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Da Boston: Adele

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Written by Guest

Lei è Adele, vive a Boston, e oggi ci racconta con delicatezza e un velo di malinconia, il suo shock culturale, anzi di quel momento in cui, passata l’adrenalina del grande salto, ci si scontra con la quotidianità in un posto lontano ed estraneo e si affronta la difficoltà di ricrearsi una vita. La ritrovate sul blog Boston sola andata.

Abbiamo recentemente partecipato ad una cena per salutare una coppia di amici che si trasferisce in Germania. Lui, tedesco, venne qui nel 1999 come ingegnere. Lei americana, di origine croate. Si sono conosciuti, innamorati, spostati e hanno un figlio di 5 anni.
Il ruolo global che lui ricopre nella sua azienda gli ha permesso di scegliere di tornare a lavorare nel suo Paese. L’azienda li ha sostenuti in questo passaggio e quindi la prossima settimana partono.
Hanno partecipato a questa serata amici e colleghi di lei dai tempi della scuola e amicizie che loro due hanno costruito in questi anni come coppia.
Mi conosco e sapevo che questa serata mi avrebbe fatto pensare e ripensare. Ho rivisto immagini di quando ero io in quella situazione, a salutare parenti e amici. È un turbinio di emozioni inspiegabili, ti senti ubriaca di entusiasmo: non vedi l’ora che i saluti finiscano e di poter chiudere le valigie per riaprirle poi a destinazione. Sai che hai un biglietto di sola andata e questo ti rende forte, convincendoti di poter gestire tutte queste emozioni e lacrime.
Col senno di poi ti rendi conto che era l’adrenalina della novità a tenerti così su di giri.
A me è capitato così: passato un po’ di tempo, forse qualche settimana, mi sono rilassata e ripresa dai singhiozzi dei pianti. Ho realizzato allora che la decisone che avevo preso era per sempre. “Non si torna indietro, cara Adele” mi dicevo, perché è qui che tu e lui avete deciso di vivere. È qui che crescerete insieme, è questo il paese che ti aspettava. Mi sono guardata intorno un po’ persa. Mi sono detta che dovevo re-imparare tutto, che dovevo darmi del tempo, che la lingua che dovevo parlare sarebbe stata la principale un giorno…
È stato un momento non piacevole. E per momento intendo mesi durante i quali mi sono chiesta: “ma dove sono?”. Fortunatamente mio marito mi ha sostenuta delicatamente, accogliendo le mie lacrime, la mia malinconia e le mie paure. So che anche lui ha avuto paura in quei momenti. Temeva che io avessi ripensamenti sulla mia decisione e si sentiva in colpa perché alla fine è lui la ragione per cui io ho lasciato l’Italia. Ma oggi sa che non ha niente da temere!
Ecco, quando a fine serata è arrivato il momento di abbracciarsi e salutarci avrei voluto soffermarmi un minuto in più con lei, Mara. Forse per solidarietà femminile, forse perché io una cosa così l’ho vissuta o forse perché sento sempre di dover proteggere certe persone.
Avrei voluto dirle che tutta questa sua eccitazione si affievolirà  un giorno. Si sveglierà una mattina in preda ad un’ansia mista a sconforto. L’entusiasmo si trasformerà in quotidianità nuova e tutta da riorganizzare.
Avrei voluto dirle che quando chiuderà una chiamata su Skype la malinconia potrebbe essere raddoppiata rispetto al sollievo che la chiamata stessa le darà.
Le avrei potuto dire che ci saranno momenti in cui i suoi occhi sentiranno la mancanza di paesaggi familiari, scorci che fino ad allora aveva dato per scontati, ma che non faranno più parte di quel paese che la accoglie.
Mi sarebbe piaciuto scherzare con lei sul fatto che ci saranno momenti durante i quali non troverà le parole per esprimersi. Proprio così: mancano le parole giuste per esprimere un sentire, per fare una battuta oppure la fai, ma pensando con sarcasmo italiano. In inglese non ha lo stesso risultato!
Sono momenti buffi ma anche frustranti.
Le avrei forse offerto lo spunto per pensare che prima o poi lo shock culturale arriva. Non lo fa con rispetto ma ti travolge, si impone e ti stordisce. Allo stesso tempo pero ti incuriosisce e ti mette appetito di nuovi saperi.
Tutto questo non l’ho fatto, mi sono trattenuta. Così come ho trattenuto le lacrime, le ho solo augurato il meglio e di divertirsi. È bene che tutto questo lo scopra da sola.
Se mai proverà questa calata a picco dell’ adrenalina si renderà conto che anche la malinconia, la paura, i dubbi fanno parte del gioco. Capirà che un piccolo momento buio vale tutte le scelte fatte. Questi momenti di sconforto passano, ma meritano di essere vissuti, aggiungono consapevolezza e sicurezza alle proprie scelte.
Chissà se mai proverà tutto quel che ho provato io: forse Mara è più forte e non si sfinisce di pensieri come me!
Per ora le auguro buona fortuna e che posso confermare che alla fine tutto andrà per il meglio.

