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Vi spiego il mio progetto di homeschooling di Alessia

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Written by Guest

Alessia è una new entry del Kuwait. Ci siamo conosciute prima attraverso il blog Mamme nel Deserto quando raccoglieva informazioni sul Kuwait e mi ha subito fatto una buona impressione. Dal vivo poi è scattata una vera simpatia e ammirazione. E’ una donna sempre sorridente, super attiva, attenta. I suoi bambini sono stupendi e sono quattro. Quando mi ha detto che per due anni ha fatto homeschooling mi ha lasciato senza parole. Le ho chiesto di raccontarci la sua esperienza perché se hai figli quando ti strasferisci all’estero una delle problematiche principali è quale scuola scegliere.
Ecco la sua storia che vi confesso a me ha emozionato
.

homescholing

Appena sposati mio marito ed io ci siamo trasferiti in Francia, prima in Savoia, poi nel Var, sulla Costa Azzurra, a Marsiglia e poi di nuovo a Nizza. Quattro figli, tre femmine e un maschio, nati un po’ qua un po’ là, cresciuti per lo più a Marsiglia, dove abbiamo vissuto in un quartiere simpatico e molto tipico, pieno di famiglie giovani, in cui lo scambio di figli e la collaborazione erano all’ordine del giorno.

I nostri figli hanno così cominciato la loro carriera scolastica nel sistema francese.
Fu proprio frequentando le mamme francesi che incominciai ad aprire gli occhi e ad avere una visione più critica della situazione attuale dell’istruzione in Francia.
Inizialmente tutte queste mamme giovanissime e piene di figli, senza aiuti esterni ma allo stesso tempo così attente nel giudicare programmi scolastici ministeriali, metodi di apprendimento e testi scolastici, mi sembravano extra-terrestri. Un gruppo di famiglie addirittura aveva fondato un’associazione per creare una Scuola indipendente, come ce ne sono tante in Francia, non sovvenzionata dallo Stato e libera, quindi, di scegliere insegnanti, modelli, metodi e contenuti centrati sullo sviluppo integrale della persona.
Wow, mi dicevo, che progetto entusiasmante!
In attesa della concretizzazione del progetto c’erano le mamme piu zelanti che mandavano i figli a scuola ma completavano con un corso a distanza di francese, la materia più di tutte penalizzata dalle riforme scolastiche.
Altre, invece, aveva scelto di intraprendere un’altra strada, più estrema: fare scuola a casa.

Quando la mia figlia maggiore era in seconda elementare ci trasferimmo a Nizza e lì molti dubbi cominciarono a crescere dentro di me. Iniziai ad analizzare attentamente la qualità e la quantità del tempo che i miei figli trascorrevano a scuola, il loro comportamento al rientro a casa, i racconti della ricreazione, l’atteggiamento delle maestre.
Ero delusissima da una scuola che vantava di una buona fama.

Ne parlai a lungo con mio marito, era importante che entrambi fossimo pienamente d’accordo sul da farsi e lui, con un pragmatismo tutto maschile, mi rispose semplicemente: “io non lo farei mai, ma se tu te la senti, fallo. E’ una bellissima idea”. Anche i bimbi erano entusiasti, li avevo consultati uno per uno e sembravano attratti dalla novità.

Le critiche di parenti e amici ben pensanti non si fecero attendere: le ascoltai, poi me le feci scivolare addosso. Li capivo, perché era capitato anche a me di criticare senza conoscere, e avevo imparato che non si può mai giudicare le scelte altrui e che spesso i nostri modelli di riferimento non sono per forza quelli giusti.
La preoccupazione maggiore era quella che, a mio parere, è una fobia del nostro mondo: la “socializzazione” e l’adattarsi alla “vita in collettività”.
Pur essendo io notoriamente drogata di amicizie, vecchie e nuove, credo che la famiglia, soprattutto nella prima infanzia, abbia un ruolo predominante. In casa si impara a parlare, a mangiare e a camminare, a giocare, a divertirsi e ad essere autonomi, a prendersi cura degli altri, a scegliere e a rinunciare, a voler bene e anche ad odiare, a cantare e a ballare, a piangere e ad urlare, a litigare e a fare pace.
Io volevo semplicemente occuparmi dei miei figli e prendere in mano anche la loro istruzione, e mi sentivo pronta per farlo.

