Vivere all'estero

La crisi positiva del settimo anno: Gioie e dolori parigini

Crisi parigine del settimo Anno
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Written by Amiche di fuso

Ho scritto questo post prima degli attentati del 13 novembre, certo. Ma non ho voluto cambiarlo, non ho voluto sostituirlo con uno che racconti cosa vuol dire vivere a Parigi in questi giorni. Quello verrà poi. Ora ancora di più ci tengo ad abbracciare questa città e comunicare tutta la serenità e luce con cui era iniziato l’autunno 2015. Perché Parigi se lo merita.

Da qualche mese il mio rapporto con Parigi è un po’ cambiato, credo. Passeggiavo sola sulla Senna, un sabato a pranzo, sotto uno strano sole di ottobre, e questa città mi è parsa diversa. Luminosa. Bella. Calorosa. Casa. Ed ero felice di esserci.
Non avendo preso io un calcio in testa, e non avendo bevuto spritz sabato a colazione almeno dal lontano 2001, penso di sapere di cosa si tratta. Mi suona di una inattesa crisi positiva del settimo anno, visto che qua io ci bazzico più o meno dal 2008.
Non so cosa esattamente cosa abbia causato questo cambiamento. Probabilmente ha contribuito quel senso di idiozia che mi è caduto addosso un paio di volte, recentemente, quando per abitudine e indole ho detto ancora:

‘A Parigi? Ci sono appena arrivata’ 

‘Appena arrivata da quanto?’

‘Vediamo… 7 anni’.

Qua l’interlocutore si gira e se ne va celebrando il mio evidente rincoglionimento. Il mio inconscio di questa incoerenza se ne è fregato, ma evidentemente a un certo punto devono essergli girate pure a lui. Si deve essere guardato allo specchio degli incosci e si deve esser detto: Sono qua da 7 anni, devo venirci a patti. Non ci volevo venire, non mi attirava per  niente la Francia. Non sapevo una parola di francese. Non mi piace particolarmente la cucina francese, e nemmeno il formaggio e manco il vino (beh, questo fino a un certo punto, viva i bianchi di Borgogna!). Mio marito non é neppure francese. Ma sono ancora qua.

Sono qua perché alla fine, senza girarci tanto intorno, ci si sta bene.

Ci si sta bene anche se la definizione più azzeccata di Parigi per me l’ha data The Queen Father  quando ha detto che “Parigi è un tacco 12. Seducente ed elegante, ma cazzo quant’è scomodo da portare ogni giorno”.  È tanto vero, ma proprio tanto. E se lo ha sentito pure lui che bazzicava in quartieri super su, figuratevi il resto del mondo.

I calli sui piedi te li conti tutti. Il meteo e quella grisaille intollerabile che ti può avvolgere per settimane. La fretta e le facce incazzate di chi si macina km sotto terra ogni mattina, unita a quel leggero (leggero?) odio verso chiunque respiri sul tuo stesso vagone.
Parigi è una città densa, la più densa di Europa (21mila persone per chilometro quadrato, dice Wikipedia, contro i neanche 6mila di Londra, e i 2mila e qualcosa di Roma. La densità Parigina non si sente solo sui mezzi, che peraltro tutto sommato funzionano bene, ma soprattutto fa sì che alla fine ci si debba sbattere in anticipo, e con batticuore, per tutto. Per un affitto di un appartamento che sarà grande la metà che in Italia, per un corso di nuoto, per un asilo, per un idraulico. E l’ansia la aumenta la cultura dei parigini che non brillano per sorrisi (salvo eccezioni) e che hanno (spesso) dentro di metterti un etichetta sulla base dell’apertura e la chiusura della tue e, eu, u.

Pero’ aspettate, questo voleva essere un post positivo su Parigi.

Perché io quel sabato lì ho sentito proprio tante cose belle.
Il fatto di essere in una metropoli, con la possibilità di poter trovare tutto e di poterci arrivare in massimo 40 minuti. In metro o bus o taxi o combinazione di questo.
Il potersi muovere a qualsiasi ora senza pensare a parcheggio (noi non abbiamo nemmeno un’auto).
Il fatto di essere in una metropoli in cui si può camminare. Questa cosa del camminare per me è stata una svolta, perché avere un biglietto fisso annuale mi aveva viziato a prendere sempre i mezzi. Invece mi sono abituata a contare i miei passi e mi sono resa conto di quanto possa essere bello scendere qualche fermata prima e guardarmi intorno.
La diversità della sua popolazione, maggiore rispetto a quella che io ho visto dovunque, da Los Angeles a Londra a New York.
L’essere, in fondo, a Parigi , con tutto lo splendore che ti assale ogni volta che ti trovi davanti a quegli edifici, così proprio parigini e così uguali.
Il fatto che sia una metropoli in cui è possibile, e anche bello, vivere con dei bambini. Perché ci sono parchetti o parchi un po’ dovunque. Io poi sto nel sud est che è una zona molto più verde di altre, dove si va tranquillamente al parco due volte al giorno.
E, non andrebbe lasciato per ultimo, il fatto di essere una società dove, fino alla mia esperienza finora, la maggior parte delle cose funzionano e hanno un senso, dalla sanità ai supporti per le donne che lavorano (tranne il customer service, quello quando lo spiegavano, i parigini erano tutti assenti).

Io penso sempre a lasciare Parigi, magari succederà presto o magari no o magari mai. Ma adesso sento che non ne ho più così tanta fretta, e che il tempo passato qua verrà chiamato casa. Anche se ci sono voluti sette anni per sentirlo per la prima volta.

Anna, Francia

Ha collaborato con Amiche di Fuso da giugno 2014 ad agosto 2016

p.s. da nerd: eccovi una tabella delle città più densamente popolate al mondo. Tutte quelle francesi sono comuni che confinano con Parigi..

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Amiche di fuso

Amiche di fuso è un progetto editoriale nato per dare voce alle storie di diverse donne, e non solo, alle prese con la vita all'estero. Vengono messi in luce gli aspetti pratici, reali ed emotivi che questa esperienza comporta e nei quali è facile identificarsi. I comuni denominatori sono la curiosità, l'amicizia e l'appoggio reciproco.

6 Comments

  • Ti leggo e – ancora una volta – mi ricordo perchè Parigi mi manchi così tanto. A me sono bastati 4 mesi (di cui uno passato a trovare un appartamento in colocation) per sentirmi a casa, e anche adesso, a distanza di quattro anni, un pezzetto del mio cuore è sempre là, sulle rive della Senna. 🙂

  • IO ho sempre visto Parigi e la Francia da turista però l’ho sempre amata e non mi spiacerebbe viverci. Anche ora, dopo quello che è successo. Perchè la forza e l’unità nazionale dei francesi, sono qualcosa che a noi italiani farebbe bene imparare.
    Devo dire che, sempre da turista, non ho patito questa densità di popolazione, però concordo con l’abitudine di classificare dalla apertura delle e, con la scarsità di sorrisi e con le facce incazzate in metro!

    • Grazie del commento. Sono d’accordo, dalle reazioni del popolo francese ai momenti difficili si puo’ solo imparare… qua nessuno si è permesso nemmeno lontanamente di dire certe cose dette da politici italiani detti ‘moderati’

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