Vivere all'estero

Espatrio? Anche questione di adrenalina

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Written by Federica Italia

Come vi ho già raccontato qui, noi non facciamo parte di quel gruppo di espatriati che sono andati all’estero perché non avevano un lavoro in Italia. Certo è indiscutibile che la nostra sia stata principalmente una scelta per riunire la nostra famiglia sotto allo stesso tetto, ma tutti lo avrebbero fatto dopo aver comprato da meno di un anno una casa tanto desiderata? Dopo essere rientrati da un triennio in Cina ed essersi riabituati alla vita italiana? Io non credo che tutti sarebbero partiti di nuovo. Noi lo abbiamo fatto, e con due figli piccoli.

In questi giorni sto riflettendo sul perché io mi senta a mio agio in una vita all’estero. E voglio farlo lasciando da parte le caratteristiche specifiche dei luoghi dove ho vissuto, le due città cinesi prima e questa poco gradevole città thailandese ora. Perché di ogni luogo ho amato qualcosa, se non un luogo fisico, anche solo uno stato d’animo che è appartenuto a quel periodo. Ogni luogo mi ha dato tanto ed è legato a momenti importanti della mia vita, meravigliosi quanto tragici. All’estero è nato il mio primo figlio, all’estero ho temuto per la mia salute e quella del mio bambino.

Ripeto però che voglio fare un’analisi distaccata da questi elementi se pur importanti. Cos’è che spinge alcune persone a fare quel salto ed altre a rimanere salde alla loro roccia? Fermo restando ovviamente che non ci sia una vitale questione economica dietro. La prima parola che mi viene istintiva è “coraggio”. Ci rifletto e, certamente, concordo che ci vuole una buona dose di coraggio per affrontare l’ignoto che sta dall’altra parte. Ritengo però che una persona possa essere coraggiosissima e scegliere di vivere tutta la vita nella stessa città in cui è nato. No, non lo si fa solo perché si è coraggiosi.

Io credo che, nel mio caso almeno, siano principalmente due i motivi che mi hanno spinto ad accettare.

Il primo è il bisogno di una vita speciale. Che non vuol dire una vita meravigliosa in un bel luogo e con tutti gli agi.
No, speciale inteso come una vita fuori dal normale.
Una vita che può essere bella in certi momenti o brutta e drammatica in altri, ma che comunque sarà sempre una vita interessante da raccontare. Una vita che gli altri hanno voglia di ascoltare. Che ti fornisce mille aneddoti da narrare.
Una vita avventurosa nel bene e nel male. Che ti mette continuamente alla prova, che non ti lascia mai adagiare ed abituare, che ti costringe ad adattarti al nuovo ed a crescere. Che nel domani ti trova sempre una persona migliore di quella che eri prima. Che ti fa sentire orgogliosa di avercela fatta ad affrontare tutto. Che accresce la tua autostima. Che ti dà la possibilità di viaggiare vivendo la quotidianità dei luoghi. Di viaggiare senza essere solo un turista.

E veniamo al secondo bisogno che è poi strettamente collegato al primo: la necessità, anche solo leggera, di una scarica di adrenalina. Quell’adrenalina che ti mantiene sempre all’erta e attento. Che a volte ti può sembrare stressante o farti paura. Che non ti fa mai sentire del tutto al sicuro, che non ti fa sentire a casa. Ma che nello stesso tempo ti fa sentire incredibilmente viva!

Prima di iniziare a viaggiare per turismo mi definivo come una persona molto abitudinaria. Dopo, non sono più stata la stessa e, la mia indole, ha dovuto fare i conti con una nuova curiosità di conoscere, con il senso di libertà e l’adrenalina che il viaggiare ha fatto nascere in me.

Senso di infinitoE’ stata una me divisa fra bisogno di sicurezza e voglia di esplorare quella che ha accettato di seguire colui che allora non era ancora mio marito, in una sconosciuta città cinese. Dopo due espatri in un Oriente lontano da quello che era il mio mondo, la me attuale è una donna ancora diversa. Forse ora, ogni tanto, mi capita di desiderare di avere delle abitudini consolidate. Ma è solo un pensiero sporadico. La me attuale è abituata a vedere i propri figli immersi in un ambiente multietnico, ad essere a poca distanza da luoghi meravigliosi e culturalmente diversi da esplorare. A vivere i sentimenti per la famiglia in Italia esaltati e resi più forti dalla lontananza, a provare spesso malinconia ed amore per la propria terra d’origine, a sentire più forte il proprio patriottismo. Ad appassionarsi ad una terra così lontana da me culturalmente, a soffrire ed indignarsi per una piaga come il turismo sessuale di questa città. A sentire lo stomaco gonfio per giorni per avere ascoltato racconti terribili di infanzie rubate. A cercare di entrare, per capire, nella mentalità di questo popolo spesso contraddittorio.

