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New York, una città sempre nuova

Claudia Wisconsin
Written by Claudia Wisconsin

A New York ci sono stata tantissime volte da quando abito negli USA. Ogni volta però quella che visito è  una città nuova.

Questa primavera ci sono tornata  dopo ben sei anni dall’ultima ed immaginate quanti cambiamenti ho potuto notare.

New York  è una città che, come dice il famoso detto, non dorme mai ( New York the city that never sleeps). New York cambia molto velocemente e non si può mai dire di conoscerla bene, a meno che uno non ci viva.

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Già atterrando a La Guardia, che è l’aereoporto dei voli nazionali più comodo per chi vive negli USA, si nota che il profilo di New York non è quello che si era lasciato. I grattacieli nuovi sorgono come funghi, sempre più arditi di forma e di altezza.

Naturalmente uno di quelli che si notano di più è la Freedom Tower, nella zona dove, fino all’11 settembre 2001 c’erano le Torri Gemelle.

Ci siamo andati, perché durante la mia ultima visita, la zona era ancora un cantiere pieno di detriti. Che luogo emozionante! Le piscine, che definiscono gli spazi dove prima sorgevano le torri, sono, nella loro semplicità, molto toccanti. La Freedom Tower, lucida e svettante, è come un raggio di speranza nel futuro. C’era tanta gente, ma anche tanto silenzio. Un silenzio rispettoso, come è giusto che sia di fronte ad un luogo dove sono morte tante persone: il luogo della più grande tragedia degli ultimi anni su suolo americano.

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Un’altra mia prima volta è stata percorrere la High Line. Assolutamente da fare. Ne avete sentito parlare?
È un tratto della vecchia metropolitana sopraelevata nella zona di Chelsea e del Meat Packing district. Solo dieci anni fa queste due zone di Manhattan erano semi abbandonate, ora sono piene di negozi ed hotel trendy. La Highline è parte di questo progetto di ristrutturazione

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Usando la struttura metallica liberty della metropolitana, è stato creato un giardino sopraelevato attorniato da nuovi grattacieli e con viste mozzafiato sulla città e sul fiume Hudson. C’era gente che correva, gente che leggeva, gente che faceva foto. Era già bella in primavera con i primi fiori , me la immagino rigogliosa durante l’estate.

I giardini sono anche pieni di opere d’arte moderna.

Una di queste, quella che mi ha colpita di più si intitola “ I want a President”.

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È di Zoe Leonard ed è del 1992- se mai avreste potuto pensare che fosse stata scritta per le ultime elezioni- ed ha una storia molto interessante: Zoe Leonard scrisse “ I want a president” per un giornale gay.

Scrisse durante le elezioni del 1992, quando,  la scrittrice Eileen Myles, dichiaratamente omosessuale, corse come candidato indipendente contro Bush padre, Bill Clinton e Ross Perot.

Mai sentita nominare prima, lo ammetto. Ora cercandone notizie per questo pezzo, devo dire che è un personaggio interessante, come lo è Zoe Leonard. Cliccando sui loro nomi potete leggere alcune notizie su di loro.
Il giornale gay per cui fu scritta questa nota, fallì prima che venisse pubblicata. “I want a President”,invece sopravvisse. Passò di mano in mano e, trasformata in cartoline, venne spedita e letta e tradotta, diventando famosissima.
Sulla High Line però quest’opera d’arte è arrivata l’anno scorso in vista delle ultime elezioni.

Le parole sono crude e, molte volte, volgari.

La traduzione, mia, non è stata facile perché in Italiano non è facile rendere lo slang americano. Però pensando che fosse necessaria , se non parlate inglese, eccola:

Voglio una lesbica per presidente. Voglio una persona con l’AIDS per presidente e voglio un frocio per vice presidente. Voglio qualcuno senza un’assicurazione sanitaria e voglio qualcuno cresciuto in un luogo in cui la terra sia così satura di rifiuti tossici che non aveva alternativa alla leucemia.

Voglio un presidente che ha avuto un aborto a sedici anni e voglio un candidato che non sia il minore di due mali. Voglio un presidente che ha perso il suo ultimo amante per l’AIDS, che vede ancora quello negli occhi ogni volta che si sta per addormentare; che teneva l’amante tra le braccia e sapeva che stava morendo.

Voglio un presidente senza aria condizionata, un presidente che è stato in fila in ospedale, all’ufficio della motorizzazione civile, all’ufficio della sussistenza pubblica e ha subito disoccupazione , è stato licenziato e molestato sessualmente, attaccato perché gay e deportato.

Voglio qualcuno che abbia trascorso la notte nelle tombe e abbia una croce bruciata sul prato e sia sopravvissuto allo stupro. Voglio qualcuno che sia stato innamorato e stato ferito, che rispetti il sesso, che abbia commesso degli errori e abbia imparato da essi.

Voglio una donna nera per presidente. Voglio qualcuno con denti difettosi e un caratteraccio, qualcuno che abbia provato il cibo ospedaliero, un travestito e qualcuno che abbia fatto uso di droghe e sia stato in terapia. Voglio qualcuno che abbia commesso disobbedienza civile.

E voglio sapere perché questo non è possibile. Voglio sapere perché abbiamo cominciato ad imparare ad un certo momento che un presidente è sempre un clown. Sempre un cliente e mai una/un prostituta/o. Sempre un capo e mai un lavoratore. Sempre un bugiardo, sempre un ladro, e mai catturato “.

Ecco, non ci sono molte altre parole da aggiungere.  Tanta strada è ancora da fare. Una nota però: nelle sue mille contraddizioni, alla fine gli USA sono un paese dove la libertà di parola esiste.

Dove un’opera così strana e controversa, rimane , non cancellata o rovinata da chi non la pensa allo stesso modo. Un esempio di civiltà, a mio parere. Voi che ne pensate?

Claudia, Wisconsin

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Claudia Wisconsin

Claudia Wisconsin

Una parola che mi definisce è matura. Di testa? No, d’età. Piemontese di nascita, sono da più di 20 anni negli USA. Ho una figlia ormai all’università, un marito, niente animali in casa, ma uno zoo in giardino. Mi sono ritrovata da questa parte dell’oceano per seguire mio marito per il suo lavoro e siamo ancora qui insieme. Amo leggere, camminare nella natura e sono in un certo senso creativa. Anche se faccio tutto senza essere brava a fare niente. Insegno la nostra bella lingua e cultura all’università e parlo della mia vita negli USA nel mio blog personale Un'alessandrina in America.

5 Comments

    • Grazie mia omonima! Ti sembra strano se ti dico che mi fa venire la pelle d’oca ogni volta che la rileggo? Claudia

  • oggi leggevo un articolo sulla ancora diffusa pratica dei matrimoni delle minorenni in molti stati d’America quindi anche li sembra che di strada ce ne sia ancora molta da fare sotto altri aspetti

    • Mi diresti per favore dove lo hai letto e mi manderesti il link? Ho letto ancora ieri che invece il numero di gravidanze tra minorenni e` sceso drasticamente, come scrivevo gia`nel mio post di Aprile http://www.amichedifuso.com/2017/04/06/figli-sesso-alcool-e-rock-and-roll-seconda-parte/. Meno gravidanze perche` sesso piu` consapevole e protetto, quindi le due mi sembrano notizie contrastanti. Perche` una minorenne si dovrebbe sposare se non per “dare una famiglia” ad un bambino? Magari in sette religiose? Sono curiosa

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