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Figli troppo impegnati e genitori troppo coinvolti?

bambini troppo impegnati e genitori troppo coinvolti
Written by Federica Italia

Se penso ai miei anni delle elementari, ricordo le mattinate a scuola ed i lunghi e pigri pomeriggi in cui, oltre ai compiti, c’era ben poco da fare. Ricordo l’impazienza nell’aspettare l’orario in cui trasmettevano Candy Candy o Lady Oscar. Ricordo i tanti libri che leggevo instancabile, soprattutto in inverno. E quando era bel tempo, le lunghe ore trascorse a giocare in strada con i bimbi della via. Le corse, le risate, le avventure nel bosco dove avevamo costruito la nostra capanna. La caccia alle lucciole in maggio. I piedi nudi nel fiume.

Penso ai fine settimana e, scuola a parte, non li ricordo molto diversi dagli altri giorni. C’erano solo ore più dilatate dove fare le solite cose. A volte una gita in campagna, a volte la visita a qualche zio che abitava altrove.  Ogni tanto, nel mio caso raramente, c’era qualche gita. Grandi classici: quasi sempre Firenze e Venezia.

Se penso al tempo che trascorrevo con i miei genitori, ricordo i pranzi e le cene durante la settimana ed il tempo nei weekend insieme se si faceva qualche escursione o gita.

Mia madre ha quasi sempre lavorato da casa quindi io dopo la scuola la vedevo sempre. Non ricordo però che mi aiutasse nei compiti. Non ricordo che passasse ore a giocare con me. Sono sempre stata piuttosto indipendente e scuola e giochi me li gestivo da sola. Non che mia madre non potesse trovare un po’ tempo o non volesse aiutarmi, semplicemente forse non usava molto farlo.

Non ho mai fatto sport in quegli anni. Lo sport è arrivato dopo, negli anni delle Medie. Forse facevamo giusto i Giochi della gioventù, ma non ricordo bene se anche quelli fossero alle Medie.

Di sicuro, a parte mantenerci, educarci, farci lavare e mangiare i genitori non dovevano fare molto altro. Non fraintendetemi, non che fosse poco anche solo questo!

Venendo ad oggi, sono reduce da due mesi, aprile e maggio, che, come genitore, sono stati abbastanza provanti. Non perché ci siano stati problemi particolari, di salute o di altro. Solo perché tutti i nostri weekend sono stati completamente risucchiati dagli impegni dei bimbi. Sicuramente quest’anno ho avuto una combinazione di eventi particolari, ma ricordo come molto stressanti anche i due anni precedenti. E lo sento dire da tanti altri genitori intorno a me.

I mie figli, entrambi alle elementari, giocano a calcio e, nel periodo primaverile, oltre al campionato si aggiungono tanti tornei. Moltiplicati per due, dato che giocano in squadre di età diversa.

Il grande ha fatto la Prima Comunione, con annessi catechismo, riunioni, festa di fine catechismo, ritiro del catechismo con presenza dei genitori, confessioni, prove Comunione, pranzo e rinfresco per la Comunione e Seconda Comunione la domenica dopo.

Sempre il grande ha avuto l’esame di quinta elementare (ebbene sì, nella nostra scuola non è stato abolito) con studio e tesine extra da fare nel weekend perché durante la settimana già fare i compiti era dura. E, a seguire, il suo diploma durante la festa della scuola.

Entrambi hanno partecipato al grande musical della scuola.
Il piccolo ha avuto l’esame di Karate per la sua cintura gialla.
Ci sono stati i pranzi di fine scuola e fine calcio, sempre moltiplicati per due. Ci sono state le Miniolimpiadi. E poi i tanti compleanni dei compagni.

Il risultato di tutto ciò sono stati 9 weekend da Pasqua ad oggi completamente occupati dai loro impegni. Andando e venendo come disperati da casa, passando giusto per cambiarci. Un fare e disfare continuo di borse da calcio e zaini.

Senza mai poter pensare a come ci sarebbe piaciuto passare il weekend. Senza mai potersi crogiolare un po’ nel letto al mattino. O stendersi un po’ sul divano. A leggere o guardare un film.  Senza davvero poter pensare a noi come persone individuali o marito e moglie.