Adele, Boston.

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Se anche tu sei come noi una #adieffina per il mondo, alle prese con nuove abitudini, costumi, lingua e fusi sei la persona che fa per noi. Raccontaci la tua storia, chiacchiera con noi, allarga i nostri orizzonti. Questo spazio è tutto per te .

15 Comments

  • Secondo me hai fatto bene a non dirle nulla, certe consapevolezze credo arrivino in tempo diversi per ognuno di noi. Magari la tua amica non avrà mai lo sconforto che hai avuto tu, o lo avrà subito, appena arrivata nel nuovo Paese, chissà. In ogni caso lo scoprirà da sola, e sarà il suo percorso a farglielo assimilare. Mi ha colpito molto la descrizione del tuo momento di consapevolezza, quel “Ho realizzato allora che la decisone che avevo preso era per sempre – Non si torna indietro, cara Adele””. Forse sarà un mio filtro mentale, ma ho molta difficoltà a parlare di “per sempre” per il Paese in cui vivo, anche se lo adoro e mi ci vedo a lungo termine; invece per te Adele è stata una consapevolezza immediata? Anche voi altre Amiche di Fuso vi siete dette la stessa cosa?

    • È una consapevolezza data dalla realtà perché davvero passeremo la nostra vita qui. Mio marito è nato e cresciuto qui dove abbiamo le nostre certezze e tornare a vivere in Italia è un sogno che forse si realizzerà se vinciamo la lotteria o da pensionati!

      • Ho capito, certo se uno dei due è del paese di approdo magari risulta più scontato pensare che sarà per sempre. Spero che i lati positivi della vostra vita bostoniana siano comunque prevalenti su quelli negativo/nostalgici!

  • “prima o poi lo shock culturale arriva. Non lo fa con rispetto ma ti travolge, si impone e ti stordisce. Allo stesso tempo pero ti incuriosisce e ti mette appetito di nuovi saperi.” quanto mi ci ritrovo in queste parole! Io dico sempre che i crucchi sono strani…in realtà in Austria la diversa sono io 🙁
    Bell’articolo!

  • Giulia, non sei l’unica. Vivo fuori dall’Italia da nove anni, ed ancora la vedo come una situazione temporanea… “Per il momento” e’ la prospettiva da cui analizzo il tutto, e forse forse mi sta bene così.
    È un po’ quella che io definisco “una situazione di limbo” : ne’ qui, ne’ li’!

    • Mi incoraggi Simona! 9 anni sono tanti rispetto ai miei 3 🙂
      La sensazione di “ne qui ne li” si è invece andata affievolendo con il tempo, paradossalmente era più forte quando vivevo in Italia ma mi ero trasferita a Milano per lavoro (e io sono sarda).

  • Bell’articolo Adele! Io sono a New York da appena tre mesi…e mi sono ritrovata tantissimo nelle sensazioni che hai descritto, persino quando parli delle telefonate su Skype che quando finiscono, ti mettono più malinconia di prima…grazie, credevo di essere io troppo emotiva o stramba! E tre mesi sono pochi, davvero pochi, chissà quali altre altalene mi aspettano! Grazie per aver messo nero su bianco sentimenti e sensazioni non facili da descrivere.

  • Bellissimo articolo, Adele, grazie!!!
    Anch’io come te sono nella fase “per sempre”…ma anch’io, come te, vivo in America, dove mio marito e’ nato e vissuto. In realta’, il “per sempre” lo avevamo pensato qui anche 8 anni fa, abbiamo comprato casa, poi e’ nato nostro figlio…e invece appena si e’ presentata l’opportunita’ lavorativa giusta ce ne siamo tornati in Italia. E adesso, dopo 5 anni in Italia, siamo di nuovo negli USA (mi gira la testa solo a pensarci!) e stavolta penso davvero sara’ per sempre. L’Italia non e’ quella che ricordavo, diciamo che siamo sopravvissuti li’ solo per stare accanto alla mia famiglia e dare modo a loro e mio figlio di stare un po’ insieme. Ma no, io in Italia non ci voglio vivere piu’, casa mia ormai sono gli USA. Questo e’ il primo anno (sono expat da piu’ di 10) che non ci torno nemmeno per Natale! 😉

    • Grazie Serena! Vivere in Italia per noi è un sogno che forse realizzeremo da pensionati 🙂
      Qui abbiamo ciò che l’Italia non potrebbe offrirci e siamo contenti. E poi Boston ha dei tratti così europei che,in caso di malinconia, aiutano molto!
      A presto
      Adele

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