Expat life

Contano più le persone dei luoghi

La vita a Riyadh è fatta di regole da seguire, pratiche da ricordare e atteggiamenti da rispettare quando si esce dalle mura del compound. Se indossare un abaya non è più un problema, anzi talvolta risolve la questione cosamimettostamattina?, più difficile è accettare altre cose. Per esempio che bisogna muoversi con un bus o con un driver ed è quindi complicato organizzarsi per una spesa o una gita ad un mall. Oltretutto con i negozi che chiudono durante la preghiera. Faticoso a volte è ricordarsi di non fotografare in pubblico oppure non baciare o abbracciare tuo marito nei luoghi pubblici. Però, volendo guardare questo paese con gli occhi giusti, si trovano anche tesori meravigliosi e indimenticabili. Proprio il mese scorso vi avevo parlato dei miei 5 tesori di Riyadh. Insomma, qui non è tutto negativo e brutto, ci sono anche cose belle da poter vedere!

Qualche settimana fa, rientrata da poco dalle vacanze di Natale, sul mio quadernetto ho scritto un elenco di buoni propositi per il nuovo anno.

Tra questi, ho messo al primo posto “vivere col sorriso” perché i prossimi mesi vorrei sorridere tanto, soprattutto con la mia famiglia. Al secondo posto ho messo “socializzare”. Ho bisogno di stringere nuove relazioni o di intensificare quelle già esistenti, ho voglia di stare con le persone sorridendo, sento la necessità di vivere a contatto con la gente. Tra le mie varie riflessioni sono giunta alla conclusione che ciò che conta veramente non è il luogo in cui vivi bensì le persone di cui ti circondi. Sono dell’idea che nella vita di tutti i giorni siano più importanti le relazioni con le persone piuttosto che i luoghi in cui viviamo, in quanto questi fanno da semplice sfondo mentre le amicizie in espatrio sono quelle che creano ricordi e con le quali si vivono esperienze e momenti importanti, a volte indimenticabili.

Io sono stata molto fortunata in Kuwait perché ho incontrato persone meravigliose, prima l’italiana Federica, la libanese Amal, la greca Anastasia e un bellissimo gruppo di mamme australiane che mi ha accolto benissimo e con le quali ci si trovava tutti i giorni per far giocare i nostri bambini. Poi ho trovato Mimma con la sua energia inesauribile e, quando i bambini hanno iniziato a frequentare la scuola inglese, ho conosciuto Karen e tante altre mamme inglesi. Insomma, in Kuwait avevo un vasto giro di amicizie provenienti da tutto il mondo con le quali ho condiviso momenti indimenticabili.

Qui a Riyadh, purtroppo, non è così. Il giro di persone che frequento è molto ristretto ed è tutto un po’ più complicato e difficile. Mi reputo comunque fortunata perché le poche persone che conosco e frequento sono tutte persone speciali.
Mi manca però l’eterogeneità culturale che avevo in Kuwait, dove frequentavo contemporaneamente inglesi, libanesi, greci, australiani, italiani, pakistani e francesi.
Mi manca la vivacità e l’intraprendenza di persone come Mimma. Tra noi bastava uno sguardo o un messaggio via whattsapp per trasformare i nostri noiosi programmi giornalieri in vere avventure o scoperte.
Mi mancano i sorrisi e la voglia di trovare sempre il lato positivo delle cose.
Mi manca la libertà di poter salire sulla mia jeep per andare a scoprire un nuovo caffè o un souk.

Vivere all’interno di un compound presenta alcuni vantaggi, ma è anche un grande limite. Infatti, le relazioni tendono ad instaurarsi solo all’interno della realtà del proprio compound. È difficile superare le mura.
E’ anche complicato relazionarsi con gente che è al primo espatrio e preferisce parlare la propria lingua madre piuttosto che sforzarsi a dialogare in inglese con una straniera.

Poi c’è la scuola dei miei figli che è frequentata soprattutto da arabi coi quali non è facile instaurare un rapporto di amicizia o superare le barriere culturali. Diciamo che la vasta comunità di inglesi ed espatriati del Kuwait è un lontano ricordo….
Inoltre, il compound dove vivo è nuovo e per quasi un anno è rimasto praticamente vuoto e decisamente poco organizzato.
Ma io non mi arrendo, perché da questa esperienza nel deserto voglio portarmi via ricordi belli e piacevoli, per questo mi rimbocco le maniche e mi impegnerò ancora di più! Io da questa esperienza voglio portarmi via non lamentele o brutti ricordi, bensì bei momenti e belle persone perché le amicizie in espatrio contano più dei luoghi!

