di donne che stanno a casa con i figli mentre i mariti lavorano e guadagnano e a me l’idea di essere in una relazione che non sia paritaria (= lavoriamo uguale, ci occupiamo della casa uguale) sinceramente spaventa molto, perche’ non mi ci troverei bene.
    Parli di madri che lavorano e non hanno aiuto come “eroismo”. E i mariti di queste donne?

    • La tua non è una provocazione, ma una domanda più che giusta. Per quello che vedo intorno a me, la figura del marito è cambiata enormemente rispetto per esempio alla generazione dei miei genitori. Grandi passi avanti sono stati fatti ed in molte coppie il marito partecipa altrettanto attivamente alla gestione di casa e figli. Magari non in modo paritario, ma comunque molto. Ed è questo a cui mi riferivo quando parlavo di donne che lavorano, ma hanno comunque qualcuno che condivide con loro il carico. Quando la donna non lavora è purtroppo spesso automatico che allora quasi tutto il carico debba essere a carico della donna. Bisogna lavorarci ancora. Poi devo anche constatare che purtroppo ci sono uomini che ancora non riconoscono un valore alla moglie che sta a casa. Passa ancora il concetto che solo loro lavorano e la mantengono. Senza pensare che possono dedicarsi al lavoro ed avere una famiglia anche perché c’è chi sta a casa a condurre il tutto. Ti dico che anche mio marito, giovane, persona colta, aperta ed intelligente, pur riconoscendomi i miei meriti e gratificandomi in tanti modi, ogni tanto se ne esce con delle frasi che mi fanno parecchio arrabbiare. Mi rendo conto che è frutto del suo essere cresciuto in un ambiente, quello del Sud Italia, caratterizzato ancora oggi da un forte maschilismo. Contro il quale ovviamente combatto!

  • Io, lo ammetto, provo sempre un certo fastidio quando le persone si lamentano di non essere comprese o di essere oggetto di giudizi sbagliati.
    Anche quando capisco o motivi del malessere, non riesco a superare l’impulso che mi spinge a pensare che sarebbe saggio (e tanto più semplice) fare presente le proprie ragioni al diretto interessato.
    Per dire, io lavoro molto ed ho famiglie impegnative (ci metto anche quelle di origine perchè non sono carichi da poco) delle quali cerco di occuparmi molto.
    Naturalmente non faccio da sola, perchè non potrei fare diversamente, perchè odio ogni momento passato a stirare o strofinare e perchè non ho voluto e costruito una famiglia da sola (ubi commoda, ibi incommoda, gli ho fatto incidere nel lato interno della fede).
    Ciononostante stiro e smacchio, sgrido ed educo, non mi perdo una riunione a scuola (anzi sono molto impegnata nell’istituto che frequentano i miei figli), cucino, applaudo ai loro (noiosissimi) exploit, sportivi e non.
    Faccio pure da supporto psicologico a grandi e piccini (un lavoraccio).
    Per qualcuno non ne faccio una giusta.
    In genere sono altre donne, mamme che si dedicano esclusivamente alla famiglia, perchè è vero che ogni medaglia ha il suo rovescio
    Ma è un loro problema, non mio
    E capita che glielo faccia notare

    • La mia non voleva essere una lamentela, ma più un invito a riflettere. Proprio per far capire che forse meglio tacere e pensare alle proprie scelte piuttosto che cedere a facili giudizi. Come dici tu, ogni medaglia ha il suo rovescio ed in tutte le scelte ci sono delle rinunce da fare.
      Sono appartenuta alla categoria delle expat ed ora, in Italia, a quella delle casalinghe che sono due categorie spesso bistrattate e giudicate senza che si sia provato a vivere le stesse esperienze. Per questo ho scritto questo post!

