Vivere all'estero

Il confronto con il passato

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Written by Drusilla Italia

Quando arrivai in questo nuovo deserto feci una promessa con me stessa.
Giurai che avrei affrontato questa nuova avventura con il sorriso e soprattutto non avrei mai fatto il confronto con il passato e con i deserti precedenti.
Promisi che non avrei mai paragonato la nuova realtà nella quale mi apprestavo a vivere con quella precedentemente vissuta nel Golfo.
I primi mesi filò tutto liscio.
Ero carica di entusiasmo e la voglia di conoscere nuova gente mi faceva uscire di casa col sorriso per partecipare a tutto ciò che veniva organizzato nel compound.
Avevo voglia di scoprire questo nuovo paese e approfondire la conoscenza di una cultura simile a quella vissuta in precedenza ma più intensa e profonda.
Non volevo perdere nemmeno un istante e vivevo a mille.
Ma, in poco tempo, ci sono caduta!

Non sono riuscita a resistere alla tentazione del confronto e del paragone.
Ho iniziato presto a mettere di fronte la mia vita in Kuwait con quella che stavo vivendo a Riyadh. Volevo capire cosa c’era di simile, ma soprattutto mettere in evidenza le differenze.
In poco tempo il vortice dei confronti mi ha risucchiata.

“In Kuwait vivevo in un appartamento gigante con tre stanze da letto e quattro bagni”

“In Kuwait c’è il mare e andavamo a giocare in spiaggia anche d’inverno”

“In Kuwait ho conosciuto Mimma e con lei abbiamo vissuto tante avventure, abbiamo aperto un blog e persino scritto un libro”

“In Kuwait guidavo la mia bella jeep e giravo alla scoperta della città”

“In Kuwait i miei figli frequentavano una fantastica scuola inglese”

“In Kuwait la palestra offriva tanti corsi ed era sempre piena di gente”

“L’ultimo anno in cui ho vissuto in Kuwait ero sempre in giro, presa da mille impegni e alla scoperta di ogni angolo della città”

“In Kuwait avevamo un materasso più comodo”

“In Kuwait il bagno era più spazioso”

L’elenco può continuare all’infinito…

Ripensandoci ora, mi rendo conto di aver vissuto alcuni mesi qui a Riyadh con il pensiero fisso al Kuwait. Mi sembrava normale ripensare a tutto ciò che di meraviglioso e indimenticabile avevo costruito in precedenza e mi sembrava impossibile che questo deserto fosse così diverso da quello del Kuwait vista la vicinanza.
Mi rendo conto che non stavo vivendo in questo deserto, ma in quell’altro.
Non stavo affrontando la realtà, ma ero nel passato.
Non stavo costruendo nulla di positivo perché mi crogiolavo nei ricordi.
Il confronto che maggiormente mi ha creato problemi è stato quello della scuola.
Ecco che improvvisamente la nuova scuola mi è sembrata brutta, gli spazi inadatti e poco curati, la comunicazione insegnante-famiglia inadeguata, i libri della biblioteca troppo vecchi e rovinati, le insegnanti poco preparate. Insomma, era tutto un disastro!
Presa dalla disperazione e dall’ansia che i miei figli non ricevessero un’educazione adeguata, ho convinto mio marito a riprovare con la scuola inglese e quella americana.
A marzo siamo andati a visitare la British School assieme ai bambini. Questa scuola mi è sembrata bellissima, spaziosa, ben organizzata e perfetta per i miei figli. Peccato che non ci fosse nemmeno un posto e che i miei figli non potessero nemmeno essere inseriti nella lista d’attesa.
Allora siamo passati alla scuola americana. La struttura è meravigliosa, nuova, impeccabile: un vero campus all’americana che ti fa dimenticare di essere a Riyadh.
In quest’ultima scuola ai bambini è stata data la possibilità di sostenere l’assessment.
Sapevo che questa era una grande occasione e non volevo perderla, così ogni pomeriggio sottoponevo i bambini a più di due ore di compiti. Mi sembravano sempre troppo poco preparati.
Tommaso ha dovuto sostenere due test da un’ora e mezza l’uno, mentre Riccardo uno solo di poco meno di un’ora.
Dopo più di un mese di attesa è arrivata la risposta come uno schiaffo in volto: “Non ci sono posti disponibili al momento, ci dispiace!”. Che cosa?!!!! Non ci sono posti disponibili?!!!! Ci hanno fatto pagare un sacco di soldi per sostenere i test, ci hanno illuso e soprattutto hanno riempito di aspettative i miei figli che sono stati elogiati per la loro preparazione al termine di ogni prova e alla fine ci hanno chiuso la porta in faccia.
“Mamma, è colpa mia vero se non siamo entrati alla scuola americana?”
Queste parole hanno avuto lo stesso effetto di una lama conficcata nel mio cuore.
“No tesoro. E’ stata solo colpa mia! Tu e tuo fratello non avete alcuna colpa, siete stati bravissimi e vi siete impegnati tantissimo.”.
Da qui ho capito che non volevo più continuare a cercare la perfezione che non esiste.

