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Aiutarli nei compiti in un’altra lingua…HELP ME MOM!

homework
Written by Monica India

“Ma tu li aiuti ancora nei compiti? E perché lo fai?  Facendo così non sviluppi in loro responsabilità!
E poi non è nemmeno la tua lingua!”

Cosi’ mi “apostrofava” la mamma di una compagna di mia figlia all’uscita da scuola.

Ed era questa, sostanzialmente, la sua risposta  alla mia domanda sul come avesse fatto ad aiutare la figlia a risolvere un problema di matematica dato loro il giorno prima a casa!

Ci rimasi secca… infatti ancora ci penso!
Ma ha davvero ragione o è  in realtà una sua posizione di comodo quella di “non sapere e lasciar fare, sviluppando -come l’ ha chiamata?- ah si: r-e-s-p-o-n-s-a-b-i-l-i–t-a’ “?

Io di figli ne ho tre e già ho capito che non esiste un approccio universale ed univoco con loro, riflessione che mi fa spesso sentire meglio, ma che non risolve di fatto uno dei quesiti educativi che mi tormenta ormai da un po’: ha  davvero senso provare a tutti i costi ad aiutare i figli a casa con i compiti?

Con tutte le rogne che ne conseguono poi: tipo malumori, aria da poveri disgraziati davanti agli amici che bussano alla porta e vengono rispediti al mittente perché non possono andare giù a giocare fino a che non hanno finito e rivisto con me tutto…

Anche perché, diciamocelo,  sono arrivata così facendo “gloriosamente” con i primi due figli fino alla quinta elementare… senza apparenti cedimenti sul come risolvere una long division e scrivere uno speech in un inglese decente per il progetto di scienze, ma ora inizio anche a perdere colpi…

Con l’arrivo della quinta elementare della più grande, la matematica si fa più complessa (qualcuna di voi ride lo so, ma io le frazioni le ricordo a stento), ma anche solo alcuni passaggi  di grammatica o analisi logica diventano per me sempre più difficili da spiegare loro; devo “studiare” prima io di cosa si tratta prima di poter ragionare con loro…

Questo mi accade sicuramente perché  i metodi sono diversissimi da 30 anni fa, ma sopprattutto perché nello spiegare trigonometria e frazioni in inglese mi si attorciglia la lingua 5 volte con il riporto di 3!

A proposito: “Mamma, ma cos’è questo riporto?”
Si, lo ammetto: ci ho provato a spiegagarglielo in italiano, ma la mia conclusione è stata che non ha senso spiegare un concetto che loro apprendono in inglese in italiano, non lo afferrano fino in fondo e si confondono e basta.

Morale: non ho una risposta: al momento alterno pomeriggi di “tortura” a pomeriggi in cui lascio fare, ma non sono convinta che funzioni veramente!

Voi come fate?

 

Monica – India

 

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Author

Monica India

In giro per il mondo da 10 anni, l’età esatta della nostra prima bimba! Mamma di 3 bimbi ora. Da workaholic a viaggiatrice seriale! Abbiamo vissuto a Londra, Delhi, San Francisco, Pittsburgh, Chennai e ora Pune! Dal primo al terzo mondo e ritorno! Genovese di nascita, ma ho vissuto tutta la mia vita lavorativa a Milano. Con l’India ho un rapporto particolare, ne ero terrorizzata, ora è casa e trovo familiari i suoi usi e costumi! Adoro avere amiche da tutto il mondo perché la diversità culturale riempe da sempre il mio bagaglio di vita!

4 Comments

  • Hai toccato un tasto importante! Io cerco di confrontarmi tanto con le altre mamme…ma davvero una risposta univoca non c’è… Mia figlia fa la seconda elementare. I compiti normali, in inglese, li facciamo insieme, mentre quelli di cinese li fa da sola perché con i caratteri non riesco a seguirla (ma una volta alla settimana prende lezione privata dopo scuola e nel frattempo fa i compiti). Il sabato e la domenica lezioni extra di italiano organizzate…da me…. Con profondo odio di mia figlia (perché io ho 3 lingue da studiare?) che poi capisco trasformarsi in contentezza quando realizza che ce la può fare… Dettato, grammatica e ripasso di matematica insegnando i termini che impara in inglese anche in italiano…. Oltre alle tabelline, che nella scuola internazionale che frequenta pare non esistano….. Che fatica però…. Sopratutto se passa di lì suo padre che commenta: “ma non ha già una giornata abbastanza lunga a scuola”?…. E io con i sensi di colpa a tener duro…. 🙂 

    • Cara Valentina, hai ragione…a volte pare di “torturarli”…gia’ sono bambini brillanti che si sono saputi adattare a sfide pazzesche di vita e pare crudele mettergli addosso anche questo carico sulle spalle di studio! E io mi sento spesso come te, ma poi penso anche che avranno una marcia in piu’ e tante porte aperte nel loro futuro… grazie proprio a queste sfide continue (e alle loro madri eroine ovvio!!)
      Monica

  • Brave! Io per l’italiano mi limito a correggere solo qualche errore quando parlano e non credo che avrò la forza di insegnare anche a leggerlo, perché al momento stanno imparando a leggere in inglese e in giapponese ed è già tanto, se in futuro manifesteranno interesse per imparare a leggere e scrivere in italiano sarò lieta di insegnarglielo … O meglio trovare qualcuno che glielo insegna perché il mio italiano forse è meglio che non lo imparino, haha!

  • Ciao, bello sapere che non si è sole! Noi siamo in Tanzania e per il mio più grande è il quinto paese africano in pochi anni( ne ha 9). L’argomento compiti è una tragedia in casa nostra e con mio marito stiamo valutando di prendere un insegnante (o simili ) esterno perchè aiuti almeno il maggiore con i compiti seguendo il metodo che utilizzano a scuola e parlandogli esclusivamente in inglese. Con me, oltre a non sapere come gli hanno spiegato divisioni e frazioni e inventandomi disegni improbabili mescolati a spiegazioni in anglo-italo-swahili, va quasi sempre a finire con i musi lunghi… se trovassimo qualcuno di valido per i compiti in inglese noi riusciremmo a goderci soltanto le letture rilassate in italiano! infatti l’italiano per i bambini per il momento lo releghiamo a lingua di conversazione in casa e di lettura di libri semplici o fumetti.
    continuo a seguirvi …

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