#expatimbruttito

In my opinion… ovvero quando non avresti chiesto quello che ti vogliono dire

l'expat e l'accento italiano
Written by Alessia Louisiana

Non so se questo sia più un post di sfogo o un post consolatorio per le altre vittime nel girone infernale della lingua straniera come pane quotidiano, fatto sta che mi sento di scriverlo e spero che qualcuno mi dia una formula magica per veramente iniziare a non pensarci più manco per 5 minuti al mese a questo “dramma” insolubile.

Sono passata da tutti gli stadi della conoscenza dell’inglese: dal non saperne nulla, al credere di saperne almeno in modo scolastico (per poi scoprire che non ne sapevo ancora nulla come sopra), a quello dove mi ci sono messa di buzzo buono ad imparare al meglio delle mie capacità. Ho persino cercato disperatamente di perdere questo accento che mi piaga da anni, senza alcun successo.

Non dico “itsaspicymeatballll” come Super Mario, perché chi cacchio è che parla veramente così?!
Mi dicono che sono argentina o forse russa, qualche volta greca, ma insomma, che questo accento non va giù. Non passa inosservato nonostante i miei sforzi. E nessuno si rassegna, nessuno fa come Elsa e let it go. NO, il mio interlocutore deve SEMPRE sapere da dove provenga l’accento. Come deve sempre mettersi la coscienza a posto cercando di pronunciare il mio nome correttamente, cosa che non riuscirà a fare per più di un tentativo. C’è gente con cui lavoro da 5 anni che ancora mi chiama Alicia o una delle mille varianti. Lo scrivono pure nei messaggi che mi mandano: -Hey Alisya, can we show you a painting today?-
E io penso: – Non lo so, prova a chiederlo ad Alisya se può-
Ma poi penso, chissà come li pronuncio io i loro nomi, e mi do pace.

Succede poi che tutti abbiano un’opinione su quanto bene o male tu parli la loro lingua. E qui, Siore e Siori, mi parte un vaffanculo corale. Sì, perché sono parecchio stanca di sentire cosa ne pensino gli altri di come parlo. Mi capisci?! Benissimo, lasciamo le cose come stanno allora, non sono a scuola, non ho bisogno di voti.
Gente per cui tu parli benissimo, manca poco che ti nomino per il Nobel, si rendono conto di quanto sia difficile parlare una lingua straniera e si sprecano in complimenti (grazie, vi amo anche io). Altri che non se ne fanno una ragione di quanto tu li faccia ridere qualsiasi cosa tu dica. Accento buffo, qualche frase idiomatica con preposizione sbagliata, grammatica (la tua corretta) che non gli suona giusta, insomma, the laughing stock della situazione, manca giusto la verdura marcia da tirarti in faccia. Situazione che si crea molte volte in pubblico.

Ma io mi chiedo: da gente che non sa ancora nemmeno la propria di lingua, devo e posso io essere presa per il culo?!

Comunque il peggio del peggio sono quelli che davanti ti fanno il complimento e dietro dicono che non sai mettere due parole in croce.
Mi è successo tante volte, sempre con donne, non so come mai. L’ennesima sabato scorso, con scoppio iper ritardato di 4 anni.
Ho finalmente visto dopo tantissimo tempo una ex collega di uno di quei lavori che trovo solo io, per sopravvivere nei momenti di carestia. Lavoravamo per un’esaltata, questo già lo sapevo. Voglio che voi ve la immaginiate come Ursula della Sirenetta, stesso modo di fare.
L’ex collega mi dice: “certo che Ursula era fuori eh?! Mi diceva sempre che questo e quello dovevo farlo io perché Alessia non parla inglese e non capisce cosa deve fare”.
Io con mascella a terra.

Mi è salito un odio tale che, la prossima volta che la vedo, la insulto in italiano per 10 minuti, lei che si sente di capirlo bene l’italiano.

Eh sì, proprio così, perché basta saper dire due cose in una lingua straniera, quando non vivi in loco, che ti senti un leone. La sai. Benissimo.

Mi viene solo da dire che si dovrebbero vergognare, prendere per il culo in faccia sarebbe già abbastanza basso, ma complimentare davanti e cambiare versione dietro… che dire, fanno pena.

Io mi arrendo, anzi mi sono già arresa anni fa dopo aver letto un articolo che mi comunicava che la scienza aveva stabilito che, dopo 5 anni che si parlava una lingua straniera in full immersion, non c’era più margine di miglioramento. Io credo di poter ancora arricchire il mio vocabolario, ma trovo che sia vero, l’accento quello è e rimarrà a vita, così come la grammatica, ma questo non dovrebbe dare il diritto a nessuno di giudicare perché essere immigrato ti rende un diamante con mille sfaccettature e la lingua non è che una. Se chi ci sta davanti si concentra solo su quello vuol dire che non ha la capacità di vedere e apprezzare quanto altro sta dentro chi ha lasciato la propria cultura e lingua dietro di se per imparare una nuova vita.

Alessia, Louisiana

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Author

Alessia Louisiana

Pigra e sarcastica, ma piena d’ironia e con un cuore enorme.
Travolta dal destino (e non nell’azzurro mare di agosto), sono finita a vivere nella città che sognavo, patria di Jazz, Bayous e alligatori.
Tra uno shot whiskey e un crawfish boil, vivo avventure strambe in compagnia di personaggi improbabili.

3 Comments

  • Però ci provi e ci riesci e bene perché sicuramente x quanti ti disprezzano ce ne sono molti che invece apprezzano, voglio sperare. E io apprezzo molrosdomo il fatto che non hai perso la capacità di costruire una frase in italiano, nel modo giusto…Perché invece ci sono certi expat che questa capacità l’hanno proprio persa e fanno un guazzabuglio sia in una lingua che in un’altra.

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