Family&Kids

Un adolescente Expat

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Written by Elena Dubai

Ed eccomi qua. Dopo aver passato anni a parlare di bilinguismo, svezzamento interculturale, visite pediatriche da interpretare e di sopravvivenza in paese straniero con bambini piccoli, mi ritrovo ad affrontare questa nuova avventura di mamma di adolescente e pre-adolescente in un paese straniero.
In un paese mussulmano, per la precisione.
Tutto mi sembra così diverso e lontano dai miei ricordi da adolescente milanese. La scuola, le amicizie, i primi amori, la pubertà e la famiglia.

Cerco di mettere insieme come se fosse il gioco Memory. Tento di individuare le coppie di carte mettendo insieme il mio vissuto e quello di mio figlio.
A livello emozionale molte cose si accomunano. Quegli impulsi verso l’indipendenza, quella costante richiesta di andarsene via da solo. Ma non troppo.
Mio figlio mi chiede costantemente di viaggiare da solo.
D’altronde è l’unico modo per poter sperimentare questa sua indipendenza in questa città.

Non esiste la classica “cumpa”, i ritrovi tra amici o la pizza dopo la partita di calcio. Sono tutti molto individualisti e la differenza tra le culture non aiuta.
Difficile proporre a degli inglesi una pizza dopo la partita finita alle 8.30 di sera perché loro hanno già cenato alle 5 e devono andare dritti dritti a dormire.
Sono certa che le occasioni arriveranno. Siamo solo all’inizio.

Mio figlio va per i 13 anni.
La sua voce è cambiata. Il suo aspetto è cambiato. Quell’età di passaggio dall’essere bambino ad essere uomo.
Ancora vedo i suoi tratti da moccioso, mentre quelli da adulto si fanno prepotentemente strada.
Mia figlia ha 10 anni.
Le femmine sono sempre più avanti dei maschi e mentre rimane ancora per fortuna quella bambina innocente e per niente maliziosa (al contrario di molte sue coetanee), il suo corpo mi ricorda che ben presto non sarà più bambina.

Che poi smettono mai i figli di essere bambini per le mamme? Secondo me no.

È un buon posto Dubai dove poter crescere i propri figli?
La domanda da un milione di dollari. La domanda che mi fanno in molti. La domanda che mi pongo spesso.
Si cresce in una città costituita dall’85% da expat provenienti da oltre 200 paesi differenti. I nostri figli crescono in un paese multiculturale.
È un posto sicuro, con un clima favorevole e crescere bambini piccoli qui è indubbiamente positivo.

La questione si complica in adolescenza e soprattutto per i ragazzi delle superiori. Per questo motivo molte famiglie decidono di rientrare in patria o di trasferirsi o addirittura di mandare i propri figli in Boarding School (collegi in Inghilterra). I pochi amici che sono rientrati in patria, purtroppo, non sono molto contenti.
L’adolescente expat deve avere indubbiamente una passione o uno sport al quale dedicarsi e appassionarsi, perché senza questo diventa molto difficile trovare delle alternative e attività a prezzi decenti.

Insomma bisogna occupare l’adolescente e possibilmente con lo sport (cosa non tanto diversa da quello che accade in Italia, non credete?).
Purtroppo non esistono mezzi di trasporto pubblici adeguati da poter usare quindi in questo senso è difficile per loro essere indipendenti (ad un costo ragionevole). In questi casi si muovono con Uber o taxi o aspettano i genitori per un passaggio.

Inoltre, il tipo di guaio nel quale un teenager si può cacciare e che magari in Europa ha piccole risolvibili conseguenze, in questo paese porta a sanzioni molto gravi: sto parlando della classica sbornia.
Se il ragazzino viene colto ubriaco va dritto in galera ma non solo. La famiglia rischia di venir cacciata immediatamente dal paese.
Sì se tuo figlio viene beccato ubriaco, tu padre di famiglia che si sei fatto un mazzo tanto per crearti magari una carriera qui rischi di perdere tutto. E di storie del genere se ne sentono.

Questo chiaramente sono i problemi estremi ma non poi tanto irrealistici. Parliamo invece della bolla nella quale vivono e crescono. Una bolla fatta di compagni di classe che vengono a scuola in Ferrari, Bentley o Rolls Royce.
Di ragazzini che hanno tutto firmato e che hanno l’ultimo modello di Iphone perché se no sei uno sfigato. Quello che vedono in giro è tutto nuovo, scintillante, ricco.
Non vedono la povertà, il degrado, la sporcizia.
Spesso vivono con una maid in casa che si occupa di tutto. Non devono di certo pensare a mettersi a posto le mutande, ad aiutare a cucinare o fare la spesa. C’è qualcuno che ci pensa per loro e manco sanno che esiste questa necessità.

Cosa succede quando verranno gettati nella “vita reale”?
Alcuni hanno definito questi ragazzini viziati gli “Expat Brat” e la domanda è sempre la stessa. Gli adolescenti expat saranno dei disagiati sociali?

Già vi vedo lì tutti agguerriti a puntare il dito a tutti quelli come noi che viviamo in una città come Dubai tra sfarzo e lusso e  che viziamo i nostri figli mettendo in pasto alla società futuri adulti disadattati.
State calmi. Non è proprio così. O meglio è così per ragazzini cresciuti a Milano, Parigi, Londra come lo è per quelli cresciuti qui a Dubai.

