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FIDARSI “CECAMENTE”

Written by Guest

Quando ci siamo trasferiti a Brno, in Repubblica Ceca, nel lontano gennaio 2013, faceva molto freddo e per i primi due mesi sono uscita davvero poco, giusto per portare i cani a passeggiare e a fare i bisognini, ma pure loro, dopo aver fatto il necessario, ruotavano il corpicino tremante di 180 gradi e tiravano il guinzaglio in direzione casa. 

Quando i primi di marzo le temperature sono tornate umane, il che significa che hanno toccato lo zero, ho imbottito mio figlio allora treenne di vestiti, giubbotto, sciarpa di lana, calzini di lana e coperta, l’ho impilato sul passeggino e via alla scoperta della città. Le mamme che incrociavo per strada avevano la tranquillità di chi passeggia in riva al mare in piena estate, mentre io sgambettavo come se dovessi arrivare prima ai saldi invernali, terrorizzata che Samuele si prendesse qualcosa (chissà cosa poi) e che io diventassi una statua di ghiaccio (ma in tenuta da sci).

Ed è durante queste prime passeggiate che ho cominciato a capire cosa significa fidarsi “cecamente”: fuori da un negozio, un freddo glaciale, un neonato nella culla strillava a più non posso e nessuno gli era accanto. Sono rimasta pietrificata, anzi mi correggo, gelata, e ho cominciato a cercare la madre guardandomi attorno con gli occhi sbarrati: niente di niente. Fortunatamente non parlavo ancora il ceco, quindi non ho avuto il coraggio di chiamare la polizia e per fortuna direi, visto che dopo qualche minuto, la madre è uscita dal negozio con tutta la nonchalance di chi sfila sul red carpet e via a passo svelto spingendo la culla.

Qualche giorno dopo, in un’altra strada e davanti ad un altro negozio ho rivisto una scena simile, un bimbo un po’ più grande in passeggino, da solo, che aspettava la mamma intento a giochicchiare con un pupazzetto.E della mamma neanche l’ombra.

E ancora e ancora, a mano a mano che la stagione calda avanzava, sempre più passeggini e culle imbottite di bambini sostavano incustoditi fuori dai negozi o alle entrate dei palazzi o dei supermercati. Stessa cosa coi cani: non voglio paragonare i cani ai bambini, ma ho avuto dei cani e non mi sarei mai sognata di lasciarli fuori dal negozio da soli, legati al guinzaglio o addirittura sciolti sia perché qualcuno avrebbe potuto portarseli via, sia per il baccano insopportabile che avrebbero fatto.

Una fiducia ceca, senza dubbio.

Quando ho cominciato a non avere più attacchi di panico nei mezzi pubblici (è che vengo da un piccolo paesino di campagna, dove l’unico autobus che passava faceva al massimo due fermate. A Brno dovevo ascoltare con attenzione il nome della fermata, peraltro pronunciata in una lingua che non conoscevo bene, per cui ogni volta che dovevo scendere mi saliva il panico) e ho cominciato ad osservarmi intorno, guardare i passeggeri,  chi saliva, chi scendeva, chi restava.

Ero impressionata nel constatare quanti fossero i bambini che prendevano i mezzi completamente da soli: parlo di bambini sicuramente sotto i 10 anni, quasi sicuramente sotto gli 8 che salivano, si sistemavano senza preoccupazione alcuna, magari giocavano con qualcosa nel frattempo e al nome della fermata, sicuri di sé almeno tre volte più di me e per natura senza panico alcuno, scattavano in piedi e uscivano. Alcuni portavano con sé il fratellino più piccolo, 5 o 6 anni, tenuto per mano e amorevolmente guidato all’interno del mezzo sempre in silenzio, calmi e tranquilli senza disturbare nessuno. 

Oppure quella volta in cui una collega mi ha raccontato che i suoi genitori uscivano senza problemi il sabato sera lasciando lei, 5 anni e suo fratello, 3, a casa da soli e la mattina seguente non dovevano assolutamente fare rumore durante la colazione, precedentemente preparata, per non svegliare madre e padre che erano tornati a casa alle 5 del mattino.

Parliamo di persone normalissime, non sbandati, normalissimi madri e padri onesti lavoratori che volevano divertirsi ogni tanto il sabato sera.

O mi viene in mente Ema, una compagna di classe di Samu, la bambina adulta, come la chiamavamo noi, che in seconda elementare arrivava a scuola in autobus, si faceva la strada a piedi per raggiungere la scuola e tornava a casa nello stesso modo: credo di aver visto i genitori una volta soltanto in 4 anni.

Noi abitavamo a 200 metri dalla scuola e ci sono voluti 3 anni prima che nostro figlio ci andasse da solo; ovviamente mi sono raccomandata con la maestra di avvisare subito nel caso non lo vedesse alla prima ora così avrei chiamato immediatamente la polizia.

“Madri italiane” avrà pensato lei, ma poco mi importa, io non riesco a fidarmi cecamente, mi fido solo italianamente, cioè non mi fido.

E infine tutte quelle volte che camminando sul marciapiede mi vedevo sfrecciare di lato un esserino alto poco più di un metro che tranquillo passeggiava accanto a me e che automaticamente si fermava al semaforo rosso dei pedoni: il mio istinto era quello di allungare la mano e prendere la sua per fermarlo, poi mi voltavo e la madre era lì, a due metri quindi mi trattenevo per non  rischiare una denuncia solamente perché sono una madre ansiosa, anche verso i figli degli altri. 

Ho cercato di dare una spiegazione a tutta questa fiducia ceca, guardando alcuni dati statistici: la Cechia per esempio è il primo consumatore di birra al mondo, con 143 litri pro capite all’anno nel 2021. Che sia la birra il segreto di tanta nonchalance coi figli? ma non voglio spingere le neo mamme all’alcolismo con questa mia affermazione per cui ho cercato la classifica dei paesi più sicuri al mondo e la Cechia si è piazzata tra i primi 10 nel 2021, il che genera quindi un livello di ansia minore sulle madri. Ma non è sempre stato così (mentre il consumo di birra si, tanto per dire) e senza dubbio non può essere nemmeno un fattore storico visto che la Repubblica Ceca è stata una nazione decisamente oppressa negli ultimi 100 anni, a confronto l’Italia era il faro delle libertà.

Il problema non è che non ci fidiamo dei nostri figli, spesso semplicemente non ci fidiamo degli altri, ma comunque non riesco a darmi una spiegazione del perché noi mamme italiane siamo così appiccicate ai figli e abbiamo il terrore che ce li portino via o che si facciano male o che succeda qualcosa: siamo italianamente ansiose, al contrario delle mamme ceche qui, che sono cecamente fiduciose. Un esempio da seguire? ogni tanto ci provo: la settimana scorsa mio figlio, 12 anni,  ha preso la metro da solo per la prima volta perché nessuno poteva andare a prenderlo e mi sono sentita fiera di me stessa per non essere schiattata a terra colta da un attacco di panico. Sono stata fiera di lui e ho pure ringraziato il padre per avermi tranquillizzata durante quei 15 interminabili minuti di attesa. Siamo stati tutti bravi, senza dubbio.

Ma ieri sono andata a prenderlo lo stesso però. Ah mamme italiane!

Laura, Repubblica Ceca

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