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Bambini italiani all’estero – pro e contro

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Written by Nadja Perù

I nostri figli non hanno scelto di essere Bambini Italiani all’estero. Partendo da questo ho pensato che, visto l’enorme successo (AHAHAHA) del mio precedente post su Mamme italiane all’estero, sarebbe stato divertente fare un post simile ma dal punto di vista dei nostri figli.

Quante di voi pensano di fare un favore enorme a loro facendoli vivere lontani da casa? E quante di voi si sentono in colpa subito dopo averlo solo creduto? Quanti dubbi ci facciamo venire noi genitori expat (o emigrati, o immigrati, o come diavolo ci vogliate chiamare)? E quanti ce ne fanno venire gli altri? Insomma, ci vogliamo almeno ridere su? Io ci provo.  Quindi:

Quali sono i pro e contro per loro di vivere all’estero?

PRO:

  1. Parlano o parleranno o capiranno varie lingue straniere. Questo è sempre stato un punto a favore del nostro stile di vita. Pensare a me che all’età di mia figlia parlavo solo italiano (e sardo. Male ma ok dai qualcosa… ok ti vedo sorella che ridi. Fai finta di niente, reggimi il gioco ok?!), e ho iniziato ad imparare qualche parola di inglese e francese quando ero alle medie mi fa pensare a quanto tempo ho perso. Quante porte aperte in più avrei avuto adesso? Mi ritengo comunque fortunata per averle potute imparare anche “da grande”, sia per volontà che per necessità, ma insomma, come vedo dai miei due bimbi, essere trilingue a 2 anni o poco più è un grande vantaggio. Meno fatica dopo e più Mondo a disposizione.
  2. Conoscere e vivere culture diverse. Per quanto mi riguarda, il fatto di aver vissuto due anni in Arabia Saudita è stato un grosso e interessante arricchimento. Ho conosciuto da vicino una cultura di cui si sa poco e spesso male, con tanti pregiudizi difficili da abbattere e fatti purtroppo che confermano quei pregiudizi. Insomma, nel bene e nel male, sono felice di essere stata lì. E mia figlia ha vissuto delle esperienze che difficilmente dimenticherà e che si porterà dentro per tutta la vita. Come quelle che ha vissuto in Romania, Bulgaria e adesso in Perù. Quanti possono vantare a 7 anni tutte queste esperienze?
  3. Amici sparsi nel mondo. Questo come per noi adulti è uno di quei punti che spesso ci viene voglia di mettere nei contro. Lasciare ogni volta persone a cui vogliamo bene per riiniziare da capo è una botta alla felicità. Ma pensateci. Quanti di voi si sentono ancora con gli amici lasciati in qualche parte del globo? Chi organizza le vacanze cercando di incastrare posto e ora con loro? IOOOO! E pensate a loro, che già da piccoli avranno sempre qualcuno su cui contare ovunque! Per me è una cosa bellissima e che mi fa tornare il sorriso quando sono giù! O piangere di più quando sono giù. Lo ammetto!!
  4. Frequentano scuole internazionali (in genere). Questo non è che li renda più fighi rispetto a chi fa una scuola pubblica, solo che, di nuovo, li rende cittadini del mondo. Imparano storia, geografia, calcoli matematici e scritture diverse. Questo li rende spesso più flessibili e più pronti ad affrontare alcune problematiche. Si sforzano di più sopratutto se devono cambiare spesso metodologia, ma questo a volte paga. Si può essere d’accordo o meno con questo punto, a molti potrebbe non piacere ad esempio la struttura di una scuola British o Americana rispetto a quella italiana, ma io vedo tutto quello che fa mia figlia a scuola o mio figlio al nido e penso che alla loro età io probabilmente mangiavo la sabbia e leccavo i pastelli a cera. Certo, sono arrivata dove sono anche grazie alla scuola italiana non mi fraintendete, ma, di nuovo, quanto tempo mi pare di aver perso?!
  5. Crescono più “open minded” e con grandi poteri comunicativi. Non sempre, è vero, dipende anche dal carattere, ma mi rendo conto che quando torniamo in Italia ad esempio, lei ci mette un attimo a fare amicizia, chiedere ai bimbi di giocare con lei, essere indipendente in tante cose e provare cibi che io da piccola non avrei nemmeno considerato. Dipende dal carattere? Ovvio. Ne sono certa. Sicuramente la mia (e tanti altri bambini expat che conosco) sono estroversi. Ma credo che il fatto di dover spesso riiniziare da capo, rifarsi amici, cambiare paese e alimentazione così spesso, li porti ad autodifendersi e aprirsi di più.

CONTRO:

