Expat life

Lettera ai miei amici in Italia

Written by Mimma Kuwait

Mi ero ripromessa di scrivere un post leggero, simpatico.
I miei ultimi post mi sono sembrati un po’ depressi, pesanti.
Ma quando mi trovo davanti a questo appuntamento mensile, in cui devo riflettere su cosa scrivere, io apro il mio cuore e i sentimenti che vi sono contenuti sgorgano fuori.
Forse anche un po’ troppo.
Ma alla fine il blog non è altro che un diario.
Su cui finisco per scrivere le mie emozioni più autentiche.
Anche quelle che nemmeno sapevo di avere.

In questi giorni non faccio altro che pensare ai miei amici a Milano.
Ho avuto la fortuna di costruirmi durante i miei anni universitari delle amicizie molto forti.
Io non li chiamavo amici.
Loro sono stati la mia famiglia di elezione.
Dopo quella vera, che stava in Puglia a mille chilometri.
Loro sono stati la mia famiglia di adozione, quella che ti scegli.
Ricordo che quando conobbi mio marito ero molto emozionata di presentargli questi amici.
Così importanti per me.
Loro furono come al solito eccezionali.
Preparammo una cena a casa di Mario e lui sotto il piatto di mio marito scrisse: “Benvenuto in famiglia”.

Non so se avete avuto la stessa fortuna mia, ma io avevo sempre questi 6 amici su cui poter contare.
Quelli con cui ridi di tutto, quelli che ti capiscono, quelli che puoi chiamare a qualsiasi ora.
Quelli che ti aiutano nei traslochi, con cui fai video, fai diete, viaggi strampalati.
Finisci fotografato sui giornali.
Noi avevamo un motto: “Dobbiamo stare vicini vicini!”.
Era la cura per tutto.
Ne abbiamo fatte tante insieme.

Telefonarci al venerdì per dire: “Domani si parte”.
L’ansia dei colloqui, la gioia per il lavoro, lo stress per il capo assurdo.
Volevo scrivere un libro su di noi. “Ubriachi di vita” era il titolo scelto.
Fare le prove via telefono per la canzone che avrei cantato durante il matrimonio.
Bere a piedi nudi un prosecco nella casa milanese appena acquistata per non rovinare quel parquet così lucido che tanto mi avrebbe fatto dannare.
Sono stati il mio quotidiano dai vent’anni ai quaranta.
Non solo nelle gioie ma anche nei nostri dolori.

Dalla fine di grandi amori al mio aborto, poi al mio infortunio.
Sono stati anche il mio “rescue remedy”. Ricordo la mattina del giorno del mio matrimonio passata in grande agitazione, fino a quando non ho trovato loro fuori dalla porta di casa per accompagnarmi a messa, il cambio veloce dell’auto, le risate e le battute.

Anche il giorno del mio quarantesimo compleanno, che ho  festeggiato qui in Kuwait, sono riusciti a sorprendermi con un regalo recapitato fino a qui.
Quando ho presentato il libro a Milano c’erano tutti.
Hanno comprato 5 libri a testa.

Insomma, per me che vivo per gli amici, capite che uno dei motivi per qui adoravo Milano era perché loro erano tutti lì.
Mi ero sempre vantata di avere in quella città, come Peter Pan, la mia personale fantastica isola che non c’è, un angolo in cui rimanere giovani, liberi e spensierati.

Quando abbiamo preso la decisione di venire in Kuwait mi hanno supportato tanto, tantissimo.
Mi sono stati vicini, mi hanno aiutato come sempre.
Ovviamente i primi tempi ci sentivamo tantissimo.
Poi ahimè i giorni sono diventati anni e, per quanto riusciamo a sentirci ancora, capita più di rado.
Ci vediamo almeno una volta all’anno.
Fanno sempre il possibile per dedicarmi tempo quando sono a Milano.
Con alcuni poi abbiamo preso l’abitudine di ritargliarci 3 giorni in vacanza da qualche parte.

Loro conducono la vita che mi ero immaginata per me.
La mia è stata completamente stravolta.
Ho tanti nuovi amici. Persone a cui voglio bene. Persone con cui ora condivido traguardi importanti e che probabilmente mi capiscono molto di più di qualsiasi altro.

Però LORO, i cari amici milanesi continuano a mancarmi.
E non mi manca la loro versione da giovane.
Mi manca quello che siete adesso cari Antonella, Mario, Monica, Antonella e Mariangela.
Manca non condividere con loro il quotidiano.
Non vedere crescere i loro figli, non essergli stata vicino in momenti molti tristi per loro.

