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Le nostre donne

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Written by Mimma Kuwait

Oggi è l’8 marzo.
Una festa nata per celebrare le donne, anche se legato a un evento tragico.
D’altrocanto abbiamo sempre dovuto soffrire un po’ per vederci riconosciuti i nostri diritti.
Noi in realtà le donne le celebriamo tutti i giorni.
Siamo nate proprio per raccontare il punto di vista delle donne che vivono all’estero.

Oggi però vogliamo raccontarvi le nostre donne, quelle dei paesi dove viviamo noi.
Donne che ci ispirano, che ci stimolano, ci fanno riflettere su quanta strada c’è ancora da fare o quanta ne è stata fatta.
Donne comuni o famose. Incontrate per strada, sul luogo del lavoro, in una competizione sportiva.
Con storie bellissime o molto tristi o solo immaginate.
Donne che ci fanno capire meglio i paesi dove viviamo e quello che sta accadendo intorno a questo meraviglioso essere umano che è la donna.
Le nostre donne sono bellissime.

 

 

Najla Aljeraiwi è una triathlon Athlete.
Uno sport a cui è approdata quasi per caso. Di cui nessuno in Kuwait sapeva nulla o quasi . Lei sapeva solo che adorava nuotare, correre e andare in bici. È stata la prima donna araba a partecipare alla Asian triathlon race. Non è stato facile per lei seguire questa sua passione.
Ha dovuto superare tanti preconcetti. Riuscire ad allenarsi al mattino prima di andare al lavoro, avere il permesso della famiglia, partecipare indossando una Hijab e tutta coperta. Competere con veri professionisti che crescono e si allenano in strutture serie, che hanno programmi cuciti addosso mentre in Kuwait è difficile pure correre o andare in bici.
Ma ha superato tutto. Per lei ora tutto è più facile.
Ha degli sponsor. Ha trovato un bravo coach, hanno creato la squadra nazionale di thriatholon .
Da poco lavora in una scuola di triathlon.
Partecipa a trasmissioni ed eventi.
Ha lasciato il lavoro in banca.

Noi l’abbiamo conosciuta perché collabora con il club dove siamo iscritti. È stata la mia coach e quella di Giada che, sotto la sua guida, ha cambiato proprio prospettiva e visione dello sport. Per noi è un esempio di dolcezza e fermezza! Siamo suoi grandi fan.
Ed è un modello bellissimo di donna da seguire.
Mimma, Kuwait

 

 

Hayat Sindi è un medico, scienziat0 ed è stata la prima donna musulmana saudita in Medio Oriente a ottenere un dottorato in biotecnologia. È stata una delle prime donne dell’Assemblea consultiva dell’Arabia Saudita ed è co-fondatrice di Diagnostics For All, una ONG che lavora per fornire assistenza medica in aree remote impoverite.
Lei sostiene: “Un vero scienziato dovrebbe concentrarsi su soluzioni semplici e accessibili per raggiungere tutti nel mondo”. Ha invitato i paesi del Medio Oriente a concentrarsi sull’educazione scientifica, chiedendo un aumento delle spese in questo campo e nell’istruzione. Sindi è stata nominata ambasciatrice di buona volontà dell’UNESCO grazie al suo impegno nel promuovere l’educazione, in particolare per le ragazze del Medio Oriente.
Drusilla, grazie @arabo che non ti aspetti per avercela fatta conoscere

 

 

Questa foto di Vanity Fair è, secondo me, la piu` rappresentativa per gli Stati Uniti e le sue donne di oggi. Loro sono le “new entry” nel congresso degli USA. Sono donne di origini e religioni diverse, ma unite per ricordare a questo paese che esso è stato costruito sulla diversità e finalmente, ed era ora, nel 2019 ha dato una voce anche alle donne delle minoranze! Ogni volta che la guardo mi emoziono! PS: questo e` solo un piccolo passo perché la strada per l’uguaglianza tra i sessi è ancora molto lontana, anche qui!
Claudia, Wisconsin

 

 

“To awaken people it is the woman who must be awakened. Once she is on the move, the family moves, the village moves, the nation moves.” –  Jawaharlal Nehru.
C’è ancora molto da fare in India per le donne, per i loro diritti, per la loro dignità. Qualcosa sta lentamente cambiando, lo noto in piccole cose dopo i miei quasi 8 anni in India!
Il mio augurio per questo Paese è che questo cambiamento avvenga inesorabile e costante e che queste bambine non siano seconde a nessuno per i loro diritti, primo fra tutti quello dell’accesso all’istruzione che apre la mente ed il cuore ad infinite possibilità…
Monica, India

 

 

Loro sono il colore, il sale e il sole di questa terra. Sono la più antica cultura ancora in vita. Loro sono i primi e i legittimi proprietari di questo paese che chiamiamo Australia.
Loro sono però anche il popolo dimenticato, l’identità rubata e il futuro negato.
Sono uomini, anziani, bambini e soprattutto donne aborigene, dal passato immenso ma dal futuro, ahimè, ancora molto incerto.
Claudia, Australia, foto tratta da @aboriginal.australia

