Family&Kids

Caro papà ti scrivo

Avatar
Written by Elena Dubai

Ciao papi, oggi ti scrivo una lettera qui sul blog. Una lettera che leggeranno tutti tranne te. 

Si avvicina Natale, cominciano i preparativi e non vedo l’ora di tornare a Milano per vederti. Per vedere come stai. Per sapere se dove sei ora, stai bene. Per abbracciarti finché posso.
Saresti orgoglioso di vedere tutte le cose che scrivo e le cose che creo con il computer. Tu che hai sempre avuto la passione per le cose tecnologiche! Ho preso sicuramente da te…
Ma tu sei sempre stato orgoglioso di tutti e tre, figurati.

Da quando questa malattia è arrivata sei cambiato. Sei sempre il mio papà e ti riconosco nelle tue battute accennate, nei tuoi movimenti quando balliamo. 

Il resto è solo un ricordo di un papà incredibile, sportivo, divertente e giocoso perché ora è rimasto uno sguardo fisso e malinconico.

Questa malattia bastarda. Sì, lo so, ora la mie amiche di fuso mi tireranno le orecchie perché queste parole bene non vanno… ma non trovo parola più azzeccata. E’ proprio così come lo sono un po’ tutte. L’Alzheimer è arrivata e ha cominciato a portarti via pezzettino per pezzettino. 

E con lei ha portato un sacco di tristezza nei cuori di chi ti sta accanto.
Perché tu sei l’Eddone, come ti chiamano sempre tutti.
Quello che guai se l’Inter. Guai la famiglia. Guai il campionario.
E che cavolo dopo una vita di lavoro invece di goderti un po’ di serenità e i tuoi nipoti è capitato questo.
Che rabbia che rabbia che rabbia.

Sì lo so, “ninin non ti preoccupare”. NININ come chiami i tuoi bambini. 

Ma sai, ora sono grande, sono una madre… mi preoccupo.
E questa vita lontana non mi aiuta molto. O forse no, non è vero. Cerco di spiegartelo meglio.
Lo voglio scrivere qui perché sai, ci sono persone che credono che la vita da expat (o immigrato) sia tutta fatta di autisti, villone, cameriere e nonfacciamonientetuttoilgiorno.

Per alcuni è così e bravi, ve lo meritate e fate proprio bene.
Ma per molti altri è una vita semplicemente diversa, con i suoi alti e bassi, una vita lontana e spesso solitaria perché si sta lontani dalla famiglia e dagli amici di una vita.

Uno dei bassi di un expat è proprio l’essere lontano in certi momenti importanti. Sia quelli di gioia come la nascita di Anna, la nostra nipotina, e momenti di difficoltà come il tuo passaggio in una casa di cura.
Non essere stata lì ad abbracciare i miei fratelli e a farci forza a vicenda è stato devastante.

C’è gente che dice che mi ammira per questa vita o che non capisce. Ma io ammiro chi ci aspetta “a casa”. La nostra famiglia, papà, che con tutti i suoi problemi (ma chi non ha problemi in famiglia?!?!) è fantastica, presente e ci ha sempre supportato. 

Ammiro la Eli (mia sorella) che si preoccupa di coinvolgermi e di rendermi partecipe in tutte le fasi della sua vita e della tua vita. Mi chiama su skype per il primo bagnetto di Anna, per farmi giocare con Leo e io sogno la notte di riabbracciarli o di averli qua tutti.

Ammiro la mamma che scatta foto, fa filmati e mi manda messaggi del tipo “stai tranquilla”, mette like su tutto quello che faccio e che scrivo. Perché ora i tempi sono cambiati e le madri lontane fanno il tifo per i propri figli a forza di “mi piace” e “condividi”.

Ammiro mio fratello che so che sta passando un momento difficile perché tanto legato a te e io non posso essere lì a fare “la sorella zen” come mi definisce, per calmargli l’animo con due chiacchere e un abbraccio.

La maledizione dell’espatriato!! Ecco che cos’è.
E’ un po’ come vendere l’anima al diavolo. Te ne vai alla ricerca di nuove prospettive di vita e con tanti vantaggi ovviamente, ma a tratti devi soffrire di malinconia e di sensi di colpa.

Eppure ci fosse mai stato un giorno o un momento in cui mi hai detto qualcosa. Mi hai sempre sostenuto. “Siete grandi”, mi dicevi.
Tutti hanno sempre fatto il tifo. Un tifo che arrivava anche oltreoceano.