Una volta presa la fatidica decisione dovevo trovare la modalità per realizzarla.
Esiste l’homescholing freestyle, per così dire, in cui i genitori insegnano ai propri figli a partire da esperienze di vita quotidiane o con il supporto di libri di testo e altro materiale, senza una vera e propria struttura, senza orari, senza rientrare in un livello prestabilito. Una mamma con cui mi ero confrontata mi raccontò che loro studiavano, per esempio, quando pioveva.
Questo modello mi dava le vertigini.
Per me era il caos totale, conoscendomi per me non poteva funzionare.
Oppure, si può scegliere di fare scuola a casa essendo comunque iscritti ad una “scuola” a distanza, un programma che si svolge secondo le proprie tempistiche ed esigenze, con tutto il materiale scolastico fornito da veri insegnanti, compiti e anche verifiche da spedire ogni tre settimane circa.

Io, che non mi sarei mai sognata di farmi carico del programma di tre figli alle elementari e una alla materna, li ho iscritti in una piccola scuola bretone di cui conoscevo indirettamente la direttrice. Una scuola indipendente nei programmi, allegra e con insegnanti giovani, che proponeva una presentazione dei corsi molto colorata e piacevole, un livello qualitativamente molto buono ma non così stressante e competitivo come altri. Mi piaceva anche il fatto che i bambini si confrontassero con una maestra esterna a cui rendere conto direttamente.

Nella mia mente di inguaribile ottimista, mi vedevo trascorrere le mattinate serena, imparare insieme ai miei figli, che sarebbero certamente stati curiosi e attenti, affrontare insieme le lezioni di francese e di matematica, scoprire la storia e la geografia. Lo avrei fatto in francese, perché il programma era francese e mi sembrava naturale, essendo in Francia.
Le mie giornate si prospettavano senza stress di orario, senza fretta. Al pomeriggio avremmo avuto tempo libero per uscire, incontrare amici e fare sport o altre attivita, pranzare in spiaggia o viaggiare nei periodi di bassa stagione.

Non vedevo l’ora di iniziare!

A luglio ricevemmo il fatidico scatolone contenente tutto il programma dell’anno e, mentre la figlia maggiore completava un piccolo ripasso per mettersi al livello (il corso a distanza era almeno un anno avanti in francese rispetto al programma ministeriale), ci si preparava per la nuova avventura: una cameretta vuota del nostro appartamento fu adibita a “scuola”, con tavoli, scaffali, materiale, cartine geografiche e fu impostato un orario, flessibile ma rigoroso allo stesso tempo. Volevo che i bambini avessero ben chiaro che il loro dovere era quello di imparare e che la nostra scuola era il nostro lavoro, non un modo originale di marinare la scuola vera.

homescholing

A inizio settembre eravamo pronti per partire e le nostre giornate si svolgevano più o meno così: alle 8.30 i bimbi si siedevano, ciascuno al proprio posto, i letti fatti (quasi sempre), vestiti e lavati, e si incominciava a lavorare. Il programma era ben definito dalla scuola a distanza con fascicoli, organizzati per settimana e giorno per giorno, facilissimo da seguire anche autonomamente dai bambini più grandi. E mentre uno completava un esercizio io studiavo la lezione del giorno con un altro, in modo che ognuno fosse sempre occupato e non si perdesse tempo. Francese, piccola pausa, poi matematica. Una corsetta al parco e poi la materia del giorno (storia o scienze o geografia o inglese).

Per i pomeriggi avevo previsto due volte il nuoto per tutti e due volte il Conservatorio di musica, occasioni perfette per non perdere il contatto con la “realtà’”. C’erano anche gli scout e attività sparse nei weekend.

Potrei chiudere qui, lasciando chi mi legge con questa immagine da Casa nella prateria, “e crebbero tutti felici e contenti”.

