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Job hunting in Australia

job hunting Australia
Claudia Australia

Anni fa, quando ho deciso di emigrare Down Under per amore di mio marito, l’Australia era un po’ l’Eldorado del Terzo Millennio. La nuova America per intenderci. Era il paese che era uscito (quasi) indenne dalla crisi finanziaria che colpì la stragrande maggioranza dei paesi occidentali. Il paese dove era ancora possibile lavorare anche senza avere piena padronanza della lingua. Era il paese dove esisteva la meritocrazia e, a tanto sforzo, corrispondeva tanto riconoscimento. Il paese che dava una possibilità a tutti e dove, tutto sommato, un lavoro qualsiasi lo si trovava facilmente.

In questi 6 anni di Australia di cose ne sono cambiate e l’Australia di oggi purtroppo non è più la stessa che ho trovato al mio primo arrivo.

In generale questi cambiamenti sono stati imputati alla nuova ondata migratoria proveniente proprio da quei paesi che non hanno affrontato così bene la crisi del 2008: Italia, Francia e altri paesi europei in primis.
Tanti, tantissimi giovani europei, con una o più lauree in tasca, sono sbarcati negli ultimi anni sulle coste soleggiate dell’Australia in cerca di quello che le loro madrepatrie non sapevano più garantirgli: opportunità, lavoro, speranza, futuro. L’Australia ha accolto questi giovani (e molti meno giovani) con tolleranza, solidarietà e generosità. Finché ha potuto.

Ma anche l’Australia, nonostante le migliori intenzioni, ha raggiunto il suo limite. Sono troppi i nuovi immigrati, troppe le pretese e le speranze riversate in questo paese (che, per quanto enorme, ha pur sempre un terzo degli abitanti dell’Italia), troppi gli skills e le qualifiche che i nuovi arrivati hanno portato con sé, e troppo poche le opportunità di lavoro disponibili. È semplicemente una questione di numeri. Non ci sono più opportunità per tutti.

Le statistiche parlano da sé. Sono praticamente 18 mesi che mi dedico alla ricerca di un lavoro full time e a tempo indeterminato nel mio settore. Ho perso il conto dei lavori per cui mi sono candidata, ma siamo nell’ordine delle centinaia. Di colloqui, fatti fino ad ora, solo 5. Offerte di lavoro ricevute, una sola (il mio attuale lavoro, purtroppo solo part time). Per ogni lavoro per cui ho fatto domanda ho dovuto competere con almeno 100-150 altre persone, altamente qualificate e generalmente con più esperienza di me. Una battaglia persa in partenza in cui letteralmente uno su mille ce la fa.

Col passare del tempo ho abbassato il tiro. Ho lasciato perdere lavori per cui mi sentivo portata ma per cui avrei avuto comunque tanto da imparare. Ho dimenticato il titolo che ho quasi in tasca e le competenze che nei 4 anni di dottorato ho acquisito, e mi sono candidata per lavori che sapevo di poter fare a occhi chiusi. Lavori in ufficio, lavori di amministrazione, lavori in cui poter applicare le abilità che già avevo grazie al mio attuale lavoro. Ma anche questo è stato un buco nell’acqua, almeno per ora.

Job hunting in Australia

immagine presa dal web

Se guardiamo solamente i numeri e il mio success rate, è una tragedia a 360°. Ma se vogliamo guardare al lato positivo – perché alla fine se non penso positivo sono fritta – nei colloqui che ho fatto sono andata molto bene. Uno mi ha dato il lavoro che ho attualmente, per altri due ero nei top 3 candidati, e per un altro ancora sono stata inserita nella merit list per futuri lavori. Quindi, insomma, se mi danno la possibilità di presentarmi e di mettere in risalto le mie qualità e potenzialità, mi faccio giustizia.

Purtroppo le possibilità di farlo non sono state molte per ora. Il motivo? Un sistema di selezione del personale davvero rigido basato su regole precise (ma anche ovviamente alla soggettività di chi legge il vostro curriculum).

È imperativo, per trovare lavoro, sapersi muovere in questo sistema e nel mercato del lavoro australiano. In particolare, preparare e aggiornare il CV è di estrema importanza. Lasciate perdere i formati europei di CV che si usano tanto in Italia e non perdete tempo a creare un curriculum estremamente artistico, a meno che non facciate domanda per un lavoro nel settore. In Australia si prediligono CV brevi – di una o due pagine al massimo – e semplici, che mettano in luce chiaramente le vostre qualità, esperienze professionali ed istruzione. Assicuratevi che gli skills presenti nel CV siano compatibili con il lavoro che desiderate ottenere (per questo qui si usa molto avere vari tipi di curriculum in base al lavoro per cui fate domanda) e ricordatevi che il CV è il vostro biglietto da visita e deve sapervi vendere al meglio!

Egualmente importante è trovare due o tre referenze che siano in grado di supportare la vostra candidatura. Idealmente i referenti dovrebbero essere persone con cui avete lavorato a stretto contatto, colleghi o, meglio ancora, vostri superiori. Amici e famigliari possono andare bene come referenze personali (character references le chiamano qui), ma almeno un contatto deve essere professionale. Ovviamente i referenti che indicate devono essere persone reali con cui avete veramente lavorato o studiato. Non mentite, perché senza referenze non otterrete nessun lavoro! Prima di indicare una persona come referente, assicuratevi di informarla e di chiedere il suo permesso, così come, una volta che avete fatto domanda di lavoro, di informarla riguardo alla posizione per cui vi siete candidati. Non c’é niente di peggio di un referente che casca dal pero quando viene contattato!