“Gli americani” come ci hai sempre chiamato, anche se ora in America non ci siamo più.

Mannaggia ti vorrei portare qui in spiaggia a fare le mega piste per le biglie. Ti ricordi che costruzioni fantastiche si facevano al mare? Con vulcani, ponti e paraboliche. Le paraboliche!
Qui ci sono delle spiagge incredibili e ti divertiresti a giocare con i bambini.
Ma  averti avuto a Las Vegas e a San Francisco è già stato un dono meraviglioso. 

Papà, hai fatto un gran bel lavoro sai? Hai messo in piedi, insieme alla mamma, una famiglia unita. Nonostante i casini della vita.
Spero di riuscire a fare la stessa cosa con la mia.

Adesso che ci penso, sai che ti dico? Dico che la tua malattia in questi giorni ti stia risparmiando del dolore. Mi sa che è meglio così.
Il mondo sta impazzendo papà, ma tu per fortuna questo non lo sai.
Nel tuo mondo non ci sono preoccupazioni, non ci sono telegiornali che parlano di terrorismo o di violenza.
Nel tuo mondo ogni tanto vedi la luce e riesci a guardarmi negli occhi e a ricordarti momenti incredibili. Ogni tanto. Sempre meno. 

Mi sa che questa malattia alla fine la sa lunga e ti ha fatto un bel regalo.
E a me, a noi, non resta che goderci il ricordo di un padre spettacolare e dei suoi racconti alla sera che invece di farci addormentare ci facevano sbellicare dalle risate e dei tuoi abbracci che ancora, a modo suo, esistono.

Che poi quando vengo ti metto le canzoni di Celentano e balliamo insieme ok?
Ti voglio bene.

Elena, Dubai

P.S.: a tutti quelli che hanno un pezzetto di cuore lontano e che sanno di cosa sto parlando.

Loading...

Author

Avatar

Elena Dubai

Elena, piemontese di nascita, milanese di origine ed expat da più di 10 anni. Ho vissuto in Germania, Ecuador e poi in USA a New York, Las Vegas e San Francisco e dal dicembre 2014 sono a Dubai negli Emirati Arabi.
Sono mamma di Tommaso e Giulia e moglie di un ingegnere che mi ha trascinato in questa vita in giro per il mondo.
Dal 2012 lavoro come Grafica per Eventi e Feste nel mio shop WorldWideParty Design

31 Comments

  • Quanto amore per questo papà e quanta tristezza trapela da queste tue parole. Che sia stato un padre fantastico lo si capisce dal mondo in cui ne parli, e sono sicura che anche nella sua malattia continua a essere tanto fiero di te. Un abbraccio forte forte, che grazie a questa distanza è tutto quello che abbiamo. xx

  • Cara Elena, questo post mi ha fatto piangere calde lacrime… Dopo 8 anni all’estero, la cosa più difficile è per me accettare la distanza dai genitori che piano piano invecchiano, e proprio ieri il mio capo mi ha detto che devo partire per una missione di 3 mesi la settimana prossima, ma che se voglio tornare a casa il weekend di Natale, allora scelgono qualcun altro… Che lo facessero pure, nella vita servono punti fermi, e i genitori sono uno di quelli e hanno priorità su qualsiasi missione! Grazie di avermelo ricordato con questo tuo post, un abbraccio per tuo padre. Nura

    • Hai ragione. E grazie a te. Aprirmi così e in un post non è stato facile e essere lontana in questo momento ancora meno. E hai fatto bene. Buon Natale Nura!

  • Pure per me, lacrime e la consapevolezza che esserci è importante! Chissà il futuro cosa ci riserverà!
    Intanto un fortissimo abbraccio!

  • mi hai commosso e mi hai fatto riaffiorare ricordi e sensazioni lontane nel tempo, anche se io mi sono spostata solo di 300 chilometri e i miei genitori erano lucidi quando se ne sono andati… le emozioni arrivano sempre… ti abbraccio

    • 300 metri, 3000 km… fa poca differenza a volte. MI prendo l’abbraccio Claudia e te ne mando uno anche io. Spero che il riafforare dei ricordi non sia stato troppo doloroso!

