Vivere all'estero

In quale fase dell’espatrio sono?

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Written by Mimma Kuwait
Quando si cambia radicalmente vita e ci si trasferisce in un nuovo paese, magari diversissimo, è normale avere dei cali motivazionali.
Up and down che condizionano le nostre giornate, il nostro entusiasmo, la forza della nostra scelta.
Poi se siamo donne direi che tutto può aggravarsi grazie ai nostri fantastici ormoni.
Ma non temete, è tutto normale. Anzi assolutamente sano. Pare che esista un vero e proprio processo psicologico a cui tutti siamo soggetti.
Inizialmente da bravi nuovi arrivati siamo affascinati dalle novità ed eccitati dall’esplorazione di nuovi posti, persone e stili di vita. La chiamano la fase della luna di miele.
Dopo qualche settimana tuttavia inizia a manifestarsi un senso di fastidio e ostilità verso il paese ospitante, dovuti alle difficoltà pratiche quotidianamente sperimentate. Questa fase di negoziazione con la nuova realtà è accompagnata da insoddisfazione, sfiducia e fraintendimenti linguistici ed è influenzata dalla distanza tra le due culture.
La fase dell’adattamento inizia dopo circa sei-dodici mesi, quando la conoscenza della lingua è ormai sufficiente per scambi comunicativi soddisfacenti e si diventa autonomi negli spostamenti e nella routine quotidiana. Questo equilibrio porta con sé integrazione, adattamento e un nuovo senso di appartenenza, accompagnati da un confronto più obiettivo tra vecchio e nuovo stile di vita.
L’ultima fase prevede lo “shock da rientro” ,anche detto “shock culturale inverso”, ovvero lo shock che una persona ormai adattatasi a vivere in un’altra cultura prova al rientro in patria e che comporta nostalgia e senso di perdita e spesso si manifesta con l’isolamento.
Il mio 2016 è stato duro.
Ho perso una persona cara. In questo periodo diverse di noi amiche di fuso abbiamo dovuto confrontarci con questo mostro che è il lutto. La morte di una persona cara.
Lutto e lontananza sono un mix incredibile. Se poi smarrisci un pezzo delle tue radici ti senti pure un po’ sospeso. In bilico. Perso.
Ci ha ovviamente distrutto. E tutt’ora stiamo cercando di elaborare e venirne fuori.
Poco prima avevo dovuto pure affrontare un altro lutto. La fine, la morte di un sogno.
Quando siamo arrivati qui ci siamo sempre detti che sarebbe durato poco.
Abbiamo subito iniziato a pensare a “dove andare dopo”.
Un esercizio costruttivo, ma a volte anche estenuante. Faticosissimo.
Ho spesso avuto la sensazione di guidare senza meta. Di avere poche idee e nebulose. Anzi, di guidare sperando solo di andare via presto.
Avevo bene in mente dove volevo andare.
Da brava sostenitrice del pensiero positivo ho lavorato, pensato, immaginato con incrollabile certezza la mia vita nel posto che sognavo.
Non ci credete? Facevo gli esercizi di visualizzazione. Ho comprato tazze con il nome della città, studiato l’ambiente e vivevo sorretta da questa idea. Coglievo segni che mi confermavano “stai facendo bene a crederci”.
Quando gli altri partivano, perché a Kuwait tutti partono prima o poi, li salutavo triste, un po’ smarrita.
Ma fiduciosa pensavo “presto parto io“.
Ovviamente non smettevo di vivere Kuwait, anzi, ne inventavo sempre una da fare.
Associazione, club del libro, piccoli eventi, story telling per i bambini.
Ma continuavo a pensare che ero di passaggio.
Anzi spesso cercavo di capire chi avrebbe potuto continuare il mio “lavoro”.
Ad agosto abbiamo avuto un primo vero segnale che forse sarei andata nella città dei miei, nostri sogni.
Ecco vedi, mi sono detta, funziona. Il pensiero positivo funziona. Attrae.
E così abbiamo superato mesi altalenanti, sorretti da questa nuova speranza concreta.
Io cercavo di tenere i piedi per terra. Dicevo: “Non volare, aspetta.”
Ma non era facile. Sono una positiva e i segni, ahh i segni, erano inequivocabili.
Invece proprio ad un soffio tutto è saltato.
 Il mio sogno è morto. E’ iniziato il lutto.
Non mi prendete per ingrata. La perdita di una persona cara non è nemmeno paragonabile a una cosa così.
Però, quando ho avuto la certezza che il sogno era finito, che la realtà era un’altra, ho pianto. Sono stata per un giorno sul divano senza pensare.
Fino all’ora di cena. Poi mi sono ripresa.
Ho reagito. Come era giusto che facessi. Ho indossato il mio solito sorriso.
Poi appunto mio suocero dopo poco è stato male, poi …
E così questo 2016 è stato pieno di brutte notizie.
Ma ora che è passato un mese o poco più da questi eventi, inizio a sentirmi meglio.
Mi chiedo in che fase sono rispetto a quella preparata dagli psicologi.
Ho ormai la sensazione, la certezza, che qui ci fermeremo a lungo. Almeno finché non ci cacceranno.
Forse questa è la fase della rassegnazione.
Ma non sto male. Anzi.
Tutto finalmente ha un senso.
Tutto è sempre più chiaro.
È come se, smettere di pensare a dove andrò dopo, mi faccia vivere più pienamente ora, adesso.
La visita dei miei genitori poi mi ha aiutato. E’ coincisa con la mia proclamazione a Cavaliere della Repubblica.
E’ come se avessi ricominciato a guardare Kuwait.
Il loro entusiasmo, la meraviglia e, diciamolo, la loro approvazione per questa mia nuova vita, mi ha fatto fare pace con questa scelta.
Non ho più nemmeno quella sensazione di “sorpresa” verso questa vita così diversa da quella che immaginavo.
E’ la mia vita. Punto. Basta. Il resto erano idee. Questa è la realtà. Quello che è accaduto davvero e non quello che immaginavo.
Non ho nemmeno più tanta nostalgia per Milano. Per la vita che conducono i miei amici. Per la prima volta degli eventi del Salone del Mobile non mi è importato nulla.
Ho iniziato un lavoretto. Una piccola cosa. Ho una piccolissima entrata. Ma quello che faccio mi piace.
Ho progetti legati a Kuwait. Alla mia vita qui.
E chiudere il mio lavoro con il famoso Gruppo Bancario non mi ha sconvolto.
Anzi, mi ha dato la spinta a fare di più ora.
Ho smesso di guidare senza meta.
In verità ho addirittura iniziato l’iter burocratico per avere la patente a Kuwait.
So perfettamente dove sto, dove stiamo andando.
E’ proprio vero che la vita è quella cosa che succede mentre sei preso a fare altro.
A volte anche la fine dei sogni è un bene.
Sapete? Non solo ora guido conoscendo la meta, ma  ho pure acceso la radio e mi gusto Kuwait.
Sono pronta a vedervi partire ed a pensare “ciao io resto qui”.
Mimma, Kuwait
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Mimma Kuwait

