#expatimbruttito

Sono rientrata 2.0

Greta Italia
Written by Greta Italia

Quando aspettavo Noah spesso mi chiedevano se non fossimo stati avventati ad averli voluti vicini: “Come farai con due piccolini?” era la domanda che mi arrivava da tutti, chi scherzandoci e chi invece realmente preoccupato per la nostra prossima situazione.
La mia risposta forse spiazzava sempre un po’ perché la incorniciavo in un bel sorriso ed era “Come ho fatto con BabyL farò con lui e tutto andrà bene.”
“Ma anche senza nessuno?”.
Senza nessuno, certo.
In realtà la lontananza nel mio caso non era voluta ma capitata e pian piano avevo imparato l’arte di arrangiarmi e mi immaginavo che come avevo fatto con Lia avrei fatto con il nuovo arrivato. Certo non avevo calcolato che metà della memoria se ne va con l’espulsione della placenta e quindi tante piccole cose dei primi mesi di Noah non le ricordavo ma comunque procedevo meccanicamente e ce la siamo cavata. [Quella del marito invece non si sa da quale orifizio se ne esca ma anche quella pare perduta per sempre…]
Poi sono rientrata ed è stato come ridiventare mamma di nuovo per la terza volta: subito mi sono scontrata con la traduzione di tutti i termini che io ho imparato solo in inglese nella gestione dei piccoli perché prima qui in Italia non mi sono mai serviti. Ho dovuto capire come funziona il pediatra e le vaccinazioni e controllare quindi quelle da fare e quando. Rifare la piccola scorta di medicine per le emergenze e impararne i nomi. Trovare nuovi brand di creme, bagnoschiuma e shampoo per loro che mi piacessero. Tutto nuovo e tanto da imparare, ma mi sto mettendo a pari.
Sapete cos’altro ho dovuto imparare? A lasciarmi aiutare.
Non ero abituata a chiedere se non per emergenze ( come alla nascita di Noah, grazie ancora Claudia!) e ritrovarsi questi nonni e zii così entusiasti di poter dare una mano mi ha spiazzato. In un primo momento ammetto che mi sono sentita un po’ soffocare: troppa gente per casa, troppe offerte d’aiuto, tutto troppo per me che ero abituata a fare tanto da sola. Oltretutto questi ospiti meritavano di trovare almeno in casa decente e io invece per parecchio ho navigato nel caos più totale con scatoloni ovunque e parecchie cose ancora da ricollocare quindi avevo pure l’ansia da casalinga disperata. Ancora adesso la casa in certi punti scoppia!
Il fatto è che involontariamente (e chi anche volontariamente) mi hanno buttato addosso tanta pressione. Se devo analizzare la cosa obiettivamente, probabilmente è stato anche terapeutico perché il mio umore nelle prime settimane era molto altalenante e piuttosto depresso e questo mi ha fatto un po’ reagire; ma allo stesso tempo le persone hanno fatto fatica a concedermi il tempo e lo spazio che necessitavo e io sono stata poco brava a pretenderlo perché sono un po’ fessacchiotta. Non mi sono sentita libera a casa mia e di questo ho sofferto molto e mi è mancato ancora di più il mio caro Wisconsin dove i miei bambini, io e mio marito eravamo gli unici che scandivano il tempo delle nostre giornate e procedevamo con il nostro ritmo.
Qui è stato e sarà diverso.
Qui capita che ogni tanto mi sia sentita in trappola e sicuramente mi tornerà questa sensazione.
Va meglio però ( non so se vi siete letti il mio primo post sul rientro), ho dovuto mettere qualche paletto, indurirmi e poi anche smussarmi, ma le cose vanno sempre meglio. E poi mi ritrovo il viso dei miei piccolini che si illuminano all’arrivo dei nonni e intercetto gli sguardi innamorati che si scambiano: vedo Noah che scalpita per andare in braccio a loro e vedo Lia accoccolata sulle ginocchia di mio papà, sereni e perfetti in questa fotografia che il cuore mi si gonfia d’amore e finisco in un brodo di giuggiole.

E va bene così.

Greta, Italia.

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Greta Italia

Greta Italia

Ho vissuto tre splendidi anni a Milwaukee, nel gelido Wisconsin, dove sono diventata mamma due volte di una piccola birbantella e un dolcissimo ometto. Ora siamo rientrati in Italia dove cerco di ritagliarmi un posto al sole e trovare un equilibrio in questa parte di vita, da questa parte del mondo.

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