L’erba del vicino è sempre più verde, mi diceva mio padre quando ero una ragazzina.

Le altre scuole mi sembravano perfette, ma sapevo bene che non esiste la perfezione.
Ogni scuola, come ogni realtà ha pregi e difetti
Talvolta, però, è più facile vedere i pregi di ciò che ci sta accanto e trovare i difetti della realtà che invece stiamo vivendo.

Il 24 agosto 2016, dopo le vacanze estive in Italia, sono tornata a Riyadh con tanta voglia di casa.
Voglia di ricominciare a vivere in questo deserto.
Voglia di riprendere quella routine quotidiana che ti fa sentire a casa.
Voglia di affrontare e vivere nel presente, senza fare più confronti con una realtà che oramai appartiene al passato.
Ora ho capito che vivere di confronti e paragoni con realtà passate è un grande errore e non bisogna mai caderci.

A voi è capitato di confrontare le realtà passate con quelle nuove che state vivendo?

Drusilla, Arabia Saudita

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Drusilla Italia

Expat per amore. Mamma di due terribili quanto adorabili maschi.
Nata nell’afosa e nebbiosa pianura padana, cresciuta con la voglia di andarmene a scoprire il mondo. Fidanzata da sempre con un imprevedibile uomo che mi ha portato prima in Libia, poi in Kuwait ed ora in Arabia Saudita. Appassionata della vita expat. Amo scoprire nuove culture, relazionarmi con nuovi mondi, leggere, pasticciare con i miei figli e vivere circondata dalla natura.

20 Comments

  • Temo che faccia parte della natura umana fare continuamente confronti. Per noi expat il confronto e’ con l’Italia e con i paesi in cui abbiamo vissuto prima. E’ normale. Non e’ sano, ma e’ normale. L’importante e’, ad un certo punto, arrivare alla consapevolezza che quello che conta e’ il qui e adesso, e non quello che e’ stato. Un abbraccio

  • Ciao. Concordo appieno con quello che dice Claudia. È tutto molto naturale, umano. Non fosse così, forse ci sarebbe da preoccuparsi. Ma, e li sta il bello di noi esseri umani, la consapevolezza che vivere con la mente rivolta al passato può solo farci star male, ci viene in aiuto. La vita cambia, si evolve, noi cambiamo e l’oggi e’ la conseguenza o l’evoluzione dell’ieri. Cambiamo anche noi con le nostre priorità e le nostre aspettative.
    Guarda, Hai preso la decisione più giusta: vivi il presente al meglio, è sempre con un bel sorriso, come hai scritto alla fine.
    A casa mia si adotta ” il sorriso” sempre e i confronti sono banditi ormai da alcuni anni a questa parte e così anche la nostra vita procede. Mia figlia ha addirittura usato la parola per dare il nome al suo blog:www.ilsorrisodigin.com.
    Ciao. Buon futuro

  • Mi sta accadendo adesso, soprattutto per la scuola.
    Dalla malaysia sono in transito in italia, nella mia città natale, dalla quale mancavo da 16 anni.
    Tra me e me, per certi aspetti, lo reputo l’espatrio piu duro: mi sento un’aliena in patria.
    E anche se le mie figlie frequentano una scuola americana, qui non ha il sapore di un ambiente multietnico e dalla mente aperta, ma il sapore provinciale di una scuola elitaria per piccoli borghesi.
    Pare di assistere ad una sfilata ogni mattina…
    Il confronto è naturale, soprattutto se nel paese precedente, nonostante milioni di difficoltà, si è maturata un’esperienza positiva.
    Forza e coraggio, Drusilla!
    …io comunque tra qualche mese sarà una nuova italiana in KSA

    • Ciao Francesca, prima di tutto complimenti per la definizione della scuola americana in Italia, non poteva essere più azzeccata!
      Che bello sapere che arriverai in KSA, mi raccomando fammi sapere quando arrivi così ci organizziamo per vederci.
      In bocca al lupo per tutto!!!

