#expatimbruttito

Quando la pronuncia sbagliata si vendica

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Written by Alessia Louisiana

Succede a tutti quelli che provano a cimentarsi con una nuova lingua, è inevitabile, perché è vero che sbagliando s’impara. Però c’è modo e modo di sbagliare ed io, modestamente, nacqui Regina della figura Demmerda a sfondo sessuale. Quindi passo a raccontarvi alcune delle mie chicche migliori, quasi tutte accadute nel mio periodo californiano, nella sempre poshissima Santa Babbara.
Non avrei nemmeno avuto troppe scusanti all’epoca, perché erano comunque anni che parlavo inglese, ma forse non avevo fatto abbastanza attenzione al suono delle “O” visto che tutte e due le storielle qui di seguito volgeranno proprio attorno alla stramaledetta vocale XD

Era una giorno qualsiasi (impossibile ricordasi le stagioni di quegli anni visto che è sempre 72 degrees and sunny come a Pleasantiville) e ricordo Sue chiedermi se volessi andare con lei da Costco. Non ho la più pallida idea di cosa fossimo andate a comprare, ricordo solo che ci fermammo a guardare le bare, di cui nessuna delle due aveva bisogno… anche se da li a pochi minuti forse avrei gradito seppellirmi, ma ancora non lo sapevo.
Sue mi aveva detto che, subito fuori da Costco c’era un piccolo food stand dove servivano un ristrettissimo menù di cose tipicamente americane a poco prezzo, tra cui pizza, hot dogs e milk-shakes. Lei era a dieta del carboidrato perenne, ma sapendo che non avevo problemi a scofanare farinacei e che delle calorie me ne battevo allegramente il culo, mi disse di andare pure a pascermi e che lei mi avrebbe aspettata al tavolo.

Mi metto in fila (chilometrica) e osservo da lontano la mia futura cassiera, una nonnina stile Titti che spiccava tra la marea di studenti dietro il resto del bancone. Al momento pensavo “t’ho che tenerezza la vecchina della Ace, mi spiace che debba ancora lavorare in piedi alla sua età”.
A passo di lumaca, la fila si accorcia ed arriva il mio turno. Avendo aspettato un’eternità, avevo avuto tutto il tempo di guardare il menù che sovrastava le casse e avevo constatato che effettivamente servivano giusto quattro cose in croce. Io volevo un hot dog. Bello. Semplice. Diretto. Però sul menù  c’era scritto Polish sausage. Per non fare la diversa, alla domanda “How can I help you?” de la vecchia, io rispondo tronfia con “I’d like a polish sausage please”.

Non l’avessi mai detto.
La vecchia mi guarda ridendo e, con una voce che manco un soprano, urla: “did you say POLISH SAUSAGE, dear????” accompagnandosi con un gesto inequivocabile di lei che si sfrega il braccio come a lustrarlo con la mano opposta. Inutile dirlo, tutti nella folla delle file e dietro il bancone avevano sentito e visto e stavano crepando dal ridere.
Io, con lo stomaco ormai chiuso e la testa avvolta da quel freddo bollente che mi assale ogni volta che mi vergogno a morte, avrei giusto voluto mandarla a fanculo ed andarmene. Invece sono rimasta per una mini lezione di pronuncia da parte della vecchia: “it’s |ˈpōliSH| sausage not |ˈpäliSH| sausage. Insomma, l’ilarità era dovuta al fatto che la mia pronuncia incorretta la avesse fatta pensare che io volessi lustrare il membro di qualcuno invece di ordina un fottutissimo hotdog.

Pochi giorni dopo ero a lavoro, avvolta dal solito caldo dovuto un po’ alla temperatura da Pleasantville e un  po’ dal fatto che stavamo rifoderando quadri e la tavola calda è un enorme termosifone programmato per mantenere 65°… decido di accompagnare la figlia quattrenne della mia collega a prendere un gelato alla panaderia messicana poco distante. Dovete sapere che la bambina è bilingue, italiano e inglese.
Arriviamo alla panaderia e io cercavo un gelato al cocco, ma giustamente nel frigo non ce n’erano. Allora vado da Carmen e chiedo “Carmen do you have more |käkōˈnət| ice creams in the back?”. Lei, che essendo messicana non fa una piega alla mia pronuncia mi dice che no, era proprio finito. Vabbè, un po’ tristre scelgo qualcos’altro, ma sento una manina che mi tira la manica e mi dice: “Alessia, it’s |ˈkōkəˌnət| not |käkōˈnət|, repeat!”.
A parte che essere corretti da una quattrenne ti fa capire di quanto ancora tu abbia da imparare, ma poi, con tutte le pronunce che potevo dargli proprio una che suonava come Cock’o’Nut?!
Inutile dire che, appena tornate al laboratorio la bimba raccontò A TUTTI la storia e non fui risparmiata da grandissime prese per il culo.

Insomma, la morale è: dopo cocenti figuracce, state pur certi che io Polish e coconut ora li pronuncio perfettamente, mortacci loro.

Alessia, Louisiana

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Alessia Louisiana

Pigra e sarcastica, ma piena d’ironia e con un cuore enorme.
Travolta dal destino (e non nell’azzurro mare di agosto), sono finita a vivere nella città che sognavo, patria di Jazz, Bayous e alligatori.
Tra uno shot whiskey e un crawfish boil, vivo avventure strambe in compagnia di personaggi improbabili.

2 Comments

  • Cara Alessia, ho amato questo post!
    Anche io anni ho avuto un paio di problemi con le O, in particolare con la parola “focus”che a quanto pare suonava come “fuck us” hahaha.

    • Ahahah!
      I miei amici australiani ridono ancora oggi, perché 7 anni fa mi hanno portato al cinema ad una serata ‘chick at the flick’ e io aspettavo che ci dessero del pollo fritto (chicks).. 🙂
      Meno folcloristico, ma metà delle volte che ordino un cappuccino, ottengo a cup of tea…

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