Expat life

Elogio del cuor contento e di quello che non dice

Written by Monica India

Vivere all’estero non è affar semplice, ma dopo dodici anni posso dire di essere davvero molto cambiata rispetto al mio iniziale approccio all’espatrio e all’adattamento.
L’esperienza, come in tutte le cose, conta.

Sono più consapevole dei cicli attraverso i quali si passa, dalla honey moon iniziale con l’esaltazione della scoperta e del nuovo.

La crisi postuma ed immancabile, in cui si realizza che le difficoltà e le barriere sono più di quelle che all’inizio avevamo stimato.
Momento nel quale, dopo che le prime necessità sono state soddisfatte e sono tutti sistemati, chi a scuola e chi al lavoro, si rimane lì a metà tra il tirare il fiato ed il vuoto cosmico.

 

Tra la fase di crisi e la fase di recupero ed adattamento si vede, secondo me, però, anche di che pasta si è fatti, in particolare in Paesi difficili o con scarsa presenza Expat.
Sono due situazioni molto diverse, è vero, ma richiedono meccanismi di reazione molto simili.

Parlando di in India, è spesso un’ecatombe.
La gente se ne esce letteralmente di testa qui, indipendentemente da età, genere o provenienza.
È un Paese difficile per certi versi, perché limita molto la tua libertà per lo meno iniziale. Non puoi guidare, non puoi camminare in giro, fa sempre caldo, abbiamo i monsoni. Bisogna stare attenti alle famose mie amiche zanzare ed a numerose malattie estinte in molte altre parti del mondo. Gli expat nel bene e nel male sono una comunità strettissima dove tutti sanno tutto di tutti. Spesso qui non si può nemmeno lavorare per questioni di visto, quindi è facile trovarsi, almeno all’inizio, con una bella carriera alle spalle di cui magari si possono raccogliere solo i cocci.

E quindi va da sè che alla crisi dell’adattamento al Paese si aggiunge  la crisi personale.

In altri luoghi del Primo mondo, invece (ad esempio Londra e Usa) ci si può scontrare con una prima forma di isolamento. Tutti hanno già la loro vita avviata ed è solo affar tuo inserirti: nessuno di fatto ha bisogno di te.

In genere la lingua non è la tua, ma quella di altri, così come il mercato del lavoro, e quindi se ci si lascia trasportare a fondo dall’onda anomala della fatica iniziale, nessuno saprà neppure che sei esistito.
Se non hai figli e si ha un animo particolarmente eremita va bene così, perché io, eremiti, vi stimo… Ma se si ha una famiglia, la non integrazione non é una scelta sostenibile nel lungo termine.

E quindi dal Primo al Terzo mondo arriviamo tutti alla famosa crisi.

E a questo esatto punto della storia noto sempre di più che chi decide di offrire un sorriso o un cuor contento alle avversità viene etichettato dagli altri come fortunato o salvato da qualche speciale congiuntura fortuita o storica.

Ma non é così.

Questo decidere di reagire, non lamentarsi troppo e rimboccarsi le maniche non era nel nostro cesto della cicogna! Non é una voglia delle pelle che hai o non hai. Forti si diventa!

Essere sereni e positivi é una conquista quotidiana, non uno status quo.

Non fraintendetemi, le giornate no sono fisiologiche per tutti, se no si andrebbe a finire all’estremo opposto: quella della falsa ed ostentata felicità.

Una delle frasi diventate più celebri del film Il Corvo é proprio “non può piovere per sempre”.

Quelli con la nuvola di Fantozzi perennemente sulla testa diventano tossici per l’ambiente e per casa propria.

Cercare di stare bene per me è un dovere, e questo lo dico al di là della vita in espatrio.

E poi se ci rifletto bene un attimo le persone più infelici incontrate in questi anni erano, per la maggioranza, persone a cui la vita aveva dato molto, se non tutto.  Senza alcun problema insormontabile, ma nonostante ciò in perenne crisi esistenziale verso il mondo.

Ho conosciuto madri che avevano perso un figlio o con figli con problemi di salute cronici che mi hanno offerto un sorriso tutti i giorni. Persone con il cancro o malattie gravi fare forza ad altri in situazioni nemmeno paragonabili alle loro.

Persone straordinarie, veri eroi dei tempi moderni a cui forse non si presta l’attenzione dovuta e di cui conserviamo l’ insegnamento per non più di cinque minuti.

Il  mio problema è che ho sempre meno tolleranza per le crisi esistenziali eterne e fine a se stesse, lo ammetto, ma non parlo di adattamento e di onesta ricerca di aiuto e confronto, ma di quelli che non vogliono trovare soluzione. Quelli che “fa figo” essere scontenti, quelli che raccolgono tanta commiserazione (solo) su Facebook.

