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Differenze fra scuola inglese e italiana: didattica e istruzione

Differenze fra scuola inglese e italiana_ didattica e istruzione
Written by Federica Italia

Nel mio primo post sulle differenze fra scuola inglese ed italiana, vi avevo lasciato con un quesito importante. È giusto anticipare a 4/5 anni l’insegnamento ai bambini di lettura e scrittura? Non si ruba loro in questo modo una parte importante di gioco e spensieratezza che hanno ancora il massimo spazio nella scuola dell’infanzia italiana?

È questo sicuramente una differenza essenziale fra scuola italiana ed inglese, ma non è l’unica. Vediamo ora quali sono le tante altre differenze specifiche del sistema di istruzione.

  • Didattica. Secondo la mia esperienza, nella scuola italiana il tempo dedicato alla didattica in senso classico è molto maggiore che nella scuola inglese. In quest’ultima si predilige un approccio più pratico che nozionistico e questo si nota moltissimo nei primissimi anni a partire proprio dall’insegnamento della scrittura. Niente pagine e pagine di lettere uguali per abituare i bimbi a scrivere le lettere nel migliore modo possibile come in Italia. Tutto avviene in modo più giocoso e si privilegia a mio avviso più la lettura che la scrittura. Forse anche perché è la parte più difficile della lingua inglese, lingua che non si legge come si scrive come avviene invece in italiano. Si imparano canzoncine e filastrocche, ma non è certo molto il tempo che i bimbi passano seduti ad allenare la loro capacità di piccoli scrivani. E questo è un approccio che investe un po’ tutto l’insegnamento nei primi anni. Le materie in comune con l’Italia sono letteratura, matematica, lingua straniera, informatica, musica ed educazione motoria. Almeno nei primi anni non sono presenti storia, geografia e scienze come singole discipline anche se vengono spesso toccate attraverso grandi progetti che vengono affrontati durante l’anno. Per esempio in Year 2, la classe di mio figlio ha affrontato il tema “Siamo autori”. Ha imparato cosa vuol dire esprimersi attraverso le parole ed i disegni prendendo in esame alcuni testi illustrati di autori quotati che sono andati fisicamente a scuola a spiegar loro come nasce un’idea e come si trasforma in un libro. Così come gli illustratori. Poi hanno analizzato con l’insegnante le varie fasi per arrivare a creare una propria opera letteraria. Gli è stato insegnato a prepararne il progetto, a inventare una storia, fare le illustrazioni, caricare tutto in un programma di editoria a computer e stamparlo. Tutto con un approccio estremamente pratico e vissuto in prima persona. E lo stesso è stato fatto per esempio con l’analisi delle grandi invenzioni e con la scelta di uno scienziato per ogni bimbo su cui fare una ricerca e costruire un manifesto. Per poi impersonare il personaggio travestendosi uguale a lui e rispondendo alle domande poste da tutti i genitori in visita a scuola. Concludendo, a mio avviso, la preparazione dei bimbi inglesi come nozioni acquisite ed accuratezza, è minore rispetto a quella dei bimbi italiani e questo è forse un punto a favore della scuola italiana. Nel sistema inglese però si dà molta importanza ad aspetti pratici, molto utili per un futuro lavorativo. I bimbi per esempio vengono abituati già a 6 anni a portare ogni settimana un argomento a piacere in classe e ad esporlo ai propri compagni per facilitare la dialettica, l’esposizione di concetti e la sicurezza nel parlare davanti agli altri. Vengono  fin da subito fatti lavorare in piccoli gruppi per prepararli al lavoro in team. Concetti ancora molto penalizzati nel sistema italiano. Un’amica che insegna in un’università straniera mi diceva che gli studenti italiani sono fra i più preparati a livello di studio, ma che quelli di altre nazionalità sanno maggiormente imporsi e “vendersi”, esporre con disinvoltura, lavorare in gruppo ed essere di mente aperta. Come in tante questioni, il sistema migliore potrebbe essere la classica via di mezzo fra sistema inglese e italiano! Dopo questa macro visione scendo nei punti seguenti più nel dettaglio.
  • Scrittura. Nella scuola inglese si predilige la scrittura in stampatello rispetto a quella in corsivo e, per i bimbi come il mio che poi si reinseriscono nella scuola italiana, non è un trauma da poco. Come dicevo poi nel punto precedente, nella scuola inglese non si incentiva molto lo scrivere a mano. I quaderni servono in primo luogo per attaccarci le fotocopie con gli esercizi da fare ed i bimbi devono quindi solo compilarli senza “perdere” tempo a scrivere gli esercizi e le domande.  Inoltre si introduce presto l’uso di computer e tablet per fare gli esercizi online. Tutto insomma a discapito della manualità.
