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Dall’Italia: Luca

Written by Guest

Cosa succede quando il lavoro non lo trovi o quello che hai non ti soddisfa? Che pensieri ti passano per la testa quando vai a trovare qualcuno che è espatriato? Cosa ti spinge a pensare di andartene dall’Italia? Ecco il pensiero di un nostro lettore che indubbiamente molti condivideranno.

Caffè. Macchinetta sul fuoco. Mi connetto su internet alla ricerca di notizie giuridiche. Ieri sono tornato in Italia e no, non ho voglia di tornare in ufficio, però cerco di trovare notizie utili da buon collaboratore di studio legale. Cerco, cerco cerco, ma trovo soltanto notizie su Sanremo, su Carlo Conti, su Virginia Raffaele/Carla Fracci e, soprattutto, sulla magia lasciata sul palco da Ezio Bosso. Bellissimo. Ok, basta svago, pensiamo a fare qualcosa per non fare troppo i lavativi e non sentirsi troppo in colpa per essere a casa. Eccone una: il presidente della Consulta ha intenzione di dimettersi. Ma come? Non c’è stato tempo di ricomporre tutte le caselle della Corte Costituzionale che già dopo pochi mesi se ne perde una? Bah. Il caffè sta salendo (ho messo su la macchinetta piccola). Vado per spegnere il fuoco. Fuoco? Ma che faccio? Riaccendo. No, non sto più a casa di mia sorella, dove c’è la piastra elettrica e devo spegnere appena sale il caffè. No. Sono di nuovo in Italia, non più in Germania….

Sì, sono in Italia e, francamente, non so davvero per quanto tempo ancora. I dubbi ci sono sempre stati, ma è come se stavolta il pezzetto lasciato in Germania sia più grande del solito. La Germania è bella, specie se ci vai in vacanza, ma il problema, forse, non è quello. Parlo con un’amica conosciuta durante la pratica e discutiamo di una persona conosciuta da entrambi che nella solita Italietta non solo riesce a trovare il suo posto al sole grazie a varie spintarelle ed incatenamenti vari, ma che spara veleno sugli altri per conservarselo quel posto al sole. Che difende quello spicchio di terra che si è duramente conquistato a forza di saliva (perché certa gente, non sapendo cosa sia il sudore, slinguazza a destra ed a manca come meglio può).

Ecco, il problema non è il periodo festivo in Italia, perché da Bolzano ad Agrigento, da Aosta a Lecce, da Cagliari a Trieste passando per Milano, Roma, Napoli, Firenze, eccetera eccetera, l’Italia non ha nulla da invidiare. È il periodo feriale che non va. È la situazione lavorativa che è desolante. Specie per chi ha trentadue anni. Troppe primavere per essere considerato giovane, troppe poche per sentirsi apprezzato per quello che si è. Nonostante la laurea, nonostante una seconda lingua da approfondire, ma che potrebbe almeno permettermi un inizio meno traumatico nel regno della Merkel. Eh sì, perché la testa è sempre lì. A mia sorella che ad ottobre ha lasciato l’Italia col boy per andare in Germania, dove in pochissimo lui ha trovato un posto di lavoro da pizzaiolo quale lui è. O alla mia amica che dopo aver fatto mille lavori in Australia adesso è in Nuova Zelanda (la maledizione dei permessi di soggiorno) ma che farà di tutto per non tornare in Europa (men che meno in Italia!) perché ormai l’Australia l’ha stregata ed il suo sogno è di ritornare lì. Insomma, la testa è a chi è andato via, a chi quel primo passo l’ha fatto.
Io ho sempre detto: se non dovessi avere un legame sentimentale o lavorativo che mi tenga in Italia, vado via. Adesso il legame sentimentale non c’è, quello lavorativo è molto labile. E allora? Non lo so. Mille dubbi, mille domande, zero risposte. Ed un solo numero nella testa: 1983…

Luca, Italia

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Se anche tu sei come noi una #adieffina per il mondo, alle prese con nuove abitudini, costumi, lingua e fusi sei la persona che fa per noi. Raccontaci la tua storia, chiacchiera con noi, allarga i nostri orizzonti. Questo spazio è tutto per te .

9 Comments

  • Luca, guarda, io il mio posto lavorativo in Italia me lo sono creato con fatica. Ho aperto uno studiolo in provincia, intessuto relazioni, sopportato un paio d’anni in perdita e ora qualcosa guadagno. Meno di un operaio specializzato, certo, ma ho la mia indipendenza (anche se solo fino ad un certo punto) di orari ed organizzazione ed un lavoro che è quello per cui ho studiato e che mi piace.
    Fra un paio d’anni, quando l’età mi farà uscire dal regime dei minimi, probabilmente tutto questo non basterà più, perché finirò per lavorare per lo Stato e la Cassa. Allora, forse, cambierò, espatrierò, non lo so. So solo che se il tuo sogno e’ la legge, devi provare ad inseguirlo, anche senza spinte e slinguazzate. Si può. Se poi non dovesse andare, perché il momento è quello che è e ci vuole anche molta fortuna nella vita, almeno te ne andrai senza rimpianti! Giulia, classe ’82

  • Ciao Luca! Capisco a pieno il tuo tormento. Mi sono buttata a 34 anni e non mi pento della scelta. Te hai tua sorella, un appoggio non indifferente. Sono partita per gli UK da sola, e son dovuta partire da zero. Se in Italia non ti senti, vai, che fai sempre in tempo a tornare indietro! Fammi sapere come va! In bocca al lupo!