      • A me, in quanto expat, hanno dato anche della mantenuta. E persone di famiglia!!! Magari sorridendo ma ha fatto male lo stesso…

      • Appunto, ogni scelta personale ha pari dignità. Del resto il nostro legislatore lo diceva già nel ’70 che i coniugi sono uguali e contribuiscono in ugual misura col loro lavoro tanto professionale quanto casalingo.
        La mia impressione, francamente, è che quando certi giudizi colpiscono, lo fanno perché in qualche modo ci appartengono. Facciamo certe scelte ma condividiamo una certa cultura per cui se lavori (più di un tot) sei una pessima madre, se stai a casa no fai nulla. Sentircelo dire ci rafforza
        E ci fa soffrire di perché il tarlo c’è già. Sarebbe bene sradicarlo in noi ed i. Chi ci circonda. Prima di tutto mariti e parenti.
        PS hai lo stesso cognome di una maestra che mio figlio (ed io) abbiamo molto amato, hai una sorella che insegna?

  • Sono una vecchia blogger stagionata, che è entrata in questo mondo virtuale ormai 8 anni fa, per sottrarsi alla solitudine e parlare con qualche adulta ogni tanto.
    Rimango sempre colpita dai post come il tuo, che periodicamente leggo. Una volta non era così scontato dire “sto a casa e lavoro”, soprattutto a Milano era qualcosa di cui vergognarsi, a cui nessuno credeva.
    Oggi noto con piacere che di queste vite, liquide ed impegnative, possiamo parlare senza problemi o quantomeno senza i flame di un tempo.
    Conosco tante famiglie basate sul lavoro casalingo della madre. Sì, a volte è una scelta obbligata e questo non è un bene. Ma noi donne sappiamo sempre reinventarci e rinascere. Un abbraccio.

    • Grazie del tuo commento!
      Credo sia giusto parlarne ed è vero, i tempi sono profondamente cambiati, rispetto per esempio ai tempi di mia madre. Se ne parla, ma comunque tante sono ancora le repliche poco costruttive.
      A volte appare come una guerra fra mamme che lavorano e mamme che stanno a casa quando invece, almeno per il mio articolo, è solo un invito a rispettare il lavoro di tutte, anche di quelle che stanno a casa dato che non hanno nemmeno grandi tutele e tantomeno uno stipendio.
      È vero le donne hanno sempre grandi risorse!

  • Cara Federica, settimana scorsa ho iniziato un corso a scuola organizzato per le mamme bilingue per darci strategie, metodi, trucchi per aiutare i nostri bambini con la matematica se ce ne fosse bisogno. Siamo 12 mamme straniere, tutte mamme a tempo pieno e dedite alla famiglia ed ai figli. Il teacher ha chiesto un po’ di noi, di farci raccontare la nostra storia. Ci ha lasciato parlare, una ad una e poi ci ha fatto una sfilza di complimenti elencando tutto il positivo che c’e’ nell’aver fatto la scelta di essere “full time mum”. Una delle cose che ha detto e’ che una ricerca ha dimostrato che il nostro lavoro annuale in termini di risparmio di babysitter, tutors, nanny, asilo etc… corrisponde a un salario lordo di 32.000 pounds. Ci siamo tutte guardate ed abbiamo sorriso e un senso di soddisfazione trapelava nell’aria.
    Il nostro lavoro ha un valore inestimabile e non importa a quale cifra viene paragonato.
    Io non mi pento nemmeno un secondo d’aver lasciato il lavoro ed essermi dedicata ai miei tre bambini. Quello che sto imparando a fare pero’ e’ farmi scivolare addosso i sensi di colpa, le troppe riflessioni che fanno male. Non ascolto piu’ chi mi dice “tanto tu non lavori” e magari ci aggiunge pure “ma che vita fare la mamma e basta!” perche’ infondo quello che conta e’ che ognuno faccia della sua vita quello che gli pare e che lo faccia al meglio. La cosa pero’ su cui sto lavorando molto ultimamente e’ il tempo per me, l’importanza del Mio Tempo. Hai ragione al 100% quando dici che per noi non c’e’ weekend, non c’e’ vacanza, motivo per cui dobbiamo magari tralasciare alcune cose e fare di tutto per trovare del tempo di qualita’ per noi stesse.
    Siamo in una societa’ dove sembra che le donne debbano essere “super eroi”, capaci di fare tutto e farlo bene, dove se non lavori sembra che sei da meno, sembra che non hai raggiunto il “successo”? Ma che cos’e’ il successo??? Successo e’ avere il coraggio di fare della propria vita quello che ci rende felici ed essere la persona che vuoi essere.
    Ti abbraccio forte
    Fabiana

