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What doesn’t kill you makes you stronger (la mia storia sul bullismo)

13 reasons why dal telefilm alla mia esperienza di bullismo a scuola.
Written by Elena Dubai

Quest’anno è stato uno anno particolare per mia figlia. Un anno in cui, suo malgrado o con una forzatura sofferta, è dovuta crescere.
Per la prima volta ho dovuto affrontare il bullismo sulla mia pelle.

Anzi sulla pelle di mia figlia e da madre è stato indubbiamente difficile. Però “quello che non ti uccide ti fortifica” ed in un certo senso, oggi, posso essere contenta di come abbiamo affrontato insieme questa prova.
Anche se so che non finirà qui.

Il bullismo è un argomento delicato, contrastato, difficile da riconoscere ed è ancora più difficile se avviene tra femmine.
Quello che all’inizio dell’anno continuavano a vendermi come “Girl’s Drama” si è rivelato un problema.
“Ah queste femmine… sempre tragiche!”. “Oh it’s nothing, it’s JUST girl’s Drama“.
No, non è un vezzo da femmine, non è un capriccio, non sono smorfiette e dispettucci da femmine.
Chiamiamolo con il suo vero nome: bullismo.

Il bullismo in molti casi dipende molto da chi lo riceve. La frase “you are not my friend anymore, don’t talk to me” (non sei più la mia amica, non mi parlare più) spesso fa sorridere. Quante volte ce la siamo sentite dire! Che vuoi che sia…
Ma cosa succede se questa frase ferisce profondamente? Se viene detta proprio con l’intento di ferire, di far del male e se chi la riceve è particolarmente sensibile? Cosa succede se quella frase te la dice quella che fino a due settimane fa era la tua “migliore amica”?
E cosa succede se questa frase porta con se altre azioni come i dispetti, gli sgambetti, i giochini psicologici “se fai quello io ritorno tua amica”?
Chiamiamolo pure bullismo senza averne paura.

Ho recentemente finito (in 2 giorni) di vedere una serie TV su Netflix particolarmente scioccante per me: 13 reasons why. La storia di una ragazza di 17 anni che si è suicidata e che in 13 musicassette racconto il perché. 13 motivi legati a “Girl’s Dramas”: l’amica perduta per gelosia, il ragazzo ferito per un rifiuto, le voci messe in giro rovinando la reputazione, abusi, giochini psicologici… Cose reali.
Ed è forse per questo che questa serie tv ha così colpito, così segnato. Perché sono storie che sentiamo spesso. E da madre ho paura.

A 7 anni non vivi queste cose, ci mancherebbe e lungi da me dal paragonare le due cose, ma ne vivi altre.
E succede che la notte non dormi più se non hai la luce accesa, succede che hai mal di pancia prima di andare a scuola, succede che torni a casa sempre isterica e in lacrime e te la prendi con gli altri, con la tua famiglia, con tuo fratello. Succede che chi subisce il bullismo, diventa un po’ bullo quando ne ha occasione.

Ogni mattina, ogni settimana ascoltavo racconti di mia figlia, ricevevo mail dal maestro e poi la telefonata dall’infermeria per un pugno.
La bambina in questione che aveva preso di mira la mia era un’amica. Una con la quale passavamo del tempo e con sua madre mi sono vista più volte. Ti metti in discussione perché non parto mai sulla difensiva: magari mia figlia ha fatto qualcosa per provocare? Volevo sapere e capire cosa fare.

Dopo diversi episodi del genere finalmente entra in gioco il Conselour. Il consulente psicologico della scuola, una signora distinta che comincia a prelevare per pranzo e durante la ricreazione le bambine e le fa parlare.
Questo non è un post dove voglio accusare o recriminare. L’altra bambina è una bambina. La bulla poteva essere benissimo mia figlia e dalla consulente ci sono andata in primis per capire cosa stava succedendo e cosa dovevo fare per uscire da questa situazione. Volevo sapere se mia figlia era quella che provocava e feriva a tal punto da portare un’altra bambina a comportarsi così. Credo che sia importante non porsi mai sulla difensiva, mai. Ma essere aperti a capire i meccanismi e il malessere che possono portare a queste situazioni.

L’aiuto della consulente ha dato  indubbiamente una sicurezza a mia figlia e credo la mia presenza non l’abbia fatta sentire sola. Ed è per questo che è riuscita ad elaborare quest’anno in modo positivo.
Ha capito che purtroppo a volte le amicizie finiscono. Che quella che prima era la sua Best Friend ora non lo è più, ma che va bene così perché ci saranno altre amiche. Che a volte le bambine feriscono e non è sempre colpa nostra. Ha imparato a dire basta, stop, lasciami stare.
Non è facile.
Per poter affrontare questo periodo e aiutare mia figlia ho letto un libro che mi ha aiutato molto: Little Girls can be mean: Four Steps to Bully-proof Girls in the Early Grades. 

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Un libro che spiega bene il fenomeno del bullismo femminile fatto di giochi psicologici molto meno evidenti di quelli magari tra maschi i quali sono più spesso più fisici. Oltre a fare molti esempi di situazioni con differenziazione di età, l’autore insegna come affrontare il bullismo in 4 STEPS.
1. OBSERVE: osservare la situazione, i comportamenti, i cambiamenti
2. CONNECT: connettersi con la propria figlia in un modo tutto nuovo
3. GUIDE: guidare vostra figlia con semplici strategie per superare la situazione
4. SUPPORT: supportarla nell’agire in modo più indipendente e poter affrontare da sola il problema.

