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Pensieri da Stoccolma di Annalisa

attentato di stoccolma - amiche di fuso
Written by Guest

In questo mondo dove non ci si sente più sicuri da nessuna parte, lasciamo la parola ad Annalisa che vive a Stoccolma e ha vissuto da molto vicino questo tragico evento.

L’attentato di Stoccolma ha scosso il mondo intero.
Ancora una volta.
E il mondo non è più lo stesso.
Ancora una volta.

Non mi sarei mai aspettata che potessero colpire il Nord Europa e ancor di più la Svezia, una Nazione che per scelta e tradizione ha fatto dell’accoglienza la sua parola d’ordine.

Eppure…un camion sfrecciava ancora una volta contro persone inermi.

Il punto dell’impatto è stato a ridosso dei grandi magazzini Åhléns City (tipo Harrods per capirci), e proprio in quel punto, spuntano anche le scale mobili della metropolitana T-centralen, è il luogo preferito da molti per darsi appuntamento. Anche da me. Spesso mi incontro lì con le mie amiche, ci aspettiamo, gironzoliamo ad esempio nel reparto trucchi al piano terra. Insomma quel luogo non è stato scelto a caso.
Quel pomerigio sarei dovuta andare proprio da quelle parti con mio figlio, perché lì di fronte si trova un mega negozio di giocattoli e lui mi aveva chiesto di andare a guardare le ultime novità (si sa per loro i giocattoli non sono mai abbastanza!). Ma una serie di eventi mi aveva trattenuta, facendomi ritardare:  prima la telefonata con mia mamma (più lunga del solito), poi la necessità di dover cambiare mio figlio dopo che si era rovescato addosso un bicchiere d’acqua.
All’improvviso un bip bip impazzito dal mio telefono: erano le mie amiche che si davano la notizia e la davano anche a me: così ho appreso la notizia dell’attentato quasi in tempo reale completamente basita, scioccata…

Probabilmente non sarei nemmeno arrivata sul posto, avrei visto per strada le chat. O forse no. Ma sono grata che una volta tanto i miei ritardi mi abbiano trattenuto a casa.
Da quel luogo, io vivo poco distante, circa 1 km , che per una capitale è come dire dietro l’angolo e ci arrivo camminando in meno di 15 minuti, con la metro in 2.
Da casa mia si vede una delle arterie pulsanti di Stoccolma, e quel giorno è stato uno stridio di sirene: ambulanze, auto della polizia, vigili del fuoco. Poi un mare di gente che tornava a casa a piedi. La metropolitana (la tunnelbana come la chiamano qua) era stata bloccata. Le persone che vi viaggiavano erano state fatte scendere e trattenute in vari uffici per circa un paio di ore, lo so perché questa sorte è toccata ad una mia amica.
Un problema nel problema: infatti la maggior parte dei residenti a Stoccolma non possiede un’auto privata, tra cui anche io, perché in teoria non ne ha bisogno dato che ci sono tanti mezzi pubblici che funzionano perfettamente. Quindi, quel giorno molti sono rimasti bloccati esattamente dove si trovavano in quel momento, magari lontano da dove dovevano recarsi. Questo è successo anche a mio marito, rimasto bloccato a Kista (dove lavora), un comune non distante da Stoccolma, e a diverse mie amiche, tra cui vi erano alcune che dovevano raggiungere i figli a scuola,  proprio dall’altro lato da dove si trovavano.
Insomma, un vero caos…
Ma tutti devo dire hanno fronteggiato l’emergenza nel modo migliore.
Le insegnanti sono state ore e ore a scuola aspettando i genitori arrivare, dando anche da mangiare ai bambini più piccoli;  il personale dei negozi vicino all’attentato assistendo le persone che stavano scappando all’impazzata, le hanno aiutate, dato loro acqua, aspettando che qualcuno a loro familiare venisse a riprenderli; la notte stessa gli ambulatori di psicologia e psichiatria sono rimasti aperti per dare sostegno psicologico…insomma, ognuno, se ha potuto, ha fatto la propria parte in questa brutta storia.

attentato di stoccolma - amiche di fuso

Da quando vivo In Nord Europa, Helsinki prima, Stoccolma dopo, sono sempre stata molto rilassata perché qui l’atmosfera è sempre stata per l’appunto rilassante.
Per me questi luoghi erano intoccabili. Un’isola felice!

L’attentato ha improvvisamente spazzato via le mie certezze: quando un evento così grande e devastante ti tocca da vicino è tutta un’altra storia. Ti senti scossa fino nel profondo e cominci ad avere paura, pensi che dovrai conviverci, sperando che non accada mai più una tale crudeltà, in nessun luogo del mondo.
Il giorno dopo, in città, negli stessi luoghi, si respirava un’atmosfera surreale. Non più energetica, vibrante e caotica. No, era triste, anzi tristissima come giusto che fosse.

Ma domenica, in concomitanza  della festività religiosa delle Palme, una moltitudine di persone si è riunita nella piazza centrale, adiacente al luogo dell’attentato, per dare onore alle vittime e per testimoniare che l’amore e la pace devono vincere sull’odio e la guerra.

Con questo messaggio positivo inizio il mio nuovo percorso qui in Scandinavia, speranzosa che l’atmosfera ritornerà quella di prima, più consapevole dei rischi che si corrono purtroppo anche in questa parte del mondo, e con la voglia di non farmi abbattere, ma traendo ispirazione proprio dalla forza che questo popolo mi ha insegnato.
Annalisa, Stoccolma.

 

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