Vivere all'estero

Il mio amico Abdul

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Written by Elena Dubai

L’amicizia per un bambino expat che cambia in continuazione Paese è diversa dall’idea di amicizia con cui sono cresciuta io. Da quella della mia generazione.
Non è migliore o peggiore; semplicemente diversa.

I miei amici del cortile erano Elisa, Paolo, Dodo, Vale, Nadia.
Gli amici dei miei figli sono Parsa, Abdul, Henry, Edo, Luciano, Tameem, Sebastian, Seyan, Leily, Lujain…

Io andavo in cortile dopo la scuola e dopo i compiti (non proprio sempre dopo i compiti) e verso le 7 sentivi le mamme urlare dai balconi. Mia madre la potevo riconoscere a chilometri di distanza: “Elenaaaaaaa cenaaaaaa”.
Di solito si saliva alla terza chiamata (e ci si beccava un minimo di cazziatone).
Per i miei figli si organizzano “playdate”. L’organizzazione del playdate viene preceduta da un buon numero di messaggi whatsapp con l’altra mamma: “la prendo alle 3.30 a scuola e tu li riprendi alle 6.00pm”.
L’evoluzione del playdate è lo sleepover, ovvero quando si fermano a dormire. Questo però prevede un’organizzazione più complessa e soprattutto un rapporto con l’altra famiglia più vicino.
Quando stavo in cortile il pomeriggio, si combinava di tutto e i genitori rimanevano completamente all’oscuro di ciò che accadeva. A meno che non succedeva qualcosa di grave e quindi venivano convocati. Tipo quando abbiamo rotto la finestra del vicino con il pallone o quando abbiamo dato fuoco con i petardi alla pianta del giardino.. cose così insomma: esperimenti di vita. Tutto il resto era poco rilevante e oggi da madre capisco che quei pomeriggi con noi fuori in cortile per lei volevano dire attimi di pace.
Quando i miei figli fanno i playdate di solito le altre mamme mi mandano sempre foto di ciò che stanno facendo i bambini. Sempre lì a documentare: foto 1. stanno giocando a Risiko. Foto 2. stanno mangiando merenda (vegana e super biologica). foto 3. Bambini che sorridono. Uh guarda come sono spontanei e si divertono.
Ma tutte queste foto sono necessarie?

A caso noi capitavamo a fare merenda da qualcuno. Di solito pane e nutella o pane e salame e il succo Billy.
Nessuna madre si è mai lamentata, anzi: “grazie che hai sfamato mia figlia”.
Adesso devo stare attenta a non dare certe cose a merenda perché se no mi arrestano.

I miei amici erano quelli di scuola e del cortile.
Quelli di mio figlio sono principalmente della scuola e visto che ci trasferiamo ogni due, tre anni questi amici risultano sparsi in tutto il mondo.
I miei erano quelli di Milano, di Peschiera Borromeo e Savigliano (paese di mia madre dove passavo l’estate mentre i miei lavoravano).
Quelli dei miei figli provengono da tutto il mondo e spesso da posti che io a 10 anni manco conoscevo.

L’estate era il momento in cui gli amici di tutto l’anno te li dimenticavi e subentravano quelli della vacanza. Si andava in vacanza e ti rifacevi “la cumpa”.
Per i miei figli spesso è un rivedersi e l’organizzazione è complessa. Si comincia ad organizzare un anno prima e casa mia si trasforma in agenzia viaggi.
Ogni estate infatti i nostri amici di San Francisco vengono in Europa e noi ci agganciamo per fare con loro le vacanze e i bambini che sono Best Buddies (migliori amici dalla prima elementare) stanno insieme.
Per lo Spring Break (a cavallo con Pasqua) andremo  a Singapore per rivedere gli altri grandi amici che si sono trasferiti. Insomma: viaggi intercontinentali per mantenere amicizie lontane.

Gli amici in giro per il mondo si mandano video tramite i telefoni dei genitori.
Io mi ricordo che scrivevo molte lettere (avevo il set di Chipie – e chi è degli anni 80 sa di cosa parlo!) e devo dire che era molto emozionante ricevere le lettere con tutti gli aggiornamenti del momento.
Chiaramente li ricevevi sempre troppo tardi e quindi venivi a sapere che la tua amica Roberta si era messa insieme a Fabio quando si erano praticamente già lasciati.
Le notizie dei miei figli viaggiano alla velocità della luce. Il tempo di digitarle e premere invio.
E lo sono anche per noi mamme che ci messaggiamo da una parte all’altra del mondo (d’altronde Amiche di Fuso è nato proprio così).