    • Grazie Fabiana per il tuo bellissimo commento. Confesso che aspettavo una tua opinione perché tu hai un percorso molto simile al mio e so che anche tu negli ultimi mesi stai cercando di trovare la tua dimensione. O meglio di renderla più piena. Anch’io cerco di mettere da parte i miei sensi di colpa a prendere del tempo per me e ci sto riuscendo. Anche perché provando il senso di benessere che arriva a fare qualcosa solo per sé stesse si capisce quanto ci si è sacrificate.
      Ho la sensazione che all’estero, non parlo certo del terzo mondo, si dia più valore in generale alla donna che sta a casa e si occupa dei bimbi mentre in Italia c’è ancora molto la tendenza a screditare il suo ruolo. Da parte della società, degli uomini ed anche delle donne. Non solo da quelle che lavorano, ma anche da noi che non lavoriamo. È una mentalità dura da estirpare, ma passo passo mi auguro avverrà.
      Un abbraccio!

  • Tesoro, se posso, e ti chiamo così perché potrei essere te, sono te in quanto anche io mamma che “non lavora” e sta col suo piccolo di quasi due anni, sempre. Cresciamo insieme, gli regalo io meglio del meglio che ho mentre faccio tutto io resto che sai e che è moltissimo. Ho sempre lavorato prima di lui, so cosa significa e mi manca la mia indipendenza economica ma per quante siano le cose a cui rinuncio ora, nessuna valeva il suo sorriso quando si sveglia al mattino e posso stringerlo a me per tutto il tempo che vuole. Poi in realtà io lavoro quando posso,o meglio ” sono una scrittrice freelance ” scrivo libri di favole e quindi “non lavoro” perché se non vai in Ufficio o non guadagni un vero stipendio beh, sei sempre nella fascia del beata te che non lavori. Anche io ho un mio blog, dove spesso parlo di questo è di come mi fa sentire. Ti abbraccio e l’unico consiglio che provo a darti è quello di godere di ciò che hai e diventare sorda alle parole di chi non sa nulla di te.
    Ad ogni modo, leggendo si ail tuo post che alcuni commenti, mi sento meno sola 🙂

    • Dovrò imparare a non ascoltare. Comunque in fondo è quello che desidero anch’io di tornare ad essere non solo la mamma e di trovare un giusto compromesso. Quest’anno ho intenzione di trovare il tempo anche per fare altro cercando di organizzarmi al meglio. Spero di farcela…
      Aiuta sempre sapere di non essere sole a vivere certe cose. Sono convinta che condividere aiuti sempre!

  • Io sono una mamma che lavora, a tempo stra pieno. Purtroppo questa situazione di apparente parità con il marito..è appunto apparente. Niente ci libera da vaccini, pediatra, colloqui, macchie, cene, cestini del pranzo. Nella classe di mio figlio solo una mamma non lavora e questa situazione del carico sbilanciato è molto diffusa, endemica, direi. E gli spettacolini di Natale continuano a essere alle 14:30 cosi’ devi saltare come una rana. Però ho il mio conto in banca e sai cosa..quest’anno ho deciso di ‘regalarmi’ una ora di più di aiuto nello stiro a settimana. Ho comunque una casa molto approssimativa, ma almeno pigne di vestiti stirati che mio marito ripone rigorosamente nell’armadio della persona sbagliata

    • Complimenti sinceri per quello che riesci a fare!
      Come dicevo a Giupy più sopra per quello che vedo, la figura del marito è cambiata tanto rispetto per esempio ai nostri genitori. Grandi passi avanti sono stati fatti ed in molte coppie il marito partecipa altrettanto attivamente alla gestione di casa e figli. Magari non in modo paritario, ma comunque molto. Ed è questo a cui mi riferivo quando parlavo di donne che lavorano, ma hanno comunque qualcuno che condivide con loro il carico, mentre le altre per me sono veramente brave a far quadrare il tutto. Spero che sempre di più gli uomini possano capire e cambiare. Sta anche a noi lavorarli ai fianchi 🙂 Sia noi che non lavoriamo che voi che lavorate.