Ma non è finita qui. Oltre al CV dovrete necessariamente aggiungere anche una cover letter o lettera di presentazione, che spesso è importante quanto il curriculum. Sarà questa l’occasione in cui raccontare di voi, dei vostri skills e, soprattutto, del perché siete il candidato ideale per quella posizione.

Importantissimo è non usare una lettera generica, ma scriverla ad hoc per ogni compagnia, specificando il vostro interesse specifico per quell’azienda. Spesso all’interno della cover letter (ma può essere fatto anche in un documento a parte) vi verrà anche chiesto di rispondere ai selection criteria.
Qualsiasi annuncio di lavoro in Australia prevede infatti una serie di criteri e requisiti specifici che dovete possedere per venir presi in considerazione per quella posizione. Spesso le risposte ai selection criteria sono la prima cosa che i recruiters leggono, prima ancora di CV e cover letter. Quindi, se non siete in grado di dimostrare in questa sede di avere i requisiti richiesti, non si prenderanno neanche la briga di leggere il resto. È essenziale quindi rispondere specificatamente ad ognuno dei criteri, usando esempi ed esperienze passate per dimostrare la vostra abilità o qualità specifica. No risposta, no lavoro, questo è poco ma sicuro!

Ovviamente questa è solo la teoria. E si sa che a parlare siamo tutti bravi. Purtroppo è nel momento di dover mettere in pratica quello che sappiamo nella nostra testa che viene il difficile. E spesso non è neanche colpa nostra.

Ho passato un periodo difficile, momenti di sconforto e di delusione che mi hanno fatto veramente dubitare di me stessa e delle mie capacità. Ma recentemente ho scelto di dire basta a questo self pity. Ho guardato in faccia la realtà e ho capito che non posso controllare tutto e non è necessariamente colpa mia: ci sono situazioni, come questa, in cui le decisioni sono fuori dal mio controllo e la mia forza di volontà può arrivare fino a un certo punto. Voglio sperare che la ruota prima o poi giri anche per me e che ottenga il lavoro per cui ho tanto lavorato. Ma, nel frattempo, smetterò di farmi il sangue amaro e mi godrò quello che già ho. Almeno, questa è la teoria.

Claudia, Australia

p.s. è con estrema felicità che vi comunico che, tra la stesura e la pubblicazione di questo post, sono finalmente riuscita a trovare un lavoro a tempo pieno e indeterminato che mi rende veramente felice!

 

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Claudia Australia

Claudia Australia

Viaggiatrice da sempre, ho studiato e vissuto negli Stati Uniti e Francia, prima di raggiungere definitivamente il mio bell’avvocato in Australia. Dal 2011 chiamo casa questo strambo ma spettacolare paese a testa in giù, e casa lo è diventata ancora di più da quando sono diventata cittadina australiana! Sono all’ultimo anno di un Dottorato di Ricerca, e a breve dovrò seriamente pensare a cosa fare “da grande”. Ma per il momento mi godo la mia vita quaggiù, alla scoperta di paesaggi mozzafiato e una cultura veramente unica, di cui racconto nel mio blog personale Diario dal Mondo

7 Comments

    • Grazie cara! La pazienza ha decisamente pagato ma quanta ce n’è voluta per arrivare fin qui!!!

  • Complimenti Claudia!
    Il tempo è galantuomo e la pazienza unita alla costanza pagano. Auguri!
    Sono veramente molto contenta per te.

    • Grazie mille Gin! Devo dire che non e’ stato facile aspettare e non perdere la speranza, ma a questo giro mi e’ andata bene!!! xx

  • I miei super complimenti ancora una volta!!!!
    Io sono dell’ondata degli skilled non più tanto giovani, rimango nel limbo dei casual e da 1 anno pure part time…ma nonostante alcuni momenti di sconforto non mollo…Perché chi la dura, la vince 😉
    Ancora brava per non aver mollato!!!

    • Assolutamente, sappiamo di avere le giuste competenze e la giusta attitudine per farcela… dobbiamo solo aspettare che ci venga data l’occasione giusta! Vedrai che, oltre a quello che gia’ stai facendo, tanto altro arrivera’!!! Un bacione!

  • Ciao Claudia, vivo a Sydney da quasi 5 anni, e leggendo il tuo post penso che generalizzi un po’ la situazione del mondo del lavoro in Australia. Probabilmente molte delle difficolta’ che hai riscontrato nella ricerca del lavoro sono imputabili al tuo settore specifico e al fatto che la tua e’ una carriera molto ambita (come spieghi anche nel tuo altro post “Uno su mille ce la fa”).
    Imputare la mancanza di opportunita’ lavorative all ‘immigrazione recente mi sembra anche un po’ semplicistico, visto che comunque gli immigrati per restare qui hanno bisogno di un visto, spesso agganciato a un lavoro.
    Comunque in bocca al lupo per la nuova posizione!

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