      • Certo!
        Andremo ad al Khobar ma sicuro verremo a fare un giro a Riyadh dove mio marito ha lasciato tanti amici e colleghi.

  • Penso che sia normale fare i confronti col passato, sia che l’esperienza sia stata positiva che negativa, per darsi coraggio o per crogiolarsi nella negatività. Io ho vissuto in una cittadina milanese, in un paese grande, in un paese più piccolo e ora in un paesello di montagna. Ci sono pro e contro in ogni dove. Quando ho visto dove sarei andata a vivere la prima emozione è stato il pianto, non di gioia. Ho pensato poi di focalizzarmi sulle cose positive, poi purtroppo sono venute a galla le cose negative e ce ne sono diverse, importanti, oggi alterno i momenti di positività a quelli di negatività, nonostante siano passati quasi 12 anni dal mio arrivo qui. Per fortuna la natura ogni volta sa stupirmi e mi regala emozioni positive.

  • Capita a tutti di fare confronti, anche nel quotidiano.
    Il vecchio panettiere faceva il pane più buono
    Il vecchio medico era più bravo
    Che bella quella casa che non abbiamo poi acquistato
    e potrei continuare all’infinito.
    Fare confronti è umano, a volte in positivo, altre in negativo, ecco il segreto. E poi io sono molto fatalista. Se i tuoi figli non sono stati ammessi alle scuole americana e inglese, vuol dire che per loro è meglio la scuola che frequentano ora, no?
    E poi… sono sicura che se tu cambiassi deserto, come lo chiami tu, faresti altri confronti e stavolta indovina chi vincerebbe?

  • Penso che i confronti non siano solo normali ma anche sani. Ci servono a capire cosa ci piace e cosa no, a cercare il meglio, a migliorare ciò che non ci piace. Poi, però, bisogna saper fare i conti con la realtà e accettare che ci sono differenze incolmabili, in positivo ed in negativo. E tu ne sei capace!

  • Anche secondo me i confronti sono naturalie in qualche modo ti aiutano anche a crescere, a capire. Quando però come dici tu si vive nel passato, e io ne sono un’esperta mondiale, è tutta un’altra cosa, si rischia di non vedere quello che il presente ti sta offrendo e si vive con una malinconia davvero difficile da spazzare via.
    Io credo, cara Drusilla, che tu abbia scelto un compito davvero difficile, hai scelto di vivere in un posto complicato, per amore della famiglia, e ti capisco benissimo. Secondo me però cercare di vivere di ottimismo cieco può non essere semplice, dovresti fermarti e farti un piantino (vero o solo ipotetico) con qualcuno di cui ti fidi e dirgli tutto quello che non va, non ti piace, non vorresti, senza il confronto con altro, né forzandoti a vedere il bicchiere mezzo pieno. E da lì ripartire con quello che invece ti piace, ami, non cambieresti.
    Il tuo, ripeto, è un lavoro difficile, sarebbe sbagliato non riconoscerlo, solo riconoscendolo potrai avere la forza per affrontarlo con ottimismo!

  • Io ci sono ancora dentro con i confronti Dru! E prima ero a Riyadh!! Tutto nella norma, ce la faremo 🙂

  • Grazie per queste testimonianze.
    Mi preparo a partire anch’io, e proprio in questi giorni sono assalita da pensieri nostalgici di quello che lascio …
    Le vostre parole mi aiutano a relativizzare e a prepararmi alla partenza con il sorriso.
    Un saluto a tutte voi !

  • Mi dispiace, soprattutto per la questione della scuola. Vedrai che tutto avrà un senso pian piano e sarà per forza diverso perché noi siamo cambiate e cresciute grazie alle esperienze precedenti 😉 Un abbraccio

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