  • io appartengo alla categoria dell sante, allora, peccato che il paradiso può attendere.
    Lavoro io , marito nel mio caso expat ma non di lusso in quanto di origine africana e nonostante il via vai tra Africa e Italia il lavoro fisso non ce l’ha ed è assolutamente precario.
    Mantengo tutto io, compreso due figli,un lavoro part time e tante collaborazioni.
    Hobby? le mie collaborazioni sono un hobby, in quanto mi piacciono.
    Palestra? corro al parco quando ne ho voglia oppure tanta bicicletta per scorrazzare tra scuola e lavoro.
    Attività extra per i figli? una a testa e ben calibrata.
    Aiuto in casa? non ce l’ho, faccio quasi tutto io e mio marito aiuticchia nei momenti
    Viaggi? in capeggio o ospiti da amici, per fortuna ne abbiamo tanti.
    baby sitter? per fortuna qualche pomeriggio posso ancora contare sui nonni. Se no la baby sitter è la spesa prossima futura.
    Nonostante questo se potessi scegliere ( e non posso scegliere) sceglierei di lavorare.
    Cosa mi aiuta? dico tanti no, non posso far tutto, silenzio la chat della scuola dei figli per sempre, non compro giochi elettronici, due televisioni e un tablet sono abbastanza.
    E, guarda un pò, con i miei miseri guadagni e un’assicurazione ventennale che sto per riscuotere, ho pure deciso di investire in un nuovo progetto lavorativo.
    Santa o kamikaze?
    Sicuramente vite molto diverse.

    • Ovviamente complimenti a te per quello che riesci a fare che è sicuramente di più di quello che fanno tante. Ma non credo che tu fossi a caccia di complimenti così come non lo sono io. Vorrei solo rispetto e considerazione per quello che ognuna fa perché solo lei sa davvero quale sia la sua vita ed i compromessi che ha dovuto scegliere. Perché ogni condizione ne porta. Senza nulla togliere che ci siano vite davvero più dure di altre, ma non era di questo che volevo parlare.