Giovane quarantenne, mamma di una very funny girl, partita per amore per Kuwait City al grido di “oh poverina” e “ma non ti annoi” sono riuscita a realizzare una grande impresa in mezzo al deserto: trovare il mio vero io. Terrona, comunicativa, pr, scrittrice, sostenitrice della forza del pensiero positivo e grande estimatrice dell’amicizia tra donne di tutte le razze, lingue ed età.

17 Comments

  • Uaho, che grande svolta quella che hai raccontato!
    Io inizio a pensare di soffrire della “sindrome da expat bipolare” tanto ho avuto alti e bassi!!!
    Concordo che l’importante è godersi il presente…ma smettere di sognare mai 😉

  • Quando arriva la fase di calma….allora arriva la chiamata per il trasferimento! Scherzo, ma nella nostra famiglia spesso è successo così. Tu nel frattempo non ti illudere… ma non smettere di sognare.

  • Bella svolta, complimenti soprattutto per la forza di volontà e la forza per ripartire.
    Ora ci farai sentire ancora di più la musica del Kuwait, siamo curiosi!

  • Ricominciare dopo le batoste è dura…ma rende più forti e più consapevoli di sé! Condivido in pieno il tuo pensiero. Complimenti per l’onorificenza ricevuta!!!

  • Grazie per aver condiviso questi pensieri, la tua positivita’ e voglia di vivere e’ contagiosa e non avrei potuto trovare cosa migliore da leggere per iniziare la giornata! Ho scritto anche io di recente un post legato alle varie fasi dell’espatrio ma, forse perche’ sono ancora agli inizi, il tuo e’ sicuramente piu’ completo! Ammiro la tua forza di volota’, davvero speciale!

  • Mi ero persa questo post! Se c’è una cosa che ho imparato negli ultimi anni è cercare di non correre troppo con i tempi e di pensare una cosa per volta… Sognare sì, ma restare anche tanto con i piedi per terra e pensare sempre anche al piano “B”… E vedo che è quello che hai fatto anche tu… Un abbraccio

  • Tu sei sempre una grande Mimma 🙂 Comunque quando arrivai negli USA ricordo che al servizio studenti internazionali dell’Universita’ mi spiegarono la stessa cosa delle fasi. Ammetto che per me non e’ andata esattamente cosi’ perche’ immagino ci siano molte variabili, pero’ credo sia vero che un expat ha sempre delle fasi

  • Questo tuo post mi era sfuggito e, te lo dico, è tra i più belli, sinceri, a cuore aperto che hai mai scritto. Grazie per aver condiviso con noi un pò di te. Ti abbraccerei forte se potessi. La forza delle donne è qualcosa di sorprendente e ogni giorno ne ho la prova, e tu sei la prova, insieme alle altre fantastiche coraggiose, intraprendenti, curiose, tenaci donne. Brava Mimma, mi hai toccato nel profondo.

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