Ora una domanda che mi sto facendo spesso ultimamente è questa: quando sarà il momento di rientrare in Italia, ce la farà la me che sono ora a riabituarsi ad una vita più normale?

Federica, Thailandia

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Federica Italia

Sei anni vissuti fra Cina e Thailandia al seguito di mio marito. Con noi i nostri due bimbi dei quali uno è nato in Cina, luogo che rimarrà per questo sempre a noi caro. Il mio amore per l'Oriente continua, ma ora stiamo affrontando con energia la nostra nuova vita italiana. Appena posso continuo a guardare il mondo con occhi curiosi, di solito dietro all’obbiettivo della mia Canon. Adoro leggere, scrivere e condividere il mio mondo attraverso il mio blog personale mammainoriente.com e le mie fotografie.

15 Comments

  • Da quando ho scoperto questo blog aspetto con grande piacere la mail che preannuncia l’uscita di un nuovo articolo, perché ciascuna di voi mi potenzia quell’energia che, fortunatamente ancora alla mia età, lontana dalla gioventù, mi ritrovo ogni mattina al risveglio. Anche se non ho fatto la scelta di andare all’estero e non ho separato bimbi piccoli dai nonni (non ho figli) anch’io ho scelto di cambiare città, da sola, perché quello era ciò che volevo. Le difficoltà che si affrontano da soli fortificano e migliorano e ciò che gli altri (parenti e amici) perdono di noi in termini di quantità di tempo da passare insieme lo recuperano in qualità delle energie che riusciamo a trasmettere loro anche a distanza e si moltiplicano enormemente quando ci si incontra. Lo dico guardandomi indietro, dall’alto dei miei anni, anche adesso che i miei genitori non ci sono più. e se tu volessi/dovessi tornare in Italia per lunghi periodi o per sempre sarà bellissimo perché quello che tu farai sarà bellissimo per come lo vivrai tu. Quando hai la mente aperta come ce l’hai tu e come ce l’hanno i tuoi figli e tuo marito ogni posto del mondo può diventare casa, ma anche luogo di scoperta continuo.

    • Cara Claudia, per prima cosa grazie per seguirci con così tanto interesse. Sono contenta che ci consideri dei “potenziatori di energia”, non potevi farci complimento più bello!
      E poi grazie anche per il resto che scrivi. Spero anch’io, quando capiterà di dover rientrare in Italia, che la mente mia e dei mie figli rimanga aperta e che, questa bellissima esperienza all’estero, abbia arricchito il nostro bagaglio interiore per sempre e ci abbia dato occhi diversi per guardarci attorno. Ovunque saremo.
      un caro saluto

  • Anch’io penso che non sia questione di coraggio. Per me è stato il bisogno di avere un futuro “non scritto”, e poi, giorno per giorno, lo scoprire cose di me che non sapevo.

    • Mi sembrano due motivazioni forti e legate fra loro. Il voler decidere della propria vita senza imposizioni esterne di famiglia ed ambiente e, lontano da queste e dai loro possibili giudizi, essere maggiormente sé stesse, poter capire chi si è veramente e, soprattutto, quali sono le proprie risorse interiori che spesso si tirano fuori solo nel momento del bisogno. Grazie per il tuo commento!

    • Era da tanto che riflettevo e rimuginavo su questo argomento analizzando infruttuosamente i pro e i contro fra le scelte di rimanere all’estero o rientrare in un futuro. Poi una notte, mentre tutti dormivano, mi sono messa davanti alla tastiera cercando di liberare la mia mente il più possibile dalle motivazioni esterne ed ho scritto questo post di getto seguendo solo cuore ed emozioni. E devo dire che ciò che è uscito mi ha aiutato a capire di più anche me stessa. Sono contenta se ha portato anche te a capirti un po’ meglio.