Ma io sono un po’ pazza, vero, ma non megalomane. Ci tengo a mettere subito in chiaro, onde evitare di essere messa su un piedistallo che non merito, che presto il ritmo fu ben diverso da come l’avevo romanticamente immaginato.

Ho riscontrato alcune difficoltà reali, da mettere in conto se non si è dotati di super poteri e se, come me, si hanno limiti spazio-temporali e psicofisici.

Innanzitutto, la nostra scuola-a-casa non aveva la bidella! Nè la segretaria, la cuoca, o l’infermiera. C’erano gli allievi e, per tutto il resto…la mamma!
Sempre e comunque la mamma.
Il che è bellissimo, per carità, ma può dare talvolta un senso di claustrofobia e il sapersi sotto continua osservazione dal mattino alla sera, l’ho trovato pesante. Il rimedio c’è, io l’ho capito dopo: farsi aiutare, almeno qualche ora al pomeriggio, da una persona che possa portare a spasso i ragazzi mentre la mamma-maestra naviga su Internet, fa sport, esce con le amiche, si fa le unghie o semplicemente fissa il soffitto, ma lo fa da sola e in silenzio.

Secondo punto da non sottovalutare: il rapporto affettivo con i propri “allievi”. Non credo sia uguale insegnare a 30 bambini sconosciuti o ai propri figli, anche se sono solo quattro. Con i propri si è molto esigenti, non si tollera l’errore. Ci si mette in discussione ad ogni difficoltà e si vanno a ripescare tutti gli errori educativi che possiamo aver commesso dal test di gravidanza in avanti. Si cerca il “perché’” di questo comportamento o di quest’altro. Si teme il peggio quando i nostri figli non capiscono e, se capiscono, quando poi dimenticano e ti guardano con aria spersa. Tremi quando per l’ennesima volta sbagliano un problema di matematica e vorresti spaccargli la testa quando non sanno più contare e nemmeno si ricordano quella regola grammaticale che ti sembrava così facile.
Vorresti scrivergli una nota sul diario e convocare i genitori, ma poi ti accorgi che non hanno il diario e che la madre sei tu!
I miei figli non sono particolarmente dotati ne’ precoci, ma sono intelligenti e hanno sempre avuto buoni risultati scolastici, parlano due lingue fanno sport e musica, sono attenti e curiosi e, come tutti i bambini, hanno una memoria estremamente volatile: oggi imparo, domani dimentico.
Tutti i massimi esperti lo affermano.
Eppure il consiglio che daresti con distacco e naturalezza all’amica, quando si tratta del tuo, di figlio, non lo vuoi sentire. Saperlo è già un primo passo per riuscire ad accettarlo, a imparare a rispettare i ritmi di ciascuno e ad amare ogni figlio per la sua unicità.
C’è quello che ha bisogno di contare manipolando oggetti fino alla terza elementare e quello che istintivamente a 6 anni è cintura nera di calcolo mentale.

Un altro aspetto delicato dell’homeschooling è il fatto di sentirsi diversi e di sapere di esserlo. A me piace andare contro corrente ma se all’inizio può essere una piacevole sensazione, alla lunga può diventare pesante. Perché chi rientra negli schemi non deve dimostrare nulla. Nessuno verifica se sa scrivere in quinta elementare o se ha capito che la Preistoria viene prima del Medioevo, nessuno sente il bisogno di assicurarsi che si sia bene adattato alla vita sociale o se ha la stessa capacità relazionale di un orso grizzlie. Invece, quando fai la scuola a casa, già di base sei strano. Sta a te a dimostrare il contrario. Devi dare giustificazioni per tutto e a chiunque, anche la cassiera del supermercato ti tratta come un disadattato e al primo capriccio in pubblico la sentenza è emessa: “certo, se andasse a scuola sarebbe diverso”. Questo aspetto per me è diventato un punto di forza, l’occasione per spiegare ai bambini che sapere andare dritti per la propria strada, senza guardare in faccia nessuno è una bella conquista. Il mio bisnonno diceva sempre “Male non fare, paura non avere!”, non so se rendo l’idea.

