Expat life

Ikea-expat!

Perché si parla di Ikea?

Il mondo Expat è un mondo strano, soprattutto se visto dall’esterno.

C’è chi ci immagina sempre come nababbi (probabilmente pure fancazzisti e un po’ snob), baciati dalla dea bendata e viventi in case ampie, lussuose, ovviamente perennemente inondate di luce e ordinate (le case di Pinterest per intenderci), arredate con un mix di pezzi unici provenienti un po’ da tutto il mondo, a rappresentare le nostre eccitantissime vite.

Un mobiletto che magari ci ricordi quando eravamo giovani espatriati con le pezze al…  expat che ci promettevamo occhi negli occhi di costruirci una famiglia e che ovunque nel mondo ci saremmo sentiti a casa, una culla vintage che ha accolto le prime coliche i primi sorrisi dei nostri figli,  ormai diventato un portariviste (sempre vintage), e così via…

E invece, un po’ come tutti, anzi forse pure di più degli altri, pure noi expat viviamo una vita all’Ikea, tra un Malm e una Billy, una Ivar e un Grankulla… C’è addirittura chi conosce i nomi dei mobili Ikea meglio dei nomi degli amici dei figli (personalmente alcuni son già difficili da pronunciare dei nomi svedesi, in effetti!)

 

 

Da poco ho scoperto con una ondata di calda e sincera simpatia che anche la cameretta dei bambini del CEO Novartis Mondo è arredata Ikea, persino il loro tappeto è uguale a quello dei mie figli. E devo dire che la cosa mi ha strappato un sorriso. Anche loro “Ikeaexpat”! 🙂

Ma torniamo a noi. La prima volta che vai a vivere fuori casa da studente o neolaureato, entri all’Ikea e guardi TUTTO, sospirando e sognando di avere più spazio, più soldi, e immaginando mille modi di arredare metri e metri e metri quadri… Poi le gite all’Ikea in solitaria diventano incursioni con le coinquiline, con il convivente,  poi marito, con i bambini (ma i vostri ci stanno nell’angolo bimbi con le palline? Perché io sognavo di lasciarli lì forse ancora prima di avere le pance, e invece mai riusciti a mollarli, e tra un po’ superano l’altezza consentita!)

Mano a mano i nomi svedesi di mobili e oggetti diventano  familiari.

Se poi ti capita di spostarti più volte succede anche di ricomprare certe cose perché nel frattempo le omologhe si sono rotte, son state vendute, regalate (spesso costa meno ricomprarle che traslocarle – sigh), o semplicemente riassorbite nelle dimensioni parallele delle case che ci aspettano intanto che stiamo da un’ altra parte.

Si creano  quindi nell’universo Ikea che ci circonda tre fondamentali distinzioni: i pezzi unici, quei mobili o suppellettili che abbiamo adottato e ci saranno sempre. Come nel mio caso il tavolo da pranzo allungabile fino a 12 persone, preso all’Ikea di Anderlecht e  per sempre denominato nel lessico familiare “the Bruxelles table”. Come le librerie le Grenoble bookshelves, perché là le comprammo in super sconto, smontandole direttamente dall’esposizione. I pezzi fondamentali che da un trasloco all’altro vengono ricomprati come base per la costruzione del nuovo nido, ovvero nel mio caso i sotto pentole di sughero tondi, il trio di forbici gialla rossa e blu (e la gialla è quella che di solito sparisce per prima, no?) e i bicchieri del vino. Infine le cose Ikea del passato, quelle che sembravano un’ottima idea, anzi una bellissima idea, anzi un’indispensabile idea, e poi la vita reale ha deciso senza pietà di quell’amore giovanile.

A cosa ci riferiamo? Forza, lo sapete benissimo. La prima cosa inutile, ma bella, per cui batte il cuore di chi va all’Ikea la prima volta in vita sua e che a un certo punto TUTTI cediamo a comprare e portarci a casa, lei.

La lanternina.