Telefonarsi era un evento da cardiopalma. Di solito non beccavi mai l’orario giusto. “Pronto sono Elena potrei parlare con Raffaella?”.
E dall’altra parte ogni tanto ti arrivava la risposta che ti raggelava “Elena stiamo cenando, Raffaella non può venire al telefono”.
Ti scusavi e pensavi alla figura di merda appena fatta.
Adesso con i messaggini è un’altra storia. Eviti figuracce ma non hai più quel rispetto per l’orario o per la famiglia. Non siamo ancora nella fase messaggini e telefono, ma sono sicura di voler imporre delle regole.
I miei figli non hanno la necessità di telefonare agli amici. Mio figlio si “incontra” con i suoi amici lontani tramite un gioco che si chiama “Clash of Clans” dove possono chattare.
Non mi chiedete cosa sia (anche se controllo che sia sicuro! do not worry!).

Se mi dimenticavo i compiti venivo intanto rimproverata con urla da mia madre e poi dovevo fare la solita chiamata (vedi sopra).
Ora abbiamo la chat su whatsapp delle mamme e i file viaggiano a destra e a manca, c’è il portale online di mio figlio da dove scaricare i compiti e il povero maestro risponde alle mail in un batter d’occhio.

Avere gli amici da expat e soprattutto qui a Dubai vuol dire avere la possibilità di incontrare nuovi bambini ad ogni semestre (perché ogni 6 mesi c’è sempre moltissimo ricambio) ma vuol dire anche perdere l’amico del cuore perché si trasferisce in un altro paese o in un’altra scuola (cosa assai frequente).
Avere gli amici qui vuol dire tornare a casa ed elencarmi tutti i paesi dai cui provengono i compagni di classe.
“Mamma c’è uno nuovo dell’Azerbaijan!”.
Io ho avuto le stesse compagne di scuola dall’asilo.
Io ero quella che abitava nel posto più esotico della classe -Peschiera Borromeo- ed ero quella che si alzava alle 6.00 perché veniva da FUORI Milano.
E mi è andata bene perché io andavo alla scuola tedesca quindi qualche straniero in giro per la scuola c’era!

E così guardo questi bambini, figli del mondo, amici senza frontiere giocare e divertirsi senza badare alle differenze culturali, al colore della pelle o dalla storia del loro paese. Che non si fanno problemi anche se vivono lontano e che sanno che prima o poi un giorno si rincontreranno per giocare a pallone.
Una cosa meravigliosa che andrebbe documentata e mandata in giro per il mondo. Una specie di messaggio di pace.
Amicizie che hanno distanze incredibili ma che resistono, con non pochi sforzi, ma resistono.
Io che non sono riuscita a mantenere neanche quella di Peschiera Borromeo, ho un figlio che ha Luciano (di origini peruviane che vive a Las Vegas), Parsa (di origini iraniane che vive a San Francisco), Edoardo italiano-de-Roma che ora vive a Singapore…
L’amicizia globale è una cosa meravigliosa ed è così diversa da quella che ho conosciuto io.
E nonostante i pro e i contro io rimango testimone affascinata da questi bambini che non hanno limiti e frontiere!

Elena, Dubai

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Elena Dubai

Elena, piemontese di nascita, milanese di origine ed expat da più di 10 anni. Ho vissuto in Germania, Ecuador e poi in USA a New York, Las Vegas e San Francisco e dal dicembre 2014 sono a Dubai negli Emirati Arabi.
Sono mamma di Tommaso e Giulia e moglie di un ingegnere che mi ha trascinato in questa vita in giro per il mondo.
Dal 2012 lavoro come Grafica per Eventi e Feste nel mio shop WorldWideParty Design

3 Comments

  • Che bello Elena, credo che un regalo più grande per il proprio figli/i, non esista.
    Avere la possibilità di farli crescere viaggiando e aprire le loro menti.

    Posso chiederti se hai frequentato la Scuola tedescaa Milano fino alla fine del Liceo e come ti sei trovata? La consiglieresti? Grazie se vorrai darmi un feedback.

  • Mamma mia il set di Chipie che salto nel passato! Come lo tenevo bene…ma da gran nostalgica che sono mi sono tenuta ancora qualche foglio delle mie carte da lettera, di Snoopy e della Pantera Rosa

  • Gentile signora, le frontiere sono una creazione degli adulti, e se ricorda anche Qualcuno ha detto: “Se non sarete come i bambini…”

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