E gli amici? La domanda che ho sentito rivolgermi più spesso, a volte con ansia sincera, altre con tono psicanalitico. Beh, sapete che vi dico? I due anni di homeschooling ci hanno permesso di selezionare e mantenere i legami più forti con gli amici della scuola precedente e ci hanno regalato amicizie nuove e inaspettate. Abbiamo imparato che l’amicizia non dipende dal fatto di incontrarsi o meno tutti i giorni sui banchi di scuola, ma la si deve volere e, per conquistarla, spesso si fa fatica. Ci sono i compagni di scuola, che vanno e vengono, e poi ci sono gli Amici. Mi rendo conto che questo sia un concetto difficile per un bambino, e infatti ho fatto del mio meglio per suggerire occasioni d’incontro, playdate a tema, scambi di libri e anche un piccolo corso di scrittura a casa nostra, tenuto da una vera maestra, con una decina di partecipanti. Insomma, con un pizzico di buona volontà si arriva a tutto. I miei figli, ciascuno con il suo carattere, non hanno mai avuto problemi relazionali, neanche l’ultima che ha messo piede in una scuola solo a 5 anni.

Ad agosto ci siamo trasferiti in Kuwait e per molti motivi abbiamo deciso di iscrivere i bambini a scuola, al Liceo Francese. Abbiamo quindi chiuso il capitolo dell’homeschooling, con un bel sospiro di sollievo da parte mia ma anche con un pizzico di nostalgia. Disfare l’aula prima del trasloco ha riportato alla mente tanti ricordi, tante emozioni, paure e curiosità, dubbi, incertezze e belle risate. Ci siamo goduti la sveglia alle 8 del mattino e i pomeriggi liberi, la soddisfazione di stare in casa al caldo quando fuori c’era brutto tempo, la cioccolata calda a metà mattinata e il viaggio “scolastico” a Barcellona, guardare un film fino a tardi in settimana, le lezioni di rollerblade e i pic-nic sulla spiaggia in pausa pranzo, ci siamo conosciuti e apprezzati sotto una luce diversa e, se qualche volta ci siamo arrabbiati o abbiamo pianto e urlato, ce lo siamo perdonato!
Sono stati due anni intensi, a tratti faticosi, ma molto belli.
Abbiamo “fatto famiglia” e spero che questo i ragazzi non lo dimenticheranno mai. Aldilà dei momenti difficili e delle urla della mamma, a tratti esaurita, spero che resti in ciascuno di loro la consapevolezza del dono gratuito del proprio tempo all’altro, quel tempo per ascoltare o semplicemente per esserci, quel tempo che corre veloce o che spesso non c’è.

Nessun problema di adattamento per il rientro a scuola, anzi. Le mie due figlie di gennaio hanno recuperato la classe superiore e per i due grandi ho ricevuto, con enorme soddisfazione, i complimenti delle insegnanti. Anche questa volta la nuova scuola mi suscita qualche perplessità, ma stavolta mi prenderò ben ben guardia dall’andare troppo a fondo.
Non esiste la scuola perfetta, e nemmeno la madre o la famiglia perfetta.
La scuola a casa è stata una delle mie pazzie, un’avventura che ho voluto vivere fino in fondo, un po’ come uno sport estremo, trascinandomi dietro i miei figli. L’abbiamo assaporata e gustata intensamente, nel bene e nel male, sapendo che non sarebbe stato per sempre e, ora che le nostre prospettive sono cambiate e che ci troviamo in un mondo così diverso dal nostro, ognuno di noi saprà costruirsi la propria esperienza e “spiccare il volo”, magari con un po’ più di consapevolezza.

Alessia, Kuwait.

 

 

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Se anche tu sei come noi una #adieffina per il mondo, alle prese con nuove abitudini, costumi, lingua e fusi sei la persona che fa per noi. Raccontaci la tua storia, chiacchiera con noi, allarga i nostri orizzonti. Questo spazio è tutto per te .