  • La lettura del tuo post mi ha suscitato emozioni contrastanti. Spero di riuscire ad esprimere il mio pensiero. Innanzi tutto, sono d’accordo con te sui giudizi altrui: certe battute fanno male, così come fanno male i pregiudizi e comunque sono sempre frutto di superficialità, secondo me. Bisognerebbe ricordare quel detto indiano (che poi pare sia uguale tra gli aborigeni), secondo cui prima di giudicare la vita degli altri bisognerebbe aver camminato con le sue scarpe per due lune (non ricordo la formulazione precisa ma il senso è quello). Un esercizio di immedesimazione ed empatia che, ahimè, è molto raro. Ciò detto, comprendo il tuo fastidio e anche la fatica che esprimi riguardo all’essere una mamma che non lavora fuori casa. Hai perfettamente ragione sul fatto che, se ci sono certamente dei lati positivi, come poter seguire i figli senza perdere momenti con loro, dedicare più cure ed attenzioni a marito, parenti e casa, ECC., ci sono anche molti lati negativi, in primis la mancanza di soddisfazione professionale personale e di autonomia economica (certo, a meno che non si sia deciso di stare a casa consapevolmente perché si vive l’esperienza di madre come una sorta di professione, di missione, il che è sacrosanto ma non è da tutti). Non credo che ci siano situazioni migliori o peggiori interamente, però (ma tu di questo hai dato giustamente atto). Ciò che non condivido ed infastidisce un po’ me è questo preconcetto, che traspare e che è comune a molte mamme casalinghe, che la maggior parte delle donne che lavorano fuori casa non seguano figli, marito, parenti e casa. Le c.d. “sante”, infatti, a me sembrano la maggioranza, non una eccezione e non credo affatto che, tolta l’ordine e la pulizia di casa, a cui sicuramente una mamma che lavora fuori ha meno tempo ed energie da dedicare, una mamma casalinga segua per questo di più i propri figli. Se, infatti, questi escono alle 16,30 o altro orario da scuola ed entrano alle 8.30, starà con loro esattamente quanto una mamma che lavora e che fa orari “figlio campatibili” e, secondo me, sono molte. E poi sfatiamo questo mito di aiuti di nonni e baby sitter, molto meno diffusi di quanto si pensi! Le mamme che lavorano semmai si appoggiano a pre e dopo scuola e centri estivi, sono davvero poche quelle che hanno baby sitter fissi o nonni disponibili tutta la settimana. Per non parlare di collaboratrici domestiche! Io ne conosco veramente poche di mamme che possono contare su questi aiuti! Forse la scomoda verità è che, più impegni hai, più impari ad essere efficiente e organizzata nel gestirli. Concordo invece con te sul fatto che ci si dimentica che spesso stare a casa è una scelta obbligata e, soprattutto, che dietro a donne che stanno a casa, ci sono mariti con lavori impegnativi che delegano tutto ciò che non è la loro professione. Anche qui, però, ci sono mariti così anche di donne che lavorano fuori casa! Semmai sono i parenti, secondo me, che tendono ad “approfittarsi” delle donne casalinghe, abusando del loro tempo e della loro pazienza (però bisogna anche sapersi difendere). Inoltre concordo con la mancanza di stima e riconoscimento, sociale ed in famiglia, del lavoro domestico: è sicuramente diffusa e fa stare molto male, però riguarda tutte le donne, mica solo le casalinghe! Nessuno ringrazia mai le donne che lavorano fuori casa per i vestiti stirati, la cena preparata, il corso di nuoto a cui ha portato i figli, le riunioni scolastiche a cui ha presenziato ecc., come nessuno ringrazia le mamme casalinghe, salvo, si spera, i mariti.questo dovrebbe cambiare, secondo me. In sintesi, il tuo sfogo è più che legittimo, secondo me, però non dimentichiamo che anche le donne che lavorano fuori casa, part time o a tempo pieno, vanno alle riunioni, alle recite, pagano bolli, assicurazioni, bollette, stirano, cucinano, fanno la spesa, portano i figli di qua e di là ecc. andando a dormire per ultime e lavorando anche (se non di più) i weekend. Insomma, più rispetto per tutte noi!

    • Mi hai scritto talmente tante cose giuste che dovrei fare un altro post per approfondirle tutte! E non è detto che non lo faccia perché devo dire che temevo tante polemiche sterili per questo post ed invece ho ricevuto soprattutto commenti e spunti interessanti.
      Come dicevo sopra, guardandomi intorno vedo tanti mariti che collaborano compatibilmente con i loro orari lavorativi. Ho delle amiche fortunate? O forse è che vivo in un bacino, quello bolognese, piuttosto moderno? Credo forse più questo. Perché vedo differenze con il mio paesino d’origine e, ancora di più, con il sud dove è nato mio marito. Non posso che augurarmi che questo sia un trend in crescita e che sempre di più le donne che lavorano possano essere giustamente coadiuvate dal loro compagno.
      Chi fa tutto, sicuramente ha sviluppato la capacità di fare le cose più velocemente, ma credo abbia anche imparato a scendere a patti con sé stessa. A perdonarsi per non essere perfetta e per non poter arrivare dappertutto e a fare quello che può. È una cosa che a noi mamme che non lavoriamo non è spesso concesso. Né dagli altri perché in fondo non hai un lavoro quindi tutto il resto deve essere perfetto né, purtroppo da noi stesse. Perché, come scrivevo, siamo anche noi a pretendere da noi stesse la perfezione. Influenzate da quella stessa mentalità che vorremmo cambiare. Ci sentiamo in colpa per prime di dedicare tempo a noi stesse, tralasciando i doveri. Per poi capire che di soli doveri non si vive. Cogli perfettamente quello che a me manca, soddisfazioni professionali, ma soprattutto autonomia economica che, avendole avute prima, sono difficili da accettare. Ed anche certo la mancanza di stima e riconoscimento. Tu dici che quest’ultime mancano anche a tante mamme che lavorano e mi fa tristezza questo. Mi auguro però che il fatto di poter essere indipendenti e magari qualche soddisfazione lavorativa compensi in qualche modo. Se così non fosse, credo che debbano lottare per cambiare qualcosa così come dobbiamo farlo noi che ci troviamo dall’altra parte.
      Concordo soprattutto sul tuo ultimo pensiero: più rispetto per tutte!
      E grazie ancora per aver trovato tempo anche per questa lunga riflessione!

