Vivere all'estero

Pregi e difetti della (mia) vita da expat

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Written by Nadja Argentina

Nella lunga notte insonne appena passata, causata dalla febbre del sedicimesenne lagnoso (poveretto lo so, non sono una madre snaturata, ma quanto si lamentano ‘sti uomini già da piccoli?!), riflettevo sulla vita da expat. Bei pensieri la notte eh?!

Partiamo dal principio. Appena laureata in Ingegneria, le possibilità di lavorare nella mia amata Sardegna erano ben poche e ridotte a poche opzioni. Di lavorare in uno studio privato come progettista /disegnatrice non ne volevo sentir parlare, la sola idea mi faceva venir voglia di riscrivermi all’università e cambiare completamente campo. Avevo studiato proiettandomi idealmente in un cantiere, all’aria aperta, con stivali gialli anti infortunistici e un bel caschetto di protezione!

La fortuna (e la testardaggine da sarda che mi contraddistingue) hanno esaudito il mio desiderio, e a pochi mesi dalla laurea sono partita con mio marito (freschi di matrimonio) per la fredda Transilvania, con un contratto di lavoro per una società italiana di costruzioni. Che bello, eh? E sì, vi dico! Un lavoro, una famiglia tutta mia, una lingua nuova da imparare e tutto l’entusiasmo della prima volta.

Sono stati 5 anni belli, difficili e produttivi. A livello lavorativo ho imparato tantissimo, più di quanto non sia successo all’Università (credo sia un problema comune, non è vero?), e a livello personale ancora di più. Ho scoperto una forza di volontà che non pensavo di avere, ho usato la mia faccia tosta per far valere i miei diritti ben più di una volta e ho anche pianto. Tante volte. Di nascosto ovvio, che mica vuoi passare per la ragazzina a cui mancano la famiglia, gli amici e una comfort zone dove rifugiarsi.

Come fai a piangere e lamentarti con quelli lì, quelli “rimasti” che ti dicono: ma come sei fortunata, beata te, se solo potessi. Quanti di voi hanno sentito queste cose? E altre che non starò a ripetervi. Ma sì certo! Ma come ero fortunata eh? Sola in un paese sconosciuto e all’inizio non propriamente ospitale, senza un’amica con cui condividere le chiacchiere di fine giornata, che con il marito dai, mica puoi sparlare sulle abitudini fashion del paese che ti ospita! E le difficoltà con la lingua, che hai appena finito di studiare e devi riniziare da capo! Ma che fortuna eh? Come se fosse piovuta dal cielo!

E no cari miei. Me la sono sudata questa fortuna. E quando è nata la mia prima figlia, dopo soli due mesi siamo corse a raggiungere il papà che ci aspettava trepidante nella nostra casetta. E chi meglio di voi capisce le difficoltà di stare sola con una neonata che piange e non sai perché, che vorresti dormire ma lei piange e non hai la nonna che viene a prenderla e ti dice “riposa un po’, ci penso io”. Mi direte: hai voluto la bicicletta? Sì, vi rispondo. Ma pedalare è faticoso e non naturale. Hai il peso delle responsabilità tutto sulle tue spalle, puoi contare solo su te stessa e bene che ti vada sul tuo compagno (e a me, lasciatemelo dire, è andata benissimo!). Dopo quel primo espatrio ci abbiamo preso gusto e ancora adesso, dopo 10 anni, continuiamo questo stile di vita pieno di pregi e difetti ma che amiamo.

Pregi? Mente aperta e curiosità che non si spegne mai, mettersi in gioco ogni giorno e nuove sfide in ogni momento. Nuovi cibi da assaggiare (sì sono fissata, ma che ci posso fare), nuova musica da scoprire, nuovi libri da leggere e nuovi paesaggi in cui perdersi. Se poi il tutto è fatto con le persone che ami e la famiglia che ti sei creato, allora ancora meglio!