9 Comments

  • Che storia affascinante! Io ho vissuto in Francia e ho toccato con mano l’esperienza del sistema scolastico francese, e i dubbi che ne conseguono.
    Ammiro molto chi decide di fare per un po’ di testa sua, e dare ai suoi figli un assaggio dell’istruzione pubblica (o privata, in Kuwait) ma anche di quella casalinga. Come sempre la diversità di stimoli permetterà loro di scegliere uno stile di vita coerente con ciò che più li ha stimolati e ispirati.

    Brava Alessia, e grazie della tua testimonianza!

  • Ho letto con estremo interesse il tuo articolo! Sono un’insegnante in pensione e siccome la scuola è stato il mio amore di una vita continuo ad essere curiosa nei confronti di tutte le sperimentazioni. Ti faccio i miei più sentiti complimenti per il progetto che hai realizzato, lo trovo valido e interessante ed “esportabile” a patto che si sappia gestire e questo sono convinta che non sia cosa per tutti… Mamme e papà istruiti non è detto che sappiano essere automaticamente buoni maestri. Mi è piaciuto leggere dell’organizzazione della stanza e del fatto che i bambini cominciassero a lavorare magari un pochino più tardi, ma lavati e vestiti, che ci fossero pause tra lo studio di una materia e quello di un’altra, ma che ci fosse qualcuno di esterno a cui rendere conto periodicamente e non solo alla fine dell’anno.
    Sono convinta che la scuola a casa non possa protrarsi dopo i dieci-undici anni anche se la cultura dei genitori può coprire tutto il ventaglio delle materie di studio, perché con l’inizio dell’adolescenza i ragazzi hanno bisogno di incontrare altri adulti con i quali misurarsi. Tra l’altro per i genitori l’adolescenza dei figli è sempre un periodo difficile e non è male se per qualche ora ogni giorno quello scontro che è necessario alla crescita, ma pesante da gestire, avviene con persone esterne alla famiglia. In certi momenti di passaggio i ragazzi possono rifiutare la confidenza e la complicità con i genitori, perciò è importante che altri adulti abbiano l’occhio lungo su di loro e aiutino i genitori ad accettare i cambiamenti dei loro figli e a rinegoziare le regole. Ad una certa età il rapporto con i coetanei non è più solo di socializzazione ludica e quindi non bastano più gli incontri con gli amici fuori dall’orario scolastico, ma è necessario imparare a relazionarsi con tante persone insieme nel momento dell’impegno, per imparare a gestire i conflitti, le rivalità, le simpatie, gli amori, in un contesto più codificato che li prepara alla vita da adulti e al mondo del lavoro.
    Credo che la tua esperienza possa essere molto utile ad altre mamme expat per le quali la scuola dei figli è uno dei principali motivi di angoscia nel momento in cui devono affrontare uno spostamento. Grazie per aver condiviso la tua esperienza 🙂

  • Grazie del tuo bel racconto e complimenti per la sfida che hai affrontato. Non sei la prima mamma che sento scontenta del sistema francese.
    Mi ha anche molto interessato scoprire che ci sono dei servizi per aiutare le mamme a fare homeschooling.
    Chissà se esiste qualcosa di simile anche per i bimbi italiani che vivono all’estero, perché ho timore in futuro di non essere in grado di insegnare italiano alle mie figlie e purtroppo qui a Perth non ci sono corsi di italiano per bimbi, almeno che io sappia!
    Grazie