Mi piacciono sempre tanto.
Forse ancor di più ora.
Sono proprio il tipo di persone che adoro.
Mi fanno ancora tanto ridere.
Mi fate sentire sempre accolta.
Capita. Mai giudicata.
Ci sono momenti in cui vivo delle cose e ho ancora l’impulso di doverlo subito raccontare a loro.
Più raro, ma capita, e immagino perfino i dialoghi e le battute. Spesso sorrido.
Sono molto orgogliosa di avere amici come loro.

Si parla sempre di quanto sia duro stare lontano dalla famiglia.
Ed è vero.
Ma si parla sempre troppo poco di quanto è duro stare lontano dagli amici.
Quelli buoni.
So di poter contare sempre su di voi.
Ma mancate.
Sempre.

Vi voglio bene.
Mimma

ps: so già che pensate che sono la solita melodrammatica. Ma avevo voglia di dirvelo.

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Author

Mimma Kuwait

Giovane quarantenne, mamma di una very funny girl, partita per amore per Kuwait City al grido di “oh poverina” e “ma non ti annoi” sono riuscita a realizzare una grande impresa in mezzo al deserto: trovare il mio vero io. Terrona, comunicativa, pr, scrittrice, sostenitrice della forza del pensiero positivo e grande estimatrice dell’amicizia tra donne di tutte le razze, lingue ed età.

8 Comments

  • Ciao Mimma,
    il tuo post è bellissimo ed io mi ci sono ritrovata completamente. Anche io ho avuto la fortuna di avere questo tipo di amici: le 5 coinquiline con cui ho condiviso l’appartamento durante l”università nella sorridente Bari, via de Ruggiero, rigorosamente di fronte al Politecnico. E anche io sono quella che è volata lontano, le altre sono tutte rimaste in Puglia e rientrate nelle loro città d’origine. “Manca non condividere con loro il quotidiano. Non vedere crescere i loro figli”. Queste due frasi racchiudono tutto il senso del post, per me. Per chi come noi ha condiviso tutto per tutto il tempo dell’università. Abbiamo cominciato insieme e finito insieme e nei momenti di nostalgia ci scriviamo: Ti ricordi quando…e poi finisce sempre che tiriamo fuori una cosa ridicola per riderci su. Mi manca quel tavolo bianco con la vernice sbeccata sulle gambe attorno al quale ci sedevamo per le riunioni di famiglia, per discutere dei problemi, per festeggiare i compleanni e approvare le regole di casa. Non mi mancano quegli anni ma quelle persone, come sono oggi, come anche tu dici, quel senso di protezione. Non sai cosa pagherei per poter alzare la cornetta ( lo so non si fa piu’ ma all’epoca noi avevamo il classico telefono fisso) e dire: andiamoci a prendere un caffé. E si, mi manca anche Bari, col suo caos, la gente calorosa del Sud ed il profumo del mare. Come vedi anche io sono sul melanconico andante…sarà colpa di questo tempo grigio che non vuole andare via quest’anno.

  • Beh…la tua emozione l’ha trasmessa benissimo, fin qui in Sardegna. Sarà la giornata, sarà quel che sarà, ma leggendo il tuo articolo mi sono venute le lacrime agli occhi…
    Io non ho avuto questi amici (ho avuto altri, dispersi tra loro), ma capisco benissimo quando dici che loro fanno la vita che pensavi di fare mentre la tua è stata stravolta.
    Certo, l’abbiamo voluta stravolgerla (non ci ha obbligato nessuno, heh?), ma per un bel po’ di tempo, quando tornavo a casa, guardavo gli altri bambini insieme ai miei figli (nel mese a casa gli facevo fare tutto ciò che avevo fatto io e che qui non c’era…nuoto, basket, danza, di tutto di più) e pensavo alle loro mamme (mie coetanee) che facevano “la vita che pensavo avrei fatto io”.
    Sarà che ci ho messo un po’ a trovare la mia pace, il mio equilibrio, perché per molti anni ho sentito anch’io questa cosa.
    Ora non più, ma il tuo racconto mi ha comunque toccata nel suo insieme, nel sentimento nascostro tra le righe che credo solo una expat può capire.
    Un abbraccio,
    Ana

  • Il tuo post capita nel momento giusto… Sono reduce dal mio addio al nubilato e vedere i miei amici più cari, quelli che con alcuni di loro abbiamo condiviso il bello e il brutto da quando eravamo delle matricole, non ha prezzo… Soprattutto, trovare sotto casa il mio testimone, venuto apposta da Londra, è stato qualcosa di unico… Persone così sono veramente rare e io sono proprio fortunata…

  • Ti invidio moltissimo, sai? Io non ho avuto questa fortuna. Ho avuto molto altro, non sto a lamentarmi, per caritá, ma mi sarebbe piaciuto tanto stringere dei legami cosi’ forti e avere ricordi cosi’ piacevoli a molto anni di distanza. E invece dopo un po’ di tempo i rapporti si allentano, le persone spariscono….. teneteveli stretti questi amici, sono più unici che rari.

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