Vivere all'estero

Cosa mi pesa della vita in un compound

Cosa mi pesa della vita in un compound

Nel settembre 2015 scrivevo un post che raccontava la mia vita in un compound.

Avevo spiegato che cos’è un compound e perché è bello viverci. Ma non avevo spiegato quali fossero gli aspetti negativi.

Ero arrivata in Arabia Saudita da poco, era la mia prima esperienza di vita in un compound e non conoscevo ancora questa realtà. Ora che sono passati un po’ di anni posso raccontarvelo. Lo farò con dei brevi racconti di vita vissuta.

Cosa mi pesa della vita in un compound

Sono le 5.45, suona la sveglia.
Mi stiracchio con gli occhi socchiusi, mi alzo e vado ad aprire le tende, solo quelle più pesanti che oscurano completamente la stanza. Non mi piacciono le tende alle finestre. A Brunico ho un appartamento al terzo piano, quindi ho scelto di non metterle. Le finestre per me sono come quadri che racchiudono il panorama esterno, le bellezze della natura che cambia colore e sembianze stagione dopo stagione.

Purtroppo qui a Riyadh le tende sono praticamente obbligatorie perché viviamo al piano terra, e senza tende, saremmo in vetrina. Inoltre, non esistendo le tapparelle o le ante, la luce del mattino entrerebbe prima delle sei.
I primi tempi, quando mi svegliavo al mattino, d’istinto guardavo fuori dalla finestra della camera da letto. Poi ho smesso di farlo, mi mette tristezza. Da quella finestra vedo una siepe verde, un po’ spelacchiata, ma dietro c’è un muro. È alto, color sabbia, con sopra il filo spinato. Mi infonde una tremenda sensazione di claustrofobia, mi toglie il fiato e mi ricorda che vivo in un compound. 

Ecco, la sensazione di claustrofobia è la prima cosa che mi pesa del vivere in un compound. 

Dopo aver fatto colazione ed essersi preparato, mio figlio va a scuola. Qualche volta mi piace accompagnarlo, ma spesso ci va da solo o in compagnia di un amico.
Siamo fortunati, poter andare a scuola in bicicletta, a piedi, con lo skateboard o in monopattino a volte sembra un sogno. Sono lontani quei momenti in cui passavamo quasi un’ora in macchina, nel traffico del mattino, per andare a scuola.

Però pensandoci bene, le strade che percorre per andare a scuola sono “finte”. Qui il limite per le auto è di 20 km/h. All’interno del compound nessuna auto sfreccia, suona il clacson o non si ferma per far passare gli eventuali pedoni.
Qui i pedoni, come le biciclette, i ragazzi e i bambini hanno la precedenza su tutto. Ma questa non è la realtà. Questa è finzione. Chissà, un giorno, quando ci ritroveremo a vivere in un mondo reale, se i miei figli si ricorderanno di guardare a destra e sinistra prima di attraversare la strada o si lanceranno sulle strisce pedonali convinti che le auto si fermeranno al loro passaggio. 

Ecco, il fatto di vivere in una bolla lontano dalla realtà è un’altra cosa che mi pesa del vivere in un compound. 

Ogni mattina mi alleno un po’, mi bastano cinque o dieci minuti a piedi per raggiungere la palestra o la piscina. Che grande fortuna!
Mentre cammino osservo le palme altissime e cariche di datteri, le siepi ben tagliate, i giardini con l’erba sempre ordinata e verde, i marciapiedi puliti, le file di case tutte dello stesso colore ben curate. Saluto numerosi giardinieri, sempre pronti ad interrompere il loro lavoro per farmi passare e salutarmi: “Morning m’am!”. Quanto mi fa arrabbiare questa cosa!
Giardinieri e pulitori, che ad ogni ora del giorno lavorano per rendere questo posto “perfetto”, pulito, piacevole. Ma là fuori il mondo vero è completamente diverso! 

Del compound mi pesa quel senso di ovattato, di finta perfezione! 

