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Fino allo stremo. Cose che ho imparato dal clima svizzero

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Written by Valentina Svizzera

C’è una cosa che se vivi a nord delle Alpi impari in fretta: le giornate di sole, di caldo, sono doni rari, di cui godere. E non importa se capitano ad aprile o a fine agosto, sai che lì nel bel mezzo dell’estate ci possono essere anche intere settimane di pioggia con temperature intorno ai 12 gradi; sai che l’inverno è lungo e buio e che più del freddo (e della pioggia) a pesare, a pesarmi, sono le strade vuote, le lunghissime serate in una città che sembra andare in letargo, le domeniche grigie e piovose che si susseguono con poche attrazioni e attività. Non amo l’inverno, l’avrete capito. Non amo la pioggia, il buio, e non amo le città piccole. Ma proprio da questo clima che mette a dura prova il mio umore ho imparato una cosa: a godere di più di ogni singolo raggio di sole.

Hanno ragione loro, gli autoctoni, che anche a aprile se esce un bel sole tirano fuori degli incredibili outfit estivi e son pronti per la prova costume. E non perché sanno che l’estate è alle porte. Non perché sono dei geni del cambio dell’armadio. Ma proprio perché sanno che è il contrario. Qui il cambio dell’armadio non esiste. Il piumino e il costume da bagno convivono nell’armadio, alternandosi a una velocità impressionante (purtroppo con una schiacciante prevalenza del secondo capo di abbigliamento sul primo: quest’anno il piumino l’ho tenuto fino a maggio e per mia figlia, nata a giugno, avevo preparato una serie di deliziosi completini in cotone; finalmente una bimba dell’estate – pensavo- e mi son trovata a non poter uscir di casa con lei per settimane, visto che le temperature si aggiravano intorno ai 10 gradi…). Loro lo sanno, sanno che non godranno di lunghi mesi di calore quando poter esibire abitini leggeri e svolazzanti. Sanno godere del sole e del caldo, quando arriva, semplicemente. Non si lamentano per mesi del freddo per poi cambiare solo l’oggetto della lamentela quando arriva il caldo: un classico in Italia, no?

La scuola qui è iniziata a ferragosto. Mi ha fatto un po’ impressione, ma soprattutto ho trovato deprimente che quella settimana dovessimo già girare in giacca per ripararci da vento e pioggia. Poi, inaspettatamente, la svolta. Un’intera settimana di sole, un cielo azzurro da far girar la testa, e un caldo estivo, estivissimo e secco. Ok, fa caldissimo, troppo forse, ma per me è il paradiso. E lo so che durerà poco, che l’autunno è alle porte, e questa volta non potremo più sperare in settimane da bagno: siamo a fine agosto, in Svizzera, siamo già stati graziati e lo so io, come lo sanno tutti, qui, che proprio per questo si riversano sul Reno in pausa pranzo, o appena usciti dagli uffici, per farsi una nuotata. La città cambia davvero volto in questi giorni. Le strade si riempiono di persone in costume e infradito, che manco alla Barceloneta, con le loro borsone colorate impermeabili, che puoi riempire e gonfiare, usando anche come cuscinetti a cui appoggiarsi nella corrente con dentro i vestiti e il portafogli, che così non si bagneranno. L’euforia mi pervade, ma mi sembra di percepirne la vibrazione nell’aria, tra la gente: son quasi certa che pervade tutti, sì, proprio qui e ora.

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E allora che importa se la scuola è iniziata, bimbi miei, andiamo a far il bagno, portiamo i costumi al parco, buttiamoci nelle fontane, nelle piscinette che nei parchi vengono riempite nelle giornate estive. E lo so che domani c’è scuola, che dobbiam svegliarci presto e quindi andare a letto presto, ma dobbiamo approfittare di questi giorni, che poi l’inverno è lungo davvero: facciamo il pieno dell’energia che questo cielo e questo sole ci regalano. Fino allo stremo, perché poi davvero il giorno dopo siamo cotti. Non è come d’inverno che usciti da scuola è già buio ed è facile andare a letto presto, tornati da scuola è già tempo di cucinare, chiusi al caldo tra le mura di casa. Cosa facciamo nel fine settimana? Dobbiamo approfittare di questo tempo, sembrano dire tutti!

Bambini, andiamo a mangiare sul fiume, prendiamoci un ultimo gelato (le gelaterie, queste sconosciute, in Svizzera…), guardiamo il sole che scende dietro le case e stiamo così, con il tepore addosso, noi vestiti leggeri anche se è sera… E torniamo a casa a piedi, anche se siamo stanchi, anche se è tardi, tra le lucine colorate dei locali che si scoprono affollati, con i tavolini più o meno improvvisati che riempiono i marciapiedi, le bici accatastate ad ogni angolo, le persone sui prati (davvero: fatevi un giro qui a gennaio, un sabato sera qualunque: il nulla. E forse capirete lo stupore e l’euforia di questi giorni). Torniamo a casa e godiamo di questa magia, attraversiamo le viuzze verdi, lasciandoci la folla alle spalle, che via via che ci allontaniamo dal fiume la quantità di persone che incontriamo diminuisce. Passiamo dentro il parco, mamma, mi chiedono loro. Sì passiamo e guardiamo com’è di notte. E davanti a me, all’improvviso, una scena magica in quest’estate di terrore e disgrazie. Una ragazza che si dondola veloce su un’altalena. con un velo rosso che vola dietro a lei, librandosi nell’aria magica di questa sera d’estate, nel buio che ormai è sceso e ci circonda. Un’immagine bella e dolce, che mi riporta coi pensieri per un attimo a tutte le polemiche di questi giorno su burkini, velo e quant’altro. Un’immagine di leggerezza e libertà, in cui quel velo mi dà per una volta un’impressione lieve: sembra una farfalla, con ali rosse che apre nell’aria.

E’ speciale davvero questa serata. Tanto che anche Leonardo, sei anni, quando siamo quasi arrivati a casa mi dice: mamma, Basilea così bella non l’ho vista mai. E ha ragione. E vorrei che non finisse questa serata. Vorrei che non finissero questi giorni. Eppure lo so che l’unica cosa che posso fare è godermeli, così. Anche fino allo stremo.

Ma c’è un’altra cosa che ho imparato da questo clima, che a volte è troppo freddo anche umanamente. Godo della capacità di comunicare con gli altri, ogni volta che ne ho l’occasione. Tengo più conto delle relazioni, perché so quanto è difficile stringere amicizia, ma anche solo entrare in contatto con gli altri. So quanto valgono e quanto sono rare le amicizie, proprio come queste giornate di sole. Quando torno a Milano noto che la gente mi parla, e tanto, per strada. Che relazionarsi è più semplice. Che le persone sono più aperte, e lo so che chi sta a Milano stenterà a credermi, lo so. E allora mi chiedo: ma son sempre state così le persone, lì? O sono io ad essere cambiata, ad aver imparato, ad aprirmi di più per avvicinarmi agli altri così come accolgo la luce e il sole, come un’occasione, un regalo, qualcosa di prezioso e fugace da apprezzare? Fino allo stremo.

Valentina, Svizzera

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Valentina Svizzera

Ciao, sono Valentina! Vivo all'estero dal 2006, trismamma e autrice di libri per bambini, aiuto le donne ovunque si trovino nel mondo, a ritrovare se stesse, riscoprire le loro passioni e i loro talenti e a realizzare business a misura dei loro sogni. Sogno un mondo più sostenibile per i miei figli e i figli dei miei figli!

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