Il libro si focalizza su problemi e bisogni delle bambine nell’età prima della adolescenza ed è per questo che questo libro è un buon testo per ogni genitore di bambine da 4 anni ai 12-13 anni. Per poter rafforzare il rapporto e aiutare la propria figlia prima dell’adolescenza.

Ho imparato ad ASCOLTARE e lei di conseguenza ha imparato ad aprirsi con la sicurezza di non venir giudicata, di non venir sgridata o di non ferire o preoccupare me.
Ho imparato a PARLARE in un modo che non fosse un “fai questo o quello” o peggio ancora come sono abituata a dire “ma lascia perdere quella li”. No qui la situazione era reale e quotidiana.
Abbiamo trovato delle frasi da dire, le abbiamo provate allo specchio anche ridendo un sacco.
Abbiamo creato un amuleto speciale che le desse coraggio e le ho regalato un diario dove poter scrivere quello che voleva. Da poter condividere o solo per poter riordinare le idee, le emozioni e i dolori.
Giulia ha imparato ad esprimersi e a confidarsi. Quando ha qualcosa la sera mi chiede se possiamo parlare e così ci mettiamo a letto e lei comincia. Io ascolto, a volte le faccio delle domande, a volte la abbraccio e la coccolo e basta e spesso discutiamo insieme e arriviamo a delle soluzioni.

Sono steps piuttosto semplici e naturali, se uno ci bada bene. Ma avere una strategia in un momento di crisi, è stato importante.
Giulia oggi è più forte e consapevole di se stessa. Sa guardare negli occhi il bulletto di turno e sa dire “adesso basta”.

Dopo aver visto 13 reasons why, il mio pensiero è ritornato a quello che abbiamo passato e in questa serie ho visto la realtà delle situazioni. Dentro di me spero che dare degli strumenti oggi, a 8 anni, possa aiutare a superare certi abissi domani in età adolescenziale. No, lo so che è diverso ma so anche che essere stata presente a questo giro, un qualcosa ha fatto.

13 reasons why mette in luce problemi che più o meno tutti abbiamo passato in adolescenza. Forse in modo meno plateale o con eccessi meno forti di quelli che ci sono oggi. Droga, sesso, accettazione… c’è tutto.
E’ una serie girata molto bene e che tratta un tema molto caldo e il fatto che come mezzo siano state usate delle musicassette risalta, a parer mio, molto il divario tra i medium di oggi e quelli di ieri. La velocità o la lentezza alla quale eravamo obbligati nell’ascoltare una cassetta non è la stessa di oggi dove puoi esattamente scegliere il momento in cui vuoi ascoltare un file.
Lentezza e velocità del messaggio. La lentezza e la rapidità di come gli eventi possono far piombare in uno stato di disperazione senza via di uscita.
E la madre della protagonista? La figura della madre è quella che più mi ha angosciato. Una madre presente e con un bel rapporto con la figlia.
Non c’era niente che non potesse funzionare nella dinamica familiare.
E lì che ho cominciato ad avere gli incubi. Noi genitori mettiamo sul piatto tutto il nostro amore, l’affetto, la presenza… eppure non basta? Non basta ad evitare che una figlia decida di togliersi la vita? E’ così che funziona?
Io spero che questa serie TV dia degli spunti di riflessione ma soprattutto che porti ad agire.
Anche se credo che purtroppo la protagonista con questo atto suicida sia stata messa descritta sotto un luce fin troppo positiva. Il suicidio è il traino di una storia “cool” mentre dovrebbe essere più chiaro che non può essere una soluzione, che non è “cool”; non lo è per niente.

Ho passato un anno con una piccola donnina che ha lottato e mi ritrovo davanti ancora anni durante i quali cercherò di aiutare i miei figli a superare ogni difficoltà per quanto queste possano far male. E questo, aihmè, è tutto ciò che ho tra le mie mani.

Elena, Dubai.

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Author

Elena Dubai

Elena, piemontese di nascita, milanese di origine ed expat da più di 10 anni. Ho vissuto in Germania, Ecuador e poi in USA a New York, Las Vegas e San Francisco e dal dicembre 2014 sono a Dubai negli Emirati Arabi.
Sono mamma di Tommaso e Giulia e moglie di un ingegnere che mi ha trascinato in questa vita in giro per il mondo.
Dal 2012 lavoro come Grafica per Eventi e Feste nel mio shop WorldWideParty Design

5 Comments

  • Mi dispiace tanto per Giulia, dev’essere stata dura. Super brava tu che sei riuscita a starle accanto nel modo giusto, spesso queste storie finiscono male proprio perché il bimbo non trova il giusto supporto a casa… e tanto di cappello per come ti sei posta con l’altra mamma!

  • Grazie Elena, queste cose succedono e come! Anche per me e mia figlia siamo verso la fine di un periodo molto intenso! Di certo considerero’ un piccolo amuleto (non ci avevo pensato) per non farla sentire sola e confusa. Qualche cosa che le ricorda che l’amore e’ tutto nella vita!.
    Ciao e grazie a tutte e due!

  • Ho il terrore che uno dei miei figli possa subire atti di bullismo, come tutti i genitori del resto. Sei stata bravissima, ascoltare e trovare il modo giusto per parlare è sicuramente la ricetta migliore da seguire, sentirsi amati li aiuterà in molte difficoltà.
    Non potevi scegliere tema migliore per la festa di compleanno, “May the force be with her” 😉
    Silvia

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