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La mia vita in Connecticut di Chiara

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Written by Guest

Chiara è partita con tutta la sua famiglia alla volta del Connecticut: una nuova avventura in terra americana con due bambini piccoli e tanto entusiasmo. 

Ho sempre pensato che la vita sia imprevedibile e misteriosa, e che siano proprio i casi del destino e gli imprevisti a renderla tanto affascinante.
Oggi la mia vita é decisamente molto diversa rispetto a due anni fa, quando ancora vivevo vicino a Venezia, e mi dividevo fra il mio lavoro di insegnante e i miei due (ancora molto piccoli) bambini. Mio marito era (ed é ancora) ingegnere per una grande azienda di costruzioni e si parlava spesso di come ci dovessimo “rassegnare” ad una vita molto più sedentaria di come ci saremmo aspettati, abituati entrambi a viaggiare prima di accasarci definitivamente e di avere i bambini. La nostra vita sembrava scorrere in modo stabile e sereno, i bambini erano arrivati a coronare un sogno e i nonni erano un grande aiuto, non avremmo potuto immaginare un presente migliore. Eppure, ogni tanto ci piaceva pensare ad un ipotetico trasferimento all’estero, un cambio di prospettiva, un arricchimento per tutta la famiglia.
Ed ecco che, in modo del tutto inaspettato, quel momento é arrivato… la proposta di trasferirci (per un periodo di tempo ancora indeterminato) negli USA, e più precisamente in Connecticut. Ricordo ancora il momento in cui mio marito mi parlò di questa proposta della sua azienda e ricordo come gli brillassero gli occhi. Io, che fino a quel momento avevo solo una vaghissima idea di dove fossero il New England e il Connecticut, ho subito sentito che non avremmo potuto rifiutare.
Oggi sono passati circa un anno e 3 mesi dal giorno in cui é iniziata la nostra avventura, e posso dire con certezza che sul piatto della bilancia i pro sono molti di più.
Certo, i primi mesi sono stati intensi, emozionanti e a tratti difficili, ma non ho mai avuto dubbi che una volta superate le prime difficoltà di adattamento alla cultura, alla lingua e agli usi americani, avremmo imparato moltissimo, trovato nuovi amici, allargato i nostri orizzonti, vissuto esperienze uniche.

Noi siamo stati fortunati: viviamo in una piacevole cittadina vicina alla capitale del Connecticut, con una natura meravigliosa e incontaminata, un sistema scolastico ottimo (anche se le scuole migliori costano uno sproposito!), benessere e ricchezza diffusi.

Qui ho trovato una bellissima community di persone molto solidali fra loro, che si impegnano e contribuiscono in prima persona a far funzionare le cose, nell’interesse generale. Una comunità attiva nel volontariato, ottimista e fiduciosa, che crede in valori sani come l’impegno e la buona volontà. Perciò la prima cosa che mi sento di dire, a chi come noi si accinge a vivere un’esperienza come expat in un altro paese, é di aprire il proprio cuore e non avere pregiudizi di nessun tipo. Lasciarsi stupire in positivo dalle persone che incontreremo lungo la nostra strada é un bellissimo modo di prendere contatto con la nuova realtà. Ricordo ancora con una lacrima di commozione, ad esempio, come, pochi giorni dopo il nostro arrivo, i vicini di casa abbiano bussato alla nostra porta per presentarsi e portarci i loro tradizionali cookies, e addirittura un coloratissimo cartello di benvenuto preparato dai figli.

La seconda cosa riguarda le preoccupazioni per i figli e la famiglia in generale. Io temevo che i nostri figli (all’epoca 2 e 4 anni) potessero soffrire del distacco dai nonni, dagli amichetti o dalle abitudini italiane. Ho dovuto ricredermi, infatti i nostri figli non hanno avuto alcun problema ad inserirsi nella nuova realtà, la scuola é stata un grande aiuto, le insegnanti e la preside degli angeli che ci hanno “presi per mano” e accompagnati passo dopo passo. Per loro la lingua non ha rappresentato alcun problema, entrambi a pochi mesi dal nostro trasferimento, parlavano già come perfetti madrelingua. Per un’insegnante di lingue come me é emozionante vedere come loro abbiano perfettamente compreso i meccanismi della nuova lingua e l’abbiano appresa senza sforzo alcuno!

I nostri bambini erano ancora molto piccoli perciò probabilmente per loro il distacco dall’Italia é stato meno traumatico del previsto, ma credo che per loro sia stato fondamentale vedere mamma e papà sereni e vicini a loro.

Certo, la scelta di allontanarsi dall’Italia ha necessariamente portato con sé anche delle rinunce e dei sacrifici. La nostalgia della propria famiglia, del buon cibo italiano, un’offerta culturale più ampia che eravamo abituati ad avere a portata di mano, e che qui richiede un po’ più di attenzione per essere scovata – anche se la vicinanza con Boston e NYC ripaga dello sforzo in più!

Purtroppo nonostante i buoni propositi siamo riusciti a tornare a casa solo una volta durante l’estate, il viaggio é molto lungo ed impegnativo con i bambini, anche per via del jet lag, ma per fortuna i nonni sono ancora giovani, hanno rispolverato la loro passione per i viaggi e sono già venuti a trovarci diverse volte, affrontando svariate ore di volo e poi di auto (e viceversa). Ecco che quindi questo trasferimento ha arricchito anche la loro vita, costringendoli a mettersi in gioco e viaggiare, soprattutto per amore verso i nipoti! Quando arrivano per noi é una grande festa, li aspettiamo con ansia e offriamo loro svariati momenti di “evasione”, dalle visite culturali alle molteplici riparazioni di routine della nostra casa, all’organizzazione del giardino, che richiede sempre tanto lavoro. A proposito: la primavera si avvicina… nonni, preparate le valigie!!! 🙂

Chiara, Kia in Connecticut.

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Se anche tu sei come noi una #adieffina per il mondo, alle prese con nuove abitudini, costumi, lingua e fusi sei la persona che fa per noi. Raccontaci la tua storia, chiacchiera con noi, allarga i nostri orizzonti. Questo spazio è tutto per te .

4 Comments

    • Grazie MammArch! Sono curiosa di natura e convinta che i cambiamenti se affrontati nel modo migliore facciano crescere. Mentre scrivevo ho pensato a chi ha saputo del nostro trasferimento e mi ha detto ‘complimenti, ma io non ce la farei’.

  • Che emozione!Io ho vissuto 18 mesi negli Stati Uniti, appena sposata e in Texas, ho un’amica in CT ed è molto felice, proprio per la vicinanza a NYC e a Boston……Il bimbo è arrivato in Italia, ma mi sarebbe piaciuto vivere parte della sua infanzia negli USA, nonostante tutti i pro e i contro, ma sicuramente la vita si arricchisce tanto se si è aperti agli scambi e alle novità. In bocca al lupo!

    • Ciao Giulia! Crepi il lupo.. sì, è davvero una bella esperienza per la famiglia. Io credo comunque che un giorno torneremo in Italia, vivendo qui mi sono resa conto di quanto sia bello e mi manchi il nostro Paese… per ora ci godiamo il presente! Un abbraccio!

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