      • Certamente il lavoro compensa molto, soprattutto se si tratta di una professione scelta per passione e che piace (purtroppo non tutti hanno questa possibilità ma non saprei dire cosa si provi in questo caso, non avendolo vissuto). Il ruolo di cooperazione dei mariti è in crescita ma anche nel profondo nord (!) d’Italia dipende tanto da famiglia a famiglia, purtroppo! Però da mamma di un maschio giuro che io mi impegno a farglielo capire fin da piccolo e secondo me il cambiamento inizia da noi. Hai perfettamente ragione sul fatto che per le casalinghe sia ancora più importante la perfezione (se poi anche mamme): lo vedo in mia madre e in molte altre e pure in me stessa nei periodo in cui sono più libera dall’ufficio. È già un problema femminile di suo, ma senza un riconoscimento esterno si aggrava. Fai bene a combatterlo! Anche perché in casa o fuori, a lavorare solo si perde se stessi. P.s. Comunque il tuo post era scritto bene ed invitava a riflettere, per questo hai stimolato me e non solo a rispondere!

        • Io sono sicuramente ancora più fortunata di te, allora dovrei starmene zitta, ma spero che leggerai questo commento, come una riflessione e non una critica.
          Io e mio marito lavoriamo tutti e due con orari corretti, anche se capita che ci siano settimane più difficili, e veramente ci occupiamo tutti e due della casa e soprattutto dei nani. E non ci sono state discussioni. Tanto per farvi capire, io non ho un’idea dei numeri di scarpe dei miei figli, è una cosa che non riesco proprio a ricordarmi, ma non fa niente, tanto scarpe, ma anche vestiti, li compra il papà. Una volta (in più di 5 anni), mi è capitato di voler comprare delle scarpe in saldo e il papà mi ha mandato un sms con i numeri. Non ho mai stirato una camicia, i vetri di solito li fa lui, lui pensa a pagare la mensa e le attività, ma io mi ricordo di iscriverli al centro estivo.
          Le nostre famiglie sono lontane, ci paghiamo il lusso di una signora che ci tira casa a lucido in 2ore e mezza a settimana e una babysitter, di tanto in tanto, per qualche ora la sera. Siamo fortunati perché abbiamo tempo di fare colazione tutti insieme la mattina e riusciamo a andare a prendere i nani al doposcuola senza aiuti. Siamo fortunati, è vero, ma la fortuna ce la siamo anche un po’ cercata. Abbiamo scelto di abitare a 10, 20 minuti massimo dall’ufficio, anche se l’appartamento è più piccolo di quello che volevamo e potevamo permetterci. I nani vanno a scuola davanti alla porta di casa, è questo è un lusso che vale molto più della casa dei nostri sogni.
          Il lavoro non è soltanto soddisfazione personale, anche se conta, e tanto, è anche indipendenza economica. E per me conta anche di più. E non solo per poter comprare chissà che, ma per poter dormire tranquilla che se succede qualcosa, io comunque ce la posso fare da sola (lo so che non sono bei pensieri, ma quando ci sei passata, ci pensi per forza). Certo che se avessi un lavoro che mi basterebbe solo a pagare la babysitter, il ragionamento sarebbe diverso, certo i soldi risparmiati sono anche quelli da prendere in conto, ma vale soprattutto fino alla materna.
          Scusa il commento lunghissimo, ho apprezzato molto il tono del post che non fa polemica, ma invita a riflettere. Grazie