  • Insegnamento della matematica. Nei primi anni l’approccio alla matematica è molto diverso fra i due sistemi educativi. Nella scuola inglese si insegna a far lavorare molto la testa sviluppando la logica ed il calcolo mentale. E questo è sicuramente un bene. Diventa però un male quando un bimbo viene riportato in una scuola italiana. Mio figlio è arrivato in terza elementare in Italia pensando di essere bravissimo in matematica, materia per cui è effettivamente portato avendo una velocità di calcolo matematico mentale notevole. Senonché i suoi coetanei italiani sapevano già  svolgere almeno 3 operazioni in colonna mentre lui non sapeva nemmeno cosa fossero perché facevano i conti solo a mente, magari scomponendo le cifre in parti più piccole! E devo dire che questo è stato uno scoglio da superare ben più difficile che recuperare i primi due anni di grammatica e sintassi italiana!
  • Libri e materiale didattico. Nei primi anni di scuola inglese i bimbi non hanno libri. Il lavoro in classe viene svolto su fotocopie consegnate dall’insegnante poi incollate su quadernoni. Così come i compiti assegnati. I quaderni rimangono sempre a scuola e vengono mandati a casa solo a fine anno. Penne e matite vengono date a scuola. Gli zaini dei bimbi inglesi sono quindi praticamente vuoti mentre quelli dei bimbi italiani in età scolare sono (stra)pieni di libri e quaderni. Se da un lato la schiena dei bimbi inglesi ringrazia, dall’altro per i genitori a casa è veramente difficile seguire l’andamento didattico dei propri figli e capire come gli argomenti vengano trattati a scuola.
  • Compiti. Nonostante già negli anni che corrispondono alla nostra scuola dell’infanzia ai bimbi inglesi vengano assegnati piccoli “compiti” a casa, come leggere dei libretti o imparare lo spelling di alcune parole, negli anni corrispondenti a prima e seconda elementare i compiti a casa diventano molto limitati. Niente che non si possa fare in 10/20 minuti al pomeriggio. In Italia invece, almeno nella nostra scuola, i compiti assegnati a casa sono parecchi e richiedono spesso anche 1/2 ore di impegno pomeridiano. Nella scuola inglese vengono spesso inoltre assegnati progetti e lavoretti pratici piuttosto che esercizi su esercizi da fare scritti di grammatica o matematica che invece vengono privilegiati in Italia. E questo si rifà al primo punto di una maggiore praticità inglese contro una più accurata didattica italiana. Durante le vacanze i compiti non vengono normalmente dati. Si consiglia solo che i bimbi leggano. In Italia, come sanno i genitori, i compiti delle vacanze costituiscono spesso un incubo!
  • Vacanze. Compiti a parte, anche i tempi per le vacanze sono diverse. I giorni scolastici totali sono quasi uguali, ma nel sistema inglese le vacanze, anziché essere concentrate a Natale e nella lunghissima pausa estiva come in Italia, vengono suddivise in più momenti. Fanno infatti normalmente circa 15/20 giorni a Natale e Pasqua ed almeno una settimana ad ottobre e febbraio. La pausa estiva dura circa un mese e mezzo. Per i bambini credo sia meglio, più pause durante l’anno li fanno staccare e riposare e la pausa estiva non è così lunga da fargli perdere completamente il ritmo.
  • Obiettivi. In entrambi i sistemi educativi ci sono ovviamente degli obiettivi da raggiungere alla fine di ogni anno scolastico, ma l’approccio del sistema inglese è più individualista ed attento al singolo bambino. È normale ovunque che ci siano bimbi con tempistiche ed attitudini diverse, trovo però che in Italia si sia meno propensi a tenerne conto. Nel sistema inglese spesso la classe è divisa in più gruppi a seconda del livello dei bimbi. Ad ogni gruppo vengono assegnati esercitazioni diverse e compiti specifici adatti allo specifico stadio di apprendimento. Vengono dati esercizi più difficili a chi è più avanti perché non si annoi e venga continuamente stimolato ed esercizi più semplici a chi è più indietro in modo che non si demoralizzi. È ovvio che si cerchi di arrivare alla fine ad un livello almeno simile per tutti i bimbi, ma le modalità per arrivarci tengono conto delle differenze individuali. In Italia invece spesso la classe si divide fra bimbi bravi e bimbi no, senza particolare attenzione per quest’ultimi. Ai miei tempi erano ancora in voga parole come secchioni e asini con una nota negativa per entrambi. Nel sistema inglese ho avvertito un’atmosfera più rispettosa di tutti i bimbi.
  • Voti. In Italia, nella primaria di mio figlio, si usano i voti numerici fino a 10. Sia per le interrogazioni e verifiche che per le pagelle. Un sistema che lascia poco spazio a disquisizioni ed interpretazioni ed è spesso come una condanna per i bimbi meno capaci. Alimenta secondo me anche la competizione e gli scherni fra compagni. Nel sistema inglese invece, nei primissimi anni, si fa largo uso di frasi e parole incoraggianti ed anche di stickers e faccine. Una metodologia forse più incentivante e morbida. Si sta inoltre attenti a che tutti i bimbi riescano a raggiungere giudizi positivi dandogli, come dicevo sopra, obiettivi più alla propria portata. I voti numerici si usano solo nei test finali di valutazione, ma poi in pagella non compaiono. Vengono invece riportati, per ogni materia, le varie competenze che dovevano essere raggiunte e, a fianco, viene segnalato dall’insegnante a che punto è l’alunno rispetto a quella competenza scegliendo fra: “Sta mostrando consapevolezza”, “Sta lavorando per”, “Raggiunta” e “Superiore”.