Essere negativi è di gran moda.

Sto leggendo un libro straordinario sulla forza,la capacità ed il dovere di reagire, si chiama “The Choice” di Edith Eger, psichiatra superstite ad Auschwitz. Una volta uscita miracolosamente dal campo di concentramento ha dedicato la sua vita ad aiutare gli altri a superare traumi.
È un libro che con una leggerezza straordinaria tratteggia una delle più grandi atrocità della storia umana e con la punta della penna offre  insegnamenti impagabili su come venire fuori dalla Sindrome del sentirsi vittima, molto diversa da quella dell’essere vittima.

Le disgrazie capitano, lei ci dice, ma è come reagisci ad esse che fa la differenza e quella è una tua SCELTA.

E allora io ve lo devo proprio dire!

Cuori contenti là fuori io vi ammiro, perché so che rimanere in equilibrio è un lavoro quotidiano, dissimulare la vostra fatica è eroico. Io lavoro per essere come voi più che posso, perché sento il dovere di non perdermi in sciocchezze e aiutare il più possibile anche gli altri a fare ugualmente.

Cuori contenti spero che vi moltiplichiate, che la negatività di chi vi invidia non vi schiacci mai, che il vostro esempio sia un faro per quelli sempre in crisi, quelli che danno sempre la colpa agli altri e al destino. Spero che il vostro equilibrio non sia più scambiato per qualcosa che si ha o non si ha, ma per qualcosa che si conquista quotidianamente!

Grazie di esserci!

Monica, India

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Author

Monica India

In giro per il mondo da 10 anni, l’età esatta della nostra prima bimba! Mamma di 3 bimbi ora. Da workaholic a viaggiatrice seriale! Abbiamo vissuto a Londra, Delhi, San Francisco, Pittsburgh, Chennai e ora Pune! Dal primo al terzo mondo e ritorno! Genovese di nascita, ma ho vissuto tutta la mia vita lavorativa a Milano. Con l’India ho un rapporto particolare, ne ero terrorizzata, ora è casa e trovo familiari i suoi usi e costumi! Adoro avere amiche da tutto il mondo perché la diversità culturale riempe da sempre il mio bagaglio di vita!

10 Comments

  • Grazie Monica,
    Sono da due mesi negli Stati Uniti con mio marito e i miei due bimbi. La mia vita professionale per ora non esiste, mio marito e’ via per lavoro, le mie amiche in Italia stasera si sono trovate per una pizza e mi hanno mandato un mex di saluto. Mi sento un puntino sperduto in una immensita’ di cose. Poi arriva il tuo articolo che apre la mente…e il cuore. Grazie!

    • Cara Francesca!
      Quei primi mesi sono duri lo so!
      Si vive a volte “più nel passato che nel presente”, e l’adattamento e’ pieno di scossoni! Ma poi all’improvviso tutto scatta e torna a posto! Dove sei negli USA?
      Magari prova a scrivere un articolo per noi su questi primi mesi! Scrivere annotare pensieri può essere anche un modo per oggettivizzarli! 🙂
      Ti mando un abbraccio ed un enorme in bocca al lupo a te e a tutta la famiglia! Monica

      • Vivo a Houston…sono capitata per caso su amiche di fuso seguendo gli articoli di Valentina che ha vissuto qui per un po. Siete fantastiche! Grazie per il suggerimento. Ti abbraccio anch’io!

        • A Houston ha vissuto metà degli expat che ora sono qui a Pune! Deve esserci un gemellaggio! ;D
          Leggere di storie simili alle nostre di scoramenti e vittorie in questa vita all’estero che e’ meno edulcorata di quel che si pensi aiuta! Felice che tu ci abbia trovato! Tienici aggiornate! Monica

  • Monica, grazie per aver riassunto le montagne russe dei miei pensieri e dei miei sentimenti, davvero. Un abbraccio a tutte.

  • Brava Monica, hai ragione. Certe persone non riescono a vedere e godere del bello della vita mai, e non sono solo le persone che vivono all’estero ma anche chi resta a casa. L’adattamento alla vita nel nuovo paese non è mai facile e per alcuni può essere più lungo e tormentato che per altri ma alla fine se si resiste , si diventa più forti e contenti. Con l’Australia, paese del primo mondo e meta ambita dagli expat, io non ho mai avuto la luna di miele, anzi!
    Comunque adesso dopo anni sto vivendo in uno stato di grazia che mi fa godere di ogni aspetto di questa vita all’estero e penso proprio che non ce l’avrei fatta a sentirmi cosi fin dall’inizio. Bisogna aspettarsi.

    • Bisogna aspettarsi e’ proprio una bella frase! Felice che tu abbia trovato la tua dimensione! “Chi la cerca, la trova” 🙂

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