Vivere all'estero

Emozioni lunghe un anno, parte 2

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Written by Federica Italia

Oggi continuo il viaggio di emozioni lungo il 2015 che noi Amiche di fuso abbiamo condiviso con voi. Ieri abbiamo viaggiato in compagnia di quelle di noi che hanno affrontato grandi cambiamenti ed eventi particolari. Per fortuna non a tutte le amiche di fuso sono successi grandi eventi, ma non per questo non ci hanno fatto vivere comunque belle sensazioni e riflessioni.

C’è chi come Mimma si è interrogata tanto durante quest’anno. Su quanto gli amici la vedano cambiata ad ogni suo ritorno in Italia, su quanto lei stessa si senta profondamente cambiata. Nei suoi post “Fino a che punto si può rinunciare” e “Guidare senza meta” viviamo con lei tutte le sue riflessioni. Scrive:

“Sì mi guardo e capisco che sono cambiata io. In questo mondo così semplice. Colorato. Diverso. A volte noioso. Pieno di persone semplici. Prive del senso dell’apparenza, del potere. Almeno le persone che frequento tanto io.
Sono diventata semplice. Sono diventata meno intelligente? Non so, forse ho recuperato il vero senso delle cose, l’essenza della semplicità.
Oppure semplicemente non mi preoccupo di vivere. Vivo e basta.”

Ed ancora:

“Sto imparando ad accettare che sono cambiata. […] Così come devo accettare che non devo capire tutto ora.
Che forse guidare senza meta ha anche un suo bel perché.
Non solo perché la gioia senza tristezza perde significato, come la luce senza il buio, ma anche perché la tristezza sa aprire squarci che permettono di guardarsi dentro da una prospettiva nuova. Rende consapevoli. Dunque umani.”

Alessia ha continuato a raccontarci la sua vita a New Orleans e, recentemente, ci ha parlato di un’amica speciale nel suo post “A friend in need is a friend indeed”. Un’amica senza la quale forse non si troverebbe più in USA. Scrive:

“Insieme abbiamo passato ben due anni e mezzo fatti di tante lacrime (mie) e piccole gioie, ma soprattutto fatte di tante mini conquiste, di quel tipo che tutti gli immigrati conoscono.
Senza Sue non sarei rimasta negli Stati Uniti, questo lo so bene.
Sue per me è stata ed è più di un’amica, io la considero la mia madre americana.”

Anche Greta ha continuato i suoi simpatici racconti dal Wisconsin, a modo suo, sempre con il suo stile ironico. Ha voluto pero’ anche far riflettere nel suo post “Donne: we are all Wonder Women”, diretto a chi si permette di giudicare la vita delle donne expat senza sapere cosa significhi vivere così lontano da tutti ad affrontare non solo la quotidianità, ma anche problemi più seri. Scrive:

“Che ne sapete di cosa faccio, come vivo e cosa provo? Assolutamente sì, se me lo chiedete rispondo che sono felice dove sono e sto bene. Ma senza chiedermelo non avanzate giudizi. Non permettetevi di pensare di saperne qualcosa della mia vita. Perché ci sono anche le donne mogli e mamme expat che non vivono una situazione facile, che faticano a trovare il sorriso ogni giorno e una buona ragione per essere così lontano da tutto e tutti. E io mi arrabbio per tutte queste donne meravigliose che stringono i denti e affrontano l’espatrio con coraggio. E anche il mio espatrio all’apparenza tutto rose e fiori non è stato facile sotto alcuni aspetti.”

Valentina ci ha fatto soprattutto sorridere con i suoi post sempre allegri. Come quando ci ha parlato delle difficoltà della grammatica tedesca nel suo “Germania per principianti: gli articoli tedeschi” dove affronta con leggerezza ed a modo suo le difficoltà del tedesco. Eppure anche lei ci ha regalato un post di riflessione nella sua recensione al libro “Mi sa che fuori è primavera – Concita De Gregorio” dove ci ha trasmesso uno spaccato della sua esperienza expat in Svizzera in commento ad un tragico fatto di cronaca. Una nazione che, nella sua perfezione, nasconde un lato difficile da accettare per chi arriva da fuori. Scrive:

“Voglio solo far riflettere su un lato un po’ poco conosciuto, forse, come la chiusura che rasenta il razzismo, il maschilismo, chiamiamolo essere conservatori, se vi piace. Perché io, che mi son sempre sentita a casa nei posti più strampalati, i primi mesi, forse anni, stavo male ogni volta che dovevo farci ritorno. E non capivo. Mi colpevolizzavo anche, per la mia improvvisa scarsa capacità di adattamento. E’ strano sentirsi di colpo inadeguati, ma in quella solitudine perdevo un pezzo di me stessa, del mio calore, della mia energia.”

In quest’anno fra di noi sono arrivate altre amiche con cui c’è stata subito la stessa sintonia. Parlo di Elena, Nadja e Claudia. Ognuna di loro ci ha portato una ventata di allegria e freschezza. E storie e luoghi così diversi.