  • Cara Elena, leggo queste tue parole con le lacrime agli occhi … perche’ potrebbero essere tanto le mie per il mio meraviglioso papa’ .Capisco tutto profondamente … Un abbraccio! Miriam

  • Elena, finisco di leggere con un groppo alla gola.
    Oh, se lo so bene cosa sia la maledizione dell’espatriato.
    Ti abbraccio stretta, perchè altre parole non servono.

  • Ho le lacrime agli occhi. Un abbraccio da una expat che abbraccia il telefono quando arrivano le foto dei nipoti.

  • Questo post arriva dritto dritto al cuore soprattutto di noi expat che vicini o lontani comunque non viviamo la quotidianità con la nostra famiglia…Ho pianto un sacco ma se ti posso dire una cosa ritieniti fortunata ad avere dei fratelli , sorelle che anche da lontano ti aiutano. Io sono figlia unica con una madre malata e un padre che cerca di tenere duro più che può…ma non sai quanto mi spaventa il futuro…e non sai quanto mi manchi un fratello.
    un abbraccio
    cristina

    • Cara Cristina, sì sono fortunata anche perchè mia sorella e mio fratello in tutto questo non mi hanno mai “rinfacciato” il mio essere lontana. Che insomma in momenti di bisogno non puoi essere fisicamente lì a dare una mano.
      Comprendo molto bene la tua paura per il futuro. Il non sapere cosa arriverà dopo. Però poi le cose si incastrano sempre. La soluzione arriverà a te.
      Un forte abbraccio a te!

  • Elena, una lettera bellissima. Mi sono venuti i brividi e mi sono rivista nei timori che a volte ho quando penso ai miei genitori che piano piano iniziano ad invecchiare. Anche io vivo lontana, ed ho una sorella che é una roccia, ho due nipotini che intrattengono i miei genitori, ma il pensiero é spesso lí. Speriamo che stiano bene sempre. Condivido l’emozione del rientro per le feste di Natale. Noi partiamo il 15 e sto contando i giorni. Ti abbraccio.

    • Buon Natale a te e tutta la famiglia. IL periodo delle feste e i miei ritorno sono per l’overdose di famiglia 😀
      Viva le sorelle!

  • Grazie Elena! Per avere condiviso una realtà dolorosa ed intima. Grazie per avere messo in parole i sentimenti di molti di quelli che come te vivono lontano da affetti e non hanno molti modi per supplire alla lontananza.
    Un abbraccio

    • Grazie Anna… è sempre doloroso parlare di queste cose e quando si sta lontano si cerca di non pensarci troppo. Però è un pensiero che sta lì. UN abbraccio caro anche a te!

  • Le malattie degenerative si portano via, insieme ai nostri cari, anche una parte di noi, la parte più spensierata e gioiosa.
    Un abbraccio a te e al tuo bravo papà

  • Lacrime… Mi hai fatto tornare indietro di un anno quando è mancata mia mamma… E non c’è niente di più brutto di essere lontani quando i ns cari non stanno bene… Forza e coraggio! Un abbraccio

  • Cara Elena, una lettera che mi commuove. Vorrei avere dei genitori ai quali scrivere ma se ne sono andati gia’ da anni. Cio’ nonostante mi Capita di correre al telefono per dire a mia madre di non preoccuparsi, di stare tranquilla che qui sto bene e ho un marito che mi adora… Fai bene a dire a tuo padre tutto quello che hai nel cuore perche’ sono sicura che lui ti sente! Un abbraccio

  • Cara elena,
    Che emozione leggere questo post. Avrei potuto scriverlo uguale, ma deficato al mio nonno. Il nonno Aurelio che è lì ma che, in un certo senso, lì non c’è. Lui che, come il tuo papà, mi aveva rifilato un appellativo: “l inglesina”, anche dopo che ero tornata da Londra… e che ora che vivo in africa praticamente non riesce più a riconoscermi. Io sì però e, di lui, colleziono nel cuore tutti i momenti più belli.
    Un abbraccio elena, ti auguro un natale sereno!
    Cris

  • Bellissima lettera, mi hai fatto piangere!
    Hai detto proprio bene. Andare a vivere all’estero è come vendere l’anima al diavolo.
    a che prezzo a volte “paghi” la realizzazione dei tuoi sogni!
    In un anno all’estero ho perso mio nonno e mio padre.
    Almeno ho fatto in tempo a salutare il mio papà.
    Ti abbraccio forte cara Elena, ti auguro un 2016 sereno! a te ed alla tua famiglia!
    un bacio
    Katia

Dicci cosa ne pensi!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

/* ]]> */