Dopo essermi angosciata per giorni sul cosa ne sarà dei miei figli in questa città, mi sono fermata un attimo e mi sono guardata intorno.
Siamo noi genitori ad avere la responsabilità di crescere adulti perfettamente in grado di affrontare la vita in qualsiasi paese essi decidano di vivere. Siamo noi genitori a dover insegnare loro i valori quali la generosità, il rispetto, la sincerità, la lealtà, la giustizia e chi più ne ha più ne metta.

Siamo noi ad insegnare ai nostri figli che là fuori non c’è nessuno che ci raccoglie le mutande da per terra o che si dovrà fare il mazzo per guadagnarsi la pagnotta e anche il rispetto altrui.
Dubai è solo una posizione geografica e non è lei a rendere i nostri adolescenti migliori o peggiori di altri. Siamo sempre e solo noi.

Sicuramente i miei adolescenti dovranno affrontare problematiche diverse da quelli di altri in Europa.
Ma in fondo sono anche sempre i soliti problemi da ragazzini che accomunano loro, ma soprattutto noi genitori.

Crescere un adolescente expat ha i suoi pro e contro.
Questo è un capitolo che vorrei lasciare aperto e del quale vorrei continuare a scrivere, per potermi confrontare e anche potervi parlare della mia esperienza.

Ci sono libri interessante che vorrei proporvi e sul quale possiamo insieme creare un punto di incontro e occasione di confronto.
Sono appena uscita da un workshop sul cervello degli adolescenti e sono piena di domande e spunti interessanti. Voi che ne pensate?

Elena, Dubai

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Elena Dubai

Elena, piemontese di nascita, milanese di origine ed expat da più di 10 anni. Ho vissuto in Germania, Ecuador e poi in USA a New York, Las Vegas e San Francisco e dal dicembre 2014 sono a Dubai negli Emirati Arabi.
Sono mamma di Tommaso e Giulia e moglie di un ingegnere che mi ha trascinato in questa vita in giro per il mondo.
Dal 2012 lavoro come Grafica per Eventi e Feste nel mio shop WorldWideParty Design

7 Comments

  • Gentile signora, faccio un commento che temo sara’ sgradito, perche’ tocca un argomento assai poco popolare in questo sito. Il rischio specifico di crescere un adolescente a Dubai temo sia quello di crescere in un paese che, basilarmente, non e’ un paese democratico. Credo sia meglio spiegarlo agli interessati e insegnar loro cosa vuol dire far di necessita’ virtu’.

    • Caro Francesco, non è per nulla un commento sgradito perchè il mio adolescente è un appassionato di politica e storia e sa TUTTO e molto di più di questo paese ma anche di quello che succede in Italia.
      Spesso gli adolescenti italiani non sanno neanche dell’esistenza degli Emirati Arabi, quindi sono molto orgogliosa di poter dire che in questo senso sto crescendo un adolescente a Dubai con una conoscenza piu ampia e una sensibilità internazionale diversa (perchè migliore non mi piace).
      Grazie!

      • Gentile signora, allora non deve davvero preoccuparsi, il suo giovanotto ha la testa sulle spalle!
        In bocca al lupo per tutto!

  • Mi sembra un punto di partenza molto interessante e una delle questioni su cui tutti noi genitori all’estero non riusciamo a smettere di interrogarci. Potresti mettere i riferimenti dei libri che hai in mente? Mi piacerebbe approfondire!

  • Il problema di crescere con la maid in casa non lo vedo, non tutti hanno la maid ma ben pochi puliscono o aiutano in casa, che siano le mamme i papà parenti che aiutano o la donna delle pulizie a farlo per loro poco importa. Ogni nazione ha I propri problemi adolescenziali, vivo a Melbourne da anni i miei figli sono australiani in tutto e per tutto ma io e mio marito restiamo italiani, che a quasi 14 anni mio figlio maggiore non senta la necessità e non abbia amici con cui uscire pomeriggio/weekend/school holiday lo trovo frustrante, ma come per Dubai nonostante qui ci siano i mezzi pubblici i ragazzi non escono.
    Se penso all’’adolescenza italiana sono piena di rabbia, tra un mese gli comprerei il motorino, e passerei del tempo per insegnargli a svicolare in maniera corretta nel traffico come fece mio padre con noi, andrebbe in metropolitana in centro o allo stadio e tutte quelle cose che noi abbiamo fatto.
    Ma poi ovviamente so che qui vivono meglio, che hanno possibilità per il futuro che si non hanno ancora iniziato ad uscire con gli amici ma fanno tanti sport di squadra che vanno a scuola da soli e non mi preoccupo che vengano rapinati per strada anche se camminano da soli. Quindi si la mia adolescenza è stata piena di uscite e divertimento di passeggiate nel centro storico romano e discoteche fin dai 14 anni ma è qui che abbiamo trovato la bellezza della serenità e delle giornate al parco dietro casa e loro sono felici come i loro amici

    • Hai ragione, sono anche altri tempi e oggi avremmo in Italia altre preoccupazioni forse.
      I miei figli sono ragazzi sereni, questo va detto.
      MI hai ricordato il motorino, lo stadio… cose che quando arriviamo in Italia cerco sempre di far loro recuperare. Hanno una vita diversa, non migliore non peggiore.
      E tutto sommato quando parlo con il mio grande i pensieri, le problematiche sono sempre le stesse… in qualsiasi paese ti muovi.
      Grazie Carola!

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