Elena ci ha fatto tanto ridere e tanto piangere. D’altronde lei è così: un vulcano di idee strampalate, ma anche un cuore grande. Ci ha fatto sorridere con il suo post “Amiche di fuso in missione a Milano” dove ci racconta l’incontro con altre amiche di fuso durante le vacanze estive. Scrive:

“Perdonatemi la “stupidera”, come la chiamo io,  ma è il mio modo per trasmettervi lo spirito gogliardico, amichevole e spiritoso che ci avvolge. Uno spirito che cerchiamo di mantenere vivo nonostante gli ostacoli della vita (expat e non).
Perché in fondo è quello che tutti fanno e che per noi a volte non è facile fare. Incontrarsi con gli amici per esorcizzare le fatiche della vita.”

E poi ci ha fatto tanto piangere con la sua lettera al padre nel post “Caro papà ti scrivo”. Noi sappiamo quanto sia difficile per lei vivere lontana con questo peso nel cuore. Scrive:

“Lo voglio scrivere qui perché sai, ci sono persone che credono che la vita da expat (o immigrato) sia tutta fatta di autisti, villone, cameriere e nonfacciamonientetuttoilgiorno.
Per alcuni è così e bravi, ve lo meritate e fate proprio bene.
Ma per molti altri è una vita semplicemente diversa, con i suoi alti e bassi, una vita lontana e spesso solitaria perché si sta lontani dalla famiglia e dagli amici di una vita.
Uno dei bassi di un expat è proprio l’essere lontano in certi momenti importanti. Sia quelli di gioia come la nascita di Anna, la nostra nipotina, e momenti di difficoltà come il tuo passaggio in una casa di cura.
Non essere stata lì ad abbracciare i miei fratelli e a farci forza a vicenda è stato devastante.”

Nadja ci ha raccontato la vita in Perù dove sta cercando faticosamente di ambientarsi. Ci ha anche portato la testimonianza, attraverso sua suocera, della famiglia di suo marito, errante per il mondo da sempre. Nel suo post “Una famiglia di expat” ci ha riportato il suo bel messaggio sull’espatrio:

“L’unico suggerimento che posso dare: vivete ogni momento della vita che state vivendo, questa vita può essere bellissima e entusiasmante ma si deve essere aperti a tutto e con una grande capacità di adattamento, solo così si potrà veramente apprezzare le cose meravigliose che questa esperienza ci può offrire. Vorrei aggiungere anche che secondo me, le persone diventano tali, cioè individui, in funzione del carattere con cui nascono e l’educazione che ricevono ma, soprattutto, in funzione delle esperienze vissute nella loro vita.  Dico questo non per filosofeggiare ma perché io sono molto cambiata,  penso in meglio senza presunzione, e questo lo devo al 90% , appunto, alla vita che ho vissuto dopo i 30 anni, quando ho iniziato la mia avventura.”

Claudia ci ha raccontato la sua vita in Australia accanto a colui che, proprio nel corso di quest’anno, è diventato suo marito. Ci ha raccontato di come non sia stato tutto così facile nonostante lui fosse australiano e che, tutto quello che ha ottenuto, se l’è guadagnato con volontà e determinazione, anche accettando lavori che non facevano per lei. Come ci racconta nel suo post “Ricominciare con umiltà”:

“Insomma, sono qui, con un lavoro di tutto rispetto, invidiato e stimato. Io pero’ che sono adesso qui dietro questa scrivania, davanti al mio bel PC, non dimentico il mio percorso. Il mio cammino di crescita che in questi 4 anni di Australia mi ha portato, dal servire caffè e pulire il bancone, a fare ricerca e scrivere articoli per giornali accademici.
L’Australia per me è anche questo. Un percorso alla scoperta di me stessa, dei miei limiti, e dei miei talenti.
Perché l’espatrio è anche e forse soprattutto questo. È un rimettersi in gioco, un riscoprirsi e un reinventarsi, un ricominciare da zero. Sempre e comunque con umiltà.”

Fra ieri ed oggi è stato un viaggio davvero lungo nei ricordi di quest’anno, ma le emozioni da ripercorrere erano veramente tante! Ci auguriamo di ritrovarvi ancora qui, fra un anno, a raccontarvene tante altre.

Federica, Italia

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Federica Italia

Sei anni vissuti fra Cina e Thailandia al seguito di mio marito. Con noi i nostri due bimbi dei quali uno è nato in Cina, luogo che rimarrà per questo sempre a noi caro. Il mio amore per l'Oriente continua, ma ora stiamo affrontando con energia la nostra nuova vita italiana. Appena posso continuo a guardare il mondo con occhi curiosi, di solito dietro all’obbiettivo della mia Canon. Adoro leggere, scrivere e condividere il mio mondo attraverso il mio blog personale mammainoriente.com e le mie fotografie.

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