Difetti? Che ve li dico a fare. Ogni volta che vedo una foto della Sardegna, che sento la mia famiglia, che vedo il mare e penso al mio mare, mi vien da piangere. Lontani. Molto lontani. E voler spiegare qualcosa a qualcuno in una lingua non tua? Ce la si fa eh, per carità, ma che difficile! E trovare nuovi amici? Mamma mia, poi dopo un po’ si diventa pure esigenti, che non ho voglia di gente per fare numero, ho voglia di gente con cui parlare e stare bene, con cui ridere davanti ad un bicchiere di vino senza paura di cosa dire o fare! Hai voglia di una tua nuova comfort zone subito, ma appena arrivi nel nuovo paese devi trovare casa, scuole, sistemarti per il lavoro, babysitter, supermercato, convertire la nuova valuta in LIRE (sì sono vecchia va bene? Ma che so ‘sti euro?!), trovare lo Starbucks più vicino, magari un dottore, un posto dove far la spesa senza dover vendere un organo, un mercato locale dove mischiarsi e perdersi e farsi vendere frutta e verdura sconosciute per poi googlarle per poterle mangiare, nuovi amici per i tuoi figli sperando abbiano genitori normali così EVVIVA hai risolto pure il tuo problema di mancanza di qualcuno con cui parlare.

Continuo o mi aiutate voi?!

Ma sono felice eh? Sembra che la lista dei contro sia più lunga, ma quella dei pro ha più sostanza. Rileggetele. I contro sono problemi per lo più pratici. Si superano con la buona volontà. I pro sono cose che vi porterete dietro tutta la vita e la renderanno degna di essere vissuta e raccontata!

In alto i calici gente! Un brindisi a tutti quelli che sono lontani da casa ma che vivono la vita che hanno scelto!

Nadja, Peru

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Nadja Argentina

Espatriata per lavoro ormai più di 10 anni fa, con mio marito abbiamo vissuto in Serbia, Romania, Bulgaria, Arabia Saudita,Peru e adesso siamo approdati in Argentina! Nel frattempo si sono uniti al gruppo due bimbi globetrotter che ci accompagnano nella nostra pazza vita girovaga!Il nostro mantra? Home is not a place, it's a feeling! Con la Sardegna nel cuore, vivamo dove ci porta il lavoro e ci godiamo ogni piccola cosa che i paesi ospitanti ci offrono con l'entusiasmo della prima volta!

7 Comments

  • Bel post, Nadja.
    Sono molto d’accordo sulla parte in cui descrivi “coloro che restano”. Chi ha vissuto un’esperienza all’estero, non può non aver sentito almeno una volta queste frasi.
    E poi hai ragione: la sostanza dei pro è molto maggiore dei contro.
    Complimenti per il coraggio avuto in tutti questi anni.

  • Partivi già da una buona base ma in questi 10 anni ti ho vista crescere e maturare e soprattutto tirare fuori il meglio di te!credo che questa vita da expat con la tua meravigliosa famiglia ti faccia bene amica anche se è dura! Ma dai se le cose sono troppo facili forse vuol dire che non ne vale la pena no?

  • Ma sei ingegnere? Che meraviglia, io dico sempre che se rinascessi studierei ingegneria!
    (Si lo so, questo commento c’ entra poco con il post, ma a me gli ingegneri fanno questo effetto).

  • Brava Nadia , sai come la penso visto che la vita da expat io l’ho cominciata a dicembre del 78 da neo sposa, giovanissima, senza prospettive di lavoro perché in Arabia Saudita non c’era alcuna possibilità per le donne a quei tempi, ma solo per amore… Anche io ho sempre sentito quelle frasi dai poverini che rimanevano in Italia ma che erano incollati alle loro abitudini, alla loro vita e alla loro eventuale disoccupazione…. E ma noi eravamo fortunati…
    Be io mi sono sempre sentita tale, perché i miei figli hanno fatto tante conoscense e sono più maturi di tanti loro coetanei, e noi siamo stati bene infatti in età matura abbiamo rifatto questa esperienza risentendo le solite voci nei soliti posti ” ma chi ve lo fa fare?” Quindi cara Nadia avanti cosi e in bocca al lupo a te e a tutte le “ragazze” e non che fanno questa vita piena anche se con qualche nostalgia…..

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