  • Grazie Federica per aver messo nero su bianco tanti sentimenti e situazioni che provo anche io in primis; nel 2011 ho lasciato un lavoro a tempo indeterminato e la città dove avrei voluto vivere per sempre per sposarmi e seguire la mia dolce metà negli US, dove sono riuscita a ottenere il “temporary work permit” e fare ben 2 lavori attinenti alla mia formazione; poi siamo tornati a Torino e ho trovato un lavoro “in piena crisi” dopo appena un mese, con tutti che mi scuotevano il capo dicendo”che siete tornati a fare dagli Usa?”e ho lavorato sino a 15 gg prima della nascita del mio (unico e credo rimarrà tale) figlio; ora siamo a Brescia e mio marito come il tuo fortunatamente può sostenerci con il suo lavoro, anche se io ho lavorato quasi un anno in remoto con l’ufficio di Torino. Ma tutto , proprio come te, ricade sulla mia organizzazione: pediatra, vaccini, bollette, disdette, allacciamenti, cucina, spesa, lavatrici, macchie, imprevisti etc…Per carità, mi piace fare tutto ma come dici tu, il rischio è che poi si “esagera” e si mira alla perfezione…quindi se qualcosa non viene bene ci si arrabbia. Ora ci aspetta l’ennesimo trasloco, volontario, ovvero abbiamo deciso di lasciare la città per andare a vivere nel verde e mio marito si farà circa 40 minuti a tratta in auto ogni giorno per andare al lavoro contro i 5 minuti a piedi di adesso….sono felice ma anche preoccupata perché arriverà ancora più tardi a casa di quanto lo farà ora, ma speriamo in una vita più “sana” e lontano da smog e inquinamento…….grazie e forza e coraggio…..sai anche a me quante volte l’hanno detto” tanto tuo marito fa il dottore”…e va beh, e allora? Un abbraccio!

  • Gentile signora, quale padre di famiglia, mi permetto di collegarmi al commento che parlava dei mariti. Intanto, un complimento per essere sfuggiti al solito, e francamente irritante, stereotipo del marito incapace, infantile, mammone e simili. Poi uno spunto di riflessione. Il lavoro domestico senza dubbio e’ un risparmio di spesa. Ma come la ragioneria insegna, ha un valore se e in quanto vi siano dei ricavi. In altre parole, se la moglie, compagna o quel che e’ non lavora, tu devi convivere con un pensiero costante: in ogni caso, l’unico reddito sul quale si puo’ contare e’ il tuo. Non e’ un pensiero dei piu’ tranquillizzanti, con tutto il rispetto.

  • Scusa forse mi renderò impopolare, vengo in pace ma sento il bisogno di farmi portavoce di tutte quelle mamme che come me si alzano ogni santo giorno alle 5 del mattino, rassettano casa, portano i figli all’anticipo a scuola, rischiano incidenti sulla strada per timbrare il cartellino alle 8,in pausa pranzo spesso invece di mangiare si arrabattano tra carrelli della spesa e calzolaio, sarta e chi più ne ha più ne metta. Alle 17.00 quando usciamo dal lavoro corriamo come matte per riprendere i figli che nel frattempo la baby-sitter ha portato in palestra o dal dentista o a una festa di compleanno…perché noi siamo le mamme che non fanno gruppo…perché noi siamo consacrate al full-time…sempre… al lavoro come a casa…perché quando poi rientriamo davanti a noi si apre il baratro delle lavatrici, della stirella, dei compiti da fare…già dimenticavo anche i nostri figli fanno il tempo pieno e quindi finiscono scuola alle 16.30 e ci sono ancora i compiti ad aspettarli… poi anche loro si lavano e cenano…quindi qualcuno dietro a loro prepara e rassetta…tralasciamo ,per non tediare nessuno,le dimensioni della casa (vivo in un amabile cascina) vorrei invece aggiungere che la cosa che più mi rattrista di tutto ciò è che pur ammazzandomi di fatica per la mia famiglia…è ben poco il tempo di qualità che riesco a dedicarle ma altro non posso fare…men che meno lasciare il lavoro…e allora vorrei chiederti una cortesia…cerca di capire e tollerare tutte quelle mamme che ti tediano con la loro nenia, ma che come noi lavorano veramente 24/7.
    Complimenti per questo meraviglioso blog…siete tutte fantastiche…e fate sognare un po’ chi come me da sempre vorrebbe trasferirsi …vi abbraccio e vi ringrazio

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