Ogni volta che esco dal compound devo indossare abiti lunghi, pantaloni e magliette che coprano più pelle possibile. Per questo spesso preferisco infilarmi un’abaya, così non devo preoccuparmi di ciò che indosso. Non è facile ricordarsene perché all’interno del compound vivo normalmente e indosso vestiti occidentali: t-shirt, pantaloncini, abiti corti o lunghi, con o senza maniche. All’interno del compound non devo preoccuparmi di coprirmi.
Purtroppo, anche questo aspetto rende la vita all’interno del compound “diversa”. Perché la realtà là fuori, oltre i muri, è un’altra. Prevede che una donna non sia troppo scoperta e non mostri troppo sé stessa. Non sono qui a discutere le regole di un paese, ma il fatto che alla lunga non sia facile vivere in un mondo fatto di finzione. 

Ecco, la sensazione di vivere nell’illusione e crescere due figli in questa realtà finta, è un’altra cosa che mi pesa del vivere in un compound. 

Il compound è un fantastico villaggio fatto di case, casette, ville e villone. Dove in strada le auto vanno piano, rispettano il limite dei 20 km/h, si fermano per farti attraversare e non suonano mai il clacson.

Dove le palme altissime producono datteri bellissimi, le buganvillee hanno colori sgargianti e perfetti col blu del cielo, e i gatti rossi che prendono il fresco all’ombra dei cespugli sono ben nutriti.

Un luogo dove le piscine sono aperte dal mattino alla sera e l’ingresso è gratuito, come la palestra. Il supermercato è a pochi passi da casa, come la lavanderia, il parrucchiere o l’estetista. Qui non hai bisogno di prendere in mano l’auto per portare tuo figlio a nuoto o calcio o pallavolo. Se ordini la pizza te la portano in bicicletta. Nel mio compound al calare del sole si accendono le lucine che sono sulle piante della via principale e durante le feste nazionali e a Natale compaiono decorazioni bellissime.

Insomma, il compound è un luogo bellissimo, ma alla lunga può creare claustrofobia, smarrimento, allontanamento dalla realtà, senso di vuoto e confusione. Ecco cosa mi pesa della vita in un compound.

Drusilla, Arabia Saudita

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Drusilla Arabia Saudita

Drusilla Arabia Saudita

Expat per amore. Mamma di due terribili quanto adorabili maschi.
Nata nell’afosa e nebbiosa pianura padana, cresciuta con la voglia di andarmene a scoprire il mondo. Fidanzata da sempre con un imprevedibile uomo che mi ha portato prima in Libia, poi in Kuwait ed ora in Arabia Saudita. Appassionata della vita expat. Amo scoprire nuove culture, relazionarmi con nuovi mondi, leggere, pasticciare con i miei figli e vivere circondata dalla natura.

5 Comments

  • L’invito a commentare dice:”dicci cosa ne pensi!”
    Io penso che tu sia bravissima! Penso che tu sia bravissima ad essere pienamente consapevole dalla realtà in cui vivi e così da riportarvi al “mondo reale” con i tuoi lucidi ragionamenti.
    La tua famiglia è fortunata ad avere una donna con la tua testa a gestirli. Complimenti anche per la tua forza-
    Un carissimo saluto

  • Cosa penso? Che non riuscirei mai a viverci! O almeno, se ci fossi costretta, sentirei il tuo stesso senso di claustrofobia e finzione, pur essendo chiaro che ci sono anche molti aspetti positivi, come la libertà di muoversi a piedi o in bici e poter vivere “all’occidentale” pur essendo in un Pese con regole molto diverse, che comunque ogni tanto potete visitare e conoscere (e non è certo una possibilità da poco, perché un conto è vedere ed uno guardare alla tv altre realtà). Una domanda: quando è grande nel complesso il campo? La scuola è interna?

    • Il compound contiene poco piu’ di mille abitazioni tra ville e appartamenti. La scuola e’ attaccata e l’accesso e’ diretto dal compound, praticamente e’ come se fosse all’interno.

  • Dev’essere sicuramente un po’ alienante, ma allo stesso tempo penso sia l’unico modo di vivere in Saudi Arabia per un expat. Non so quanto ‘welcoming’ sia la SA fuori dal compound. Soprattutto per le donne.

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