 

 

Non ho mai saputo il nome di questa piccola congolese. Eppure la ricordo bene con quei pantaloni rosa: giocava con una corda e grosse foglie di palma. Una bimba come tante, come quelle che vedo ogni giorno. Bambine con le treccine, bambine che percorrono chilometri per andare a prendere acqua potabile, bambine che giocano con una bambola bionda dai capelli arruffati, bambine che accudiscono con la cura di una madre esperta fratelli di appena un paio d’anni più piccoli. Per rappresentare l’Africa non ho scelto una donna d’eccezione e non certo perché non ce ne siano. Ho scelto lei, perché in gran parte del continente le femmine più dei maschi sono spesso invisibili e perché la loro infanzia dura davvero poco. Le chiamiamo  bambine, ma la verità è che sono già piccole donne.
Cristina, Angola

 

4-12-1928: nasce nella città di La Plata, Hebe Pastor de Bonafini, co-fondatrice dell’Associazione delle Madri di Plaza de Mayo e attivista per i diritti umani.
Molte persone sono infastidite dai suoi discorsi incendiari.
Altri la accusano per corruzione e uso di fondi pubblici. Nel 1977, Hebe de Bonafini, nel pieno della dittatura militare, andò in Plaza de Mayo per reclamare i suoi figli scomparsi, i milioni di Desaparecidos argentini. Oggi ha più di 90 anni e continua a combattere.
Nadja, in transito

 

 

In Thailandia sono spesso le donne che lavorano di più all’interno delle famiglie. Troppo spesso il denaro che portano a casa viene poi sperperato per bevute e divertimenti dagli uomini, mariti e figli maschi che ancora oggi godono di molti più privilegi rispetto alle loro sorelle.

Ammetto che per me le donne thai sono rimaste un po’ un mistero. Sempre pronte a sorridere, ma quasi mai inclini a dare confidenza, molto affettuose con i bambini ma pronte a lasciare crescere i propri figli lontano da loro senza vederli per anni o per sempre. Molte si sposano più volte ed hanno figli da uomini diversi. Se il padre è un occidentale che torna in patria, è facile che affidino a lui i propri figli. Anche se non hanno problemi economici. Cosa che per me, madre, è inconcepibile. Come è inconcepibile che, ancora oggi, qualcuno affidi le proprie bambine al mondo della prostituzione.
Soprattutto nei ceti più bassi le donne thai tendono ad avere una scarsa autostima ( che sicuramente gli è stata inculcata da una cultura fortemente maschilista) e a cercare facili vie di guadagno svendendo sé stesse ed il proprio corpo. Non sempre per ragioni di povertà, ma molto spesso per ottenere cifre che con lavori onesti non guadagnerebbero.

Accanto, per fortuna, ci sono invece giovani donne che vogliono essere indipendenti e che cercano di affermarsi nel mondo del lavoro studiando e facendo sacrifici. Insomma in Thailandia più che altrove ci sono ancora infiniti modi di vivere delle donne e non è sempre stato facile per me comprendere.

Federica, Italia

 

 

Beatrice Venenzi è il più giovane direttore d’orchestra donna.
Una rarità sia per la sua giovane età che per il suo sesso.
Talentuosa, elegante, seria .
Non rinuncia alla sua femminilità, come ha spesso dichiarato.
«Anche quando dirigo, amo vestirmi in lungo, magari con abiti rossi nei concerti di Natale. Voglio che l’orchestra mi percepisca come donna sin dal momento in cui entro dalla porta e mi dirigo verso il palco. L’omologazione non porta a nulla di creativo. Noi donne abbiamo una visione diversa ».

Ho deciso di chiudere la carrellata con lei, Beatrice Venenzi, proprio perché ha deciso di non rinunciare alla sua femminilità.
Una caratteristica importante di noi che spesso mettiamo in ombra per essere prese sul serio.
Ma ogni storia di queste donne mi ha colpito e ispirato.
Spero anche per voi sia stato lo stesso.
L’8 marzo ha spesso un sapore agrodolce.
Pensiamo a quello che ancora non si è fatto, agli innumerevoli passi da fare, ma nello stesso tempo ci sentiamo grate di essere donne.

Queste le nostre donne, raccontateci le vostre

Buona Festa care donne.

Mimma, Kuwait

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Mimma Kuwait

Giovane quarantenne, mamma di una very funny girl, partita per amore per Kuwait City al grido di “oh poverina” e “ma non ti annoi” sono riuscita a realizzare una grande impresa in mezzo al deserto: trovare il mio vero io. Terrona, comunicativa, pr, scrittrice, sostenitrice della forza del pensiero positivo e grande estimatrice dell’amicizia tra donne di tutte le razze, lingue ed età.

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