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Boarding School: mia figlia ci va.

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Written by Guest

“Se non  xxx ti mando in collegio”! Sostituite xxx con qualsiasi malefatta un figlio possa fare e poi ditemi se mai siete stati soggetti a questa minaccia o se questa minaccia l’avete fatta voi direttamente!

Personalmente non l’avevo mai utilizzata (grazie al cielo) perché ,ebbene si, ho mandato la figlia in collegio!

Sinceramente preferisco usare il termine anglofono “boarding school” che non il termine italiano collegio, proprio per la connotazione negativa legata alla terminologia Italia, retaggio di esperienze orribili e di una pratica oramai quasi del tutto scomparsa a parte rari casi, a differenza del mondo anglofono dove le scuole di questo tipo hanno saputo evolversi e cambiare, attirando sempre più estimatori.

Ovviamente ognuno ha le sue idee su questo argomento, e con questo articolo non voglio convincere nessuno e, soprattutto, vorrei evitare polemiche o analisi psicologiche, me ne sono già fatta io a sufficienza da sola e soprattutto non cambierebbe la mia personalissima idea.

Per noi la boarding school e’ stata la rinascita di nostra figlia, il luogo dove ha finalmente potuto esprimere le sue qualità e le sue capacita’ e dove ha iniziato finalmente a essere consapevole dei sui limiti, del suo carattere e dove ha trovato una seconda famiglia.

La scuola segue il curriculum British incorporando fino a grade 11 anche il curriculum Cinese ed e’ un full English boarding. Significato? Mia figlia torna a casa una volta circa ogni 5 settimane per una settimana intera di vacanze, niente fine settimana a casa anche se possiamo andare in visita noi di sabato o domenica per due ore nel pomeriggio (orario di visita molto rigido perché comunque loro hanno attività sportive e accademiche nel weekend).

Tutto il corpo studenti ed anche i docenti sono assegnati ad una House (ricordate Harry Potter?). La house e’ la tua famiglia a scuola, la housemistress o housemaster (femmine e maschi se le case sono divise per genere) sono i responsabili del funzionamento della house e di tutto quello che riguarda la salute e felicita’ dello studente. Avere un housemistress/master in gamba e’ la chiave essenziale per un esperienza positiva in boarding.  Loro sono coloro cui i ragazzi si rivolgono se hanno problemi, coloro che sgridano e premiano…insomma sono le mamme e i papa’ della scuola, se come e’ stato per noi ne trovate una super, ebbene il gioco e’ fatto vostra figlia/o non vorrà quasi più tornare a casa, non perché, come dice lei con noi a casa non stia bene ma perché davvero si sentono bene a scuola, perché fanno i festini notturni di nascosto per farsi beccare e punire (si ci sono punizioni tipo niente telefono per tot tempo, house point tolti) insomma non ci si annoia certo.

Ogni studente ha un suo tutor, il quale segue passo passo la vita del ragazzo, aiutandolo ad inserirsi inizialmente e poi cercando, di comune accordo con il ragazzo/a stesso, i goal da raggiungere ogni mese, semestre e anno, parlando con la famiglia in un costante scambio di informazioni e di punti di vista. Il tutor time e’ un momento di confidenze, di scontri (mia figlia e la sua tutor hanno creato un rapporto bellissimo ma spesso si scontrano e la testardaggine della giovane non aiuta certo) e soprattutto di crescita.

Le giornate sono scandite da un ritmo preciso tra scuola, sport, attività extracurricolari e prep time. Ogni studente e’ responsabile del suo comportamento, della sua stanza (condivisa nel nostro caso con altre due compagne) e soprattutto della gestione dell’eventuale tempo libero.

Nessuno controlla rigidamente quanto studia (ovviamente si vede dai risultati e comunque i tutor girano e controllano un minimo) , quanto mangi (anche se tutto il corpo docenti deve mangiare in mensa con gli studenti a pranzo e per cena fanno a turno) se si lavano (di solito qui sono i compagni di stanza che avvisano se qualcuno diciamo e’ parsimonioso sull’uso della doccia) o se hai tutto il materiale con te per andare a lezione.

L’appartenenza ad un casa diventa centrale nella vita dello studente, il Sabato o Domenica ci sono le gare tra case, a Dicembre c’e’ l’unison dove ogni casa prepara brani da cantare, quasi veri spettacoli e si vince e’ un grande onore, che tu sappia cantare o meno non importa quello che conta e’ dare il meglio stessa cosa nello sport day o altra competizione.

A scuola (nel nostro caso e’ un campus unico quindi dalle boarding house alla scuola devono semplicemente attraversare un giardino enorme, ma in Inghilterra può accadere che gli studenti si spostino) le classi ovviamente non sono fatte seguendo le case  (in questo harry potter non e’ diciamo fedele alla realtà) ma si mescolano anche se tutti sanno benissimo a quale casa appartiene tizio e ognuno si identifica nella sua casa oltre che nella classe di appartenenza che comunque varia componenti in base alla materia.

Ovviamente le difficoltà’ ci sono e possono essere di mille tipi diversi, psicologiche, accademiche, di adattamento e chi più ne ha più ne metta ma ,come dicevo sopra, se la scuola ha la giusta struttura queste difficoltà’, dialogando e confrontandosi, si superano e si attraversano. Insomma non fa per tutti, genitori e ragazzi i ugual misura.

La scelta quando abbiamo dovuto farla non e’ stata esclusivamente di noi genitori ma di Caterina stessa, siamo andati alla scuola, ha visto tutto il campus, ha parlato con Headmaster e con insegnanti, ha letto il regolamento (vi assicuro che e’ essenziale soprattutto con i ragazzi farglielo leggere prima, le regole sono chiare e in alcuni casi si rischia l’espulsione, quindi devono essere consapevoli che non vai a fare quello che ti pare e piace) e alla fine ha deciso che per lei era la scelta migliore disponibile (i motivi occuperebbero un altro articolo intero quindi non mi dilungo).

Noi abbiamo dovuto accettare di non avere il controllo diretto, abbiamo dovuto imparare a fidarci, ad essere presenti in maniera differente, meno fisica e pratica ma molto di più a livello emotivo e di gestione di eventuali insoddisfazioni momentanee (ci sono e saranno sempre , la scuola perfetta, il luogo di lavoro perfetto non esiste quindi prima si impara a gestire queste frustrazioni e meglio e’).

Tutto bello e divertente? No assolutamente no, ma devo dire che in due anni di vita da boarders le situazioni critiche sono state forse una o due, sempre pero’ risolte nel corso di massimo 2-3 giorni di discussioni e incontri, con spirito di adattamento sia nostro che della giovane e sia della scuola.

Con questo sono a dirvi che spesso le idee generate da retaggi culturali sono difficili da scavalcare ma che non sempre il lupo e’ davvero cattivo, che se esistono storie traumatiche ne esistono altrettante positive e che non sempre si ha il lusso di poter scegliere tra diverse alternative tutte positive ma che da una scelta un po forzata inizialmente alle volte nasce qualcosa di veramente bello,  basta mettersi in gioco e aprire la mente.

Un abbraccio (anche se non si può)

 

Francesca

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