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Essere un genitore durante la pandemia

genitore durante la pandemia
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Written by Mimma Kuwait

Gentili genitori,
oggi abbiamo ricevuto la comunicazione che un bambino della classe è risultato positivo al Covid-19. Questo significa che tutti i bambini della classe sono considerati close contact e da domani saranno tutti in on line learning per 10 giorni.

Questa email mi è arrivata il mercoledì pomeriggio, l’indomani era il compleanno di mia figlia.
Il 21 gennaio mia figlia ha compiuto 10 anni.
Il famoso double digit. Un cambio importante.
Noi amiamo festeggiare i compleanni, ma eravamo già pronti a un compleanno sottotono e lontane dal papà. Però non pensavamo addirittura di ritrovarci isolate e costrette a dover rinunciare all’unica gita al park avventura con tre amiche e al picnic in spiaggia. È stata una bella delusione.

I nostri piani sono cambiati in un secondo, come tutto in questo lungo anno.
Conferma che, ancora una volta, non possiamo decidere nulla.
Dopo le lacrime e la cocente delusione, come al solito lei si é rimboccata le maniche, indossato il suo sorriso più grande e fatto la lista dei motivi per cui no, non era la fine del mondo stare in casa durante il suo compleanno.
Tutto ciò ha significato che io sono stata la sua unica festa.
L’unica persona a festeggiarla. Starle vicino.
Fisicamente almeno.
Come è successo a tanti di voi, io sono stata in questo lungo anno il suo TUTTO.

Lo siamo sempre per i nostri figli, soprattutto se viviamo all’estero e non abbiamo nonni, zii e cugini attorno.
Un mondo che in qualche modo ti forma, ti definisce.
All’estero la famiglia diventa forte e molto centrica.
In questa pandemia ancora di più.

Siamo stati i loro professori, allenatori, unici amici con cui giocare, il fazzoletto asciuga lacrime, il loro pubblico per le canzoni, i balletti, le sonate con strumenti musicali.
Siamo diventati maghi. In grado di far sparire ogni paura.
Soprattutto la più grande: ammalarsi. Non tanto e non solo per la nostra salute, ma attanagliati dalla paura di chi si sarebbe occupato di loro mentre noi non stavamo bene.
Senza contare che in molti paesi c’è la separazione e l’isolamento per chi è positivo.
Siamo stati il loro unico esempio in questa tempesta.
Le uniche parole attraverso cui capire cosa stava accadendo.
Come affrontarlo.

Non so voi, ma io ho sentito e sento tantissimo questa responsabilità, il peso di tutto ciò.
Per fortuna sono una mamma che non lavora, che non è dovuta uscire di casa o far combaciare il suo lavoro in modalità remota con l’apprendimento in e-learning.
Ciò non toglie che mi sia sentita e, talvolta mi senta ancora, soffocare da questo mondo così stretto, centrico.

Abbiamo abbassato tutte le aspettative. Sul loro rendimento, l’offerta scolastica, i nostri desideri.
Io non mi sono iscritta nemmeno in palestra, per paura di ammalarmi o semplicemente rischiare l’isolamento preventivo.
Chi si sarebbe occupato di lei?

Sì, questa bolla non mi piace.
Non solo per me, ma anche per lei.
Essere stata la sua unica festa, vi confesso, mi ha spezzato il cuore.
Così come mi si spezza il cuore ogni volta che penso al 24 febbraio 2020 in cui lei stava seduta in aeroporto aspettando le nostre decisioni.
Non sapeva nulla, ma aveva capito che doveva lasciarci decidere a noi.
Sbattuta fuori da casa sua senza nulla.
Allora, come per il suo compleanno, mi sono armata di un grande sorriso e mi sono inventata giochi e incredibili avventure legate a questi avvenimenti che stravolgevano i nostri progetti.
Abbiamo deciso di chiamarli opportunità, ricordi, nuove skill.
Alla fine mia figlia mi ha detto che è stato uno dei più bei compleanni!

Trovo molto bella questa simbiosi che si è creata tra genitori e figli durante questa pandemia. C’è chi ha riscoperto il piacere di stare con i figli, ma penso anche che questa situazione non sia sana se dura troppo a lungo.
I figli non sono una nostra proprietà e affrancarsi da noi è comunque importante. Sviluppare un pensiero critico, autonomo.
Socializzare, misurarsi con altre personalità è fondamentale.
Studiare da soli.
Trovare un modo per sfogare le loro frustazioni, senza chiudersi ancora di più in un guscio.
Cose che ovviamente in queste convivenze così totali stanno mancando del tutto.

Essere genitori è sempre una sfida, ma esserlo durante una pandemia ancora di più.
Non so se ne usciremo migliorati, sicuramenti stanchi.
Viviamo in costante stato di allerta.
Un gioco di equilibro estremo e faticoso. Non possiamo mai del tutto rilassarci e nemmeno mostrarci stanchi. E, quando lo facciamo, ci sentiamo in colpa come mai prima. A volte mi sento un elefante in una camera piena di cristalli, pronti a infrangersi.

Voglio credere che ne usciremo e riusciremo a rimettere tutto a posto, anche la relazione che ci lega ai nostri figli nella giusta prospettiva.
Torneremo a far giocare da soli i nostri figli.
A lasciarli distanti, a cercare di capire quello che accade da soli. Perché non può essere sempre e solo interpretato tutto con il nostro filtro. E, soprattutto, abbiamo il bisogno anche noi di mostraci, a volte, con la nostra stanchezza e fragilità.

Essere genitori durante una pandemia è più complicato del solito.
Voi cosa ne ne pensate?
Mimma, Kuwait

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Mimma Kuwait

Giovane quarantenne, mamma di una very funny girl, partita per amore per Kuwait City al grido di “oh poverina” e “ma non ti annoi” sono riuscita a realizzare una grande impresa in mezzo al deserto: trovare il mio vero io. Terrona, comunicativa, pr, scrittrice, sostenitrice della forza del pensiero positivo e grande estimatrice dell’amicizia tra donne di tutte le razze, lingue ed età.

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