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Che poi se c’è vento vola giù, allora mettila dentro, ma se prima il gatto e poi il  gattonatore passano e urtano, il tavolo vola giù. E alla fine non è che fa tutta sta luce, ce ne vorrebbero almeno tre. Se poi ne prendi tre però poi hai tre lanternine che attirano la polvere più di uno swiffer. E insomma poi nascono i figli e le cene a lume di candela si diradano e il tempo per leggere con l’ambiente romantico intorno ciao. Così le lanternine finiscono nel purgatorio delle lanternine, magari a casa del fratello o dell’amico single che ha un balcone dove il vento non si infrange mai e lui ce le ha tutte e tre sempre accese e senza un granello di polvere appiccicato sopra, naturalmente.

La lanternina fa parte del’Ikea romantica, quella di quando sogni di avere la poltrona appesa al soffitto che mai nessun trapano riuscirà ad infilare quel gancio con tassello nel soffitto (se qualcuno ce l’ha fatta favorisca la prova fotografica, please!). Soprattutto se ce la fai il padrone di casa terrà tutta la caparra. L’Ikea dei minibonsai infilati nei minivasetti appesi su mini asticciole per fare del tuo bagno un giardino zen (non dimentichiamo il porta-oggetti da vasca su cui poggiare una candela, un libro e un bicchiere di vino!).

Insieme a uno stuolo di candeline sul bordo, perché quelli erano anche gli anni dei bagni veri, lunghi e goduti, non delle docce da cinque minuti con tutto l ‘universo che urla il tuo nome e ha bisogno di te in quel preciso istante in cui hai versato lo shampoo sulla chioma.

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Ma il cimitero dei cimeli romantici è poca cosa in confronto a quello dei contenitori. Perché a un certo punto una va all’Ikea disperata dal disordine che la circonda. E pensa che l’unica e vera soluzione non sia un contenitore grande, ma un grande contenitore, uno per ogni tipo  di cosa da contenere.

Ed è lì che il monolocale che diventerà un castello si riempie di piccoli vasetti, medi vasetti, grandi vasetti, di metallo, di plastica, di coccio, a forma di secchio vintage, a forma di cubo minimal di vimine, di policarbonato, di cartone, di stoffa con scheletro in metallo. Vassoietti, vassoini e vassoioni, creando piramidi feudali sulle stupende strutture apertissime che chissenefrega di quelle cucine tutte chiuse, della polvere, mica siamo come le nostre mamme noi, no! Usiamo queste belle scaffalature di legno aperto e traballante su cui ogni piatto appoggiato fa tintinnare tutto e danno un’idea di casino, ehm calore umano, altro che la Scavolini!

A un certo punto contenere i contenitori diventa la nuova sfida e si smette di comprarli, si inizia a riutilizzarli senza pace: ti ricordi quel bel vasetto verde menta dove tenevamo gli spazzolini, che poi ci avevo messo il basilico? Mi servirebbe per metterci dentro le viti spaiate da tenere fuori dalla portata dei bambini lassù! DOVE? sopra la Billy, naturalmente!

Poi sopraggiunge la fase dei bambini che crescono via via, e oltre a pedane e pedanucce di ogni altezza e colore,  vai giù di tutte quelle Minch quei deliziosi giochi, tipo l’imperdibile tenda da circo che quando avevi un neonato ti sembrava così carinaaaaaa, o il tunnel per esercitare la psicomotricità, che i bambini ci vengono su liberi e agili (e boni) come degli svedesi (come no!).

E la fase Ikea-hack/Montessori? Amore, ma prendiamoli due sgabelli, che rovesciati e con 5 minuti di lavoro e un pizzico di manualità ci costruiamo la learning tower, e quel lettino che se ci seghiamo la gambe diventa un perfetto letto montessoriano? Ecco, non so se voi avete un marito falegname o cosa, o almeno un nonno con tanta manualità e tempo libero, io invece ho solo l’angolo di casa e cantina dedicato ai progetti abortiti… e il signor Ikea ringrazia vivamente (pace all’anima sua).

