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Natale in Australia di Elisa, reporter di viaggio

natale_in_australia_sydney_2 - amiche di fuso
Written by Guest

Elisa ha avuto una brillante idea che le ha permesso di diventare una reporter di viaggio in Australia durante le passate vacanze natalizie: realizzare una guida gluten free di questa terra tanto lontana quanto ambita da moltissimi. Potete continuare a seguire l’evoluzione di questo progetto sul suo blog Sono allergica.

“È la prima volta che sono pagata per raccontare un viaggio: come me la caverò? L’esperienza sarà all’altezza delle mie aspettative? Ma soprattutto, lo sarò io? E se fossi stata troppo impulsiva nell’iscrivermi, e finissi per pagarne le conseguenze?”

Questi erano i miei dubbi prima di partire per il mio viaggio sponsorizzato in Australia. Li ho messi nero su bianco per Amiche di Fuso nel mio primo post e me li sono ripassati ad uno a uno nel lunghissimo volo verso Brisbane.

E oggi sono qui a tirare le fila: com’è andato veramente il Natale in Australia?

Bene. Perché tornare stremata e soddisfatta da una collaborazione di lavoro è una sensazione bellissima. Come quando finisci un allenamento estenuante, o rimetti gli sci ai piedi per la prima volta dopo anni.

Il primo giorno sono andata a letto alle tre del mattino, e alle cinque e mezza ero già sveglia, pronta per esplorare la città. Semplicemente non vedevo l’ora di raccontare l’Australia. E per farlo dovevo conoscerla.

natale_in_australia_brisbane

Sono stata in Australia due settimane: la prima tappa è stata Brisbane, città di grattacieli e casette coloniche, di piscine pubbliche mozzafiato e negozi d’abbigliamento boho-chic. Qui ho passato la Vigilia di Natale in compagnia di una ragazza londinese conosciuta il giorno prima, con i piedi nell’acqua e tortillas senza glutine piccantissime.

Brisbane è stata la città delle camminate estenuanti, 23 km al giorno con il naso per aria, e delle piogge tropicali, che mi hanno accompagnata anche nella mia seconda tappa: Hervey Bay, nel cuore del Queensland.

Qui ho rischiato di morire di fame il giorno di Natale, ho volato sopra l’isola di sabbia più grande del mondo e preso la pioggia più torrenziale della mia vita, che mi ha lasciata zuppa fino al midollo, con un dito d’acqua nello zaino e una ridarella inarrestabile.

Ah, il Natale ai Tropici. Senza ombra di dubbio un’esperienza diversa.

natale_in_australia_sydney -amiche di fuso

È stata poi la volta di Sydney, unica tappa che mi ha lasciato un po’ l’amaro in bocca. Vista nei quattro giorni più affollati dell’anno, quelli che precedono il Capodanno, non mi ha toccato il cuore.

Ma c’è un mondo dietro l’Opera House, quello dei mercati locali di Glebe, quello degli spettacoli di strada a Newtown, quello di Bondi Beach all’alba del primo gennaio, quando una donna incinta mi ha superata correndo su una scalinata di 50 gradini e ho pensato che, in fondo mi avrebbe fatto bene fermarmi in Australia più a lungo. 

natale_in_australia_melbourne - amiche di fuso

E poi c’è stata lei, Melbourne. La città in cui il mio cuore ha mancato un battito, non solo per i 15 gradi che mi hanno accolta all’aeroporto. La sua atmosfera studiata e mai pretenziosa, le migliaia di caffè e negozi di design, la sensazione di quando scopri un posto che ti è famigliare.

natale_in_australia_great_ocean_road - amiche di fuso

Ho passato solo un paio di sere a Melbourne. Troppo poco. Ma mi attendeva la Great Ocean Road, il posto che più desideravo vedere in Australia. Più di Uluru (che comunque si pronuncia “yalara” e ho passato due giorni a chiedermi perché tutti mi chiedessero se ero stata a Yalara, immaginandomela una ridente località nei dintorni), più di Sydney, più della Barriera Corallina e delle isole di sabbia.

La Great Ocean Road non mi ha deluso: è solenne come solo la natura sa essere. L’Australia non mi ha delusa: è un Paese dove una famiglia di canguri spunta da un filare di vigne nella Yarra Valley e tutti convivono serenamente con gli animali più pericolosi del mondo.

C’è stata la fatica, quella sì. Di alzarsi alle sei ogni mattina, pur avendo fatto l’una di notte a postare e selezionare fotografie. C’è stata la delusione di un tour nelle Blue Mountains, che io immaginavo come una passeggiata in sentieri selvaggi fino a una cima mozzafiato, e si è rivelata una giornata passata in una stazione turistica con migliaia di perosne, sdraio a forma di fenicottero e musica a palla.

Ma c’è stata soprattutto meraviglia. Di scoprire un Paese, di mettermi alla prova, di tornare con un taccuino pieno di appunti che si trasformerà, nei prossimi mesi, in una piccola guida senza glutine dell’Australia.

E se domani succedesse di nuovo? Se mi si presentasse davanti un’occasione da reporter di viaggio da prendere al volo?

Con gli stessi dubbi della prima volta, chiuderei gli occhi e mi butterei a raccontare un nuovo angolo del mondo, smartphone alla mano ovviamente.

Elisa, Italia.

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