Sono arrivata alla fine indubbiamente stanca e mio marito più di me dato che fa un lavoro assai impegnativo che lo tiene fuori casa 12 ore al giorno.

Ora che ne sono quasi fuori mi chiedo se non sia troppo.
Se non siano troppo impegnati i bimbi. Se non siamo troppo calati noi nel ruolo di genitori. Soprattutto rispetto anche solo alla mia generazione. Figuriamoci rispetto a quella dei miei genitori.

Poi so che mi sono commossa guardando mio figlio lanciare il tocco in aria al suo diploma. Con le immagini dei suoi anni a scuola che scorrevano sullo schermo.

Li ho visti imparare che la squadra è più importante del singolo giocatore.

Ho visto il piccolo esultare felice quando ha fatto goal. Abbracciando i compagni di squadra. Li ho visti entrambi lottare per vincere ed imparare a perdere fra le lacrime. A ritrovare il sorriso. Li ho visti muoversi disinvolti su un palco o concentrati durante un esame.

Li ho visti vivere intensamente. Ed anche noi abbiamo vissuto intensamente tutte le emozioni che ci hanno regalato. Insieme come famiglia.

E mi dico che non le avrei vissute tutte queste emozioni se non avessimo vissuto in prima persona tutti questi eventi. Sono sincera però, non ci avrei rinunciato per nulla al mondo.

E allora non lo so se sia meglio come è oggi o com’era nel mio passato. Se oggi ci siano figli troppo impegnati e genitori troppo coinvolti. So che forse oggi, vedendomi in questo rapporto molto stretto con la vita dei miei figli, un po’ rimpiango l’essere cresciuta senza tante grandi emozioni vissute insieme ai miei genitori. Sono contenta di aver avuto invece nella mia infanzia delle ore vuote, da impiegare come volevo, anche annoiandomi.

Insomma non lo so dire cosa sia meglio. L’unica certezza è che ho vissuto tutto pienamente, ma ora ho bisogno di riposo!

E voi? Cosa ne pensate?

Federica, Italia

 

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Author

Federica Italia

Sei anni vissuti fra Cina e Thailandia al seguito di mio marito. Con noi i nostri due bimbi dei quali uno è nato in Cina, luogo che rimarrà per questo sempre a noi caro. Il mio amore per l'Oriente continua, ma ora stiamo affrontando con energia la nostra nuova vita italiana. Appena posso continuo a guardare il mondo con occhi curiosi, di solito dietro all’obbiettivo della mia Canon. Adoro leggere, scrivere e condividere il mio mondo attraverso il mio blog personale mammainoriente.com e le mie fotografie.

1 Comment

  • Probabilmente la verità sta nel mezzo: la nostra infanzia forse “troppo vuota” di attività strutturate (ma lo diciamo ORA con il NOSTRO attuale punto di vista) e la loro “troppo piena”.
    Il mio primo figlio a settembre inizia la primaria e già so che cambierà tutto!
    Il secondo ha ancora due anni alla materna.
    Al momento abbiamo ritmi rilassati, ma già anche per noi maggio è impegnativo…non oso immaginare in futuro!
    Confrontandomi con altre mamme, mi rendo conto di essere un po’…diversa («come? Tuo figlio non sa ancora nuotare/tuffarsi? Il MIO va in piscina da…quando è nato!!!»)
    Trovare l’equilibrio non è facile, ma penso sia lecito e doveroso dire “no, grazie”, anche se a volte sembra proprio che non si possa…
    È giusto voler mostrare i progressi dei bambini/ragazzi alle famiglie, ma è proprio necessario farlo tra fine maggio e inizio giugno? È indispensabile far giocare millemila tornei primaverili? Moltiplicare saggi e performance varie?
    Rispetto al coinvolgimento, forse la famiglia dovrebbe iniziare a dare qualche “risposta” negativa, ma anche chi si occupa di educazione (scuola e altre agenzie formative) dovrebbero fare meno “domande”/richieste.
    Scusate se mi sono dilungata, ma è un argomento davvero vasto e coinvolgente!

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