Concludendo questo secondo lungo post riguardante la didattica mi sento di dire, sempre sulla base della mia esperienza e di altri racconti, che la scuola italiana punti ad una maggiore cultura generale e istruisca maggiormente i bambini che hanno sicuramente un bagaglio nozionistico maggiore. La scuola inglese li prepara però meglio da un punto di vista pratico, fornendogli una serie di competenze maggiormente spendibili nel mondo del lavoro.

Secondo me c’è poi da evidenziare che il sistema inglese più giocoso e meno impegnativo invogli maggiormente i bambini a simpatizzare con la scuola mentre quello italiano la fa spesso percepire come un’imposizione e questo secondo me non è un elemento trascurabile. Nel prossimo ed ultimo post sulle differenze fra scuola italiana ed inglese, vi parlerò proprio dell’atmosfera che impregna l’ambiente scolastico inglese.

Federica, Italia

 

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Author

Federica Italia

Sei anni vissuti fra Cina e Thailandia al seguito di mio marito. Con noi i nostri due bimbi dei quali uno è nato in Cina, luogo che rimarrà per questo sempre a noi caro. Il mio amore per l'Oriente continua, ma ora stiamo affrontando con energia la nostra nuova vita italiana. Appena posso continuo a guardare il mondo con occhi curiosi, di solito dietro all’obbiettivo della mia Canon. Adoro leggere, scrivere e condividere il mio mondo attraverso il mio blog personale mammainoriente.com e le mie fotografie.