Drusilla, Arabia Saudita

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Drusilla Arabia Saudita

Expat per amore. Mamma di due terribili quanto adorabili maschi.
Nata nell’afosa e nebbiosa pianura padana, cresciuta con la voglia di andarmene a scoprire il mondo. Fidanzata da sempre con un imprevedibile uomo che mi ha portato prima in Libia, poi in Kuwait ed ora in Arabia Saudita. Appassionata della vita expat. Amo scoprire nuove culture, relazionarmi con nuovi mondi, leggere, pasticciare con i miei figli e vivere circondata dalla natura.

6 Comments

  • Gentile signora, mi permetto un consiglio. Se le interessa socializzare con le persone del posto e superare le barriere culturali, faccia lo sforzo di imparare un poco di arabo. In assoluto, non e’ una lingua difficile come comunemente si crede, poi lei ha il vantaggio che l’arabo della sua zona e’ il piu’ vicino all’arabo standard, un poco come il toscano e’ il dialetto piu’ vicino all’italiano ufficiale. Dicono che il deserto lo ha conservato puro, su modello dell’arabo classico. Non le sara’ poi impossibile capire qualcosa delle sure del Corano che si recitano alla preghiera, e scoprire che i loro contenuti sono molto simili a quelli del Vangelo.
    Poi, anche se magari lei non lo sa, l’arabo gia’ lo conosce. Il titolo del suo post traduce un detto famoso:
    قبل الدار جار
    (Si legge “qabl ad-dar, jar”, e vuol dire “prima della casa, il vicino).

    In bocca al lupo!

  • ciao Drusilla.
    Ti conosco da un po’ di tempo ormai e apprezzo i tuoi scritti.
    Mi ha colpito oggi una tua parola, quasi all’inizio “sorriso”. Il sorriso è per me indispensabile, non per niente ho dato il nome di “ilsorrisodigin” al mio blog ) perché cambia sempre le mie giornate da grigie in rosee. Mi fa star bene! Il concetto del bicchiere mezzo pieno, e mai mezzo vuoto.

    E’ la base della mia giornata, della mia vita che ha un “prima” e un “adesso”, un po’ come te: Kuwait e Rijadh. Se io mi concentro solo sull’adesso, sto molto meglio, praticamente bene e riesco ad affrontare le difficoltà quotidiane.

    Penso che il suggerimento di Francesco Spisani sia ottimo, sempre che tu non abbia già iniziato. So che la mia mamma ha deciso di mettersi a studiare l’arabo a breve. A lei però non serve (nel senso più pratico della parola) a nulla. E’ solo curiosità, cultura etc. etc. Tu invece ne guadagneresti tanto in relazionamento, caratteristiche personali della gente e della cultura locale permettendo.

    Vorrei scriverlo in arabo, come nel commento precedente, ma non ne sono capace. Quindi in italiano: in bocca al lupo.
    Ciao

  • Credo che le relazioni e le amicizie contino più dei luoghi sempre, in patria come all’estero. Solo che purtroppo quando ci si allontana dai propri luoghi di origine, soprattutto per andare in paesi con lingue e culture differenti, diventa ancora più vitale intrecciare nuovi rapporti e conoscenze. Tu però sei forte e anche positiva è per questo sono certa che ci riuscirai! Io, nel mio piccolo, ti faccio un grosso in bocca al lupo! P.s. Post che raccontano con sincerità difficoltà e svantaggi della vita di ciascuno di noi sono quello che, secondo me, fanno bello il mondo dei blog e rendono “mamme nel deserto” o “amiche di fuso” speciali.

  • Ciao Drusilla,
    condivido pienamente quanto hai scritto .Volevo chiederti in che compound vivi?Alla luce della tua esperienza Sapresti consigliarmi un compound che sia veramente attrezzato.
    Prima di accettare la proposta della mia company, vorrei assicurarmi che la mia famiglia (moglie e bambino di 18 mesi ) possano avere delle buone condizioni di vita .

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