  1. Parlano varie lingue. A volte questo genera confusione nelle loro menti e nella loro bocca. Mamma posso JUMPARE nel letto? Mamma quel pirata ha UN BARCO YELLOW. Certo, questa confusione non dura per sempre, loro da soli sceglieranno la lingua dominante nonostante il nostro sogno che diventino dei Dante Alighieri a 3 anni. Ma non è questo il contro di parlare tante lingue. Quando tornate in Italia, quanti si avvicinano a loro e con faccia di chi guarda un fenomeno da baraccone gli dice : E DIMMI QUALCOSA IN “aggiungere lingua a caso”. Non vi da fastidio? E che ne pensate della faccia sconcertata dei vostri figli quando gli rivolgono quella domanda?! Io faccio fumo dalle orecchie. Sono esagerata? Sì. Ma vi ho detto varie volte che sono antipatica quindi MUTI.
  2. Poterebbero crescere senza radici. Secondo dove vivete il rientro a casa (Italia o qualsiasi posto riteniate tale) è lungo e difficile e non fattibile spesso. I miei figli sono cresciuti all’estero. Ma che ne sanno loro della zia Margherita che mi dava le caramelle di nascosto, dell’odore del caffelatte di nonna, del latte appena munto della vicina o della festa di Ferragosto. Io mi impegno, eh. Parlo in italiano, cucino italiano (e sardo), chiamo a casa spesso, quando torno li faccio vivere come se non fossimo mai andati via e come se vivessero da sempre lì, ma che fatica creare delle basi no?
  3. Crescono senza l’amore fisico dei parenti. Lo so che l’amore non ha confini e bla bla bla. Ma diciamolo. Un abbraccio. Una passeggiata con nonno. Fare giardinaggio con nonna. Lo zio che ti compra il giornalino il sabato mattina. La cuginetta con cui crescere e inventare il linguaggio segreto, i pranzi della domenica. Tutto questo manca infinitamente a me e penso spesso di cosa li sto privando. E fa male. E poi si chiedono perché gli expat bevono troppi alcolici!! Ma come si sopporta tutto questo?? (Scherzo eh, mica bevo. Sono sobria anche ora. E dai che scherzo, mamma ridi eh, che lo sai che sono una brava ragazza!).
  4. Hanno difficoltà a creare relazioni “strette”. Tutto questo prendere e lasciare amici li può portare, come autodifesa, a voler creare solo relazioni “superficiali” poiché sanno che saranno “a termine”. Non è sempre vero eh. Dipende anche questo dal carattere, ma potrebbe capitare. È una cosa che mi fa paura e mi fa sentire spesso in colpa. Come all’inizio, appena arrivati in Perù, la piccola 5enne non voleva andare al parco perché le “amiche ce le ho già, stanno a Riyadh, non ho bisogno di altre”. Che male al cuore. Poi tutto si è risolto. Non ha dimenticato Arianna e Valentina, ma ha aggiunto Iria e Kiara! E io ho ripreso a respirare!!
  5. In Italia non hanno Amici. Scritto proprio con la A maiuscola. Quegli amici che io ho invece, che so che ci saranno sempre quando torno. Quelli che a qualsiasi ora rispondono ai tuoi messaggi deliranti e con cui puoi ridere delle marachelle al liceo (scherzo mamma, sempre brava ragazza mai fatto nulla di male! Dì a babbo di stare tranquillo che non si agiti, puoi chiedere conferma a tutti quelli che mi conoscono, precedentemente pagati per il silenzio).  Io ci sto lavorando anche su quello. Ho la fortuna di avere care amiche o cugini  con figli più o meno dell’età dei miei, ci vediamo con piacere e per fortuna si sono affezionati nonostante il poco tempo che passano insieme. Ma il pensiero che quando torniamo anche loro abbiano qualcuno che gli vuole bene e li aspetti (e abbia la loro stessa età) mi fa un piacere che non posso spiegare!

Che ne pensate? Cosa aggiungereste a questa lista di pensieri sparsi?

Nadja, Peru

 

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Author

Nadja Perù

Espatriata per lavoro ormai più di 10 anni fa, con mio marito abbiamo vissuto in Serbia, Romania, Bulgaria, Arabia Saudita e adesso siamo approdati in Perù! Nel frattempo si sono uniti al gruppo due bimbi globetrotter che ci accompagnano nella nostra pazza vita girovaga!Il nostro mantra? Home is not a place, it's a feeling! Con la Sardegna nel cuore, vivamo dove ci porta il lavoro e ci godiamo ogni piccola cosa che i paesi ospitanti ci offrono con l'entusiasmo della prima volta!

2 Comments

  • Gentile signora, le premetto che il mio e’ un intervento semiserio. Apprezzo il suo sforzo di obiettivita’ nell’ affiancare ai pro una serie di contro, ma mi sembra che in realta’ a crescere nel mondo ci siano solo pro, e che i contro siano decisamente inconsistenti.
    Qualcuno li prende in giro perche’ mischiano le lingue? alla domanda “dimmi qualcosa in…” si risponde notoriamente: “che devo dire? ignorante ti basta?”, sapendo che chi fa quella domanda fra breve spendera’ fior di soldi alla scuola di lingue per riuscire, dopo cinque anni, a dire “ze buk iz on ze teble”.
    Le radici della nonna Abelarda e della zia Sigismonda? ma fatemi il piacere! Radici uguale immobilita’, uguale chilometro zero e, purtroppo, in prospettiva uguale ignoranza, xenofobia e razzismo. Tutte cose che non hanno mai portato alcunche’ di buono. Interessante notare che in greco “locale” si dice “ίδιος”, da cui una parola italiana non propriamente lusinghiera.
    “Il mondo e’ un libro, e chi non viaggia ne legge una sola pagina” (S. Agostino)

    • Intanto grazie per il commento e per aver letto il post! Penso che sia molto soggettivo comunque il fatto che qualcosa sia pro e contro. Io vedo molti expat che ad esempio arrivano qui e mandano i figli alla scuola italiana e non provano nemmeno a fargli scoprire il posto dove stanno! Insomma essere expat deve essere una scelta oculata e voluta, e questo si rispecchia nella attitudine dei bambini!

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