8 Comments

  • Anche questa seconda puntata è molto utile, grazie!
    Concordo pienamente sul fatto che un mix dei due sistemi sarebbe il top 😉
    Mi figlia in Year 2 è felice di andare a scuola e mi pare che stia imparando molte cose.
    Riguardo alla scrittura, in Western Australia usano molto il corsivo Elisabettiano, che è un po diverso da quello italiano ma è pur sempre un corsivo.
    In matematica, fanno sia esercizi a mente che scritti. Mio marito fa un po’ di esercizio extra durante il weekend, specialmente sui problemi di matematica che vengono fatti poco a scuola.
    Io mi dedico agli esercizi di italiano durante la settimana e sinceramente per ora ringrazio il fatto che non abbiano tanti compiti da fare a casa, perché altrimenti l’italiano verrebbe per forza di cose trascurato.
    Il sistema di voti con faccine ed adesivi mi lascia un po’ perplessa, perché nella vita non sono tutte rose e fiori. Mi è stato però detto che questo approccio di solito dura fino a year 3 per invogliare i bimbi ad andare a scuola. Poi gradualmente si dovrebbe passare ad un sistema più “serio”.
    La capacità di parlare in pubblico dei bambini è impressionante e questa sarà una dote molto utile in futuro. Certo, sapessero un po’ più di storia e geografia non sarebbe male, per non parlare di filosofia. Poi però mi domando quanto io mi ricordi di tutto ciò che ho studiato e che incubo fossero certe materie…
    Insomma, non so nemmeno io cosa sia meglio scegliere. Per il momento va bene così, poi si vedrà 😉

    • Intanto perdonami per questo incredibile ritardo, ma quando è uscito il post ero molto impegnata e poi sono passati mesi senza che me ne accorgessi!!
      Grazie per avermi portato il tuo esempio sulla scuola in Australia che è ugualmente di matrice inglese e per avermi detto pro e contro. Ed esatto, la scuola migliore starebbe forse proprio in mezzo all’italiana e all’inglese!

  • Ecco dove le imparano tutte quelle belle canzoncine che gli inglesi cantano ai propri figli! Il mio compagno ha una filastrocca per tutto tipo come si allacciano le scarpe ( over the bridge e bla bla bla) …io lo trovo divertente. Mentre leggevo il tuo post molto interessante anche se non ho figli, pensavo che sarò anche un po’ esagerata ma ogni cosa che fanno le scuole inglesi mi piace di più di quelle italiane. I bambini inglesi che ho conosciuto io sono cosi svegli, indipendenti, educati. Ecco magari sul sistema australiano avrei molte più remore perché qui la cultura è davvero quella cosa sconosciuta e inutile ma la scuola inglese mi ispira e poi vedo il mio compagno….a 17 anni è entrato a lavorare nella city di Londra…non vorrei dire ma in Italia non sarebbe stato mai possibile però è vero che noi di cultura ne abbiamo di più ma troppo teorica, nella vita siamo più imbranati.

    • Scusa l’enorme ritardo e grazie per il tuo commento che è assolutamente in linea con il mio pensiero.
      No, direi proprio che in Italia a 17 anni è dura avere accesso a certe professioni…

  • Ciao, riconosco perfettamente in quello che dici la nostra esperienza. I miei figli frequentano la sezione di lingua olandese (lingua di mio marito) della scuola europea e io mi sono impegnata a curare il loro italiano. Per il momento, 10 e 11 anni, hanno una perfetta padronanza di entrambe, leggono e scrivono entrambe, ma le mie considerazioni sul sistema scolastico di lingua olandese rispetto a quello italiano corrispondono perfettamente a quello che descrivi tu. Aggiungerei che la scuola italiana prepara non solo alla cultura generale, all’aspetto nozionistico, ma anche al ragionamento fondato sulla conoscenza. Il sistema di impronta anglosassone è sicuramente più rilassato e prepara all’esposizione di argomenti, ma meno al contenuto. Sicuramente spendibile nel mondo del lavoro e non solo, ma se ci fosse un po’ di contenuto non farebbe male. La solita via di mezzo come dicevi tu…!

    • Grazie per avermi portato la tua esperienza! Condivido assolutamente ciò che hai scritto. Chissà se c’è un qualche sistema che si collloca a metà fra scuola inglese ed italiana!

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