  • Eeeeeeee purtroppo é vero!! La vita dell’avvocato non è quella che immaginavo quando ero matricola. Ma ti assicuro che mi accontenterei di molto meno, ma la situazione intorno vede gli studi legali sciogliersi come neve al sole sotto i colpi di cassa, iva, cap e clienti più veloci di gazzelle appena sentono che bisogna uscire soldi. E i minimi mi sembrano soltanto un palliativo, una sorta di caramella avvelenata.
    Katia lo so, io ho anche il parentado in Germania, ma non vedo come possa conciliare la mia professionalità all’estero. Io ho anche fatto il barista in Germania durante l’estate per pagarmi gli studi, ma adesso vorrei fare ciò per cui ho studiato. La Germania l’adoro, è un paese molto bello, ma non so se è nel mio futuro.
    Chi vivrà vedrà!!!!!!

    • ovvio che vuoi fare quello per cui hai studiato! ho fatto la cameriera per un anno, poi ho trovato lavoro come impiegata. avevano bisogno di una ragioniera bilingue. e dove lavoro io c’è un ufficio chiamato “legal” che seguono le pratiche dei clienti italiani. sicuramente c’è qualcosa anche in Germania di simile, basta sapere bene il tedesco! anche se all’inizio (per imparare la lingua e non vivere alle spalle dei tuoi parenti) trovi lavoro come barista, non ti fermare. guarda sempre gli annunci per “bilingual”, chissà se non trovi qualcosa nell’ambito legale dove, come requisito fondamentale, è il sapere l’italiano. in bocca al lupo Luca!
      fammi sapere cosa decidi!

      • Si lo so Katia! Mi sono già recato da un’avvocatessa italotedesca e mi ha confermato che per lavorare lì non potrei fare il collaboratore come in Italia, ma dovrei avere l’agognato titolo di avvocato …. In quel caso difenderei gli italiani residenti in Germania con cause in Italia di diritto di famiglia, successioni, diritto societario. Adesso infatti sono in uno studio legale per poter ampliare le mie conoscenze almeno nei primi due settori.
        Incrociate le dita per me!!!!!

  • Ciao, certo il mestiere dell’avvocato non è facilmente esportabile perchè la legge non è uguale dappertutto, ma già il fatto che tu abbia dubbi la dice lunga. Io fossi in te ci andrei, se non altro, se proprio non andrà esattamente come avevi sperato tu, avrai perfezionato quella lingua, che non è poco. Io ho voluto espatriare praticamente per metà della mia vita e l’ho fatto troppo tardi…mannaggia a me!

  • Credo che valga la pena rischiare, anche se non mi focalizzerei esclusivamente sulla Germania. A meno che tu non voglia scegliere questo paese perchè hai un pezzo di famiglia, che in effetti crea un vantaggio non da poco.
    In Cina, per esempio, gli avvocati lavorano molto, soprattutto per la tutela dei diritti d’autore/diritti brevettuali. Non so se sia il tuo campo. In generale, tutte le aziende che hanno unità/divisioni all’estero necessitano di avvocati.
    Secondo me, un’esperienza all’estero fa curriculum, in ogni caso.
    In bocca al lupo!

  • L’idea della Germania nasce da 3 fattori:
    1) in Germania vive tutto il parentado di mia madre e da ottobre anche mia sorella, mentre nella mia città siamo in pochi perchè i parenti di papà sono sparsi in Italia;
    2) non parlo inglese, ma conosco una buona base di tedesco che può permettermi di iniziare in un paese di lingua tedesca;
    3) gli avvocati sono professionisti “locali”, conoscono il diritto del loro paese, per questo per proseguire questo lavoro dovrei lavorare con emigranti italiani che hanno cause in italia (successioni, diritto di famiglia e societario soprattutto).
    Detto questo, non penso che soltanto alla Germania, ma dati tutti i punti di prima, potrebbe almeno essere il punto di partenza, specie se si trova lavoro in qualche ufficio legale di qualche azienda o si riesce a entrare in qualche ambito che abbia affinità con normative e regole.

    PS: grazie a tutti per i commenti, mi serve davvero tanto confrontarmi con gli altri su questo punto. Ed ovviamente grazie alle Amiche di fuso che mi hanno ospitato e mi hanno dato questa possibilità di confronto!!!!

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