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Che sarà mai? Un anno all’estero diventato una vita di Francesca dalla Florida

Written by Guest

Quante volte siamo stati zittiti dai genitori nei nostri desideri adolescenziali. E se invece ci avessero dato retta? Se invece che un capriccio quello fosse stato il seme della vita che sognavamo da adulti? La storia di Francesca fa riflettere. I suoi genitori avrebbero potuto zittirla o rimandare a dopo il liceo, e invece hanno scelto di darle fiducia. E indovina un po’? Quella fiducia le ha cambiato la vita.

“Mamma posso andare in America?”
“Chicca, ma sei matta? Ma quando? Hai solo 15 anni! Come lo convinciamo tuo padre?”

Un mese dopo mi ritrovavo agli uffici EF di Milano a finalizzare la mia partenza per lo stato di New York… Avrei trascorso il mio 4 anno di Liceo all’estero, in una High School Americana. E sarei in un anno entrata a far parte della squadra di softball della scuola, alle Math Olympics, avrei mangiato I very buffalo chicken wings e per la prima volta nella mia vita I macaroni and cheese.

Sarei andata al Prom (il ballo di fine anno) e allo spring break alle Hawaii… E dopo un anno sarei tornata a casa, con la voglia di continua di voler ripartire, un giorno. Per riprovare quelle emozioni del vivere in un paese straniero e di entrare a stretto contatto con una cultura diversa dalla tua.

Ed infatti eccomi qui: sono una expat, da un bel po’ di anni. Ma sono anche un’emiliana DOC e le mie radici non me le scordo: la mia bella Bologna, lasciata per solo un anno (che sara’ mai dicevo io?) e che poi si e’ trasformato in 5 e prolungato per 9.

Nella mia vita da expat non mancano i momenti di nostalgia, in particolare della mia famiglia. Per ora mi limito ad incontrarla lì, su Skype, davanti a quella piccola telecamera che ogni tanto ci fa scordare il fatto che un oceano ci separi. Una famiglia sempre curiosa dei miei nuovi racconti o delle mie prossime avventure…e senza il sostegno della quale non sarei qui a percorrere questo fantastico viaggio di vita.

Perché me ne sono andata? Beh, io ho scelto di vivere all’estero per seguire i miei sogni e coltivare la mia passione. C’e’ chi sogna fin da bambino di diventare un astronauta, chi segue le orme del padre e diventa architetto e chi decide di inserirsi nell’azienda di famiglia…

E poi ci sono persone come me che sognano il camicie bianco, che sono curiose di scoprire. Punto. Intraprendere la carrier da scienziata (come dicono all’estero…) o ricercatrice (come ci chiamano in Italia) per me parte da una vocazione vera e propria.

Hai cosi tante frustrazioni, perché il 99% delle volte gli esperimenti non funzionano come vorresti e ti sentirai come se avessi fallito. Ma quando arrivi a quell’1%… quando fai la scoperta, la soddisfazione, le emozioni che provi in quel momento ti fanno dimenticare tutti gli anni di frustrazione, tutte le ore passate in laboratorio piangendo. In quel preciso momento la felicita’ del ricercatore e’ indescrivibile.

Francesca V amiche di fuso 2

Insomma, la ricerca (oncologica per la precisione) mi ha portato a lasciare la mia casa. E da li e’ iniziato il mio viaggio da expat… Da undergraduate alla university of Washington a Seattle a PhD student alla UCL di Londra, a ricercatrice associata allo Scripps Institute in Florida. La prossima meta la devo ancora stabilire. D’altronde, questa è la mia vita!

Le melanzane alla parmigiana della nonna mi mancano da morire, e anche le passeggiate in centro storico sotto I portici di Bologna con le mie amiche di sempre. I pan di stelle ormai li ordino su Amazon.. Ma in America non sto poi cosi’ male (devo ammettere che avere l’estate tutto l’anno fa la differenza).

Trovare il coraggio di uscire dalla mia comfort zone, di partire e di mettermi in gioco e’ stata la scelta migliore che potessi fare nella mia vita. E lo consiglio anche voi di intraprendere una esperienza da expat… perché in fondo c’e’ sempre tempo per tornare a casa.

Un tortellino all’estero, aka Francesca, Florida.

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3 Comments

  • Che bel post! Evviva le famiglie che ci sostengono 🙂
    (e pure l’estate tutto l’anno, grande invidia!!)

  • Evviva davvero le famiglie sostenitrici!
    I miei mi hanno sostenuto in tante situazioni, ma non mi hanno mai incoraggiato a partire, anzi!
    Al momento della scelta delle scuole superiori (forse anche prima ) mi dicevano: “ Scegli quello che vuoi, ma non il liceo linguistico, che poi ti tocca viaggiare e sei troppo piccola.”
    Ho guardato con ammirazione e invidia il mio compagno del liceo che ha trascorso il quarto anno in California, i miei compagni d’università partire per Erasmus vari e altri amici fare scambi anche di poche settimane già al liceo.
    Io quel coraggio non l’ho mai avuto e sono dell’idea, ora che sono mamma, che con figli un po’ fifoni (come ero io), si debba spingere un po’ di più: senza forzare troppo, ma dando una spintarella per uscire dalla comfort zone e aiutarli a buttarsi.
    I miei figli sono piccoli (sono alla materna), ma per il futuro auguro questo a me stessa: sostenerli nei loro sogni e, se necessario, capire anche quando è il caso di dar loro una piccola spinta

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