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Arriva poi il Momento Anzianikea. Ovvero quando parlando con gli altri ti rendi conto che le cose che hai comprato tu, caro lei, non le fanno più. Ma come? Eh sì, caro, fuori commercio, per sempre. Quel bel mobile pieno di cassettini che ci avevi messo due giorni a montarlo, quindici anni fa, e ora chissà come mai, non lo fanno più. Quella poltrona di velluto a coste rosse che la prima volta che la sfoderavi per lavarla non avrebbe mai più avuto la sua forma, ma era così comoda, altro che le Poang che son comode come un sofficino Findus non scongelato! Eh quei bellissimi pezzi delle serie Ikea PS, introvabili persino su Ebay? RIP.

E poi, gran finale, quelli che ci hanno lasciato. Il pax di Bruxelles o di Monaco o di qualsiasi altro posto, che comunque non avrebbero retto la terza svitatura per raggiungerci a Varsavia ed è rimasto là. Le tovagliette impulibili a quadretti intrecciati, quando ancora le si comprava per darsi una parvenza di eleganza a tavola, rimaste vittime delle incrostazioni di latte con cereali.

Non è ancora pervenuta la generazione Ikea-terza età… tra qualche tempo ve ne daremo notizia ;-).

Lui, il LAKS, praticamente potemmo costruirci un’enorme istallazione multicolor se li unissimo tutti!

Per non parlare dei Malm, che siano letti o cassettiere, anche se io ultimamente li ho sostituiti tutti (con altri pezzi Ikea eh) visto che al quarto trasloco cominciavano a dar segno di cedimento e onestamente traslocarli mi costava più che ricomprarli (tranquilli che non sono finiti in discarica, ma passati a nuovi proprietari, che noi siamo fan del riuso!)

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Poi ci sono le librerie. Le mitiche Billy che hanno fatto la storia, le multifunzionali Ivar che possono fare da libreria, o dispensa o scaffale multiuso (forse anche da occasionale cuoco e parrucchiere), le Expedit che ho scoperto solo da poco che hanno cambiato nome a tradimento. E qui so aprono le tifoserie, c’è chi assolutamente ama una ed è detrattore dell’altra. Voi da che parte state?

Io ad esempio sono una fanatica di tutte le linee Ikea PS, aspetto ogni volta con impazienza il lancio delle novità dell’anno! Per poi commentare come una vecchia zia brontolona che insomma, non c’è più l’Ikea di una volta, che si sono appetiti su un gusto comune e meno divertente e innovativo e bla bla bla (sì lo so è un evidente sintomo di vecchiaia!)

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Un capitolo a sé meriterebbero i tappeti, che li riconosci lontano un miglio (anche tu fratello!), ma non possiamo resisterci! Alzi infine la mano chi non ha avuto poi almeno un futon Ikea, poco importa se un Granculla o un Ikea ps o un XYZ, che l’ospite dove lo piazzo?

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PS: Giuriamo che non è un post sponsorizzato!

Valentina, Inghilterra e Valentina, Svizzera

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Author

Valentina Svizzera

Mamma di due bimbi scatenati, un’indole girovaga e curiosa e l’amore mi hanno portata a rimbalzare come la pallina di un flipper tra città e nazioni diverse, con un comune denominatore, il tedesco, nelle sue varianti e dialetti… e io che sognavo il mare, il caldo e idiomi più dolci! Tra le altre cose, autrice di libri per bambini, blogger, craftomane e pinnatrice compulsiva.

2 Comments

  • La mitica Ikea!!! Lo stesso pensiero: meglio ricomprarlo che portarmelo dietro. Ancora piango per il letto che avevo a Mallorca e non mi son potuta portar dietro e non producono piú, come anche altre cose regalate, e sí, la lanterna é a casa di mia madre! Ora le mie Billy rimarranno qui perché non posso smontarle, ho dovuto mettere dei chiodi sulla parte di dietro e quindi rimangono in sto appartamento. Le adoro….Come il tavolo che uso per dipingere e lavorare, costato 19 euro, meglio ricomprarlo che imballarlo! Peró son della stessa idea che Ikea ormai si é appiattita e rimpiango i vecchi cataloghi pieni di colore e di mobili divertenti! Comunque le lenzuola ed i piumoni vengono con me!

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