  • Che articolo meraviglioso, scritto bene, chiaro, vero e sincero. Mi piace la tua storia Alessio e credo possa essere utile a tante mamme che magari ci stanno pensando.
    Noi abbiamo vissuto in Francia per 5 anni, ad Antibes e gli anni a scuola dei miei primi due figli (la terza l’ha scampata perche’ siamo scappati prima!) hanno fortemente influenzato la nostra vita, molto spesso in negativo. Avevo pensato anche io all’homeschooling ma il fatto di avere la piccola appena nata in casa non mi ha permesso di fare il grande passo e ammetto che ancora me ne pento. Me ne pento perche’ se la scuola non risponde, almeno in parte, ai principi che uno cerca di trasmettere ai proprio figli allora il campanello d’allarme suona. Sono d’accordissimo sul fatto che la scuola perfetta non esista, ma credo possa esistere la scuola dove i bambini sono felici, rispettati come “bambini” e nella quale non vengano “inscatolati” e giudicati “non bravi” se non sono come gli altri. I miei due figli piu’ grandi portano ancora il segno di alcune “ferite” provocate da maestra incopetenti e solo con gli anni e con la passione delle maestre che abbiamo incontrato qui in Inghilterra stiamo riuscendo a ricucirle.
    Qui nella nostra zona l’homeschooling e’ abbastanza diffuso e ci sono associazioni di genitori che quotidianamente si incontrano. Ogni adulto condivide le proprie “skills” con i bambini e questo a rotazione. Bellissimo il messaggio del “donare il proprio tempo”, che e’ la cosa piu’ importante che abbiamo.
    Io nel mio piccolo faccio una specie di homeschooling solo per alcune materie che vedo fanno poco qui, come geografia per esempio. Creo via via della attivita’ divertenti da fare insieme a loro nel pomeriggio (fortunatamente qui la scuola finisce alle 3.15 e abbiamo tempo per fare altro!) per imparare un po’ di piu’ sul mondo!
    GRazie mille per la tua testimonianza!
    Fabiana

  • Questo articolo è davvero ben scritto, c’è tutto: informazioni, pro, contro, sentimenti, dati di fatto. Grazie sul serio per l’impegno che ci hai messo e per condividerlo.
    Innanzitutto ho trovato interessante sapere che si possa fare homeschooling appoggiandosi a un’altra scuola, decisamente è una via a me più affine del “impariamo dalle esperienze quotidiane”, che possono andare bene per un breve periodo o magari in vacanza, ma a lungo andare secondo me non funziona. Parere personale ovvio.
    Per quanto riguarda quello che hai scritto della tua personale esperienza, trovo che sia stata davvero molto umana. Di solito leggi appunto di queste case nella prateria, rose, fiori e cuoricini e…bho…faccio fatica a crederci! Credo nell’esaurimento, nelle difficoltà di prendere un ritmo diverso e nuovo, credo nel lavorarci insieme.
    Io per ora sono in Francia, nel Var, e i miei bimbi vanno alla maternelle e sono così contenti di andarci che se anche dovessi rimanere (e purtroppo non è così), farei loro un torto enorme a non madarceli! Ma nella vita non si sa mai e se prima potevo avere qualche serio dubbio, questo articolo mi ha aiutato a dissiparne alcuni. Ancora grazie!

    …e comunque complimenti! La tua non è stata una scelta facile e secondo me hai saputo gestirla davvero al meglio!

  • Conosco Alessia da molti anni , è’ sempre stata un’amica preziosa ,è’ da sempre è’ stata un vulcano di idee e con molto entusiasmo ! nulla laferma !!! Quando ci ha detto che sarebbe partita per il Kuwait eravamo molto tristi … ma sapevamo che la sua famiglia e il suo posto era lì ed ha affrontato tutto con molta naturalezza e anche i bambini l’hanno vissuta così …la homeschooling è’ stata un’esperienze molto toccante ed emozionante che noi abbiamo vissuto attraverso i suoi racconti … brava dobbiamo imparare da te !Un abbraccio forte amica cara ! Ci manchi ! silvia

  • “Ne parlai a lungo con mio marito, era importante che entrambi fossimo pienamente d’accordo sul da farsi e lui, con un pragmatismo tutto maschile, mi rispose semplicemente: “io non lo farei mai, ma se tu te la senti, fallo. E’ una bellissima idea”. Anche i bimbi erano entusiasti, li avevo consultati uno per uno e sembravano attratti dalla novità.”

    Scusami la delicatezza della domanda, ma perche’ tuo marito non e’ con te in quest’avventura?

  • Mi interesserebbe molto conoscere i motivi per cui non ha apprezzato la scuola francese. Ho letto dell’esperienza di MammaFarAndAway ma mi piacerebbe conoscere anche la tua. Sono un’insegnante qui in Italia e dalle criticità rilevate dalle famiglie si impara sempre.
    Grazie se vorrai rispondermi

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