  • Cara Federica, che dire! Bellissimo, toccante e diretto.
    Una delle frasi che racchiude il mio senso di espatrio e’ quella di Mark Twain “Tra vent’anni non sarete delusi dalle cose che avete fatto, ma da quelle che non avrete fatto. Allora levate l’ancora, abbandonate i porti sicuri, catturate il vento nelle vostre vele. Esplorate, sognate, scoprite”. E credo che si rispecchi anche la tua visione di espatrio.
    Anche noi amiamo quella sensazione di vivere una vita diversa, anche se molto simile in aspetti legati alla genitorialita’ o alla quotidianita’ come tutte le mamme del mondo, ma lo facciamo con uno spirito di curiosita’, di continua scoperta e conoscenza della quale ormai non potrei piu’ fare a meno, un po’ come una dipendenza!
    L’espatrio per me e’ stato rimettermi in gioco, crescere, cambiare e potermi costruire una famiglia che probabilmente in Italia non avrei potuto avere per diverse ragioni. Per me espatrio vuol dire unione, perche’ solo con l’unita’ si sopravvive e ci si fa forza nei momenti difficili e questo ha aiutato la mia famiglia (intesa in senso stretto genitori-figli) a crescere solida e a sentirci un tutt’uno.
    Insomma l’espatrio e’ opportunita’ in tutti i sensi.
    La risposta alla tua domanda finale? Ci riflettiamo da un po’ e siamo ormai consapevoli che non torneremo mai in Italia.
    Grazie per i tuoi bei post.
    un abbraccio

    • Cara Fabiana, grazie a te per questo bellissimo commento! Ci troviamo allineate su tutto ed hai aggiunto un punto del quale parlo spesso, ma che non ho menzionato in questo post: il fatto che la propria famiglia diventi ancora più unita perché si è soli senza parenti stretti intorno e quindi si impara ancora di più ad appoggiarsi ed aiutarsi l’un con l’altro nei momenti di difficoltà ed a vivere tutte le avventure insieme.
      un abbraccio anche a te

  • Noi siamo in procinto di trasferirci all’estero e sai cosa rispondo alle persone che mi dicono…
    “Che coraggio!”…”Be’ oggi come oggi di coraggio ce ne vuole per rimanere qui in Italia!”
    Oppure…
    “Ma è per sempre o tornerete?”…”Certo che torneremo! Di sicuro torneremo ma solo in vacanza o per le feste comandate!”

    • In bocca al lupo per la tua nuova avventura allora! Ti sento molto motivata. Se posso permettermi, vedrai che la lontananza ti farà avere anche un ricordo più dolce e positivo dell’Italia. Perché, nonostante tutto, un po’ di nostalgia fa parte del bagaglio dell’espatriato ed ogni tanto è bello anche struggersi e provare amore per la propria terra. Tienici aggiornate su come va!

  • quante volte noi expat ci sentiamo dire di essere coraggiose. quante volte chi non parte lo fa convinto di non avere coraggio. certo, il coraggio ci vuole come sempre nella vita quando si fanno cose nuove, ma sono anche io convinta che non sia il motivo principale per cui tanti partono e tanti altri non partono. c’è chi dice “expat una volta, expat per sempre”…. chi sa? 😉

  • Non posso che condivide le tue parole.
    Ci vuole coraggio per vincere il panico pre-partenza, ma ci vuole coraggio un poco in tutto. 🙂

    Io mi ritrovo tanto nella tua prima ipotesi!

  • Bellissime riflessioni! Mi ritrovo in gran parte dei tuoi pensieri. Per partire e ci vuole adrenalina e coraggio. Per restare, dando priorità agli affetti familiari, ci vuole tanto coraggio (soprattutto per chi sceglie di farlo oggi e non ha una situazione economica brillante per tener testa alla crisi che spinge il nostro bel paese sempre più in basso).
    I legami familiari sono molto importanti e sicuramente li si apprezza di più a distanza. Nel mio caso, quando ci sono difficoltà, soprattutto legate allo stato di salute dei bambini ricevo sempre commenti che suonano così: “cosa aspetti a tornare in Italia e a far viaggiare tuo marito?”
    Ecco, credo che la famiglia veda solo il lato negativo delle cose. Mentre ce ne sono altre 1000 positive. Il bagaglio culturale che offri ai tuoi figli, seppure con tantissime difficoltà, loro non lo posso capire. È una questione di mentalità. È la mentalità ognuno di noi se la crea viaggiando. Confrontandosi con altre culture, avendo altre esperienze, positive o negative che siano.
    Per chi sceglie di tornare: anche questa è un esperienza di vita. Se ci si trova bene si resta, se ci sono rimpianti o insoddisfazione si può sempre tornare indietro o ambire per altre mete. E l’adrenalina riprenderà a dare il suo aiuto.
    Per quanto riguarda i bambini: “casa” è mamma e papà, e loro hanno uno spirito di adattamento sicuramente più elevato del nostro.
    Un abbraccio!

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